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Slipknot – Recensione: Iowa

Doverosa premessa: questo disco può essere visto da tre ottiche differenti. In primis quella dell’apparire, e onestamente, la confezione del cd premia grafici e uomini del business, ben riuscita, coinvolgente e vincente. L’altro punto di vista è quello del disco atteso e pubblicizzato, del quale non si può parlare male perché è lo stesso business che non lo vuole, perché come nel caso di pochi gruppi (chi ha detto Gamma Ray?) se ne parli male non hai ascoltato metal, sei un poco di buono ed un infedele. Il terzo e definitivo è quello di abbassare la guardia, ascoltare il disco e valutarne i contenuti. Francamente, ‘Iowa’ può piacere, e tanto anche. I nove discoli del (nu?) metal sono tornati con un disco che rende omaggio all’America. Malata, ovviamente, straniata e violenta. ‘Iowa’ è questo, prende le coordinate del boom omonimo e vi piazza dei copia incolla death metal per rendersi “nuovo” e “pericoloso”. Pesta duro, in prima ed ultima analisi, compresso in riff immediati e proclami politicamente scorretti. La visione di insieme potrebbe fermarsi qui, ma ‘Iowa’ presenta anche alcuni sotto strati degni di menzione se non di nota. Da una parte sembra che le coordinate innovative siano state prese pretestuosamente da altri colori e facciano spesso un patchwork poco riuscito non fondendosi alla perfezione con quanto scritto su spartito, dall’altra non mancano episodi degnissimi del Nostro Genere Preferito. Il combo parte alla carica con ‘People = Shit’, ma stempera la tensione dopo ‘The Plague’ piazzando una ‘Everything Ends’ alquanto anonima sia nelle sfuriate che nella brillante introduzione deviata e deviante. ‘The Heretic Anthem’ è si nuova per Slipknot ma forse per nessun altro, tantomeno nel proclama spauracchio-americano-medio infarcito di 666 quasi a caso. Paradossalmente è un pezzo come ‘Gently’ ad incuriosire, a farci sperare che tutto sommato questi americani possano mediare e diventare grandi a prescindere dalle vendite, nei suoni saturi e studiati, nella cappa di tensione che si crea purtroppo sporadicamente. ‘Left Behind’ onestamente può essere un ottimo singolo per MTV ma talmente fuori luogo da risultare inopportuno nell’economia sempre in bilico di ‘Iowa’ che si chiude con l’estenuante ed affascinante title track – che ha l’ingombrante difetto di essere dannatamente prolissa – , lasciando anche dopo i ripetuti ascolti un senso di incompiuto che non è facile digerire. Questa nuova Non-Boy-Band, intendiamoci, non ha sbagliato mira o colpo, solo che alla fine i nove discoli dovrebbero iniziare a chiarire cosa vorrebbero fare da grandi, per il momento ci sono soltanto troppi denti da latte.

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