Solefald: “World Metal. Kosmopolis Sud” – Intervista a Cornelius Jackhelln

“World Metal. Kosmopolis Sud” (la recensione) riporta Cornelius e Lazare nei territori dell’imprevedibilità. Una musica calda, giocosa, ricca di ironia, solo in parte trasmessa da una copertina rossa con il sole nascente. I Solefald ormai non hanno più confini e dopo un lungo legame con la mitologia nordica e il suo rigoroso sound, il nuovo album riprende una sperimentazione cangiante, mix tra le musiche e le culture degli abitanti della nostra “kosmopoli”.

Per prima cosa benvenuto e grazie dell’intervista. A quanto pare il progetto “Kosmopolis”, inizialmente, doveva essere uno solo, poi avete deciso di dividerlo in due parti con l’Ep dedicato al “Nord” e l’album dedicato al “Sud”. Come mai questa scelta?

Dopo quattro album di carattere sperimentale, ci siamo immersi completamente nella storia e nella mitologia nordica con “Red For Fire”, “Black For Death” e “Norrøn Livskunst”. Con i due episodi di “Kosmopolis” abbiamo voluto in qualche modo ricollocare il Nord nell’ottica cosmopolita da cui è iniziato tutto. L’Ep “Norrønasongen. Kosmopolis Nord” suona senza dubbio molto “nordico”, con elementi prog e folk. “World Metal. Kosmopolis Sud” inverte l’intera prospettiva, con una fusione di musiche e storie dell’intero pianeta. In pratica siamo tornati a percorrere il sentiero dove ci eravamo trovati con “Neonism”, il nostro album postmoderno del 1999.

Hai in parte anticipato la mia prossima domanda. In effetti l’Ep e l’album suonano in modo differente, la parte “Nord” è molto folk ed epica, quella “Sud” è anarchica e ironica, un mélange musicale di metal, etnica, elettronica. Sei d’accordo? Vuoi aggiungere altro?

Sì, sono d’accordo con te. Sull’Ep “Norrønasongen”, i testi erano soltanto in norvegese, mentre in “World Metal” usiamo ben quattro lingue. E questa è proprio una delle ragioni per cui lo abbiamo voluto chiamare “World Metal”, in un senso filosofico, perchè nei testi si incontrano mondi, culture ed epoche diverse.

Nella mia recensione ho adottato un paragone che forse ti suonerà un po’ strano. I Solefald, come suonano oggi, mi ricordano una sorta di “versione estrema” dei Dead Can Dance. Che ne pensi?

Penso che sia un punto di vista interessante e mi affretto ad aggiungere che Lars ed io siamo dei fan di vecchia data dei Dead Can Dance. Li ho conosciuti nel 1995 con “Towards The Within” e ne sono rimasto affascinato per diverso tempo. Ho dei ricordi molto forti e mistici di quel gruppo. Sono stati avventurieri spirituali e musicisti aperti al mondo, essere pargonati a loro è un complimento. Credo che li ascolterò proprio oggi, dopo aver terminato “In Harmonia Universali”. Sto facendo un “ripasso” della discografia dei Solefald.

In “Kosmopolis Sud” e chiaramente nella canzone “Bububu Bad Beuys” usate la voce come uno strumento, una sorta di scat style. Vuoi dirci qualcosa in più?

Date un’occhiata a questo video. E’ preso da una sessione improvvisata nei Soundcrafters Studios di Dar Es Salaam, dove avrei dovuto leggere un poema guerresco guidato dalla musica dei percussionisti Gunnar Augland e Raz Pompidou. Alla fine mi sono lasciato prendere da quelle potenti percussioni e ho optato per uno strano screaming, una sorta di “chicken style”…come un pollo di fronte alla morte! (in italiano!, nda)

Parliamo un po’ dell’esperienza africana, come mai avete deciso di registrare una parte dell’album in Tanzania?

Tutto il materiale dell’album è stato composto da Lars e da me, quasi sempre seduti comodamente con chitarre e synth a portata di mano. Per le canzoni più orientate all’elettronica è Lars che si occupa dell’inserimento dei riff e aggiunge il suo tocco, appunto elettronico. Suo padre, Sigbjørn Nedland, è un giornalista e produttore di musica world. Va spesso in Africa e in cerca di una buona motivazione per andarci, mi suono unito a lui a Febbraio dello scorso anno. Un’esperienza meravigliosa! Abbiamo registrato un giorno a Dar Es Salaam e poi ci siamo spostati a Zanzibar per il Sauti Za Busara world music festival. Davvero un tocco di sole, la mia depressione invernale è svanita tutta in un lampo!

Vuoi parlarci degli ospiti che hanno preso parte alle registrazioni di “Kosmopolis Sud” e del loro contributo sull’album?

I giovani talenti Baard Kolstad, Alexander Bøe, Petter Hallaråker e Sindre Nedland ci aiutano dal vivo e così li abbiamo invitati a suonare anche sule due nuove uscite. Lars ed io abbiamo disusso a lungo sulla possibilità di ercare una sezione ritmica, principalmente perchè ci siamo concentrati su altri strumenti negli ultimi anni. Baard Kolstad è un batterista molto dotato conosciuto per la sua militanza nei Borknagar e nei Rendezvous Point. Alexander Bøe (In Vain) suona il basso meravigliosamente, nonostante abbia solo ventidue primavere! Petter Hallaråker è un musicista diplomato e suona la chitarra nei Rendezvous Point.

Di cosa parlate nei testi?

Di tante cose, sai… Seriamente, ho provato a fondere vecchie storie e miti con dei fenomeni moderni, cercando di fare qualcosa di nuovo. I testi dei Solefald, specialmente quelli di “Neonism” e “World Metal”, portano con loro delle critiche di carattere culturale.

E qual è la “cosmopoli” che volete descrivere? Ci sono riferimenti alla realtà?

La nostra “Kosmopoli”, scritta con la “K” greca e tedesca e non con la “C” francese e latina, è la città del mondo. In tempi recenti, città come Londra, Parigi, Berlino e New York, possono essere tutte considerate città del mondo, ma hanno delle temibili rivali nei territori africani, arabi e asiatici. Purtroppo non li ho visitati tutti, non ancora! Storicamente, Roma è stata una “cosmopoli”. Il periodo più splendido della storia italiana! Se leggi i testi, noterai inoltre che sono pieni di riferimenti alle nostre vite ed esperienze personali.

In “Norrønasongen” compare il tuo progetto Sturmgeist And The Fall Of Rome. Siete ancora attivi e magari state lavorando a qualcosa di nuovo?

Sì, abbiamo iniziato a suonare insieme ad Oslo nell’autunno del 2010 e siamo ancora attivi. Il nostro primo doppio Lp “Kald Krig” (“Cold War”) vedrà la luce via Inhuman Music e Records Of The Flesh God ad Aprile di quest’anno! E’ uno strano mix di poesia, synth, noise, con pezzi epici che vanno dai sei ai ventiquattro minuti.

Cornelius,  grazie del tempo che ci hai concesso! Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Sì, lo farò! Per i fan del vinile: per molti anni abbiamo parlato della possibilità di pubblicare un box set di vinili dei Solefald. Finalmente pubblicherò la trilogia “Norrøn Livskunst”, “Norrønasongen. Kosmopolis Nord” e “World Metal. Kosmopolis Sud” attraverso la Propagenia Press. L’edizione è limitata a cento copie e ce ne sono ancora venti disponibili: http://propagenia.bigcartel.com/product/solefald-new-3-lp-box-set-preorder-edition-limited-to-100. Per chi invece possiede già “Norrøn Livskunst”: http://propagenia.bigcartel.com/product/solefald-lp-box-set-preorder-without-norrn-livskunst-edition-limited-to-100

Grazie mille!

 

 

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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