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Seven Witches: “Xiled to infinity and one” – Intervista a Jack Frost

Il nome di Jack Frost è noto alla stragrande maggioranza dei metal kid del nostro Paese per la sua “recente” (Beh, è ormai un anno!) entrata nei Savatage. Ma non è con la band di Oliva & Co. che il simpatico chitarrista statunitense ha fatto il suo debutto nell’universo metal. Seven Witches è, infatti, la band con la quale Jack suona da più tempo e che ha da poco dato alle stampe “Xiled to infinity and one”, terzo disco di una formazione dedita al classico power metal di scuola americana. Jack, disponibile e molto simpatico, ci guida alla scoperta delle novità di questo lavoro, pubblicato dalla Noise, nell’inusuale (almeno per noi) veste di leader e mastermind della band a stelle e strisce, che vede nella formazione alcuni nomi di prestigio della scena metal americana.   Bene Jack, prima di entrare in merito di quella che è la terza release dei Seven Witches “Xiled To infinity And One”, volevo che tu ci dicessi due parole sulla tua “band d’origine”, se così possiamo chiamarla, visto che sei conosciuto da buona parte del pubblico metal come uno dei “nuovi acquisti” di casa Savatage.

“Certamente! Bene, i Seven Witches si sono formati nel 1998 come band dedita al metal più classico, ovviamente con un’impostazione orientata verso il classico suono americano, ma con forti riferimenti a quelli che sono i maestri del metal classico in generale, come Judas Priest, Iron Maiden, Black Sabbath. E’ vero che i primi due album “Second war in Heaven” e “City of the lost souls” erano molto orientati su quelle sonorità che usualmente vengono inglobate nella scuola americana del metal classico, ma i Seven Witches ed il sottoscritto in particolare, sono amanti di tutto ciò che è metal di tipo classico e questo lo puoi notare ascoltando molti brani dell’ultimo album. Si tratta di metal classico a 360°, senza confini “nazionali” o di scuole. I love this music!!”

Ho notato, infatti, che pezzi come la title-track, “Warmth Of Winter” ed “Anger’s Door” hanno forti riferimenti sabbathiani, rallentamenti e mid-tempos oscuri. Una sterzata drastica o una naturale evoluzione dei Seven Witches?

“Diciamo che i Seven Witches, pur avendo lo stesso nome, non sono più la stessa band di prima. Innanzitutto, la formazione è cambiata completamente rispetto ai primi due album e sono rimasto solo io come fondatore della band. Inoltre la mia recente esperienza nei Savatage ed anche in altre band come Metalium, Bronx Casket Co. e Speeed, oltre a migliorarmi come musicista, ha allargato il mio spettro d’influenze come compositore permettendomi d’inserire differenti sfumature del metal classico nelle canzoni per il nuovo album degli Witches, che possono vantare, ora come ora, una formazione con elementi con diverse esperienze importanti quali Wade Black che ha cantato su “Astronomica” dei Crimson Glory e Brian Craig, drummer dei Destiny’s End. Ma, ti ripeto, i Seven Witches sono un gruppo metal, che non bada molto alle etichette ed a percorsi musicale preselezionati, visto che noi amiamo e suoniamo questa musica nella maniera più completa, come puoi ascoltare dai primi tre pezzi che sono molto aggressivi e veloci, come “Metal Tyrant” l’opener, che è anche la mia song preferita di tutto l’album. Se, invece, fai attenzione ai brani della parte centrale, t’imbatterai in composizioni più pesanti e cadenzate, che cercano mood differenti e curano molto l’aspetto atmosferico”.

Quando si parla di metal classico non si può, in questo periodo, non fare una riflessione sulla grande quantità di nuovi gruppi che si sono proposti sulla scena come continuatori della scena degli eighties, magari più influenzati dalle band europee di allora e di quelle provenienti dalla Germania in particolare, come gli Helloween. Cosa ne pensi di questo fenomeno e delle band che ne sono protagoniste?

“E’ una cosa che, oltre a far piacere ai fan come me del metal classico di quel periodo, ha una notevole importanza perché fa riscoprire a tutti le radici di quello che è il metal oggi in tutte le sue numerose diramazioni. Io stesso ho sempre apprezzato band come gli Helloween, per il loro approccio molto personale e che ha dato vita ad una prolifica corrente metal, inserendo molta melodia nella struttura delle song, anche se, in tutta onesta, trovo che ci sia un po’ troppa monodirezionalità nelle band attuali che si rifanno al metal classico degli ’80, fin troppo influenzato dalle band tedesche. Preferisco quei gruppi che si rifanno al metal di quel periodo in senso molto allargato, riprendendo sia da gruppi come Maiden e Priest, per poi approdare alle formazioni mitteleuropee e poi ancora andando a pescare tra le band americane di quel periodo come i primi Savatage, i Metal Church o i Vicious Rumors, che hanno suonato con noi in Italia. Voglio però chiarirti una cosa: io amo ed ascolto tutto il metal e con questo intendo dire anche thrash, death o prog, solamente che prediligo suonare una musica che è più vicina ai canoni classici del genere, ma per ciò che concerne l’ascolto, apprezzo tutto ciò che può essere hard ‘n’ heavy”, pertanto non faccio una questione di “nazionalità” del metal classico, visto che le differenze, incontrandosi, possono solo generare novità sempre più entusiasmanti per questo genere”.

E negli States com’è la situazione riguardo all’interesse verso il metal classico? Di solito si pensa che nel tuo paese il power ed affini non se la passino molto bene.

“Al contrario, vedo un interesse sempre più crescente nel confronto del metal classico. Certo non siamo ancora tornati ai livelli degli anni 80 o di quelli che avete voi in Europa oppure paragonabili al mercato giapponese, però si vede un continuo e sensibile rinvigorimento d’interesse da parte dei fan più giovani verso le band di casa nostra e di quelle oltreoceano. Devi contare che il forte successo di una grande band come gli Iced Earth, è stata un’ottima propulsione per la riscoperta di formazioni storiche, ma anche di nuovi nomi, che stanno avendo la possibilità di emergere da un underground sempre più attivo, dove la voglia di riscoprire, ma anche quella di reinventare questo stile di musica, che è un po’ la spina dorsale del metal, sta crescendo sempre di più, e non parlo solo di classic: guarda ad esempio i Nevermore. Sono una band incredibile, che mi piace moltissimo e che sta facendo qualcosa di veramente innovativo con il metal, senza snaturare le proprie radici di band power-speed. Inoltre, questo movimento lo vedo espandersi anche in altri paesi, come il tuo ad esempio, che sforna band come Rhapsody, Labyrinth, Skylark ed altri che sono veramente in gamba nel creare un sound personale, che si distingua in mezzo a tutti gli altri. God, credo che gli States, ma anche l’Italia e l’Europa riserveranno grosse sorprese per il futuro di questo filone, ed è di quel futuro vogliamo farne parte anche noi Seven Witches!”.

Lo spero e te lo auguro, visto che non vedo molti gruppi, almeno attualmente, in grado di portare avanti in maniera originali ed incisiva questo discorso musicale. Torniamo un attimo a “Xiled to…”; da quanto ho letto sul promozionale tu sei l’unico superstite della formazione originale. Questo ti porta a ricoprire una leadership nel processo compositivo? In pratica, c’è una “mente” nei Seven Witches?

“Anche se tutti collaborano alla fase d’arrangiamento, devo ammettere che tutto il materiale musicale viene composto da me ed è anche per questo motivo che all’inizio dell’intervista ho voluto sottolineare il mio interesse a 360° per il metal classico e le esperienze musicali che hanno ulteriormente ampliato e rafforzato questa mia visione della musica, poiché i nuovi brani sono la diretta conseguenza di questo processo. Per ciò che concerne i testi, invece, il lavoro qui lo svolgo in collaborazione con Wade, visto che è lui che dovrà cantare quei testi e, di conseguenza, è giusto che sia direttamente coinvolto nella stesura. Here we are!!! Ecco un’altra prova del nostro attaccamento alle radici ed alle tradizioni metal. Se leggi i titoli, capirai sicuramente che il mood dei testi è molto classico, intriso di quell’alone fantastico ed immaginifico che permea molte delle composizioni più famose di due decadi fa. Tutto questo non significa mancanza di idee o riciclaggio di cliché, ma semplice amore e passione per quelle caratteristiche che ti fanno amare il metal. Con questo intendo dire testi che parli della potenza e delle emozioni che scatena nell’animo questa musica, il tutto intriso da quell’alone di oscurità che conferisce un fascino unico all’heavy metal. Non si tratta di fare dell’escapismo dalla realtà, ma di reagire e vedere in un’ottica personale e particolare; nel mio caso prediligo tematiche fantastiche o orrorifiche perché le sento più vicine alla musica che compongo. It’s heavy metal and I like it!!”.

Come metal è anche la nutrita lista di ospiti e personaggi che hanno collaborato alla realizzazione del disco: John Oliva, Joe Comeau, Joey Vera per il mixaggio. Com’è nata, in particolare, la collaborazione con Oliva e Comeau?

“Tutto molto semplicemente. Visto che è ormai un anno che suono a stretto contatto con John e conoscendo le sue doti, gli ho chiesto se avesse voluto partecipare sia in veste di cantante, sia in quella di arrangiatore ad almeno un pezzo dell’ultimo album dei Seven Witches è lui con entusiasmo ha accettato e così è nato “The Burning”, un pezzo molto aggressivo che ricorda abbastanza i primi Savatage (ovviamente!). Joe lo conosco da molto tempo e quando ho visto gli ottimi risultati che ha raggiunto come cantante nell’ultimo Annihilator, dopo una lunga carriera di chitarrista nelle file degli Overkill, gli ho chiesto se voleva prendere parte al disco facendo i cori di “See you in Hell” e lui ha accettato. E’ riuscito a dare quell’impronta d’aggressività e malignità che cercavo per un pezzo del genere”.

Seven Witches live: c’è già qualcosa di definito oppure siete in piena fase organizzativa e state ancora vagliando tutte le eventualità possibili? C’è speranza di vedervi in Italia?

“A dirti la verità siamo ancora alla prima fase dell’organizzazione della tournée; dobbiamo ancora prendere contatti con le band, i club, vedere i costi, insomma siamo nel pieno delle rogne. Ti posso anticipare con certezza, però, che nelle date previste per l’Europa ci sarà sicuramente almeno una tappa che vedrà protagonista l’Italia, quindi aspettiamo tutti i fan italiani sotto il palco. Il resto si dovrà decidere anche in virtù delle altre formazioni disponibili a venire in tour con noi”.

Perfetto, ti aspetteremo! Jack siamo giunti alla fine dell’intervista e volevo cogliere l’occasione di farti un’ultima domanda, inerente, questa volta, ai Savatage. State già lavorando a qualcosa per il nuovo album?Nella prossima fatica dei Savatage assisteremo, in virtù della tua propensione al sound anni ’80, ad un ritorno alle origine nel suono della band?

“A mio parere questo ritorno è già iniziato, perché se ascoltiamo l’ultimo “Poets and Madmen”, le sonorità si sono incupite moltissimo e le chitarre sono tornate a picchiare come ai tempi di “Hall Of The Mountain King”, per brani abbastanza diretti, che mantengono, comunque, tutto quello splendido lavoro d’orchestrazione maturato da “Gutter Ballet” in poi. Per questo è anche avvenuta la mia entrata nei Savatage, penso. Comunque, non penso che sarà la mia presenza a determinare qualcosa che è già iniziato, vale a dire una terza era per i Savatage. Inoltre devi tener conto che come songwriter abbiamo due signori che si chiamano John Oliva e Paul O’Neill, che hanno plasmato il sound di questa formazione; io, in fondo, sono uno degli ultimi arrivati e non penso che stravolgerò le cose. Certo parteciperò alla crescita dei pezzi e della band e lo farò al meglio, ma ti ripeto: a mio avviso il processo che dicevi tu, che non è un tornare indietro, ma un riscoprire delle origini per costruire qualcosa di nuovo, è già iniziato”.

O.k. Jack sei stato chiarissimo e penso metterai un po’ d’acquolina in bocca a molti fan die Savatage con quest’analisi, come credo che farai anche per “Xiled to infinity and one” dei Seven Witches ai quali auguriamo buona fortuna!

“Grazie infinite! Ci vediamo presto in tour e mi raccomando, keep the metal faith alive!!!!”   Detto da uno come lui, come si può non dargli retta!!!

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