Testament: “The Formation Of Damnation” – Intervista a Eric Peterson

Allora Eric, sono passati quasi dieci anni dall’uscita di “The Gathering”, finalmente eccovi tornati con un nuovo album, dopo tante vicissitudini tra cui la malattia di Chuck che fortunatamente è scomparsa. Pronti a spaccare il mondo?

“Puoi ben dirlo! Siamo di nuovo qui con un grande album, qualcosa in cui crediamo fortemente! Il più grande pregio di “The Formation Of Damnation” è che finalmente abbiamo lavorato come un gruppo, grazie anche all’ingresso di Paul Bostaph con il quale, dopo vari avvicendamenti, possiamo dire di avere un batterista fisso e al ritorno in pianta stabile di Alex (Skolnick, n.d.a.). Si è creato subito un grande feeling con questi vecchi amici, il lavoro è stato scorrevole e il risultato ottimo dal mio punto di vista.”

 

Ma sono vere le voci che parlavano di “The Formation Of Damnation” come già pronto nel 2004 e poi rimandato per vari e non ben precisati motivi?

“No, solo pettegolezzi ricuciti in rete con tante mezze verità. L’errore deriva forse dal fatto che abbiamo iniziato a comporlo in quell’anno con relativa calma per fare fronte all’attività live della band che è stata sempre molto intensa. Nessun motivo strano come vedi.”

 

A livello di composizione tu e Chuck siete stati i consueti mastermind?

“Sì e no. Io e Chuck abbiamo certamente svolto la maggior parte del lavoro ma anche il vecchio Alex ha detto la sua. E’ stato come tornare ai tempi di “The Legacy”, siamo ripartiti con un entusiasmo del tutto rinnovato.”

 

Ma parliamo di “The Formation Of Damnation” nei particolari. La mia impressione è stata quella di ascoltare un disco thrash metal vecchia scuola, ben più diretto, come “Demonic” per esempio. Credi che i fan che si aspettavano un disco tecnico e sperimentale come “The Gathering” possano essere rimasti delusi?

“Io credo di no, anzi! Lo stile del nuovo album è decisamente retrò e guarda molto alla vecchia scuola del thrash metal americano ma volevamo assolutamente che suonasse così. Avrai notato che anche la produzione, pur essendo perfetta, è comunque ruvida, lascia intendere quelle che sono le qualità di “The Formation Of Damnation”: un disco “crudo” e sincero.”

 

Parlavamo del ritorno di Alex. Insieme a lui troviamo al basso Greg Christian, che aveva lasciato la band dopo la registrazione di “Low” e alla batteria Paul Bostaph, che aveva già suonato nei Testament seppur per un breve periodo. Come vi trovate con questa line-up?

“Molto bene davvero. Come ti dicevo abbiamo affrontato il lavoro con un rinnovato spirito di gruppo, anche abbastanza naturale, in fondo è stato come fare una rimpatriata tra vecchi amici che non si vedevano da qualche annetto. Siamo soddisfatti in particolare per il lavoro di Alex, la sua chitarra suona sempre Testament al 100% e poi per l’arrivo di Paul. Paul è davvero un grande batterista e il suo ingresso in line-up è stato un sollievo per noi. Finalmente possiamo contare su qualcuno che suona in un certo modo, con grande tecnica e potenza senza dover arruolare dei guest e poi dover iniziare a cercare dei session per i live!”

 

Dopo la vostra reunion con la formazione originale nel 2005 si vociferava di un nuovo disco con la stessa line-up di “The Legacy”. Cosa ha disatteso queste aspettativa?

“In termini contrattuali la reunion era prevista solo per una serie di date dal vivo, in seguito chiunque avrebbe potuto seguire la sua strada. Alex si è trovato bene, abbiamo recuperato tutto il vecchio smalto e così è rimasto nella squadra. Gli altri ragazzi no, ma i rapporti sono ottimi. Teoricamente non è una cosa impossibile, ma è un discorso da farsi in futuro.”

 

E a proposito di live, la vostra esibizione al festival italiano Gods Of Metal è ormai alle porte. Cosa tenete in serbo per noi?

“Se le cose vanno come devono andare eseguiremo circa venti pezzi. Ci saranno ovviamente brani estratti da “The Formation Of Damnation” ma anche molti classici, che preferiamo includere sempre nei set.”

 

E visto che parliamo di festival, di recente vi siete esibiti durante il faraonico show Masters Of Metal insieme ai Judas Priest. Com’è andata?

“Beh, a livello di pubblico benissimo, l’audience è stata sempre entusiasta. Per il resto, te lo dico senza fare il finto modesto perché lo penso veramente, suonare insieme a band come i Judas Priest e i Motorhead è una grande occasione anche per noi. Quella gente ha sempre qualcosa da insegnarti.”

 

Torniamo al nuovo album. La copertina suggerisce uno scenario apocalittico, suppongo che il tutto si rifletta nei testi, dico bene?

“Sì. Ancora una volta abbiamo voluto dire la nostra nel panorama sociale che ci circonda. I leaders non hanno più il carisma di un tempo, il mondo sta andando alla deriva e noi non riusciamo a fare nulla, proprio nulla che possa evitare un futuro tanto triste quanto tragico, riassunto appunto nella dannazione che ci attende e lo scenario da fine del mondo che abbiamo voluto rappresentare. Vedi, l’America è un grande paese dicono, ma in realtà è il paese delle contraddizioni. E’ il paese dove esistono le leggi più severe ma poi ti lasciano acquistare le armi con grande facilità. I ragazzini le comprano e compiono stragi, a volte senza avere la corretta cognizione di ciò che possono provocare. Dove sono i valori? Cosa vedi in televisione o nei nuovi mezzi di comunicazione di massa se non idoli finti e plastificati? Diamine, come può formarsi in questo modo una nuova classe dirigente?”

 

A quanto pare la vostra sensibilità nel campo del sociale non è venuta meno…

“No, affatto. Tanto più che ora come ora i problemi sono tangibili e sotto gli occhi di tutti. C’è disordine e disorganizzazione, nuove realtà economiche e politiche che dobbiamo considerare e,ti ripeto, l’impossibilità per l’ormai vecchia America di creare una nuova e solida classe dirigente.”

 

Per noi è tutto! Ti ringrazio della chiacchierata, hai qualcos’altro da aggiungere o da dire ai vostri fan italiani?

“Grazie a voi innanzitutto. Che dire, “The Formation Of Damnation” è un disco nel quale crediamo molto, era da tempo che all’interno della band non si creava un simile feeling. A voi, amici italiani, diamo appuntamento al Gods Of Metal, vi regaleremo un grande spettacolo.”

 

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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