The Dead Daisies: “Holy Ground” – Intervista a Doug Aldrich

Il 29 gennaio ha segnato il gradito ritorno in pista dei The Dead Daisies con lo scoppiettante “Holy Ground”. Abbiamo intervistato il chitarrista Doug Aldrich, che oltre a raccontarci qualche chicca sul nuovo disco, ci ha svelato le prossime mosse della band.

Ciao Doug, benvenuto su Metallus! E’ un piacere averti con noi. Come stai innanzitutto?

Sto bene! Sono in attesa, come tutti, di qualche novità. Lo scenario al momento è ancora piuttosto aperto, ma le vaccinazioni qui negli Stati Uniti stanno procedendo bene e molta gente che si ammala sembra riprendersi meglio e in maniera più rapida da questo maledetto virus, e questo è decisamente un buon segno! Dobbiamo tenere duro fino all’estate, ma sono fiducioso che le cose miglioreranno.

Oggi vorremmo parlare con te del nuovo album dei The Dead Daisies, “Holy Ground”. Si tratta del vostro primo disco con Glenn Hughes alla voce e al basso. Ti andrebbe di raccontarci come è nata questa collaborazione e come è stato lavorare insieme per la prima volta?

E’ iniziato tutto quando io e David Lowy ci siamo trovati in studio per buttare giù qualche idea per dei nuovi pezzi, ma senza sapere chi sarebbe stato il nuovo cantante era difficile capire qualche direzione prendere. E’ poi successo che nell’aprile del 2019 ho ricevuto una chiamata dal nostro manager, che mi annunciava che c’erano trattative in corso con Glenn Hughes e voleva sapere cosa ne pensassi. Ho risposto che la prospettiva mi sembrava grandiosa! A quel punto ho chiamato personalmente Glenn per chiedergli quali fosse la sa opinione a riguardo, e lui a quel punto mi ha semplicemente detto: “Doug, è ora che io e tu facciamo musica assieme”. Che dire… mi è sembrato fin da subito un ottimo nuovo inizio!

Il nuovo disco è una bomba! Non solo è un’iniezione di adrenalina, ma suona anche molto consapevole e maturo: possiamo dire che guarda avanti, senza però snaturare il sound naturale della band. Cosa ci dici del processo creativo?

Non appena Glenn è entrato ufficialmente a far parte della band, mi ha subito detto di avere già da parte qualche pezzo scritto specificatamente per i Dead Daisies. A quel punto non vedevo l’ora di cominciare a lavorare su questo materiale! Abbiamo trascorso due settimane nel sud della Francia lavorando assieme sui nuovi pezzi, alcuni dei quali erano giù praticamente pronti, ho solo ri-arrangiato qualcosa qua e là. Nel frattempo anch’io ho cominciato a scrivere qualche melodia, pensandola appositamente per Glenn, per poi trovarmi con il resto della band in studio e lavorare tutti assieme – così sono nate Come Alive e Bustle and Flow. La verità è che ci piace un sacco lavorare insieme, non ci curiamo troppo di chi abbia avuto lo spunto iniziale.

Da dove traete ispirazione per i testi?

Ah, quella è 100% materia di Glenn. E’ davvero un grande autore di canzoni e riesce sempre a trovare il modo di lasciare spazio all’interpretazione, in modo che chi ascolta riesca ad immedesimarsi o a trovare un suo significato personale a quel che sta sentendo.

Fra le canzoni che hanno colpito maggiormente la nostra attenzione ci sono “Unspoken”, con il suo groove pazzesco, e “Like No Other”, il cui fenomenale assolo di basso viene splendidamente incorniciato dalla tua chitarra. Ci racconti qualcosa più nello specifico di questi due pezzi?

Certo. La prima demo di “Unspoken” era già stata registrata nell’agosto 2018; abbiamo finito col lavorarci su durante il nostro periodo in Francia, ritoccando qualcosa, ma devo confessare che fino all’ultimo non eravamo sicuri che sarebbe finita nell’album. E’ stato poi facendola ascoltare al nostro staff che abbiamo trovato gli accorgimenti giusti e ha iniziato a sembrarci finalmente un ottimo pezzo!

Per quanto riguarda “Like No Other”, è stata la prima canzone che ho iniziato a mettere a punto per Glenn, immaginando che sarebbe stata nelle sue corde, visto che adora quel genere di groove pesanti. Ho pensato quindi di lasciare fuori il basso dalle strofe, dando spazio alle due chitarre per permettergli di focalizzarsi di più sulla voce, ma poi mi mancava qualcosa, il pezzo sembrava molto semplice, e da qui l’idea: perché non inserire un assolo di basso? Glenn ne è stato entusiasta; ha chiesto a Deen di tenergli il tempo e ha voluto registrare subito, live!

Hai appena citato Deen Castronovo, il vostro batterista. Abbiamo appreso recentemente la sua decisione di lasciare la band per motivi di salute. Naturalmente gli facciamo i nostri migliori auguri di pronta guarigione e speriamo che si tratti di una situazione temporanea. A questo proposito vorremmo chiederti: quali sono i progetti futuri dei Dead Daisies?

Amiamo Deen e gli auguriamo tutto il meglio, sono sicuro che si rimetterà presto! Noi nel frattempo andiamo avanti con un nuovo batterista: è Tommy Clufetos, direttamente dai Black Sabbath. E’ un ragazzo straordinario e un batterista davvero heavy, credo che andare in tour con lui e Glenn sarà una gran figata!

A tal proposito: il vostro tour è stato posticipato ad inizio 2022… speriamo che sia la volta buona di avervi finalmente qui in Italia!

Assolutamente, non vediamo l’ora! Avevamo in programma delle date estive per il 2020, che poi sono state spostate a inizio 2021 e ora al 2022… ma speriamo che magari, già nella seconda parte dell’anno, si possa venire a suonare dalle vostre parti. Ci manca davvero esibirci in giro per il mondo.

Riesci ad immaginare di suonare davanti a uno stuolo di gente con metà volto coperto dalla mascherina? Pensi che potrebbe impattare in qualche modo sulla performance?

Per me sarebbe ok. Voglio dire, ormai mi sono abituato, ci siamo abituati tutti, in Giappone avveniva già in era pre-Covid. Col tempo speriamo tutti di poterne fare a meno, ma per i primi tempi credo che farebbe sentire tutti più sicuri, quindi andrebbe bene così.

Se servisse a riavere finalmente della musica live, penso che molti di noi sarebbero felici di adeguarsi!
Un’ultima domanda, questa volta riguardo ai tuoi gusti musicali: quali sono state le tue principali influenze musicali ad inizio carriere? E cosa stai ascoltando in questo periodo?

All’inizio era soprattutto rock’n’roll! Mia madre ascoltava diverse emittenti radio che trasmettevano prevalentemente rock, e a me piaceva tantissimo. La passione per la chitarra probabilmente è nata grazie a Smoke On The Water.
Mia sorella maggiore aveva un giradischi (mentre io da ragazzino possedevo solo una piccola radio) e un giorno portò a casa Blow By Blow di Jeff Beck. Credo che la folgorazione sia avvenuta proprio ascoltando quel disco pazzesco: in quel momento ho capito che la chitarra po’ parlare da sé, proprio come una voce. Sono stato comunque ispirato da tutti i più grandi: Jimmy Page, Jimi Hendrix, Eric Clapton, Tony Iommi, Ritchie Blackmore, Jerry Moore, Michael Schenker, Eddie Van Halen, Randy Rhoads….

Oggi ascolto tante cose diverse, a seconda dell’umore. Sono sempre legato al rock degli anni ’70, per fortuna qui ci sono diverse stazioni radio dedicate. Per quanto riguarda le musica più recente, ci sono in giro dei musicisti formidabili! Penso ad Artur Menezes e a Jared James Nichols, giovani chitarristi molto talentuosi, ai Tyler Bryant & The Shakedown, che sono un’ottima band, Nick Perri & Underground Thieves, altra band che mi piace molto…e non posso non citare le Thundermother, una girl band che spacca davvero i culi!

L’intervista è finita, grazie del tempo speso con noi Doug! C’è qualcosa che vorresti dire ai vostri fan italiani là fuori?

Grazie mille del vostro supporto! Vi amiamo e siamo felici che il disco sia finalmente fuori, speriamo che le canzoni vi piacciano e che vi permettano di svagarvi un po’ in un questo momento. Saremo da voi non appena sarà possibile, è una promessa. Ciao!

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