Isola Rock è alla sua diciannovesima edizione, e quanto stiamo per scrivere è la cronaca di un festival che oramai non è solo consolidato, ma in continua crescita, sia dal punto di vista delle proposte artistiche che di quelle culturali in generale e del materiale che si può acquistare negli stand presenti. È sempre maggiore la presenza di band straniere, anche di deciso rilievo, che partecipano al festival. Inoltre è aumentato il numero di banchetti che vendono dischi, libri, strumenti musicali di liuteria, vestiario, oggettistica di artigianato e gadget vari. E oltre alla proposta musicale, sono di grande interesse culturale le presentazioni di libri e, concedetecelo, la mostra fotografica di una nostra redattrice, dedicata al festival di Wacken.
Il tutto in un’atmosfera familiare, dove non riesci a fare più di tre passi senza incontrare vecchi e nuovi amici e a fare conoscenze, con un pubblico in crescita che arriva oramai da varie parti d’Italia.
Tutto ciò rigorosamente a entrata libera, con i proventi che vanno dati in beneficenza, grazie all’impegno degli organizzatori, l’associazione I Butei, che ogni anno riesce a mettere in piedi una situazione così importante e bella da frequentare.
Questi sono i nostri resoconti delle quattro giornate del festival.
Prima giornata, giovedì 7 Maggio
IV SIGILLO
Ad aprire le danze per l’edizione 2026 di Isola Rock ci pensano i doomster lombardo veneti IV Sigillo. Abbiamo già avuto modo di apprezzarli sia in sede live che nel loro album di esordio. Anche in questa occasione hanno fatto un concerto caratterizzato da sonorità di grande potenza e compattezza, dove il suono di insieme è più importante delle singole, pur ottime personalità. I brani, estratti dal loro disco, hanno avuto un’ottimale resa live, alla quale ha contribuito la teatralità del modo di stare sul palco del cantante Emiliano Cioffi. Un numero già significativo di pubblico sotto il palco, rigorosamente con le magliette della band, vuol dire che i nostri stanno cominciando ad avere un meritato seguito fra gli appassionati. E la validità di quanto abbiamo ascoltato conferma in pieno le già più che buone impressioni scorse. Un ottimo inizio del festival.
Daniele Zago
WYATT EARP
Era da un po’ che gli hard rockers veronesi Wyatt Earp non avevano occasione di esibirsi in un palco importante, e il fatto di farlo in una sede oramai prestigiosa e consolidata come quella di Isola Rock è per loro una indubbia occasione da non lasciarsi scappare. Forti della pubblicazione di due dischi, l’omonimo del 2019 e “Gods & Bullets” del 2023, pregni di un hard rock di ispirazione settantiana che guarda ai grandi nomi (Deep Purple, Rainbow, Uriah Heep), hanno avuto un approccio live all’insegna di un’energia straripante. Rispetto alle registrazioni in studio è infatti questa la caratteristica che si può avvertire: potenza, impatto, intensità sono gli elementi che caratterizzano la band in sede live, il tutto impreziosito dagli scambi solisti fra la chitarra di Filippo Romeo e le tastiere di Flavio Martini, come il genere proposto vuole, nonché la prestazione ricca di grinta teatralità del vocalist Leonardo Baltieri, con la ritmica di Fabio Pasquali al basso e Silvio Bissa alla batteria a non dare tregua. Il repertorio eseguito si è basato sui due album usciti, più un inedito di indubbio interesse e qualità. L’hard rock vecchia scuola è vivo più che mai, e i Wyatt Earp lo hanno dimostrato anche con questo concerto.
Daniele Zago
PIER GONELLA
Terminati i propri impegni con i Necrodeath, Pier Gonella ha modo di mettersi di nuovo in evidenza come chitarrista solista e si esibisce in una formazione a tre, in cui lui è vertice ed elemento portante, e che vede dietro le pelli il suo compagno con i Necrodeath Peso. Il valente chitarrista ha modo quindi di esprimere un’altra sfaccettatura della propria personalità musicale e sfodera una serie di brani sia propri che di altri (fra cui per esempio una cover di “Notches” di Joe Bonamassa), da cui emergono le sue notevoliu abilità tecniche e una creatività fuori dal comune. Un altro elemento ottimo per un avvio altrettanto importante per questa edizione del festival.
Anna Minguzzi
TYGERS OF PAN TANG
Un colpo notevole per gli organizzatori di Isola Rock la partecipazione di una leggenda della N.W.O.B.H.M., niente meno che i Tygers of Pan Tang! La band inglese, o forse meglio dire anglo italiana, visto che in formazione oramai da un quarto di secolo troviamo il vocalist fiorentino Jacopo Meille, ad affiancare il fondatore Robb Weir alla chitarra, Huw Holding al basso, Craig Ellis alla batteria e il nuovo arrivo John Foottit alla chitarra, è salita sul palco attorno alle 22,30 e ha fatto un grande concerto. A iniziare da “Love Don’t Stay” da “Crazy Night”, passando per grandi classici quali “Gangland”, “Hellbound” e “Take It” dal capolavoro “Spellbound”, senza trascurare alcuni pezzi della produzione più recente (“Keeping Me Alive”, “Back For Good”, “Only The Brave”) e il nuovo singolo, la potentissima “Electrified”, hanno toccato alcuni fra i brani più significativi di una carriera che va avanti dal lontano 1978 e che fa parte a tutti gli effetti della storia dell’heavy metal classico. La dimostrazione di tutto ciò è pienamente riscontrabile anche in sede live: un perfetto equilibrio fra potenza, pulizia sonora, groove e qualità eccezionale dei brani, sono stati gli elementi che hanno definito un sound che è l’ossatura stessa di un genere musicale. Se la prestazione del nuovo acquisto Fottitt è stata di elevato livello, non si può non sottolineare l’eccelsa prova vocale di Meille. Oltre alla timbrica egregia, ha realmente cantato, e con questo intendiamo il modulare, l’interpretare, il misurare i momenti in cui usare la piena potenza e quelli in cui dosarla. La non facile eredità di un vocalist straordinario come John Deverill è in ottime mani, oramai da molti anni. Non da meno sul repertorio che fu del cantante originale Jess Cox. Infatti i brani dal debutto “Wild Cat” del 1980, ovvero “Slave to Freedom” e la conclusiva “Suzie Smiled”, usata come acclamato bis, sono state eseguite alla grande, fra le ovazioni di un pubblico numeroso. Ma anche gli episodi più melodici, da “The Cage”, che al tempo fece storcere il naso ai puristi, hanno avuto una resa ottimale. È stato infatti impossibile non cantare in coro i ritornelli di “Paris by Air” e “Love Potion No. 9”.
In sostanza un grande concerto a chiusura di un’ottima serata, che ha fatto fare un ulteriore salto in avanti a quella che si sta sempre più confermando come una delle rassegne dedicate alla nostra musica più riuscite degli ultimi anni.
Daniele Zago
Seconda giornata, venerdì 8 maggio
INTERSIDERA
Aprono la seconda giornata di Isola Rock i marchigiani Intersidera, giovani autori di un prog metal dalle sonorità piuttosto moderne, con qualche momento più pesante, come una sorta di thrash attualizzato, a rendere più varia e dinamica la proposta musicale. Attivi da una decina di anni, vedono in formazione Michele Casoni alla voce, i chitarristi Simone Godi e Federico Gianantoni, la tastierista Matilda Valentini, Jonathan Bruciati al basso e Nicola Venturi alla batteria. Nel 2023 hanno pubblicato l’album “Amnesia: Echi di Futura Memoria” e l’anno successivo il singolo “Awake”. La musica, dicevamo, è effettivamente un alternarsi vario e articolato fra momenti prog e altri di grande impatto, il tutto sottolineato dalla mutevole vocalità di Casoni, che passa da interpretazioni delicate e soffuse ad altre che fanno uscire tutta la potenza delle sue corde vocali, in un continuo alternarsi fra melodia e aggressività. Tutto ciò, intendiamoci, sempre ben ragionato e ponderato, per un risultato che se non è certo di facilissima fruibilità al primo ascolto, funziona a dovere nella totalità dell’esibizione, svolta peraltro da musicisti bravi e preparati. Una proposta di indubbia qualità.
Daniele Zago
EAGLEHEART
A dimostrazione di come Isola Rock sia diventato oramai un festival che attrae pubblico e band ben al di fuori dei confini nazionali, arriva l’esibizione degli Eagleheart, band proveniente dalla Repubblica Ceca, autrice di un energico power metal con qualche sprazzo prog riscontrabile nei raffinati arrangiamenti e negli intrecci vocali. Nome fra i più importanti nel loro paese per quanto riguarda il genere proposto, sono attivi dal 2003 e autori di tre album pubblicati fra il 2008 e il 2017, con un ottimo riscontro di critica e di pubblico. La band, formata da Roman Sáček alla voce, Michal “Mike” Kůs e Michal Jankuliak alle chitarre, Vojtěch Šimoníkal basso (questi ultimi due però, dall’esibizione isolana hanno lasciato la band) e Filip Smetana alla batteria, hanno dimostrato la loro esperienza, maturata in numerosi concerti anche assieme a band di caratura internazionale e in festival importanti con un concerto all’insegna di un grande impatto, sempre però curato e con una notevole pulizia sonora, che ha valorizzato la tecnica e il feeling di insieme dei nostri. Un’ottima occasione per poter ascoltare una formazione che ha i suoi motivi di interesse, che altrimenti non sarebbe stato scontato poter vedere dal vivo.
Daniele Zago
AMON SETHIS
Gli Amon Sethis dimostrano come Italia e Francia non siano sempre rivali su tutti i fronti. Oltre a una lunga amicizia con i bolognesi Tarchon Fist, la band di oltralpe consolida il legame con il nostro paese con una partecipazione a Isola Rock. Dopo un’introduzione suggestiva, il frontman e membro fondatore Julien Tournoud fa il suo ingresso sul palco indossando un mantello nero con cappuccio e una maschera, e subito ci introduce in un mondo magico. I brani della band rimandano all’antico Egitto e si basano su un heavy/prog ricco di sfumature e di suggestioni di vario genere. Il loro ascolto quindi suscita sempre una grande emozione e gli Amon Sethis sono capaci di attrarre grazie alla mescolanza fra temi fuori dal comune, una voce eccezionale e una band solida e compatta. Promossi su tutta la linea.
Anna Minguzzi
THE FORESHADOWING
I romani The Foreshadowing portano sul palco atmosfere decisamente diverse, avvolgendo il pubblico con le loro sonorità gotiche. L’ottima presenza scenica e un amalgama costruito nell’arco di una carriera ultraventennale confluiscono in un’esibizione sicura e potente.
La setlist e la resa sonora dal vivo restituiscono il quadro di una band che ricorda non poco i Paradise Lost del periodo “Icon”, senza però rinunciare a iniettare la propria personalità. La performance catalizza l’attenzione del pubblico presente nonostante l’elegante proposta musicale non sia per tutti i palati, e costruisce un mood fatto di tenebra e disperazione.
Giovanni Barbo
THRESHOLD
I Threshold sono da più di trent’anni una certezza in campo progressive metal, con una rara capacità di evolversi continuamente, seppur fin dagli esordi fossero una delle poche band capaci di distinguersi in un genere affollatissimo pieno di “nuovi Dream Theater”. La loro visione, oggi, ha mantenuto lo spirito ambientalista coniugandolo con la preoccupazione per le conseguenze deumanizzanti del progresso tecnologico: concetti tradotti in sonorità via via più claustrofobiche, eppure rese accessibili soprattutto grazie alle tastiere di Richard West, valore aggiunto in una proposta musicale che rimane assolutamente personale.
La scaletta tralascia, con l’eccezione di “Devoted” dal secondo lavoro in studio “Psychedelicatessen”, la produzione dello scorso millennio per concentrarsi su quella in cui alla voce c’era il compianto Andrew McDermott. La scelta dei brani restituisce una sensazione di compattezza che viene trasmessa al pubblico come una scarica elettrica, fin dall’apertura affidata alla potente “Slipstream”, da “Dead Reckoning” del 2007, che pure esplode in un ritornello magnetico e carico di melodia, vero e proprio trademark della band e anche della performance a Isola Rock. Fin da subito appare preponderante – forse troppo, se proprio vogliamo trovare un difetto – la sezione ritmica composta dal bassista Steve Anderson e dal batterista Johanne James, con le tastiere di Richard West che non in tutti i passaggi trovano la consueta evidenza. Il filtro robotico alla voce di Glynn Morgan apre l’inquietante “Silenced”, dall’ultimo eccellente “Dividing Lines”, mentre subito dopo “Legends Of The Shires” riceve il primo omaggio con “The Man Who Saw Through Time”, che consente di tirare un attimo il fiato. Dopo la già citata “Devoted” arriva “Light And Space”, tratta dal capolavoro “Hypothetical”, che sarà al centro del prossimo tour e più di altri lavori fa sentire l’influenza dei Dream Theater. Con “Hollow” si torna a “Dead Reckoning”, prima di passare a “Subsurface” che rifulge grazie alla splendida “Mission Profile”, accolta con ancor maggiore entusiasmo dal pubblico che nel frattempo si è fatto più folto sotto il palco. La malinconica “Falling Away” arriva da “Critical Mass” mentre con la potente “Snowblind” si torna a “Legends Of The Shires” e con la diretta “Pressure” a “Subsurface”. Il set regolare si chiude con “Long Way Home”, di nuovo da “Hypothetical”, mentre per il bis viene scelta “Small Dark Lines” ancora da “Legends Of The Shires”, l’album più saccheggiato ed anche tra i più amati dai seguaci della band britannica.
L’elettricità rimane nell’aria per un bel po’ anche dopo che le luci si sono accese, eco della potenza di uno show che non ha fatto prigionieri e nel quale sono stati protagonisti l’eccellente chitarrista Karl Groom e un Glynn Morgan che pur tirando al massimo non ha sbagliato nulla. Chapeau.
Giovanni Barbo
Terza giornata, sabato 9 maggio
WEIRDREAM
In apertura della terza giornata, troviamo i fiorentini Weirdream. La band, attiva oramai da una trentina di anni, e autrice di una proposta musicale che mescola elementi di power- thrash con passaggi e spunti prog, hanno pubblicato due dischi, “Silent Mania” del 2015 e il più recente “Beyond the Mirror” nel 2023. La formazione vede Massimiliano Pasciuto alla voce, Emanuele Righi alla chitarra, Simone Falli al basso e Fabio Chiari alla batteria, tutti musicisti che anche nella data isolana hanno ampiamente dimostrato una buona tecnica a servizio dei brani e l’indubbia esperienza di chi calca i palchi oramai da decenni. Musica articolata, con passaggi a tratti cupi e drammatici, sottolineati dalla voce di Pasciuto, ma anche dal solismo all’insegna del buon gusto di Righi, il tutto sostenuto da una sezione ritmica instancabile, potente e precisa. Una proposta forse non di impatto immediato, ma sicuramente ben composta e ragionata, con una dosa non trascurabile di personalità. Un ottimo inizio per una giornata all’insegna della grande varietà musicale, sempre sorretta dalla qualità.
Daniele Zago
FIVE WAYS TO NOWHERE
La seconda band a calcare il palco della seconda giornata di Isola Rock sono stati i torinesi Five Ways To Nowhere. Attivi da una ventina di anni, propongono un aggressivo mix di sleaze metal con attitudine punk, con influenze che vanno dai classici del genere a sonorità più moderne. Forti di tre album pubblicati e un’attività live che li ha visti suonare spesso (e soprattutto) all’estero, anche in festival importanti, anche per l’occasione hanno sciorinato una prestazione live carichissima di un’energia incontenibile, guidati dalla vocalist Charlotte Esse, che non si è risparmiata nemmeno per un momento, sia vocalmente che come presenza scenica. La formazione fra l’altro, ha anche dovuto subire il cambio di uno dei chitarristi per l’impossibilità di poter partecipare all’evento del titolare, ma non ci è sembrato che ne abbia particolarmente risentito, vista l’ottima resa sonora generale. Peraltro la musica dei nostri non è certo basata su chissà quali virtuosismi solisti, a favore di una compattezza sonora e un impatto frontale non da poco. A suggellare il tutto le cover di Guano Apes e “Rock Me Amadeus” di Falco (chi se lo ricorda?), ovviamente in versione selvaggia e stradaiola. Un concerto molto coinvolgente da parte di una formazione che non è scontato vedere in concerto sui palchi italiani, pur rappresentando in maniera validamente personale una sua via al rock’n’roll.
Daniele Zago
P.O.E.
Lo shock rock a Isola Rock ha avuto la sua rappresentanza con i reggiani P.O.E. (che sta per Philosophy Of Evil), attivi da una quindicina di anni e autori di una proposta musicale piuttosto varia ed ecclettica, che potremmo definire una sorta di versione moderna in chiave horror – dark della Sensetional Alex Harvey Band, con influenze di tutto ciò che nel frattempo è accaduto nel mondo della musica, e in quel contesto musicale in particolare. Non possono mancare i costumi e i trucchi di scena in tema, e le movenze teatrali, come una fortissima componente di teatralità è insita nella loro musica, fra il vaudeville e l’horror metal. La cosa che ci ha colpiti infatti è che nella proposta musicale dei P.O.E. c’è varietà e dinamicità, momenti di metal pesante e moderno (non certo preponderanti) alternati a situazioni che sembrano tratte dal Rocky Horror Picture Show, aperture vicine al progressive e walzer stralunati, il tutto condito con una certa ironia e autoironia di fondo, non scontata da trovare in formazioni ad essi assimilabili. E la cosa la abbiamo particolarmente apprezzata. La band ha un’idea di come strutturare e portare avanti la propria musica, e lo fa con competenza e capacità, il che non è affatto scontato. Bravi e personali, un’ottima performance.
Daniele Zago
VOODOO HIGHWAY
Era da anni che gli hard rockers ferraresi Woodoo Highway avevano cessato le proprie attività, dopo aver prodotto tre album e suonato un bel po’ in giro, anche al di fuori dei confini nazionali. Poi è arrivata, lo scorso anno, la decisione di tornare con alcuni concerti, che visti i riscontri positivi, e una creatività che evidentemente non si era sopita, sono arrivati ad avere un nuovo album attualmente in preparazione. L’occasione di vederli a Isola Rock era quindi di grande interesse, sia per il ricordo delle ottime prestazioni live passate, sia per carpire in anteprima qualche eventuale nuovo brano. E la band non si è certo risparmiata, sciorinando una serie di pezzi tratti dai loro lavori in studio, pregni di un hard rock che fonda le sue radici nel più puro Purple sound. Atmosfere seventies quindi, eseguite con tutti i crismi del genere: a partire dagli scambi solisti fra la chitarra di Filippo Romeo (che avevamo visto sullo stesso palco un paio di giorni prima con i Wyatt Earp) e l’organo hammmond di Massimiliano Sabbadini, che tanta storia hanno fatto nelle performance di questo tipo di hard rock, a una sezione ritmica compatta ma fantasiosa del basso di Filippo Cavallini e la batteria del nuovo acquisto Giacomo Bazzani, fino alla bella prestazione vocale di Federico Di Marco. Il desiderio di ascoltare anche materiale nuovo è stato soddisfatto con l’esecuzione di “October Rust”, che finirà sul prossimo album e che ci ha fatto una buonissima impressione, un hard rock con melodie che guardano a UFO e MSG. Un bel tuffo in sonorità classiche (e per questo immortali) che ha coinvolto a dovere tutti i presenti.
Daniele Zago
DOBERMANN
Già presenti a una scorsa edizione di Isola Rock i torinesi Dobermann sono i co headliner della serata, con un ritorno alla grande. Band di grande esperienza, attiva da quindici anni e con cinque album pubblicati, può vantare più di un migliaio di concerti fatti, anche all’estero e in palchi prestigiosi, anche in apertura a nomi di spicco. Il trio, formato da Paul Del Bello a voce e basso, Valerio Ricciardi alla chitarra e Antonio Burzotta alla batteria, ha fatto pesantemente sentire la grande esperienza e professionalità accumulata negli anni in coì tanti palchi, sciorinando un concerto di elevato livello. Autori di un hard rock energico e diretto, che dal punto di vista stilistico percorre i decenni che dai sixties arrivano fino ai nostri giorni, ma, beninteso, con un sound che non ha propensioni nostalgiche, ma anzi, risulta fresco e attuale, hanno coinvolto un pubblico sempre più numeroso sotto il palco con una performance che ha combinato impatto, un grande sound, ottime individualità che però non perdono mai di vista lo sguardo di insieme, e un’attitudine intelligente e non certo priva di ironia (“questo è un basso, ha quattro corde ma se ne usano solo due”), tutti elementi che combinati hanno dato come risultato uno dei concerti migliori di questa edizione del festival. Oltre al loro validissimo repertorio, hanno suonato le cover di “Please Don’t Touch” (pezzo di Jhonny Kids and the Pirates, ripreso da Motorhead e Girlschool sull’Ep “St Valentines Day Massacre”) e in conclusione una travolgente “Hot For The Teacher” dei Van Halen. I Dobermann sono una realtà oramai più che consolidata e in concerto sono una garanzia. Se mai ce ne fosse bisogno, lo hanno ampiamente confermato anche in questa occasione.
Daniele Zago
ANCIENT BARDS
In questo periodo della loro storia gli Ancient Bards non si stanno esibendo molto dal vivo. Quando, però, si ha la fortuna di incrociare il loro percorso, si ha il piacere di trovarsi di fronte, come sempre, a una band di grande valore. La loro storia è sufficiente a giustificare la loro posizione da headliner, e la presenza di un buon gruppo di fan che indosanno le loro magliette è la dimostrazione di come la band romagnola capitanata da Sara Squadrani abbia ancora un posto di rilievo nel cuore degli appassionati di power sinfonico. La voce della cantante romagnola è ancora impeccabile, al punto che il bis ci regala un estratto dai primi anni di attività della band, ovvero “The Birth Of Evil“, tratta dalla “The Black Crystal Sword Saga“, datata 2010. Oltre a questo tuffo nel passato, gli Ancient Bards ripropongono una carrellata del loro repertorio, prendendo spunto sia da “Artifex” che da “A New Dawn Ending” e da “Soulless Child”. La qualità dell’esecuzione è sempre impeccabile, e questo ci conferma, appunto, come la scena power sinfonica di casa nostra sia sempre viva e vitale, o perlomeno lo sarà fino a quando avremo band come gli Ancient Bards in attività.
Anna Minguzzi
Setlist:
- Through My Veins
- Soulbound Symphony
- Fantasy’s Wings
- Impious Dystopia
- Valiant Ride (first time since 2016)
- Oscurità
- Unending
- Flaming Heart (first time since 2016)
- Across This Life
- Under the Shadow (Live debut)
- Sea of Solitude (Live debut)
- The Birth of Evil
Anna Minguzzi
Quarta giornata, domenica 10 maggio
DISAGIO
Per iniziare l’ultima serata di Isola Rock edizione 2026, sono stati chiamati i bresciani Disagio, autori di un thrash – death metal devoto alla vecchia scuola, anche visto che la formazione è attiva da ben 33 anni, essendosi formata nel 1993. Rispetto a quando li avevamo visti al festival Italian Metal Alliance a Cremona, nel gennaio di quest’anno, avevano la formazione al completo. Se la volta scorsa avevano fatto di necessità virtù suonando in trio, questa volta la formazione era al completo, con il chitarrista solista (più giovane degli altri tre elementi e molto bravo) a completare la formazione. Rispetto quindi all’altra volta, abbiamo notato un maggior respiro, delle aperture di una certa suntuosità (sempre relativamente al genere proposto, mica fanno pomp rock!), una coloratura dei brani più varia e di sicuro interesse. Resta il fatto che è del tutto percepibile che i bresciani sono estremamente veri e sinceri nella loro proposta musicale, con una bella attitudine live da parte di quattro musicisti che credono profondamente in quello che fanno, senza sovrastrutture di alcun genere. Loro sono quello che viene fuori dalle loro mani e dai loro cuori, e ciò, al di là del genere proposto, che come tuto può piacere o meno, non può non essere apprezzabile. Veri e sinceri, ce ne vogliono di band con un simile atteggiamento!
Daniele Zago
ANTICLOCKWISE
Gli Anticlockwise si presentano sul palco di Isola Rock forti di una carriera ventennale, che si manifesta bene sul palco, una situazione che si addice bene all’attitudine del gruppo, con pezzi diretti che si inquadrano su un progressive/thrash di buona fattura. I brani scelti spaziano in modo ampio nella carriera del gruppo; non mancano, naturalmente, diversi estratti dall’ultimo album pubblicato, “Litanies Against Fear“, ma c’è spazio anche per tracce meno recenti, come per alcuni brani che provengono invece dal precedente “Raise Your Head“. Solidi e convincenti sul palco, gli Anticlockwise sono uno di quei gruppi che preferisce la qualità dei lavori alla quantità e sa dimostrare, anche in un set limitato nel tempo, il proprio valore.
Anna Minguzzi
Setlist:
- Embrace the Abyss
- Do Not Go
- Fight the Tide
- The Gutenberg Plague
- Watch the World Burn
- The Broken Mirror
- The River
- Dystopia MMXVI
HAND OF JUNO
L’ultimo giorno di Isola Rock 2026 è un vero e proprio concentrato di molte fra le declinazioni più estreme del metal. Lo dimostra la terza band a salire sul palco; gli Hand Of Juno sono infatti dediti a un industrial metal che potrebbe suonare quasi disturbante alle orecchie meno abituate. Nel loro vero e proprio terremoto sonoro, comunque, si percepisce una grazia recondita, che traspare soprattutto dalle movenze aggraziate della cantante Melissa. Non sempre facili da ascoltare, gli Hand Of Juno hanno comunque buone capacità di scrittura e la loro tenuta di palco riesce a tenere viva l’attenzione in ogni momento.
Anna Minguzzi
Setlist:
- Pray or Die
- We’ve Built the Line
- Not a Game
- Destroy the Line
- The One
- Tecason
- Right Now
- The End
- Psychotic Banana
- Polline
- Hug My Death
PERSEFONE
L’edizione numero diciannove di Isola Rock si conclude con un’altra band straniera, i Persefone, provenienti da Andorra e portatori di un death metal a tratti melodico e molto suggestivo. Si potrebbe pensare che si tratti di un gruppo fin troppo élitario e poco conosciuto nel nostro paese; in realtà, a giudicare dalla risposta dei presenti, anche i Persefone godono di una loro nicchia di fan attenti e conoscitori dei loro lavori. Nonostante i quattro giorni alle spalle, e nonostante la stanchezza si faccia sentire, anche per loro il riconoscimento è significativo e il live viene vissuto con grande partecipazione.
Anna Minguzzi
Setlist:
- Sounds and Vessels
- One Word
- The Equable
- Stillness Is Timeless
- Prison Skin
- Living Waves
- Merkabah
- Kusanagi
- The Great Reality
- Flying Sea Dragons
- Mind as Universe
































































































































































































































































































































