Malevolent Creation – Recensione: Invidious Dominion

Difficile immaginarselo diverso un nuovo disco dei veterani Malevolent Creation. “Invidious Dominion” prosegue infatti nel recupero del sound primordiale del death metal imbastardito con il thrash che già aveva evidenziato l’album precedente. Nulla di minimamente innovativo o eccezionale, solo una sequenza di brani colmi di rimandi (“Conflict Finalized” sa di Slayer lontano un km, e non è certo il solo), ma comunque godibili dagli appassionati del genere e soprattutto da coloro che amavano la band così com’era nei primi anni di carriera. E non potrebbe essere altrimenti, con canzoni che quasi mai superano i 4 minuti e che di fatto puntano esclusivamente sull’impatto di riff collaudati ( o banali, se preferite) e le vocals pungenti di Brett Hoffmann. Tutto da manuale, quindi, ma senza una vera passione per la band, che spingerà il numero degli ascolti fino all’assimilazione dei singoli brani, “Invidious Dominion” rischia di scivolare via, passando per l’ennesimo disco di genere senza nulla di veramente interessante da dire. Una teoria a cui è effettivamente dura opporre argomentazioni convincenti. Only for fans insomma. Per fortuna dei Malevolent Creation si tratta di una categoria ancora sufficientemente ampia…

Voto recensore
6
Etichetta: Massacre Records / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist: 01. United Hate
02. Conflict Finalized
03. Slaughterhouse
04. Compulsive Face Breaker
05. Lead Spitter
06. Target Rich Envrionment
07. Antagonized
08. Born Again Hard
09. Corruptor
10. Invidious Dominion
Sito Web: http://www.myspace.com/malevolentcreation

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi