Iron Butterfly: Live Report della data di Forlì

In un mese di ottobre dichiaratamente dedicato a tutto ciò che ha a che fare, musicalmente parlando, con lo stile di Jimi Hendrix, nel ricordare il quarantennale della sua morte, il palco del Naima Club riceve ancora una volta la visita di un ospite illustre. L’unico membro originale rimasto negli Iron Butterfly è il bassista Lee Dorman che, nonostante suoni stando seduto e sfiorando appena le corde del suo strumento, non ha perso quell’aria da hippie svagato che si può conservare anche a 68 anni, come nel suo caso. Il valore aggiunto degli Iron Butterfly che, è il caso di dirlo subito, non suonano molto e dividono la serata in due tronconi separati da un lungo intervallo, sono però gli altri musicisti: Martin Gerschwitz, tastierista e cantante, autore di un assolo in cui esegue anche la ‘Toccata e fuga in re minore’ di Bach, un batterista decisamente più giovane di Ron Bushy (primo batterista della band, indicato ovunque come partecipante al tour), che si caratterizza per un piatto con effetto “mela sbucciata” posto a lato del charleston e per una precisione da manuale, e soprattutto il chitarrista Charlie Marinkovich, preciso e virtuoso, che ravviva lo spettacolo grazie alla sua presenza scenica e alla sua scorribanda giù dal palco (cosa che al Naima peraltro è abbastanza comune).

Fatta eccezione per quella ‘In-a-Gadda-Da- Vida’, unico brano veramente di successo per la band di Los Angeles, i restanti pezzi sono meno conosciuti ma emozionanti, soprattutto perché vengono introdotti da qualche parola di spiegazione da parte di Dorman. Scopriamo così che ‘In The Times Of Our Lives’ è dedicata ad un amico della band, proprietario di un locale vicino al Sunset Strip e prematuramente scomparso, che ‘Stone Believer’ è dedicata a quella sensazione che provi quando esci da un concerto e, pur non avendo assunto nessuna sostanza stupefacente, ti senti comunque euforico e su di giri, e così via. Una bella serata, che crea sensazioni nostalgiche e che mette allegria nel cuore nel vedere come, nonostante gli anni e le difficoltà di movimento, lo spirito dei Sixties sia ancora ben lucido, almeno in alcuni musicisti.

Ulteriori foto della serata sono visibili a questo link.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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