Eldritch: Studio report

Ospitati negli studi di Livorno, tra un commento e l’altro sulle partite al maxischermo, la storica band italiana ci propone un’anteprima, breve ma assai gustosa, del nuovo lavoro in uscita ad anno nuovo. Pochi frammenti di brano, a detta dei ragazzi privi di una vera produzione (affermazione difficile da credere, vista la qualità dei suoni!), ma che bastano per far pensare ad una uscita destinata a fare il botto.

L’impressione sui nuovi pezzi è decisamente positiva, nonostante i brevi assaggi e nonostante sia stato più volte ribadito che quanto sentito è una pre-produzione decisamente grezza (e, vista l’attuale qualità, il risultato finale promette, come suoni, decisamente scintille).

L’idea di massima avuta dall’ascolto dei frammenti delle tracce è quella di una notevole varietà, di influenze più eterogenee del passato (c’è molta più Europa, sembra); il disco sembra vario anche nel tempo: resta la struttura classica, il tratto "USA-primi-novanta", ma con alcune trovate piuttosto moderne; c’è potenza e melodia che s’intrecciano in buon equilibrio ed i brani, anche se è mancata l’occasione di ascoltarli completi, suonano più diretti, meno "progressive" si potrebbe dire, ma senza perdere in struttura e fantasia, le soluzioni scelte sono varie ma non intricate, dirette ma non scontate.

Un assaggio decisamente molto saporito nonostante, a detta della band, ancora mancante di una vera produzione. Se l’affermazione è vera il risultato sarà sicuramente notevole, ulteriore conferma del valore d’una band storica del panorama italiano. Il poco sentito, già notevole, fa sperare (se le promesse verranno mantenute, s’intende) in un disco veramente di elevata qualità, collegato alla lunga tradizione della band ma non ripetitivo.

Agli Eldritch poniamo qualche domanda sul nuovo lavoro:

Raccontateci qualcosa del nuovo disco…

La lavorazione è cominciata prima dell’estate, Il motivo per cui esce così tardi è che in questo modo escono prima le ristampe, che sono richiestissime; usciranno con bonus tracks, probabilmente due dischi in un unica confezione, sempre per LMP.

I pezzi sono molto più diretti, con più stacco tra parti aggressive e parti melodiche, i brani sono mediamente più brevi, con molte meno parti tecniche (ma l’alleggerimento si vedeva già da ‘Ill Nino’), il disco è abbastanza vario, con molti più pezzi veloci rispetto al passato, almeno cinque o sei brani sono decisamente speed.

E le tastiere?

No, niente tastiere neanche in questo disco. Adesso abbiamo una formazione stabile, e siamo contenti così.

Ok. Andate avanti.

Il titolo è quasi sicuro, sarà un gioco di parole come in ‘Headquake’, per l’artwork siamo in contatto con Travis Smith quello di Nevermore e Katatonia; l’abbiamo cercato perché non eravamo contentissimi del lavoro fatto su ‘Portrait…’ , che era una cosa un po’ decisa all’ultimo, volevamo qualcosa di forte come in passato ma meno diretto.

Sul disco ci sono molte influenze europee, anche perché che dall’America ultimamente non viene poi molto di entusiasmante, se in passato il centro dell’attenzione erano Stati Uniti ed Inghilterra adesso è Svezia e paesi nordici. E’ difficile trovare nuovi stimoli in questo periodo, molto di quello che si ascolta in giro è roba vecchia; Il Gods of Metal ultimo è stato emblematico: fatto di roba ripescata dal surgelatore, gruppi che suonavano nel 1985… Il fatto che si siano ripescati gli Anthrax con la vecchia formazione è significativo.

Sono d’accordo: quando noi avevamo vent’anni s’ascoltavano ragazzi di 25 anni che suonavano roba nuova, non è normale che adesso un ragazzo di vent’anni debba ascoltare della gente di oltre quaranta, che non abbia un suo riferimento più giovane giovane e nuovo, è mancato il ricambio generazionale sia come idee che come persone; di ragazzi con venti-venticinque anni che vendono bene ed hanno un buon riscontro di pubblico, come I metallica all’epoca, adesso non ce me sono.

E’ vero, ma c’è anche un comportamento diverso da parte delle etichette, che sono molto meno lungimiranti, nel momento in cui andava il power abbiamo conosciuto un sacco di gruppi con dei gran bei demo che sono stati obbligati a seguire il trend senno l’etichetta non gli pubblicava il disco. Da questo punto di vista noi siamo fortunati, non siamo stati gran che condizionati.

Voi avete un nome importante, però, e siete usciti in un periodo abbastanza libero in cui la roba buona vendeva abbastanza, ora il mercato è spaventosamente inflazionato, escono tonnellate di dischi…

E’ vero, bastavano tre o quattro anni dopo e saremmo stati uno tra tanti. Però c’è una parte di colpa, parlo degli ultimi dieci anni, anche da parte dei giornalisti, che danno voti troppo alti e troppo omogenei, che non hanno il coraggio di punire i gruppi scarsi, e che subiscono troppo la passione delle label. Ora che esce tanta roba è difficile selezionare i dischi veramente buoni.

Visto che hai citato il ruolo delle etichette, una mia opinione è che in una situazione di mercato come questa magari sarebbe bene che le label si spendessero più’ verso il settore live che in quello delle riviste per la promozione dei gruppi. In Italia il calendario concerti è scarsissimo e c’è una permeabilità minima sul territorio.

Mi sembra che ultimamente l’affluenza ai concerti sia scarsissima, però…

E’ vero, ma anche perché i ragazzi non sono più abituati al prodotto "concerto". Io ricordo che in tempi passati di concerti ne andavamo a vedere di continuo, a prescindere dal contenuto, specialmente poi se l’ingresso era gratuito. Non esisteva assolutamente non andare se s’entrava gratis.

E’ vero anche che i biglietti sono raddoppiati e che I concerti si fanno solo a Milano.

Giusto, ma il problema "geografico" dovrebbe riguardare solo i gruppi stranieri che fanno tour europei, un tour unicamente italiano per una band nazionale non dovrebbe risentire, nell’organizzazione, della forma del paese.

Effettivamente quando uscì ‘Portrait’ ci fu proposto un tour europeo, ma LMP aveva speso abbastanza in pubblicità e promozione sui giornali, il tour aveva dei costi allucinanti e quindi ci proposero come alternativa di stringere i tempi per un nuovo disco e riparlare del tour successivamente. Noi venivamo anche dall’esperienza di ‘Reverse’, c’era stato un periodo di silenzio di tre anni, poi il disco non era stato digerito da molti… Però effettivamente il tour non è stata all’epoca la priorità.

In questo modo però si crea un distacco tra musicista e pubblico, poi è ovvio che uno vede il CD come una cosa solamente materiale, come un oggetto, senza capire bene chi c’è dietro; la figura del musicista non è più centrale. Non penso sarebbe male vedere un po’ più spesso i musicisti sui palchi.

No, farebbe bene eccome, anche perché è dal vivo che ti rendi conto di chi sa suonare e chi no, alla fine. La tecnologia aiuta tanto in studio; noi abbiamo sempre tentato di far suonare i dischi molto "live", e questo in particolar modo, senza limare ossessivamente le imperfezioni, il lavoro in studio deve essere il più fedele possibile a quello che la gente sentirà dal vivo.

Parlando di concerti: tour in previsione?

Direi di si, c’è già un’agenzia che se ne occupa, anzi, l’obbiettivo sarebbe di far uscire l’album con le date pronte. Faremo qualcosa con altri gruppi dello stesso livello nostro, tre o quattro gruppi con lo stesso livello di vendite e notorietà. Non pensiamo d’essere in grado di fare da headliner ad un tour.

Magari non fuori, ma per l’Italia direi di si!

In Italia si, il problema è l’estero; noi vendiamo più fuori che in casa, tra l’altro. Ai festival che abbiamo fatto in Italia c’è stata la possibilità di suonare da headliner.

Peccato per il Gods of Metal magari… Li ci son dei problemi d’un certo tipo…

Questa cosa l’ho già sentita dire da un’altra persona

Eh, ne ho parlato con Trevor quando siamo andati insieme a Torino ed era più o meno concorde.

Esatto, proprio a lui mi riferivo.

Come puoi vedere suonano sempre gli stessi gruppi, nonostante da parte del pubblico le richieste di altri gruppi ci siano.

Noi I due Gods che abbiamo fatto li abbiamo fatti in un periodo in cui eravamo all’apice, nel ’97 con gli Angra e poi nel 2001.

Magari il discorso è che ci sono gruppi italiani che in casa vendono molto più di noi mentre oltre le Alpi non li conosce nessuno, noi invece vendiamo molto di più fuori, principalmente Germania e Stati Uniti… per l’America conta molto la voce, loro non amano le voci "sgallinate".

E’ un peccato comunque non essere riusciti ad entrare al Gods neanche l’anno in cui uscì il disco, anche con l’LMP dietro, ci furono dei contatti ma poi non se me fece nulla. Altri festival ci sono, tra l’altro, ma organizzati sempre dalla stessa agenzia. Alla scena italiana farebbero comodo altre due o tre agenzie grosse.

Siamo onesti, forse la cosa non e’ neanche personale, e’ che in anni recenti altri gruppi italiani che hanno suonato hanno anche rotto le palle un bel po’ per motivi di posizione in cartellone, e questo magari si riflette negativamente su tutta la scena, roba da guerre tra poveri…

Beh, in parte m’immagino dipenda dal fatto che il mestiere di musicista non sia cosi’ redditizio, l’esposizione serve.

Si, decisamente, vale anche per gente più famosa di noi: Il cantante/bassista dei Coroner ha fatto festa, suo padre ha una ditta di trasporti enorme e s’e’ riciclato camionista.

Nel 2001 conoscemmo il cantante dei Nevermore, al Gods, ubriachissimo, e ci raccontava, ridendo, che lui ha un ristorante insieme ad un socio e lui ci fa il cuoco, si assenta un mesetto l’anno per suonare e quando torna è di nuovo li ai fornelli.

Molti magari si riciclano nella musica, hanno uno studio ad esempio… non sono molti quelli che possono permettersi di vivere suonando. Quando eravamo in tour con gli Angra, che vendevano più di 200.000 copie, scoprimmo molto del lavoro del musicista. Si sa tra l’altro quanto poco si piglia da ogni copia… su venti euro di CD e’ grassa se arrivi ad un euro, e ci devi togliere le spese. Al nostro livello sei fortunato se la casa discografica ti passa lo studio.

E tra l’altro adesso se non tocchi le 3000 copie non trovi neanche chi ti ascolta il promo, se il disco che hai fatto non vende almeno tremila copie di farne un’altro te lo scordi, a prescindere dalla qualità effettiva del disco, e considerando che i gruppi che prima del 2000 vendevano diecimila copie adesso ne vendono si e no duemila ti puoi immaginare come sia difficile far uscire un disco.

Noi facemmo un errore gravissimo: quello di lasciare l’Inside/Out, che su di noi credeva moltissimo. Quando facemmo il tour con i Pain of Salvation cambiammo batterista, chiedemmo all’etichetta di suonare ad un festival in olanda con i Fates Warning, l’etichetta rispose di lasciar perdere e pensare al disco nuovo e noi si prese un po’ come una mancanza di fiducia, e si fece un demo che mandammo ad altre etichette senza avvisare al nostra, loro, ovviamente, lo scoprirono. A questo punto tagliammo i ponti.

Reverse, in mano a Metal Blade, fu promosso in maniera un po’ scarsa, specialmente all’estero. l’album fu buttato nei negozi quando uscì e festa, fu fatto un lavoro molto migliore in italia, magari, paginate sui cataloghi, video, concerti… Fù la promozione all’estero che mancò. Ed e’ un peccato, perchè il disco comunque piacque molto… Ricevemmo anche ottime critiche da tale Jeff Waters, che ci fece un sacco di complimenti.

Comunque siamo stati fortunati ad uscire nel ’95, bastavano altri tre o quattro anni e saremmo stati uno tra tanti, ancora in giro a cercar contratto.

La chiacchierata s’interrompe con l’ascolto di un ultimo brano, una cover a firma Faith No More, che non finirà nel full-lenght (purtroppo!).

A questo punto non restano che gli auguri: il disco promette benissimo, e questa può essere, finalmente la volta buona, il momento in cui il pubblico italiano, piuttosto inerte nei confronti degli artisti di casa, riconoscerà agli Eldritch il loro valore.

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