Silver – Recensione: Intruder

I super-gruppi, ossia quelle formazioni costituite da componenti già divenuti celebri per quanto fatto in altre band o di supporto a musicisti famosi, sono sempre un’incognita, perché tanti talenti messi assieme in questo modo portano sì input e classe a non finire, ma sovente mancano di omogeneità e della fatidica ‘identità di gruppo’. La pappardella iniziale serve per spiegarvi come mai questo terzo album degli anglo-americano tedeschi Silver, nelle cui file spiccano gli ex-drummer di Paul Gilbert ed H-Blockx Marco Minnemann, di Bruce Springsteen Bertram Engel e Don Airey, tastierista con alle spalle la militanza nei Deep Purple, mi risulta disomogeneo, discontinuo e, alle volte, un po’ troppo scontato. Stiamo parlando di un hard/heavy rock dalle forti influenze anni ’70, rivisitate in chiave moderna, dove Whitesnake, Deep Purple, Uriah Heep ed anche Scorpions sono i capisaldi dai quali i nove musicisti coinvolti nella realizzazione di ‘Intruder’, attingono a piene mani per sfornare 11 brani che vanno dai classici pezzi hard rock con Hammond di supporto come la title-track e ‘Troublemaker’, alle ballad dal sapore rock-pop di scuola americana di ‘How does it Feel?’. Chitarre prodotte in maniera possente ma cariche di melodia, vengono sapientemente puntellate dall’operato di Airey, forse il migliore in campo, mentre il drumming (giustamente) è essenziale e non va mai sopra le righe (anche se ci sarebbe la voglia di sentirlo fare), così come estremamente asciutta è la prestazione del singer Gary Barden, già attivo con MSG e Praying Mantis, bravo quando si muove sui toni medi e caldi del rock-blues alla Coverdale, un po’ meno quando la sua ugola cerca di graffiare e salire in ‘Bleed’, dove appare un po’ piatto sul versante espressivo. In questo panorama discontinuo dove il problema fondamentale dei Silver non è la tecnica o l’esperienza, ma il come usare queste qualità e trovare un’identità musicale in mezzo ad un songwriting onestamente disorganico, spiccano pezzi gradevoli come lo strumentale ‘Dance with the Devil’, il bruciante rock’n’roll di ‘Come On’ e il passo groovy, dettato da un riff usatissimo, ma sempre efficace, della track ‘Drowning’. Una produzione di tutto rispetto (anche se qualcosa di più, per la batteria, si poteva pretendere) incornicia una lavoro che spiazza, perché a spunti di sicuro valore, si alternano brani fin troppo scontati, l’assenza di un vero e proprio filo conduttore e l’impressione che a questa band manchi ancora l’identità ed un’idea precisa di cosa vogliano suonare; insomma, un discreto esempio di revival di hard rock, con nomi importanti e capaci, una jam-session che risulterebbe sopraffina per una serata in un Hard Rock Café, ma abbastanza insipida su disco, se si pensa, inoltre, che è già il terzo.

Voto recensore
5
Etichetta: Barfly Music/Point Music

Anno: 2003

Tracklist: Intruder
Troublemaker
Bleed
Drowning
Dance With The Devil
How Does It Feel?
Kismet
Come ON
I Don’t Love You Anymore
Shine On You
When The Lights Go Down


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