Issa – Recensione: Another World

Per usare un delicato e commendevole eufemismo, non è che il precedente album di Isabell “Issa” Øversveen mi avesse lasciato del tutto entusiasta: al netto del fascino esercitato dalla bella cantante norvegese, infatti, “Lights Of Japan” presentava più forma che sostanza, più stile che personalità… ed anche riascoltandolo fatico a pensare come gli stessi maghi delle Pubbliche Relazioni possano averlo definito come un trionfo globale. A giudicare dalla sua presentazione, “Another World” è invece un lavoro – l’ottavo, nello specifico – dal carattere più intimista: pur avendo nel mirino i suoni e le atmosfere degli anni ottanta, il disco è stato scritto e registrato in casa da James e Tom Martin (“Martin Bros Productions”), entrambi ex membri dei VEGA e rispettivamente marito e cognato della bionda interprete nordica, supportati da una decina di musicisti ospiti che ci auguriamo possano aver contribuito a variare un po’ la proposta. “Armed & Dangerous” non solo fissa le prevedibili coordinate stilistiche (Bon Jovi, Richard Marx e Heart) ma presenta anche, bisogna dirlo, una Issa in gran spolvero: l’interpretazione vocale di questa opener è decisamente tirata, tanto nelle strofe quanto nel melodico ritornello, presentando un quadro solido e coinvolgente. Voce e basso costruiscono una tensione che, da sola, spazza via molte delle critiche sollevate dall’uscita precedente: “Another World” non si pone radicalmente “su un altro pianeta”, una deviazione che nemmeno sarebbe stata necessaria, ma che la quantità di nervo e trasporto sia qui più soddisfacente lo conferma anche la seguente “All These Wild Nights”. Il riffing rimane elementare, perché non è il prog che ci si aspetta da Issa, ma il carattere è più accentuato, il cantato più sostenuto e gli acuti più controllati.

Nonostante la natura casalinga di questa produzione si avverta facilmente nella ripetitività e nell’estrema uniformità dei suoni (“The Hardest Fight”), il pacchetto è tutto sommato brillante: gli assoli di chitarra sono sempre di buon gusto, la coesione tra le parti è efficace e l’interpretazione della stessa Issa si fa a tratti graffiante (“Lost & Lonely“), una caratteristica che rende il disco più imperfetto, meno prevedibile e quindi più verosimile. In un quadro che da subito si presenta più solido, anche gli episodi più lenti e dolci riscuotono un apprezzamento maggiore. “Only In The Dark” sarebbe una ballad accontentata e contenta della sua assoluta normalità, ma il suo collocamento dopo un inizio scoppiettante la carica di un significato e di una responsabilità maggiori, spezzando il ritmo ed invitando ad un deciso cambio di atmosfera anche grazie all’introduzione di una chitarra acustica che fa tanto nuda bellezza.

Pur senza mirare alle stelle, “Another World” è un album meno ingenuo del precedente, al quale la produzione casalinga sembra aver conferito più focus e sostanza, compresi alcuni positivi spunti hard rock (“Never Sleep Alone”). Certo la sua lunga scaletta comprende alcune tracce meno riuscite, alcuni episodi sottilmente banali come la schematica title-track ed altri ancora nei quali emerge prepotente il carattere da prima donna della bionda cantante norvegese (“A Second Life”), un peso che forse le impedirà per sempre di trovare posto tra le vibrazioni autentiche, così come tra gli agi ed i disagi di una vera band. Allo stesso tempo bisogna però riconoscere che questo nuovo disco possiede un tiro apprezzabile, una prospettiva un po’ meno accomodante (“Kick Of Fire”) e lo stesso songwriting elegante (“The Road To Victory”, “Got A Hold On Me”) che ci si può aspettare da musicisti quali i fratelli Martin, che la materia melodica la maneggiano da anni e la conoscono ormai alla perfezione.

Rispetto alle trame esotiche e decisamente troppo fluo di “Lights Of Japan”, “Another World” ha il sapore terreno delle cose vicine, una qualità che – come una zavorra – ha il potere di ancorare a terra questo rock alla Top Gun (1986), a volte fin troppo melodico e svolazzante. Ancora lontano dall’autentico lampo di genio e dalle crude asprezze del quotidiano, un contesto rugoso e difficile nel quale probabilmente non la vedremo mai, il nuovo lavoro della Øversveen ha almeno il pregio di una timida, promettente verosimiglianza: una tendenza a capire il presente ed addentrarsi tra i suoi contrasti che piacerà anche ai nostalgici, perché se anche una parte di noi continua a circondarsi dei suoni e delle illusioni degli anni ottanta, il richiamo del presente è troppo ruvido e pressante per essere del tutto ignorato.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Armed & Dangerous 02. All These Wild Nights 03. Only In The Dark 04. Never Sleep Alone 05. The Road To Victory 06. Another World 07. Kick Of Fire 08. Got A Hold On Me 09. A Second Life 10. The Hardest Fight 11. Lost & Lonely
Sito Web: facebook.com/issasite

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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