Speciale People Like You: Intervista ai Santoro

Non poteva che essere una storia molto ‘rock’n’roll’ quella che caratterizza l’esperienza professionale di Andrè Bahr, fondatore dell’etichetta I Used To Fuck People Like You In Prison (o semplicemente People Like You, per gli ‘amici’). Tutto comincia in un negozio di dischi a Dortmund chiamato ‘Outcast’ e diventato leggendario nel corso del tempo grazie alla sua totale devozione al punk, allo stoner e al rock più sanguigno e ad alta gradazione alcoolica: loud, wild, outrageous and raw! Non bisogna aspettare molto perché ‘Outcast’ diventi un luogo di ritrovo per tutti gli appassionati di rock’n’roll, grazie al suo assortimento di vinili e merchandise: un negozio specializzato in tutto e per tutto. Nel 2000 Andrè decise che era venuta l’ora di dare libero sfogo alla passione e decise di fondare la sua propria etichetta discografica: la People Like You appunto. Inizialmente la label si limitava a pubblicare mini-album da collezione in formato digipack, ma in poco tempo il giro delle band coinvolte crebbe: ecco quindi i contratti con Zebulon, Red Aim, The Bones, Sunride e molti altri. La PLY inoltre riuscì ad ottenere la licenza per l’Europa del catalogo della famosa Meteor City Records e vide le sue fila ingrossarsi grazie alla presenza di band come i The Mushroom River Band (side project di Spice degli Spiritual Beggars), gli straordinari Abdullah o i fenomenali Spirit Caravan. Da fine marzo inoltre è disponibile una compilation intitolata ‘Where The Bad Boys Rock’ che contiene brani di 25 diversi artisti del roster People Like You e venduta a soli 4,99$! Un’ottima occasione per entrare in pieno nello spirito della label e del suo fondatore.

Fanno parte del catalogo People Like You anche gli Zebulon e i Santoro, band recensite recentemente su queste pagine. Ne abbiamo approfittato per intervistarli e scoprire cosa si nasconde dietro la loro musica. Partiamo dai suoni desertici e Kyuss-influenced degli argentini Santoro e lasciamo la parola a Sergio: “Ci conosciamo da molto tempo, ognuno di noi suona in band diverse, io faccio parte dei Natas così come il batterista Walter. Nel 1998 abbiamo pensato all’idea di mettere su un nostro gruppo insieme e così sono nati i Santoro. Ci siamo messi a scrivere brani, li abbiamo registrati e siamo entrati in contatto con la PLY che ha pubblicato l’album. I Santoro non sono altro che heavy rock’n’roll. Non vogliamo orientarci ad uno stile in particolare, cerchiamo semplicemente di essere noi stessi componendo la nostra musica. Vogliamo essere sinceri con noi stessi e questo è quello che ci importa maggiormente.”.

Caratteristica curiosa della band è il cantato completamente in spagnolo:

Pare che alla gente piaccia, ma non è stata una scelta particolare. Semplciemente noi parliamo spagnolo, pensiamo in spagnolo e ci sentiamo spagnoli. Ecco spiegato il perché. Siamo vera gente spagnola, living la vida loca!!!”.

Una band quindi che sembra perfettamente in linea con il pensiero della PLY:

“Quando avevamo i pezzi pronti li abbiamo mandati ad un po’ di case discografiche e la PLY ci ha contattati subito. Ora come ora sono stati estremamente amichevoli e simpatici, inoltre Andrè è un uomo dalle idee molto chiare. Inoltre amiamo moltissimo l’immagine e lo spirito della label! Ora spero solo che il nostro disco piaccia agli altri come piace a me.”.

Curiosi sono anche i titoli di alcuni brani, come ad esempio ‘Tutankamon’ o ‘Marlon Brando’:

“E’ difficile spiegare cosa si nasconde dietro quei titoli. Posso dirti che si riferiscono a storie vere che ci sono successe. Possono riguardare fidanzate, droghe, morte, road trips o altro. Questo è ciò che sono i testi dei Santoro: storie e cantastorie.”.

A volte i riferimenti ai Kyuss e al loro immaginario sembrano veramente forti, ma Sergio ci spiega come stanno le cose:

“I Santoro due mesi dopo la loro nascita avevano già pronti tutti i brani che hai sentito. L’ispirazione viene dalle nostre stesse vite e nient’altro. Quanto ai Kyuss, sono una delle mie band preferite di tutti i tempi, mi piace il loro suono vecchio stampo. Una volta li ho incontrati mentre ero in tour coi Natas e mi hanno detto di sentirsi molto ispirati dalla musica dei Natas, che ci consideravano come fratelli. E’ stata una bella scoperta, ho capito che negli USA e in Sud America c’erano alcune cose che si stavano sviluppando parallelamente, come la nostra musica.”.

Incuriositi, chiediamo a Sergio come sia la situazione musicale in Argentina:

“Suonare in una band qui è veramente difficile: non ci sono soldi, è difficile procurarsi gli equipaggiamenti. E’ anche molto divertente però, perché poca gente siimpegna in questa avventura e non esistono rivalità o simili tra le band. Noi siamo attivi coi Natas dal 1993, ci siamo fatti conoscere, abbiamo suonato negli USA e ora pare che stia nascendo una piccola scena stoner anche qui in Argentina. Ora aspetteremo le reazioni dei fan al nostro album e sentiremo cosa ha intenzione di fare la PLY. Non abbiamo soldi per eventuali tour europei o statunitensi per ora, quindi continuiamo a scrivere e registrare nuovi brani intanto. Un grazie ed un saluto a Metallus, spero vi piaccia la nostra musica! Keep on ridin’ on!”.

Puoi scommetterci che ci piace, Sergio, puoi scommetterci…

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