The Haunted: intervist a Jensen

Anche per i The Haunted è arrivato il fatidico momento del tanto temuto terzo album: con ‘One Kill Wonder’ la band decide di giocare sul sicuro e di puntare sull’aggressività thrash, costruendo un attacco frontale che farà la gioia degli headbangers incalliti, ma che verosimilmente lascerò un senso di incompletezza agli ascoltatori più esigenti. Eppure Jesper, chitarrista della band, sembra entusiasta del lavoro svolto, sicuro del fatto che questa sorta di ‘ritorno alle radici’ abbia fatto bene al gruppo… “Volevamo decisamente tornare alle origini, alla potenza e all’ aggressività che avevamo nel primo disco. CI sono due diverse ragioni per cui abbiamo preso questa decisione: da un lato abbiamo cercato di portare su disco la carica che sappiamo esprimere dal vivo, cosa che finora ci era riuscita solo in parte. Dall’altro devi tenere conto del fatto che finalmente abbiamo una line-up stabile e affiatata e che dopo aver suonato insieme oltre duecento show era ovvio che ci fosse da parte nostra una maggiore coesione anche a livello sonoro. E’ stata una sorta di evoluzione naturale, da questo punto di vista” . Viene da chiedersi se sia stato adottata qualche misura particolare in studio per far sì che il risultato ricalcasse le intenzioni di partenza e Jesper non si fa pregare ed entra subito nel dettaglio: “Sì, abbiamo cercato di seguire questa strada anche in studio, da un punto di vista strettamente tecnico. Il basso ad esempio è sempre distorto, cosa che in passato non sempre succedeva, mentre le chitarre sono state registrate in un unico canale senza essere doppiate, esattamente come succede dal vivo insomma, e il risultato credo sia evidente: c’è più spontaneità, il suono è più diretto e ci consente anche di essere più vari come approccio ai riff. Ecco, credo che la spontaneità sia sicuramente un’altra caratteristica fondamentale di questo disco. Ognuno di noi ha portato idee e cambiamenti durante la stesura dei pezzi e tutti quanti abbiamo incoraggiato questo approccio. Non voglio dire che in precedenza fossimo più rigidi, semplicemente ci affidavamo maggiormente sulle sensazioni iniziali e se un’;idea non piaceva fin da subito probabilmente sarebbe stata scartata dopo una votazione a maggioranza. Ora invece lasciamo che tutti gli spunti abbiano il loro corso in modo che sia ben chiaro come ognuno intende modificare il pezzo; prima invece si rischiava di non lasciare abbastanza tempo per valutare se si trattasse effettivamente di un cambiamento interessante o meno. E’ stato più un lavoro di gruppo, insomma” . Un percorso verso la maturità, insomma… non è che i The Haunted stanno invecchiando e sono diventati più saggi e meno cattivi??? “Ahahahah, nono, non c’è pericolo! Siamo più maturi, certamente, e sappiamo cosa vogliamo ottenere, vediamo le cose in maniera più chiara, questo sì. Siamo tornati alle nostre radici anche per questo, per dimostrare che non ci siamo per niente ammorbiditi e se abbiamo inserito un pezzo come ‘Demon Eyes’, che è più melodico degli altri, è solo per rompere l’assalto frontale degli altri b rani e dare un attimo di respito a metà disco. A noi piace suonare violenti ed aggressivi, non credo che cambieremo da questo punto di vista… “ . Cambiamento, evoluzione, naturale sviluppo, chiamatelo come preferite. Fatto sta che c’è un abisso tra ‘One Kill Wonder’ e il primo disco omonimo, tanto grezzo e furioso quanto entusiasmante. Lo facciamo notare a Jesper, che non sembra però dello stesso avviso… “Mah, all’epoca del primo disco non avevamo ancora le idee chiare… nel senso che abbiamo buttato in quell’album tutto quello che sentivamo dentro, ma senza curarci che avesse una definizione particolare o seguisse un percorso preciso. Era una collezione di canzoni, più che altro. Certo, volevamo suonare il più diretti possibile e far eun disco fondamentalmente thrash, ma non ci eravamo posti troppi interrogativi. Poi le cose sono cambiate, ma era inevitabile visto che abbiamo anche cambiato due componenti del gruppo e che ognuno di loro ha portato un approccio diverso. Marco in particolare credo che ci abbia dato qualcosa di più specie in sede live: ha un carisma incredibile e adesso si sente finalmente a proprio agio completamente, mentre all’inizio cercava di avvicinarsi allo stile vocale di Peter. E’ anche merito suo se i The Haunted ora sono più maturi… e vi sorprenderemo anche dal vivo, vedrete!” . Ci fidiamo, sì.

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