Jared James Nichols – Recensione: Louder Than Fate

Uno dei chitarristi emergenti degli ultimi anni, in ambito hard rock – rock blues, è indubbiamente lo statunitense Jared James Nichols. Dopo aver suonato fin dagli esordi, poco più che ventenne anche a fianco di grandi nomi quali Glenn Hughes, Blue Oyster Cult, UFO, Mr Big, L.A. Guns, Saxon, Peter Frampton, Joe Bonamassa, Billy Gibbon, The Winery Dogs e molti altri, ha pubblicato tre album in studio (più un paio di EP) dal 2015 al 2023.

Arriva ora il momento di pubblicare il quarto album in stiudio per Frontiers Music, dal titolo “Louder Than Fate”. Il disco è stato prodotto, da Jay Ruston, con la collaborazione, a seconda dei brani, di Roger Alan Nichols.

Il chitarrista si è dichiarato particolarmente entusiasta del risultato finale, dichiarando fra l’altro: “ci sono molti riff che squarciano dagli altoparlanti come una sega circolare elettrica. Ma andando più a fondo nel disco, ci sono tantissime emozioni e suoni diversi che devo ancora esplorare come cantautore”.

In apertura troviamo “Let’s Go”, che in linea con la produzione del nostro è un hard rock classico e diretto, impregnato di attitudine blusey, con ritornello sparato (con un titolo del genere, d’altronde…) e una bella energia generale. Inutile sottolineare l’eccellenza del suo stile chitarristico, che pur basandosi su nomi storici quali Ted Nugent, Steve Ray Vaughan, Billy Gibbons, Leslie West e altri nomi di questa caratura, riesce comunque a imprimere il proprio marchio di fabbrica stilistico, in perfetto equilibrio fra una tecnica eccellente e una scelta di note estremamente godibile. Se “Ghost” ha un approccio leggermente più moderno, pur non rinnegando certo il mood generale del lavoro, “Way Back” è pregna delle atmosfere polverose del southern rock, complici interventi acustici e il sapiente uso della chitarra slide.

Un approccio più dilatato e, potremmo dire, riflessivo, arriva con “Bending Or Breaking” soprattutto nella linea vocale, e “Killing Time” è una ballad dalle tonalità intense, non prive di una certa drammaticità. Gli assoli di chitarra, neanche a dirlo, contribuiscono in maniera determinante a ottenere il risultato. A tornare nei territori probabilmente più consoni al chitarrista americano ci pensa “Dust N’ Bones”, hard blues con un approccio ritmico vagamente funk e una bella immediatezza nella linea vocale, e “Show Me” è indubbiamente legata alla tradizione americana come approccio e svolgimento.

Un corposo e trascinante riff introduce l’hard blues “Looks Like That Felt Good”, che contrasta piacevolmente con il ritornello più “leggero”, e troviamo ancora rock blues con “Runnin’ Hot”, brano scorrevole, adattissimo da ascoltare in viaggio. In chiusura “Pretend” è una botta di potenza e compattezza, che non perde d’occhio la melodia.

Complessivamente questo “Louder Than Fate” è un disco riuscito e piacevole, anche se manca un brano realmente di spicco. Nichols viaggia fra le varie sue influenze, da quelle più classiche a quelle più attuali, cercando lodevolmente di non essere la carta carbone di nessuno, ma paradossalmente, peccando a volte di non grande incisività a livello di songwriting. Niente di drammatico, intendiamoci, l’album scorre bene e si fa ascoltare volentieri, oltretutto impreziosito da uno stile chitarristico veramente di primo piano. Quando il buon Nichols riuscirà a fare un piccolo salto in avanti a livello compositivo, saremmo al cospetto di un artista realmente interessante anche al di la del valore chitarristico. Ci vuole veramente poco perché la base è più che buona, attendiamo solamente quella scintilla che fa la differenza fra un buon album e uno che fa saltare dalla sedia.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2026

Tracklist: 01. Let’s Go 02. Ghost 03. Way Back 04. Bending Or Breaking 05. Killing Time 06. Dust N’ Bones 07. Show Me 08. Looks Like That Felt Good 09. Runnin’ Hot 10. Pretend

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