Fireball Ministry: Intervista a Janis Tanaka

Janis Tanaka, bassista dei Fireball Ministry, si è rivelata un’interlocutrice interessante, sicuramente più di “The Second Great Awakening”: un disco tranquillo, che si lascia ascoltare amabilmente ma che, al contrario di questa chiaccherata, regala ben poche sorprese. Un album la cui qualità maggiore è quella di riuscire a combinare le matrici europee, di band come Sabbath e Priests, con le influenze americane, nei dintorni di Grand Fank Railroad e Aerosmith.

“Assolutamente! Ma sai cos’è la cosa divertente? Che per noi è tutto naturale, non pensiamo mai al luogo di origine di certi gruppi perché fanno ormai saldamente parte della cultura americana. Sarà per questo che molti giornalisti si stupiscono quando scoprono che siamo statunitensi solo leggendo la nostra bio!”.

Nella recensione ho scritto che una delle cose che mi hanno colpito di più è l’estrema cantabilità dei vostri cori, da cantare già al secondo ascolto. Una cosa difficile da trovare in gruppi che si muovono in un contesto sonoro simile al vostro.

“È vero. Molti gruppi si stanno allontanando dal concetto di canzoni catchy e con ritornelli orecchiabili. E invece quello che hai sottolineato te è uno degli aspetti che preferisco della band. Io adoro la melodia e le canzoni da cantare facilmente. Una cosa che diventa particolarmente eccitante dal vivo, quando il pubblico inizia a cantare con noi gia’ dal secondo ritornello. Io sono l’ultima arrivata e suono solo su due brani del disco (ero in tour con Pink) ma mi sono trovata sempre bene con la band proprio perché tutti siamo amanti della melodia”.

In effetti ti sei unita alla band nel 2000, ma hai suonato e suoni ancora in band come le L7 e Pink. Cosa cambia nel far parte di gruppi cosi’ distanti musicalmente?

“Fra le L7 e i Fireball non c’e’ molta differenza, perché in entrambi c’è un certo modo di vedere la musica. Le L7 preferiscono che rifaccia in maniera praticamente identica quanto c’è su disco, invece con i Freball suono qualcosa di leggermente diverso in ogni show. Penso che me lo facciano fare perché le canzoni sono abbastanza definite ed ho poco spazio per fare danni! Con Pink, invece, mi trovo di fronte ad un contesto completamente diverso. Prima di tutto ho meno spazio per muovermi con tutti quei musicisti intorno e ho un ruolo ben più definito”.

Componi qualcosa per Pink?

“Quando sei in tour vogliono che suoni esclusivamente le canzoni che hanno scelto per il live set ed è ovvio perché tutti devono sapere cosa succede in qualsiasi momento. Adesso però dovrei andare in studio con loto a buttar giù un paio di linee di basso mie per il nuovo album. Non dovrebbe essere poi così male…”

Una delle mie canzoni favorite del disco e’ ‘Dark Descends’, che è una bonus track per il mercato europeo.

“No. In verità non c’è un motivo preciso. Forse non eravamo ancora fiduciosi della qualità del pezzo quando abbiamo completato la versione statunitense e poi invece ci siamo convinti e l’abbiamo inclusa all’ultimo!”.

E io che pensavo che aveste voluto farci un regalo speciale!

“Potrebbe anche esserlo! Voi siete un popolo decisamente speciale Parlavamo dell’Italia con James (Rota, cantante e chitarrista, ndr.) il cui nonno è Nino Rota (compositore all’opera anche con Fellini, nda). Una delle prime volte che parlavo con lui non pensavo fossero parenti, ma quando l’ho saputo gli ho subito detto: ‘Devo assolutamente suonare con te!” Suo nonno è un dio! Io poi non vedo l’ora di suonare in Italia così potrò finalmente mangiare come si deve!”.

Fra le tue influenze avete citato un sacco di band diverse, tranne che gli Ufo. E poi avete suonato ‘Doctor, Doctor’ nella compilation ‘Suckin The 70’s’. Vi siete dimenticati di loro o e’ stata una canzone scelta dall’alto?

“No, nessuna imposizione della casa discografica. Semplicemente abbiamo troppe influenze per elencarle tutte e ci scordiamo sempre di qualcuno. Per ‘Sucking…’ abbiamo stilato una lista lunghissima dalla quale è stato difficile estrarre una sola canzone. Io per esempio pressavo per i Killing Joke, del cui primo album ognuno dovrebbe averne almeno due copie”.

Non avete suonato solo in quella compilation, ma anche nel tributo ai Blue Cheer e in uno dei tanti fatti agli Aerosmith. Una radicata passione verso i tributi…

“È vero. Finiamo spesso in compilation, ma d’altronde quando ti chiedono di omaggiare un gruppo con cui sei cresciuto, suonando una delle tue canzoni preferite, come fai a dire di no?”.

Nick Menza ha suonato nel debutto ‘Ou Est La Rock?’ mentre Brad Davis (bassista dei Fu Manchu) nell’ultimo disco. Avete una particolare passione nel condividere la vostra musica con altri artisti, mi sembra.

“Perché in fondo ci troviamo in una sorta di comunità musicale! Conosciamo un sacco di musicisti e spesso ci capita di pensare ‘Ah, quello sarebbe perfetto per questo pezzo!’, mentre altre volte ci vengono a trovare in studio e ci chiedono di suonare con noi qualche pezzo. Anche qui, come fai a dire di no?”.

Devo immaginare allora che il solo di basso in ‘Master Of None’ sia opera di Brad. Molto Butleriano come impostazione e tecnica. Geezer è anche fra le tue principali influenze?

“Infatti, quella è tutta opera di Brad. Io adoro la sua tecnica ed il suo modo di suonare. Per quanto riguarda Butler, lui non e’ una influenza, e’ La influenza. Di tutti noi”.

Cosa cambia a registrare con una label di un certo rilievo e con un produttore come Nick Raskulinecz? (già all’opera con Foo Fighters e Queens Of The Stone Age, nda)

“Sicuramente le cose sono migliorate molto, soprattutto per l’apporto di Nick che ci ha messo a disposizione uno studio decisamente più grande. Lui, poi, è un tipo decisamente ‘brillante’. È riuscito a ricreare un ottimo sound live, un suono naturale, dal quale invece molte band stanno scappando in cerca di altre soluzioni che decisamente non fanno per noi”.

Sembra che Iann Robinson di Mtv News apprezzi decisamente la vostra musica. Pensi che ci sarà un giorno in cui sarete in heavy rotation, fra un video di Britney Spears ed uno di Justin Timberlake?

“Oddio no! Anche se passiamo qualche volta su Headbanger’s Ball, e non posso dire che non ci faccia piacere, mi farebbe decisamente impressione andare online vicino ad Aguilera e compagnia! Mtv però rimane un canale orientato decisamente al rap ed al pop da classifica. Adesso c’è un programma che prova a fare concorrenza con Headbanger’s Ball passando cose tipo Scorpions, Slayer o Accept, ma la strada da fare è ancora lunga”.

A dicembre arriverete in Europa con band del calibro di Uriah Heep e Blue Oyster Cult. Quale effetto vi fa andare in tour con mostri sacri come loro?

“Beh, sono decisamente eccitata! Anche perché gli Uriah sono una band da ritornelli che istigano al canto, un po’ come noi! I Boc, poi, sono una delle mie band preferite! Per di più, adesso siamo fermi in America e quindi non vedo l’ora di ricominciare a suonare!”.

Una formazione mista e una domanda scontata. Ci sono problemi ad andare in tour insieme, passando interi mesi a stretto contatto?

“No! Non abbiamo mai avuto alcun problema a condividere gli spazi perché la pensiamo allo stesso modo sulla maggior parte delle cose. Nessuno ha mai dato importanza, che so, a dormire insieme o a farsi vedere nudo! I don’t care for nudity! I love nudity! A questo aggiungi la felicità di suonare insieme e capirai perché andare in tour è la cosa più naturale possibile!”.

L’ultima domanda. Vi definite come “The First Church of R’n’R”, il disco e’ “The Second Great Awakening”, cosa sarà la terza cosa che vi si parerà davanti?

“Non ne ho idea! Il mio futuro deve essere sempre splendido, divertente e soprattutto nuovo! Adesso andiamo in tour e poi vedremo che fare. Io ho riniziato solo ora a provare in modo regolare, non posso proprio pensare a cosa verrà domani!”.

Più rock ‘n roll di così…

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi