Se vi stuzzica l’idea di una cantante ispirata da Janis Joplin, Ann Wilson e Aretha Franklin, di una band da anni sulle orme di Lynch Mob, Black Sabbath ed il southern rock, di una produzione affidata a Mat Sinner e di un mastering nelle sapienti mani di Magnus Karlsson… ecco, allora il terzo lavoro degli It’Salie potrà riservare più di un motivo di interesse. Formati da Giorgia (Sinner, Rock Meets Classic, Eternal Idol) e Camillo Colleluori (Eternal Idol), rispettivamente voce e batteria, con Sinner al basso, il quartetto ha debuttato nel 2020 con l’ottimo “Lilith”, pubblicando un po’ in sordina il successore “Emosphere” un paio di anni più tardi. “Wild Games” non rappresenta però solo il fatidico terzo lavoro, ma anche la prima uscita dei nostri per Frontiers, dopo i primi due lavori pubblicati da ROAR! Rock Of Angels Records. Composto da undici tracce, questo nuovo inizio si apre con “Waiting For The Rain”, brano dalle ritmiche selvagge che ben introduce al rock a tinte southern/street che nel corso del tempo i nostri hanno dimostrato di saper interpretare così bene anche dal vivo. Nonostante l’importanza dei nomi coinvolti nel progetto, a cominciare da un Karlsson al quale spesso si associano perfezione formale e maniacale cura del dettaglio, “Wild Games” suona diretto e sfacciato, certo non eccessivamente rifinito. Il risultato è quello di un approccio immediato e credibile, che si affida all’impatto ed alla pura vibrazione invece che ad una melodia che in apertura – al di là di un ritornello abbastanza generico – non si dimostra troppo ricercata.
Il successivo duetto di “One Way To Rock” solidifica l’idea di una band che darebbe quasi la sensazione di aver registrato il disco dal vivo, tanto energici e vibranti sono l’esecuzione, gli assoli ed i cori: sul disco c’è insomma una vita pulsante, con una cantante che non dà mai l’impressione di risparmiarsi o eseguire un compitino. Ad alcuni i racconti di strada suoneranno un po’ artefatti, con le loro atmosfere anni ottanta lontane nel tempo e sulle mappe (con “Living In The City” che mi ha ricordato la più levigata “Big City” degli Elektradrive), con una formazione che con la propria incisività sopperisce in qualche modo alla distanza che la separa da una parte dei propri contenuti, così come dalle atmosfere cinematografiche nelle quali le sue storie immaginano di svilupparsi. La stessa incisività diventa ben presto un marchio di fabbrica che informa, con la propria incontenibile verve, anche i momenti che avrebbero potuto conoscere fortune diverse con un’esecuzione più misurata: è il caso ad esempio della ballad “History Remains”, alla quale l’impeto toglie invece di aggiungere, oppure di una “Spirits” indecisa tra heavy e pathos che alla fine del disco avrebbe potuto lasciare una bocca migliore. Forte di una scaletta che non fa sconti, soprattutto quando si tratta di far vibrare le corde delle chitarre e del basso affidato allo stesso Sinner, “Wild Games” dà in ogni momento la sensazione di un lavoro desideroso di dimostrare affiatamento, confidence, coesione. Lo fa mantenendosi saldo sulle coordinate dei suoi mid-tempo, concedendo a Giorgia dei momenti di pausa troppo brevi, scommettendo tutto sul drive della sua frontwoman a discapito di un resto che, brano dopo brano, si assottiglia e passa sempre più in secondo piano.
Alla fine di un ascolto che in questo modo può farsi più stancante che divertente, la sensazione ultima è che questo disco sia incentrato più sulla band che l’ha realizzato che non sulle storie alla base della sua scaletta. L’esecuzione comanda costantemente attenzione verso brani che non sempre la meritano (“Wake Up Call”), suscitando un apprezzamento tanto sincero (per l’attitudine, l’incisività, la ruggine) quanto destinato ad affievolirsi una volta constatato come in questo blues per corde vocali robuste (“Rebels”) non ci sia poi molto da cantare, né da condividere da parte di noi comuni e magari stonati mortali. Il terzo album degli It’Salie paga forse lo scotto di un cambio di label che sembrerebbe averli costretti a ricominciare tutto da capo, a presentarsi alla nuova etichetta napoletana evidenziando più quello che sono che quello che possono scrivere e mettere insieme con la loro piccola squadra di grandi nomi. Il risultato è un disco nel quale i motivi d’interesse non mancano, soprattutto per un’interpretazione briosa, pesante e spesso sopra le righe, ma che dal punto di vista della pura scrittura e delle ritmiche (“Bring It On”, “Death Road”) conosce in realtà pochi sussulti ed ancora meno invenzioni (“Gates Of Faith”). Rispetto ad un album rauco ed al femminile che ho molto amato come “Gifts from the Holy Ghost” dei Dorothy (2022), l’impostazione Giorgia-centrica di “Wild Games” si attesta su una linea sospesa tra personalità, giri di blues ed insistenti yeah yeah che, più o meno a metà dell’album, pare avere già gridato e dimostrato tutto. Forse troppo.

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2026 Tracklist: 01. Waiting For The Rain 02. One Way To Rock 03. Living In The City 04. History Remains 05. Believers Of Leaders 06. Rebels 07. Bring It On 08. Gates Of Faith 09.Wake Up Call 10. Death Road 11. Spirits Sito Web: facebook.com/itsalieband |
