The Dead Daisies: “Long Way to Go” – Intervista a Doug Aldrich

I The Dead Daisies sono probabilmente uno dei pochi esempi di super band che funziona sia dal vivo che su disco, con costanza e continuità. Al terzo album la band si presenta con una line-up rinnovata. Fuori Richard Fortus e Dizzy Reed, rientrati a pieno regime nei Guns N’ Roses. “Make Some Noise” vede il nuovo entrato Doug Aldrich portare una ventata di novità nonchè un sound più hard e robusto. Instancabilmente on the road, abbiamo raggiunto proprio il neo-entrato chitarrista per parlare di questa nuova esperienza e del processo di creazione di questo terzo capitolo della band.

Ciao Doug, è un piacere averti su metallus.it. Siamo qui per parlare del nuovo album dei The Dead Daisies ma partirei da te. Come sei entrato nella band?

Ho ricevuto una chiamata alla fine dello scorso anno, da parte di Marco Mendoza, che mi disse che la band stava cercando un nuovo chitarrista per un nuovo album e per intraprendere un nuovo tour. A quel punto io ero libero, lui e gli altri ragazzi della band sono cari amici quindi perché no, lì conosco da tanto tempo.

Passiamo all’album, questo è il terzo che esce a nome The Dead Daisies. Anche se sei il nuovo entrato nella band, come descrivesti questo nuovo lavoro della band? A mio parere, è un po’ meno influenzato dalle sonorità 60’s e più hard rock, più heavy, forse con un tocco di anni ’80 nelle melodie.

Per me è puro rock’n’roll, diretto e senza fronzoli. Solo calci in culo ben assestati; è il primo album dove non scrivo e non suono nemmeno una ballad, questo ti da l’idea del tiro che può avere. Sicuramente è più pesante rispetto agli album precedenti, anche se onestamente non sento molte influenze degli anni ’80. Se penso a quel periodo mi vengono in mente Whitesnake, Bon Jovi ma in questo momento penso che siamo ancora distanti da quel tipo di sound, senza negare però che in molti arrivano anche da quelle influenze, quindi qualcosa può esserci. E’ comunque un album che ha la caratteristica di essere diretto e abbastanza grezzo. Sono molto felice di aver preso parte a questo album, ne avevo bisogno. Con i Whitesnake era fantastico, ma David era a capo di tutto. Quello che dovevo fare era solamente suonare la chitarra e stop.  E poi qui la band è veramente fantastica. La sezione ritmica con Marco e Brian sono super, e John Corabi è un frontman pazzesco, decisamente sottovalutato negli anni passati, nonché un grande amico. Penso in ogni caso che sia un buon album, al di là che sia 60’s 70’s o 80’s; penso che band come Aerosmith, Ac/Dc, Van Halen apprezzerebbero questo album.

Parlando del lavoro sull’album, in che modo hai preso parte al songwriting e come avete lavorato insieme?

Abbiamo lavorato veramente come una band. Ogni brano è il frutto della collaborazione di tutti noi insieme. Siamo andati alle prove insieme, abbiamo registrato insieme e abbiamo diviso equamente i credits del songwriting. Avevamo comunque la necessità di fare tutto con una certa velocità, perché ogni membro della band ha anche altri impegni e progetti, quindi abbiamo trovato il momento giusto per riunirci, scrivere e registrare in poco tempo. Vedi molte band fanno passare 4-5 anni tra un album e l’altro, cercando di ottimizzare ogni aspetto, registrando e ri-registrando, provando tantissime alternative. Noi vogliamo fare esattamente il contrario. Considera che i The Dead Daisies hanno pubblicato un album lo scorso anno ma nonostante ciò siamo entrati e in due settimane avevamo i brani pronti e registrati. Qualche altra settimana per mixing e mastering e l’album era finito.

Andiamo un po’ più in profondità nei brani. Il mio preferito è “Song And A Prayer”. Cosa puoi dirmi di più?

Di quel brano ho portato alla band il riff principale e una parte del ritornello. Poi come è successo con tutti i brani, abbiamo jammato insieme e da lì si è sviluppata la canzone che ora puoi ascoltare sull’album. Ho lavorato molto con John Corabi su quel brano. Il bello è che indipendentemente di chi fosse l’idea di base, tutti hanno lavorato al 100% contribuendo al massimo. “Song And A Prayer” è uno di quei brani nati così, è stato fantastico.

Un altro gran bel brano è “Long Way To Go”, il primo singolo. Nel video si vedono immagini della band on stage proprio alle prese con quel brano; che tipo di feedback avete ricevuto?

La band in questo momento ha un’alchimia veramente speciale sul palco e la gente risponde in modo entusiasta. Penso sia un grandissimo brano, perché mette in chiaro le cose e introduce perfettamente l’album. E’ il classico brano da ascoltare in auto, giri la chiave, alzi il volume e via.

Ci sono anche due cover nell’album. “Fortunate Son” dei Creedence Clearwater Revival e “Join Together” dei The Who, come avete scelto i brani?

“Fortunate Son” è un brano che la band, prima del mio ingresso, ha già suonato a lungo dal vivo. Siamo grandi fan dei 70’s, un periodo in cui era normalissimo per una band proporre cover di altri gruppi. Lo faceva Jimi Hendrix normalmente, come molti altri. “Fortunate Son” è stata una cosa molto veloce, due takes e la registrazione era pronta. Per “Join Together” invece è stata una proposta di Corabi, e penso sia stato un ottimo suggerimento. Ho voluto modificare un po’ le parti di chitarra. Nell’intro penso che Pete Townshend usasse un Talk Box.

Quando la band ha annunciato la tua entrata, oltre a Richard Fortus anche Dizzy Reed ha lasciato la band per la reunion dei Guns N’ Roses. Chi c’è quindi ora dietro le tastiere?

Nessun tastierista; ora solo chitarra, basso, batteria e voce, puro rock’n’roll. Dizzy Reed è stato un componente molto importante per i The Dead Daisies e non volevano rimpiazzarlo. La band ha preferito fare qualcosa di differente, qualcosa di più fresco. E così si è deciso di proseguire senza tastiere, questo rientra nel percorso della band: vogliamo fare ogni volta qualcosa di differente, un album più heavy, uno più rock, uno più atmosferico e così via. Se ci pensi è quello che fecero i Led Zeppelin, nessun album era uguale all’altro.

Ok passiamo ad altro. Ho visto la tua magnifica performance con Glenn Hughes lo scorso anno a Milano, ma la situazione con lui non è molto chiara. Tornerai a suonare con Glenn in autunno?

No purtroppo no. Glenn ora sta procedendo con il suo progetto puramente solista. Questa cosa del Glenn Hughes feat. Doug Aldrich ha funzionato molto bene, ma ora che è entrato anche nella Rock’n’Roll Hall of Fame è giusto che il focus resti su di lui. Ha un nuovo album solista in uscita e il ritorno dei Black Country Communion, mentre io ho i The Dead Daisies e altri progetti, quindi va bene così. Gli voglio molto bene, magari nel futuro torneremo a lavorare insieme.

So che stai anche lavorando anche al nuovo album dei Burning Rain. A che punto siamo?

I brani ci sono quasi tutti. Vorrei registrare il nuovo album a settembre in modo da poterlo pubblicare al massimo ad inizio 2017.


Online anche la recensione di “Make Some Noise“. La band sarà in Italia per tre concerti in autunno insieme ai The Answer.

The Dead Daisies - Make Some Noise Header

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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