James Christian – Recensione: Craving

Ascoltare la splendida voce di James Christian è sempre un piacere, ma lo è ancora di più se si sovrappone a canzoni dalla composizione riuscita come avviene piuttosto spesso in questo “Craving”.

Ascoltando di fila i brani in scaletta colpisce in prima battuta la diversità, non solo in fase di songwriting, ma anche di scelte di stile e suono che si può riscontrare tra un brano e l’altro. Un sorpresa che però svanisce quando si capisce che l’album è in primo luogo frutto di un lavoro svolto dal nostro insieme ad un team piuttosto nutrito di altri artisti.

Craving” vede infatti il contributo non solo di diversi ospiti per ciò che concerne l’esecuzione, ma di più autori nella stesura e la mano di diversi produttori (e forse questo si traduce però in una eccessiva eterogeneità). Tra i nomi ci sono importanti esponenti della scena come Alessandro Del Vecchio, Tommy Denander, Cliff Magness e, immancabilmente, Jimi Bell, ma anche molti altri.

Se prendete ad esempio brani godibili e più classicamente hard rock come “Heaven Is A Place In Hell”, “Black Wasn’t Black” o “Sidewinder” e li affiancate ad altri, altrettanto validi, ma decisamente orientati al pop come “World Of Possibility” e “If There’s a God”, si fatica ad immaginarli inseriti in una stessa tracklist. L’unico vero collante rimane la voce di Christian, capace di regalare buone vibrazioni in ogni contesto.

Partendo quindi da un presupposto di tale fattura, non rimane altro che concentrarsi sulle singole canzoni, quasi si fosse di fronte ad una raccolta… e di pezzi veramente belli ce ne sono un buon numero. Non solo quelli già citati, ma anche la title track, ad esempio, molto ben giostrata tra una parte musicale variegata e una linea vocale splendida. Non da meno la riuscitissima “I Won’t Cry”, dal taglio molto poco hard, ma impreziosita da un crescendo vocale perfetto e da un bel assolo di Denander.

Sono queste caratteristiche che fanno di “Craving” un album indubbiamente riuscito nel complesso, ma che manca di quel denominatore comune che spesso ci si aspetta da un’uscita di genere. Non è comunque detto che questo sia per forza un male, anzi. Chi ama l’interpretazione unica e la voce calda di James Christian avrà infatti l’opportunità di ascoltare il nostro alle prese con stili e registri diversi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Heaven Is a Place in Hell 02. Wild Boys 03. Craving 04. Jesus Wept 05. World Of Possibility 06. Sidewinder 07. I won’t Cry 08. If There’s a God 09. Love Is the Answer 10. Black Wasn’t Black 11. Amen

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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