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Iskald – Recensione: Innhøstinga

Con il nuovo studio album “Innhøstinga”, quinto capitolo discografico dei norvegesi, gli Iskald superano la leggera empasse che interessava il precedente “Nedom Og Nord”, giudicato come troppo ricorsivo dal nostro portale e si rimettono sulla giusta via. In quasi tre lustri di carriera, i nordeuropei si sono distinti per una personale concezione della musica estrema che mescola black metal melodico a ritmiche thrash energiche e tecnicamente complesse, combinando riff di scuola Immortal ad atmosfere epiche (a noi vengono in mente Kampfar e Windir).

“Innhøstinga” si distingue proprio per una maggiore ricercatezza delle composizioni, una più sentita passionalità e azzardo che forse in tempi recenti è mancato. Basti ascoltare le velleità progressive di brani come “No Amen” e “From Traitor To Beast” per renderci conto di come anche gli Enslaved recenti possano aver stillato ispirazione nel gruppo, che offre un ottimo equilibrio tra una tecnica esecutiva di alto livello e parentesi melodiche cariche di pathos. Il costante mood crepuscolare favorisce di certo la natura epica dei brani, tra i quali si distingue in questo senso “Offer Av Livet”, che presenta risvolti doomish fermi restando i tappeti di riff intricati e compressi delle chitarre.

Certo quelle degli Iskald non sono soluzioni nuove in senso assoluto, tuttavia la qualità resta saldamente sopra la media, complici delle tracce che possono contare sul mestiere e altrettanto sull’impatto emotivo. Un ottimo esempio è “Rest…Not In Peace”, un brano incisivo che esalta l’estro di Aage Krekling (batteria) e Simon Larsen (voce, chitarre, basso, tastiere). Dopo una partenza violentissima, il pezzo accoglie melodie epiche  e cori di voce pulita tipiche del black metal emozionale, contemplando alcune sonorità post rock che pur non elevando la band a pretese di avanguardia, introducono elementi interessanti e ne confermano la volontà di cercare ulteriori tratti caratteristici.

Arriviamo quindi a un finale nuovamente vario, potante ma altrettanto suggestivo nei momenti di maggiore respiro. “Lysene Som Forsvant” e la titletrack, chiudono un platter ben riuscito da ogni punto di vista, indice di un momento di ottima forma del two-piece e del suo percorso evolutivo lento ma costante, Un ascolto consigliato.

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