Gianni Della Cioppa – Recensione: Italian Metal Legion 1980 – 1991: i giorni del sogno (seconda edizione)

Chiariamo per prima cosa, nel caso in cui qualcuno non lo sapesse, che questa volta parliamo di un libro, pubblicato per la prima volta nel 2005 e ora riproposto con alcuni ampliamenti e migliorie. Il suo obiettivo principale è quello di ricostruire vita, opere e discografia nel modo più completo possibile delle band metal che hanno operato nella nostra penisola negli anni ’80 (anche se viene fatto anche qualche accenno ad importanti band italiane degli anni ’90, come Sadist, Electrocution e White Skull, che costruiscono idealmente una continuità con il passato per via della loro proposta musicale). Il libro si divide sostanzialmente in tre parti. Nella prima, la più ampia, viene dato spazio a tutte le band che, nel corso del decennio, pubblicarono qualcosa di ufficiale, dal 45 giri in su. Si va quindi da descrizioni estremamente lunghe e dettagliate, come quelle della carriera di Death SS, Vanadium e di Mario “The Black” Didonato, ad altre molto più sintetiche. Ogni scheda è comunque corredata da informazioni sulla discografia della band in questione e sulla formazione che partecipò alle pubblicazioni. La seconda parte illustra invece la storia di quelle band che, per un motivo o per un altro, non hanno mai oltrepassato la soglia delle pubblicazioni autoprodotte, o che addirittura non hanno mai pubblicato neppure un demo ma si sono limitate ad apparizioni dal vivo. La terza parte, oltre a fornire informazioni sulle principali riviste, fanzine, raccolte musicali, festival e addirittura programmi radiofonici dedicati al metal, propone una carrellata di interviste con personaggi (in particolare musicisti e giornalisti) che hanno vissuto in prima persona (e che per la maggior parte vivono tuttora) la scena metal italiana del decennio, e che ripercorrono non solo i propri ricordi personali (molti sono i riferimenti a chi purtroppo non fa più parte di questo mondo, come i fratelli Cappanera della Strana Officina e Jako De Bonis degli Steel Crown), ma tentano di trasmettere lo spirito che pervadeva quel periodo, una situazione in cui la carenza a livello di locali, mezzi all’avanguardia per la registrazione e non ultimi anche i pregiudizi della gente, non hanno impedito a molte band di far fiorire un underground fertile ed estremamente produttivo.

Perché bisogna leggere questo libro? I motivi possono essere molti. Chi c’era può testimoniare cosa ci fosse di vero in quello che viene riportato, avrà probabilmente qualche fremito nostalgico a sentir parlare di Italian Monsters of Rock o della discoteca Small e potrà ripensare con un maggior numero di dati concreti a quel periodo in cui ci si consumavano occhi e orecchie nell’ascolto dei vinili. Chi invece non c’era perché nato più tardi non deve sentirsi escluso, anzi potrebbe scoprire molti aspetti inediti ai più, riguardanti una scena che sì, forse a volte viene idolatrata, ma che di sicuro non va ridotta a un insieme di macchiette che scimmiottavano quello che proveniva dall’estero, come purtroppo a volte si sente dire. La completezza di questa seconda versione è un altro dei suoi punti di forza, un libro dove la passione per la musica viene sviscerata con attenzione e razionalità, analizzata nei suoi pregi e nei suoi difetti, e tutto questo praticamente ad opera di un solo autore, quel Gianni Della Cioppa che è stato un pioniere del giornalismo metal italiano e che porta avanti tutt’oggi (sia come relatore di conferenze che come giornalista e discografico) numerosi e rilevanti progetti. Cos’altro si può pretendere?

Voto recensore
8
Etichetta: Qui Edit Edizioni

Anno: 2009


anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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