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Jarle “Hvàl” Kvåle “Al lavoro con Chris Pontius per un documentario sul Metal” – Intervista al bassista dei Vreid, ex Windir

Poco dopo aver assistito al fantastico show dei Vreid a Wacken, ho contattato Hvàll (Jarle Kvåle) per organizzare un’intervista con il carismatico bassista della band norvegese. Il tema principale? Il documentario al quale sta lavorando insieme a Chris Pontius, celebre attore noto per i suoi numerosi film realizzati con i Jackass. Un duo tutt’altro che scontato che, come avremo modo di scoprire, è animato da un obiettivo comune: cercare e condividere le storie di chi ha vissuto il metal. Prima di entrare nel vivo dell’intervista, abbiamo scambiato due chiacchiere sull’Italia: da dove venissi, fino alle differenze geologiche tra il Nord e il Sud del Paese, successivamente ci siamo addentrati nel vivo dell’intervista.

Ciao Jarle, è un vero piacere avere la possibilità di scambiare due parole con te. Ho assistito poco fa al vostro concerto e devo dire che siete stati magnifici. Ho sentito parlare del documentario che stai pianificando di realizzare con Chris Pontius ed ero curioso di sapere come fosse nato il tutto. 

Ciao! Proverò a non dilungarmi troppo. Chris era in vacanza in Scandinavia, dove era andato a trovare un parente. Un giorno sono entrati in una sorta di supermercato e lì c’era una collezione di vinili metal in vendita, proprio all’interno del supermercato! Non è una cosa così scontata, quindi ha iniziato a dare un’occhiata, trovando band famose come Iron Maiden, Venom e Bathory, finché non si è imbattuto in un disco dei Windir, “Likferd”. Ha scattato una foto e l’ha pubblicata su Instagram, scrivendo qualcosa come: “Questa è una delle mie band preferite, ho trovato il disco in uno store in Svezia…”. Un mio amico mi ha girato il post e subito ho pensato che fosse una cosa davvero strana: Chris dei Jackass è un fan dei Windir? Così, anche se non è una cosa che faccio spesso, gli ho inviato un messaggio dicendogli che trovavo fantastico il fatto che gli piacessero i Windir e che avesse addirittura pubblicato una foto con il loro disco. Ha risposto praticamente subito, dicendo che era un grande fan della nostra band e dei Windir. Così abbiamo iniziato a parlare e a conoscerci. Gli dissi che gestisco il festival “Tons Of Rock”, che sarebbe iniziato da lì a poche settimane (al momento della nostra conversazione, nel 2024), e che i Metallica, così come tante altre fantastiche band, avrebbero suonato. Gli proposi quindi di venire, ma inizialmente mi disse che sarebbe dovuto tornare negli Stati Uniti.  Poi, però, ne parlò con sua moglie: l’idea del “Tons Of Rock” sembrava molto interessante e divertente, così decisero di cambiare la data del volo di ritorno e vennero da noi in Norvegia. In poco tempo siamo diventati buoni amici. Dopo il festival abbiamo iniziato a vederci un po’ negli Stati Uniti e un po’ in Norvegia e un giorno abbiamo parlato della possibilità di fare qualcosa insieme. Così abbiamo iniziato a lavorare a un documentario: al momento ci stiamo lavorando da circa un paio d’anni. Oltre a questo, quando con i Vreid abbiamo scritto il brano “Loving the Dead”, l’ho invitato a casa mia, nel mio studio, e quando ha ascoltato il pezzo ne è rimasto elettrizzato. Ha amato fin da subito il fatto che fosse, ancora una volta, un brano diverso rispetto a quelli scritti in precedenza: aveva delle atmosfere Gothic Rock. Gli ho detto che per questa canzone avevo in mente di realizzare un video particolarmente strano e che lui avrebbe potuto farne parte. Ha accettato subito, così, verso novembre, è tornato in Norvegia per registrare il video ed è andata davvero bene. Poi, quando siamo stati chiamati a suonare a Wacken, ho pensato che non ci fosse posto migliore per eseguire per la prima volta “Loving The Dead” dal vivo. Ho quindi chiamato sia Chris sia Agnete Kjølsrud (cantante norvegese che ha partecipato al singolo citato, ndr) per chiedere loro di essere ospiti speciali durante il nostro live. È stato un viaggio pazzesco, qualcosa a cui nessuno riesce ancora a credere. Chris è diventato un ottimo amico, le nostre famiglie si sono conosciute e ne sono davvero molto contento, perché è in un certo senso strano quanto sia difficile fare nuove amicizie quando hai 40 o 50 anni. Ma quando trovi persone che hanno il tuo stesso spirito, non devi pensarci due volte: devi solo divertirti. Ed eccoci qui! 

 Quindi è stato un processo estremamente naturale, nato da un’amicizia inaspettata! Puoi darci qualche informazione in più sul lavoro che state preparando insieme? Sarà un documentario unico oppure una serie divisa in capitoli? 

In realtà non lo sappiamo ancora. L’idea di partenza è stata quella di iniziare a registrare materiale per 10/12 giorni e vedere cosa ne sarebbe uscito, così da poter editare le registrazioni in un secondo momento e creare 3/4 episodi da caricare su YouTube, per capire quale sarebbe stata la reazione del pubblico. Il piano iniziale, quindi, era quello di intraprendere un viaggio in Norvegia e incontrare molte band norvegesi per conoscere la loro storia. Non parlo però di ciò che è successo nella Norvegia degli anni ’90: quella storia la conoscono tutti, è stata raccontata un milione di volte e anche gli stessi artisti sono stanchi di continuare a parlarne. Così ho contattato molti musicisti appartenenti alla scena e ho spiegato loro il progetto, dicendo che con me ci sarebbe stato Chris Pontius, un grande fan del Black Metal. Ho specificato che l’intento non era quello di parlare ancora una volta del passato, ma di conoscere i musicisti, le loro storie e tutto ciò che avrebbero voluto raccontare durante l’intervista. Abbiamo quindi intervistato i Mayhem, i Satyricon, gli Enslaved e altre band. Abbiamo viaggiato attraverso la Norvegia per incontrare tutte queste persone e pensavamo che fosse un ottimo punto di partenza, ma poi abbiamo notato una cosa… Tutte queste band avevano una storia molto simile: bene o male, i musicisti si erano sempre sentiti come degli emarginati, persone che non si riconoscevano nel luogo in cui vivevano. Per questo motivo avevano iniziato a creare la propria scena e le proprie band, cercando di dare qualcosa di speciale alla loro musica, come fecero i Turbonegro, le band Death/Punk e le prime realtà Black Metal, che offrivano tutte una propria interpretazione della musica. E sinceramente penso che questa sia una cosa molto più grande della sola Norvegia. Così io e Chris ci siamo chiesti se non ci fosse qualche “grande” rockstar con cui parlare, per capire se anche nel loro caso la storia fosse molto simile. Abbiamo quindi pensato a Dave Grohl, che non vive molto distante da dove abito io. Abbiamo provato a contattarlo e lui ha subito apprezzato l’idea. Ci siamo incontrati e abbiamo parlato per un paio d’ore. È davvero un nerd della musica: conosce ogni dettaglio riguardo alle band metal norvegesi. Quando ha suonato a Oslo circa tre settimane fa, ha invitato me e Chris a cena. Ci siamo seduti insieme per circa quattro ore e abbiamo parlato liberamente. Sapeva davvero tutto, persino piccole curiosità riguardo a qualche demo dei Darkthrone, per esempio. Comunque, durante la conversazione, anche lui ha detto di aver vissuto praticamente lo stesso percorso di molte altre band. Così abbiamo deciso di realizzare altre interviste: con Dave Mustaine, Alice Cooper al Tons Of Rock e anche con i Def Leppard qui a Wacken. Ma vedi, è sempre la stessa identica storia, ed è proprio questo che vogliamo approfondire. Per esempio, guarda Wacken: ci sono circa 85.000 persone provenienti da tutto il mondo che si dimenticano della loro vita di tutti i giorni per stare qui insieme ad altre persone “simili” a loro. Quindi lo puoi vedere: in tutto il mondo esiste la stessa visione. Le persone si comportano allo stesso modo da decadi e decadi. Non importa se hai una band punk, Black Metal o rock: lo spirito è sempre lo stesso. Tutto ciò che fai, tutto quello che il tuo cuore decide di fare con le migliori intenzioni, lo fai insieme alle persone a cui tieni veramente. 

Mi ricollego anche al fatto che, durante il concerto, tu abbia parlato della “famiglia metal”, invitando i presenti a vivere il festival in un clima quasi familiare. Perché è proprio così: penso che, sia in passato sia oggigiorno, molti metallari, come dicevi, abbiano avuto un percorso più o meno simile, ma che tutti vedano gli altri metallari come una famiglia. (Nel frattempo Ihsahn si avvicina a noi e scambia due parole con Jarle, facendo nascere spontaneamente una nuova domanda, ndr.) Vi capita spesso di incontrarvi in Norvegia? Parlo in generale di voi che avete contribuito a costruire la scena Black Metal norvegese. 

Oh sì, assolutamente. Quando eravamo giovani e stavamo crescendo eravamo tutti molto isolati. Ci scrivevamo, facevamo scambi di cassette e cose del genere. Quando poi mi sono trasferito a Oslo, alla fine degli anni ’90, siamo andati in un posto che si chiamava Elm Street, un rock pub dove si ritrovavano tutti. Ho capito subito che era un punto d’incontro abituale per molte band Black Metal norvegesi. Ci trovavamo lì con i ragazzi degli Emperor, dei Satyricon e dei Dimmu Borgir: e da subito ti sentivi parte della famiglia. Si beveva birra e non si era molto “Black Metal”. Si parlava invece di tante cose diverse, come il calcio, oppure si andava lì semplicemente per ridere e scherzare. Ho passato dei momenti davvero belli in quel posto. Ricordo bene quando abbiamo registrato, con i Windir, l’album “1184”. Siamo andati all’Akkerhaugen Lydstudio, dove avevano già registrato anche gli Emperor il loro album “IX Equilibrium”, proprio perché loro erano originari di quelle zone. Così decidemmo di andare lì: ci sembrava una cosa fantastica registrare nello stesso studio in cui avevano lavorato loro. Quando eravamo lì a registrare, venne anche Ihsahn, insieme ad altre persone, a salutarci. Trovavano bella l’idea che fossimo lì a lavorare. Ci sedevamo insieme, bevevamo qualche birra e passavamo delle serate divertenti. Prova a immaginare: gli Emperor, una delle nostre più grandi influenze, che venivano a trovarci mentre stavamo registrando e rimanevano lì con noi. Insomma, torniamo al discorso di prima: la famiglia, la “comunità metal”. Io l’ho sempre vista in questo modo. Ovviamente c’erano anche tensioni interne, band che dicevano stupidaggini e così via, però, per quanto mi riguarda, far parte di un gruppo così grande è sempre stata una fonte d’ispirazione. Ancora una volta: una grande famiglia. 

Durante il vostro show ho percepito tutta la passione che hai per il metal. Non è scontato che un artista appartenente a questo genere inviti letteralmente il pubblico a divertirsi e a vivere al meglio l’esperienza di Wacken insieme a questa “grande famiglia”. Così come non è assolutamente scontato pensare che un artista Black Metal possa avere una collaborazione con, in questo caso specifico, un membro dei Jackass. Qualcuno potrebbe pensare che divertimento e Black Metal non possano coesistere nella stessa frase: questo ha reso più difficile la collaborazione con qualche musicista? 

Sai cosa? Anche Fenriz dei Darkthrone ha un grande senso dell’umorismo e spesso scherza immaginando scenari assurdi nei quali i Darkthrone potrebbero esibirsi dal vivo. Sicuramente negli anni ’90 era diverso. Io non facevo parte del loro ambiente quando tutto è iniziato; ho iniziato ad avvicinarmi alla scena intorno al ’91/’92 e nel ’94 ho iniziato a suonare. Era un periodo diverso, ma forse doveva essere così in quel momento. I ragazzi che facevano parte della scena erano persone normali e, sinceramente, io non ho mai visto queste band o i loro musicisti cercare di essere cattivi. Il fatto è che avevano una visione molto forte del proprio mondo e sapevano esattamente dove volevano portare la loro musica. Molti di loro sono persone buone e rispettose. Molte persone tengono molto alla propria privacy, quindi quando li ho contattati ho spiegato il progetto, specificando che non volevamo parlare degli episodi scioccanti accaduti negli anni passati. Quelle sono stronzate e la gente è stanca di doverne parlare. Ancora una volta, il nostro obiettivo era capire chi fossero loro come persone, come avessero iniziato il proprio percorso musicale e se ci fosse qualcosa che avessero voglia di raccontarci. Chris, come ho già detto, ama questa scena, quindi è semplicemente curioso di conoscerla meglio. Tra l’altro abbiamo sempre detto loro che, se non fosse piaciuto qualcosa di ciò che avevano detto o del modo in cui lo avevano espresso, avremmo potuto tagliarlo o rifarlo. Stiamo facendo questo lavoro perché abbiamo un grande interesse nel farlo, quindi se qualcuno ci dice di non utilizzare qualcosa che è stato registrato, semplicemente non lo utilizziamo. 

Lo capisco perfettamente ed è molto importante questa nota che hai aggiunto alla fine. Quando possibile, anch’io cerco di mandare una bozza all’intervistato o all’intervistata prima di pubblicare un articolo: è molto comune perdersi nel parlare e magari dire cose che si preferirebbe tenere per sé. Quindi posso dirti che apprezzo molto il modo in cui lavorate! 

Tutto quello che serve è avere rispetto. Noi vogliamo celebrare tutti gli artisti e le band che hanno contribuito a creare questa scena, raccontando la loro storia e creando una sorta di collegamento tra fan e band. Penso che ciò che la gente ama dei festival sia proprio il fatto di incontrare altre persone con la stessa passione. Questo è il motivo per cui mi piace andare a Wacken oppure al Tons Of Rock: sì, amo suonare, ma amo anche incontrare persone. A volte incontro persone che non vedo da anni, ci supportiamo a vicenda, beviamo qualche birra insieme e passiamo del tempo in compagnia. 

Concordo. Personalmente, nel caso di Wacken, amo tornare e ritrovare quella manciata di amici e conoscenti che vedo solamente qui. È bello potersi riunire in questa atmosfera. Qualche anno fa sono stato a quattro festival diversi durante l’estate, ho scritto un articolo a riguardo e la mia conclusione è stata che una delle parti fondamentali, nonché più belle, di un festival è il campeggio, dove puoi incontrare vecchi amici e, probabilmente (succede spesso, ndr), crearne di nuovi. 

Esattamente. 

Cosa ne pensi della rinascita che ha avuto il Black Metal e della sua evoluzione? 

Sinceramente non mi sono mai visto molto come una persona “Black Metal”. Amo le band Black Metal e mi piace il modo in cui questo genere sia costantemente cambiato, trasformandosi sempre in qualcosa di nuovo. Perché, sai, se ogni singola band Black Metal rimanesse sempre uguale, anche io finirei per annoiarmi. Allo stesso tempo, però, mi piace quando alcune band scelgono di seguire un approccio più tradizionale. Questa evoluzione, comunque, esiste da molto tempo. Già verso la metà degli anni ’90, band come gli Ulver stavano iniziando a prendere direzioni differenti; anche Mortiis e gli Emperor stavano facendo lo stesso. Insomma, è sempre stato un movimento in continua evoluzione. Se tutte le band provassero a suonare come i Darkthrone, i Mayhem e altri gruppi simili, sarebbe estremamente noioso. Penso comunque che sia magnifico vedere giovani band trovare ispirazione dai gruppi più vecchi, ma credo sia molto più interessante quando questa ispirazione viene rielaborata e trasformata in qualcosa di personale e nuovo. Il Black Metal non ha una formula precisa che ti dice come devi fare le cose, anzi, è esattamente il contrario. Perché si fa musica? Prima di tutto per sé stessi. Bisogna avere quella passione che arde dentro quando si crea qualcosa. Se poi il pubblico apprezza, bene; se non apprezza… beh, si ha comunque provato a creare qualcosa. 

Jarle, ti ringrazio per questa disponibilità. Non vedo l’ora di saperne di più riguardo a questo tuo progetto con Chris! 

Grazie a te, ciao. 

 

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