Sunstorm: “Emotional Fire” – Intervista con Joe Lynn Turner

Avere l’opportunità di uno scambio di opinioni con un artista del calibro di Joe Lynn Turner, di cui i Sunstorm  sono solo l’ultimo tassello in ordine di tempo di una carriera pluri decennale,  non è una cosa che capita tutti i giorni. L’occasione è proprio l’uscita di “Emotional Fire“, terzo capitolo a questo monicker. Le sue parole sono impregnate da esperienza, buonsenso e una grande profondità a livello umano.

È vero che  i Sunstorm sono nati da un’idea della Frontiers Records?

“Sì, è vero, l’idea è venuta dalla Frontiers. Questo CD è diverso dai due precedenti. In passato infatti, gli album dei Sunstorm erano delle raccolte di brani che avevo nei miei archivi, combinate insieme ad alcune tracce che, secondo lo staff della Frontiers, erano considerate valide per il concept dei Sunstorm. Su questo disco invece, nessuno dei brani è stato tratto dalle mie raccolte, da nessuno dei miei archivi, ma alcuni sono venuti fuori da registrazioni di cui ho fatto parte, cose che ho scritto e registrato e che fanno parte del mio passato. Poi, come nei due CD precedenti dei Sunstorm, anche qui ci sono brani presi dalla Frontiers perché hanno ritenuto che queste si potessero associare all’idea di melodic rock dei Sunstorm”.

La differenza principale tra “Emotional Fire” e i due album precedenti è che questo è composto da vecchie registrazioni e cover, come quella di “Gina” di Michael Bolton. Perché hai scelto di tornare indietro a queste tue esperienze del passato?

“E’ stata un’idea della Frontiers, che si è conclusa con un grande album, contenente molti brani che sarebbero potuti essere di grande successo a metà degli anni ’80, quando questo tipo di musica era estremamente popolare. Mi sarebbe piaciuto che un numero maggiore dei brani tratti dai miei archivi potesse entrare a far parte del terzo CD dei Sunstorm, ma purtroppo non è stato possibile. È stata la Frontiers che ha suggerito tutte le idee per i brani, e  ci è sembrato che ai fan sia piaciuto. Io personalmente ero in tour in Russia e nell’Europa orientale, e in seguito mi sono recato in Turchia per affari e per una vacanza mentre la scaletta dei brani scelti veniva assemblata”.

Hai un brano preferito tra quelli contenuti in “Emotional Fire”?

“Le canzoni che ho cantato nel passato sono speciali perché sono un esempio di una vita che si realizza pienamente.  “Gina” era compresa inizialmente nell’album “The Hunger” di Michael Bolton, al quale ho contribuito con alcuni cori. Quelle registrazioni furono particolarmente entusiasmanti perché il genere del rock melodico era al suo zenith. “Emotional Fire” invece la sentii da Desmond Child durante una sessione di composizione, e alla fine lui mi chiese di cantare le background vocals su quel brano. Sono stati anni veramente emozionanti e creativi per questo genere musicale”.

Hai lavorato con molti artisti di grosso calibro. Qual è stata la collaborazione più soddisfacente da un punto di vista professionale?

“Sono state tutte speciali e appaganti in un modo o nell’altro. La collaborazione che rimarrà per sempre scolpita nella mia mente è il lavoro che ho fatto con Blackmore e con  membri dei Rainbow, e poi, naturalmente, gli anni con i Deep Purple. Poi, momenti eccezionali della mia carriera sono stati il lavoro con Glenn Hughes e con Yngwie Malmsteen, in quello che ritengo sia stato uno dei migliori album della sua e della mia carriera (si tratta di “Odyssey”, ndr)”.

A questo proposito, c’è qualche speranza di rivedere all’opera il progetto Over The Rainbow? Quali sono in generale i tuoi progetti per il futuro?

“Gli Over The Rainbow sono fermi per ora. Siamo tutti impegnati con i nostri progetti. Ma, se si dovesse presentare la giusta situazione e se fossimo tutti disponibili per suonare, forse ci potrebbe essere un altro show speciale. Al momento sto lavorando a diversi progetti, alcuni dei quali non possono essere ancora descritti perché è troppo presto. Mi recherò in Norvegia e in Russia per alcuni concerti, controllare il mio sito web per le date già confermate. Inoltre sto collaborando con il musicista compositore Chris Antblad. Sto lavorando al rifacimento di alcuni brani che ho già registrato in passato, oppure che sono nei miei archivi dei primi anni ’90, dopo essere uscito dai Deep Purple. Sono anche in contatto con Jan Holberg per alcuni progetti futuri; abbiamo scritto alcuni brani insieme di recente, per uno dei suoi album solisti”.

Tu sei senza ombra di dubbio una delle voci più belle e più conosciute del panorama melodic rock contemporaneo. Che cosa pensi dei talent show come American Idol o X  Factor, che al giorno d’oggi sembrano essere diventati l’unico modo per fare carriera come cantante?

“Credo che questi show possano essere un ottimo posto per un buon cantante o una persona di talento per trovare la loro grande occasione. Non ho nessun problema nei confronti di questo tipo di spettacoli. Naturalmente, questi show hanno anche la loro percentuale di gente senza talento, che sono lì solo per intrattenimento; ma sia American Idol che X Factor hanno tirato fuori alcuni artisti e cantanti stupendi. Ad esempio, mi piace Chris Daughtry: è un rocker e ha avuto un grande successo dopo essere apparso ad American Idol”.

Che suggerimento daresti a un ragazzo intenzionato ad intraprendere una carriera come cantante? Credi che studiare e frequentare una scuola di musica sia più importante della pratica sul palco? La tecnica è pù importante delle emozioni che un artista riesce a trasmettere con la sua voce?

“Il mio primo suggerimento sarebbe quello di essere molto attenti perché l’industria musicale può essere spietata. Un sacco di grandi talenti si sono bruciati perché non avevano un bravo manager o non erano in grado di gestirsi e prodursi. Usate molto i social media per diffondere il più possibile la vostra musica. Penso che non ci siano cose che si sostituiscono alla pratica, ma le scuole e lo studio possono aiutare. La tecnica è importante  e può servire per aiutarti a conservare la voce. Se non sai cantare nel modo adatto potresti finire col danneggiare le tue corde vocali. Ad ogni modo, l’ingrediente più importante è un’autentica passione: senza passione non avrai mai successo”.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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Sunstorm – Recensione: Sunstorm

Sunstorm: un nome che può non far suonare nessun campanello, ma che acquista un appeal non indifferente quanto si vedono le parole che campeggiano in bella mostra vicino al monicker: "featuring Joe Lynn Turner". La cosa si fa ancora più intrigante quando si scopre che si tratta di pezzi che avrebbero dovuto costituire il secondo album solista dell’ex Rainbow, uniti ad altri scritti dal genio Jim Peterik espressamente per la sua voce. Il risultato è che ci troviamo di fronte, senza mezzi termini, al miglior progetto che abbia visto coinvolta la splendida voce di Turner da parecchi anni a questa parte. Meglio della pur eccellente collaborazione con sua maestà Glenn Hughes, perché è in territori vicini all’AOR che il cantante americano si esalta. Qualcuno magari a quest’affermazione storcerà il naso, ma basta ascoltare l’ariosa ‘Fame And Fortune’ per rendersi conto di quanto melodie di più facile presa si addicano alla passionale voce di Turner. O alle mid-tempo da urlo ‘This Is My Heart’ e ‘Strength Over Time’, figlie di un’altra epoca, splendido incrocio tra i Rainbow di ‘Bent Out Of Shape’ e, più evidenti, i Survivor di ‘Too Hot To Sleep’. Efficacissima anche la semplicità di ‘Danger Of Love’ o della dolce ‘Making Up For Last Time’, emozionante nelle sue contaminazioni pop e di nuovo nostalgicamente vicina ai Survivor dei tempi migliori. In effetti questo album rischia di far impazzire soprattutto i fan della band di ‘Eye Of The Tiger’, in barba alla delusione di ‘Reach’ e ai non entusiasmanti progetti che hanno visto coinvolto Peterik – che qui invece firma pezzi memorabili. Perfino l’onnipresente Dennis Ward trova il modo di inserirsi finalmente in un progetto di assoluto valore, dopo aver prestato il proprio nome a troppe collaborazioni mediocri.

Toccante la chiusura di ‘Arms Of Love’, e perfino la presenza di alcuni filler (la ballad ‘Another You’ o Love’s Gone Wrong’) non inficiano più di tanto il valore di quest’album, al massimo impedendogli di assurgere allo status di capolavoro assoluto. Ma sono dettagli.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers

Anno: 2006

Tracklist: 01. Keep Tonight
02. Fame And Fortune
03. Heart Over Mind
04. This Is My Heart
05. Strength. Over Time
06. Another You
07. Fist Full Of Hear
08. Love's Gone Wrong
09. Night Moves
10. Danger Of Love
11. Making Up For The Last Time
12. Arms of Love

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