Steve Vai: “Stillness In Motion” – Intervista

Parlare con un personaggio come Steve Vai è sempre un’emozione ed un’esperienza unica, quindi non ci siamo fatti scappare l’occasione di intervistarlo in occasione dell’uscita di “Stillness In Motion: Vai Live in L.A.“, ultimo live DVD di Vai. Oltre a rivelarci tutti i retroscena del lungo “The Story Of Light Tour” a cui è dedicato il nuovo DVD, Steve Vai ci ha dato anche qualche gustosa anticipazione riguardo alle sue prossime mosse e ai suoi progetti orchestrali.

Ciao Steve. Iniziamo con una breve introduzione del tuo nuovo DVD “Stillness In Motion” per i nostri lettori.

Ok, great. “Stillness In Motion” è il mio nuovo DVD in uscita il 7 aprile, registrato durante il “The Story of Light Tour”, un tour di oltre 2 anni con oltre 250 shows. In alcuni di questi shows ho suonato con un orchestra, in particolare con la North Netherlands Orchestra, la Bejing Symphony, la Evo Evolution Orchestra dalla Romania, la Kali Yuga Orchestra e altre. Ma la maggior parte degli show sono stati con la mia band normale. Quando abbiamo suonato a Los Angeles durante la prima parte del tour, siamo stati contatti dalla AXS, un canale via cavo. Loro volevano filmare lo show e trasmetterlo live; l’accordo era però che avrei poi avuto tutto il filmato per utilizzarlo nel modo più appropriato. Si è creata quindi un’ottima occasione per dare vita a questo DVD. Lo show risale al 2012, ma non sono poi riuscito a completare il DVD prima della fine del tour perché avevo questa idea di creare un materiale bonus che poi è diventato “The Spaces Between The Notes”, un documentario di oltre 3 ore. In sostanza volevo avere una testimonianza di ogni luogo dove siamo andati o abbiamo suonato durante il tour; abbiamo creato una sorta di tour diary, per far vivere l’esperienza di essere in tour con la band. E’ stato un lavoro enorme poiché all’inizio non ci eravamo preparati per questo; quindi ho dovuto raccogliere tutti i video fatti col telefono, con la fotocamera e qualsiasi altro tipo di materiale fotografico. Successivamente ho dovuto ordinarlo cronologicamente e poi editarlo. E’ stato veramente divertente e il risultato è stato nettamente al di sopra delle mie aspettative. Per questo ci è voluto così tanto per far uscire il DVD. Il filmato del concerto è buono, ma penso che il piatto forte sia proprio “The Space Between The Notes”.

I tuoi fan potranno quindi trovare anche degli estratti dalle tue esibizioni con l’orchestra nel materiale bonus?

In realtà non ci sono pezzi completi di quelle esibizioni. Sono tutti piccoli estratti, ma ce n’è uno molto figo. Si tratta di un filmato tratto dall’esibizione tenuta in Romania, con l’orchestra. Quella sera iniziò a piovere in modo torrenziale. Successe una cosa divertente perché una parte del pubblico se ne andò per la pioggia, un’altra parte restò lì e si arrese alla pioggia, ma l’atmosfera divenne surreale, di totale libertà.

Come hai già anticipato tu, il The Story of Light Tour è stato un tour lunghissimo, composto da diverse tipologie di esibizioni (masterclass, concerti regolari, esibizioni con l’orchestra e tanto altro). Qual’è stata la tua sensazione alla conclusione del tour?

E’ stata una sensazione incredibile, sapere che ci siamo riusciti, sapere di aver visitato tutti quei posti e aver affrontato ogni tipo di avversità. E’ stato fantastico soprattutto perché la chimica della band in tour è stata fantastica, siamo sempre stati molto uniti ma soprattutto siamo stati bene insieme. Siamo veramente grati di aver compiuto quest’esperienza; era un sentimento necessario per far sì che tutto andasse secondo i piani in un tour così lungo. Ci siamo divertiti e puoi vederlo chiaramente in “The Space Between the Notes”. Ancora più importante delle sensazioni che proviamo e che provo ora, è stata la sensazione di viverlo, giorno per giorno, in ogni momento: il succo di tutto è proprio il viaggio, è ciò che ti ricompensa. Quando sei alla fine, hai finito, è andata! Amo veramente lo stile di vita del musicista, adoro essere in tour ma anche essere in studio. Quindi, dopo un lungo tour come quello, sono contento di essere a casa per creare nuova musica in studio.

Già nel 2012 mi dissi che eri molto felice della tua band e del rapporto che avevi con ogni singolo membro del tuo team in tour. Penso che questo si sia visto anche dal vivo; spesso quando si va a vedere un chitarrista dal vivo, si ha la sensazione di aver di fronte solo dei session men di accompagnamento, cosa che non succede durante i tuoi show. 

Vedi è fantastico suonare con persone che amano la musica che stanno suonando, che stanno bene tra di loro e a cui ovviamente piaccio io (ride) e che siano a proprio agio con la vita da tour.

In un tour così lungo, come cambiano i brani concerto dopo concerto? Specialmente i brani più recenti del tuo ultimo studio album.

Well, ovviamente prendono forma data dopo data. Quando suoni alcune canzoni per così tanto tempo, raggiungi un punto in cui non devi neppure più pensare a cosa tu stia facendo. Non pensi alle note, all’esecuzione. Prende il sopravvento l’intenzione di trasmettere delle emozioni, entrando veramente nell’anima dei brani. E’ una cosa di cui abbiamo parlato molto durante il tour, cercando di migliorare data dopo data. Non è inusuale sentire un musicista lamentarsi del fatto di dover suonare gli stessi brani ogni volta, ma non ci siamo mai stancati di suonare quei brani durante il tour perché quei brani erano un veicolo per avvicinarsi alla musica, avvicinarci tra noi come persone e ovviamente avvicinarci all’audience. Posso prendere brani classici come “Tender Surrender”, “Whispering A Prayer” o “For The Love of God” e ogni volta che li suono sembrano freschi e nuovi perché, esecuzione dopo esecuzione, cresce l’attenzione alle note e all’immedesimarsi con il brano, riuscendo a trasmettere sempre qualcosa di diverso e più profondo al pubblico e a se stessi come musicisti.

Ho avuto l’occasione di vederti sul palco più volte durante questo tour, ma la data che ricordo con più affetto è stata quella a Trieste con la Evolution Orchestra. Cosa ricordi di quella data?

Ricordo che eravamo in una sorta di grande arena (in realtà un teatro). Una delle cose che ricordo meglio è stato il soundcheck perché è stato molto lungo, era caldo, stavamo registrando e l’orchestra era un po’ frustrata perché volevo che tutto fosse perfetto. Ma la cosa che ricordo con più affetto di Trieste è stata la giornata passata con mia moglie, in giro per la città, abbiamo scattato un sacco di foto. E’ una città bellissima, siamo stati in questo fantastico hotel, cibo eccezionale, si può vedere tutto nel DVD. Spesso durante il tour, i concerti veri e propri si sovrappongono uno con l’altro e quello che rimane maggiormente è quello che succede off stage. Lasciami fare una domanda a te, qual’è il tuo ricordo di quel concerto?

Sicuramente l’esecuzione di Lotus Feet, è probabilmente il mio brano preferito della tua discografia e sentirlo eseguito dal vivo con l’orchestra è stato un sogno divenuto realtà!

Amo veramente tanto anch’io quel pezzo. Lo suonai durante il tour di Real Illusion con la mia rock band ma suonarlo con un’orchestra è veramente tutt’altra cosa. E’ veramente un onore poter suonare quel brano con un’orchestra.

Un’altra cosa veramente figa di quel tour è stata l’esecuzione integrale della Fire Garden Suite. Sembrava molto difficile unire tutti quegli stili differenti sul palco dal vivo. Si è trattato di una sorta di sfida per te?

E’ stata in qualche modo una sfida per me. Ho sempre voluto eseguire quel brano nella maniera più appropriata e ho sempre sentito che quel pezzo richiedesse l’accompagnamento di una vera orchestra. In realtà è stato molto semplice comporre gli arrangiamenti per l’orchestra. Se hai la visione e sai come scriverla su carta, una volta che il musicista sa leggere quello spartito, il lavoro è fatto. Devono solo impararla. Poi arrivano le prove e lì il discorso si fa più complesso. Una delle cose più entusiasmanti di lavorare con la Evolution Orchestra è che loro erano tutti molto giovani e intraprendenti, almeno la maggior parte di loro, alcuni erano dei veri “pain in the ass” (ride); ma la maggior parte erano veramente entusiasti. Avevamo molti show insieme e parecchio tempo per provare; penso che soprattutto verso la fine del tour suonassero veramente molto bene. Penso che Trieste sia stato un ottimo concerto, ma Madrid è stato il migliore e anche Roma.

So che durante il tour hai composto ed eseguito una nuova composizione orchestrale dal titolo “The Still Small Voice”. Cosa puoi dirmi a riguardo?

Ho iniziato a lavorare con la North Netherland Orchestra qualche anno fa. Dal momento che la collaborazione ebbe molto successo, negli anni successivi hanno continuato a chiedermi di scrivere nuovo materiale per loro. Questa volta mi è stata commissionata una nuova opera e ho dovuto programmare l’intero tour attorno a questa esibizione con la North Netherlands Orchestra. Avevo bisogno di comporre durante il  tour, quindi ho schedulato una pausa di 5 mesi solo per scrivere. Quando scrivo cose del genere cerco sempre di sfidare me stesso, cercando di creare cose che ne ho mai fatto in precedenza, ma tanto meno che abbia mai sentito prima. Doveva però essere fondamentalmente una cosa semplice sia per l’orchestra che per me perché io non avevo il tempo di imparare una composizione troppo complessa e tanto meno avevamo il tempo di provare a lungo con l’orchestra. Quindi, all’improvviso, mi è venuta in mente quest’idea di comporre questa piece musicale dove io suono fondamentalmente solo una nota, mantenendola per l’intera durata del brano con il sustainer; quella nota è la F. Questa cosa fin da subito mi ha entusiasmato un sacco perché mi vedevo suonare solo quella nota, lasciando l’orchestra entrare e uscire da quella nota, creando tutti gli intrecci possibili. Quindi quella nota, in varie differenti sfumature, per un totale di 17 minuti: la sfida era quella di stare lì, suonare e mantenere una nota senza fare null’altro per l’intera esecuzione del brano. Per me è stata un’idea incredibile, perché non avevo mai sentito una cosa simile e sapevo sarebbe stato un successo. Ovviamente nella mia testa c’era un’altra voce che mi chiedeva se fossi pazzo a fare una cosa del genere… cosa avrebbero pensato i miei fan? Dov’è lo shredding? Ma in realtà la maggior parte del pubblico ha compreso, solo alcuni hanno storto il naso. Lo abbiamo suonato due volte con l’orchestra olandese e una terza volta con l’orchestra del Colorado. E’ stato un vero successo. Finalmente ho composto una canzone che tutti i chitarristi possono suonare senza problemi (Ride).

Hai in programma di pubblicare sottoforma di live o studio album tutte queste composizioni orchestrali come “The Still Small Voice” o “The middle of Everywhere?

Sì, diciamo che è nei miei piani. Ma non ora. E’ tutto registrato. Ho due versioni di “The Still Small Voice”, ho una registrazione di “The Middle Of Everywhere” che è una composizione di 25 minuti. Ho un’intera sinfonia registrata sempre in Olanda che si intitola “Expanding The Universe” e ho ancora un sacco di materiale che non ho utilizzato proveniente dalle sessioni utilizzate per il Sound Theories Project. Ho inoltre un altro brano registrato con la Tokyo Metropole Orchestra, scritto da un compositore giapponese: praticamente 14 minuti di terrore. Ho un sacco di materiale in archivio. Il problema è che per creare Sound Theories, esattamente come lo volevo io, con le giuste note e il giusto mixing, ci è voluto un anno e mezzo, quindi non ho ancora avuto il tempo di gestire tutto il materiale nella maniera corretta. Probabilmente uscirà prima o poi, ma per il momento resta fermo lì.

E ora la classica domandona… The Story Of Light è uscito quasi tre anni fa quindi i tuoi fan stanno fremendo per qualcosa di nuovo. Possiamo aspettarci un nuovo studio album nel prossimo futuro?

Qualcosa di simile (ride). Attualmente sto lavorando all’edizione del 25ennale di “Passion And Warfare” e in questa release inserirò un CD extra contenente materiale mai pubblicato finora. E’ musica  che è stata registrata e scritta tra “Flex-Able” e “Passion and Warfare”. Se sei familiare con la mia discografia, la musica di “Flex-Able” e quella di “Passion” sembra suonata da due persone completamente differenti. Cos’è successo nel frattempo? Cosa mi ha portato da essere scimmia a essere uomo? (ride). Quindi questo nuovo album chiamato “Modern Primitive” sarà contenuto nella nuova edizione di Passion and Warfare. E’ veramente entusiasmante lavorare su questo progetto perché c’è del materiale ottimo di quel periodo. Una manciata di brani sono già praticamente pronti, manca solo qualche ritocco. Per il resto dei brani, sto richiamando tutti quei musicisti con cui lavoravo all’epoca per registrarli insieme. Francamente, giorno dopo giorno sta diventando il mio album preferito. Dovrebbe uscire all’inizio del prossimo anno. Una volta pubblicato l’album, partirò in tour prima negli States e poi in Europa dove suoneremo per intero “Passion and Warfare” e ovviamente alcuni dei nuovi brani di “Modern Primitive”.

Quindi poi ci sarà il tempo per il terzo capitolo di “Real Illusions”?

E’ una cosa che per il momento rimane in sospeso, ma non accantonata. Per il momento mi concentro su Passion, poi ci sarà il tour, poi vorrei focalizzarmi su un album di pura chitarra, alla “Alien Love Secret” ma più contemporaneo.

Per concludere, qualcosa di più personale. Sono un vero fan di “Sex And Religion”, probabilmente uno dei tuoi album più controversi. Avremo mai la possibilità di sentire ancora qualcosa di quell’album suonato dal vivo come “In My Dreams With You” o la titletrack?

Intanto ti ringrazio. Ogni volta che provo a comporre la setlist per il tour mi chiedo sempre come poter inserire qualche brano da quell’album. La cosa che mi ferma è che io non so cantare come Devin (Townsend), nessuno è in grado di farlo. Potrei cantare “In My Dreams With You” ma il paragone con Devin sarebbe terribile. Dal momento che non mi sento a mio agio a suonare quei brani senza una voce adeguata, preferisco non farlo. E’ un vero peccato perché quell’album è veramente interessante; è stato un album veramente singolare per quegli anni, così differente da “Passion and Warfare” che in molti non lo capirono ma attualmente è uno dei miei album che vende maggiormente, sempre di più. Sembra quasi che la gente abbia iniziato a capirlo dopo un po’ di anni: era un mix unico di metal, grunge e tanto altro. L’unica cosa che non mi piace di “Sex and Religion” riguarda il sound. Quando registrai “Passion and Warfare” avevo utilizzato una mia consolle, veramente ottima; poi cambiai alcuni componenti per “Sex and Religion” e questo inficiò negativamente sul sound dell’album, perché ascoltato ora non ha il sound pieno e potente di “Passion and Warfare” e penso sia dovuto proprio al fatto di aver cambiato la consolle.

Ok Steve, questa era l’ultima mia domanda, puoi concludere l’intervista con un messaggio finale per i tuoi fan italiani.

Proprio questa mattina, un mio amico mi ha chiesto quale fosse il posto che preferisco dove andare in tour e senza esitazioni gli ho risposto: l’Italia. Non lo dico perché i miei parenti sono di origine italiana, ma la cultura, le persone e l’Italia in sé sono dei veri gioielli. Sono così grato di poter suonare in un posto del genere e vedere le persone che partecipano ai miei show, quindi grazie mille!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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