Silver Lake: “Ray Of Light” – Intervista a Esa Holopainen

Esa Holopainen, noto al grande pubblico metal in veste di chitarrista degli Amorphis, ha inaugurato la sua carriera solista con il progetto Silver Lake, una realtà e un disco che gli hanno consentito di scatenare una vulcanica creatività.
Ne abbiamo parlato proprio con il mastermind finlandese, che ci ha raccontato cosa si nasconde dietro ai Silver Lake e come la storia di questo progetto solista è appena agli inizi.

Ciao Esa, innanzitutto grazie del tuo tempo! Iniziamo a parlare del tuo debutto solista con i Silver Lake: com’è nato questo progetto?

L’idea del progetto solista è un vecchio sogno, ma non ho mai avuto tempo per realizzarlo. La scorsa primavera, quando i tour si erano fermati a causa della pandemia, ho avuto modo di parlarne con Nino Laurenne, un amico che ha uno studio di registrazione e che mi ha chiamato per chiedermi se ero finalmente interessato a lavorare ad un album solista. Tutto ha avuto inizio così: avevo già pronte un paio di canzoni, le ho fatte ascoltare a Nino e gli sono piaciute molto. Per la precisione, si trattava di tre pezzi che sono poi confluiti nel disco, vale a dire Sentiment, Ray Of Light e Promising Sun.

Qual è l’idea dietro al tuo debutto solista? Sono certa che molti fan degli Amorphis si aspettino qualcosa di simile allo stile della tua band principale, ma in relatà i Silver Lake sono molto più di questo…

Non volevo scrivere qualcosa in stile Amorphis, non avrebbe avuto molto senso per me; ora ho l’opportunità di sperimentare influenze e stili diversi, senza confini o limiti; credo sia una cosa fantastica.

Certamente, e infatti i pezzi sono una sorta di viaggio attraverso stili diversi, ma ciò che li accomuna secondo me è la ricerca di un approccio melodico e, se vogliamo, pop. E lo dico come un complimento! Cosa ne pensi di questa lettura?

Confermo, una delle cose più belle per me come chitarrista, anche se può sembrare buffo, è proprio riuscire a svestire i pezzi dalle parti di chitarra e lavorare sulla dinamica e la struttura delle canzoni, con un focus sulla voce e sui temi musicali. Mi piace tenere la mia chitarra sullo sfondo. In questo caso, il mio obiettivo era costruire dei brani solidi e ben strutturati, piuttosto che aggiungere chitarre distorte fini a se stesse.

Ovviamente una delle cose che salta all’occhio nel disco è una parata di voci stupende. Come hai scelto i vocalist che hanno preso parte al progetto?

Si tratta di cantanti che mi piacciono molto, di cui sono un grande fan e che secondo me potevano adattarsi benissimo al progetto che avevo in mente. Devo tornare ai primi tre brani di cui parlavo prima, Sentiment, Ray Of Light e Promising Sun: sono canzoni diverse tra loro e ho subito pensato di cercare almeno due diversi vocalist per questi pezzi. Ho iniziato a guardarmi intorno: Sentiment è molto malinconica e ho pensato che sarebbe stata perfetta per Jonas Renkse [dei Katatonia, ndr] e la stessa cosa è successa con Promising Sun e Björn Strid [dei Soilwork, ndr] e con Ray Of Lights ed Einar Solberg [dei Leprous, ndr]. In pratica, in tutti i pezzi c’era qualcosa in cui ogni cantante si ritrovava e questo è il modo migliore per ottenere il miglior risultato possibile.

Il mio dubbio era proprio questo: dal momento che, per esempio, Ray Of Lights ha uno stile “Leprous” o Promising Sun è molto diretta ed heavy, mi sono domandata se è stato l’artista a portare qualcosa di proprio nel brano o se invece sei stato tu ad assegnare il pezzo giusto alla persona giusta?

Sicuramente ogni cantante ha portato il proprio DNA al pezzo e ha contribuito al sound finale. In alcuni casi, l’artista stesso ha voluto lavorare con ua propria linea vocale e scrivere i testi, in altri ho scritto io le lyrics e ho lavorato all’arrangiamento vocale con il mio produttore. Direi che ogni caso è stato diverso, ma di certo ogni cantante ha contribuito personalmente al brano. Ad esempio, la demo del primo singolo, Storm, è stata cantata dalla moglie di Nino, che è un’insegnante di canto, e secondo me era perfetta così. Ma quando ho sentito la versione finale cantata da Håkan Hemlin, beh, era completamente diversa. Mi ci è voluto un po’ per abituarmi, ma alla fine l’ho trovata perfetta e questo dimostra che quando un vocalist ha carisma ed esperienza, tutto ciò traspare nei pezzi che canta.

Cosa puoi dirmi del processo creativo dietro quest’album? Immagino che tutto sia stato portato avanti a distanza, data la situazione. Come ha influito tutto ciò sulla nascita dei brani?

Con Tomi Joutsen e Vesa-Matti Loiri abbiamo avuto la possibilità di incontrarci e registrare in studio ad Helsinki, mentre gli altri artisti hanno registrato i pezzi nei loro studi domestici, ma non è stato un problema. Si tratta di professionisti, abituati a cantare anche da casa: ad esempio, Jonas dei Katatonia sta facendo moltissimo da casa anche per la propria band.

La opener del disco è “Silver Lake”, un pezzo strumentale che prende il nome dal progetto stesso. Come mai questa scelta e perché solo un brano strumentale nell’intero album?

A dir la verità, ad un certo punto abbiamo pensato di inserire anche una seconda traccia strumentale, che però alla fine è diventata Alkusointu, con il testo parlato in finlandese.
Volevo che ci fosse un pezzo strumentale, perché è il mio modo di cantare all’interno dell’album; d’altronde, per me scrivere un brano di questo tipo è come scrivere un pezzo per un cantante: ci deve essere un certo tema musicale, un chorus, dei versi; diciamo che questa volta è andata così e il pezzo funge anche da introduzione al disco, ma magari nel prossimo album solista inserirò due tracce strumentali, chissà!

E immagino che il titolo, che corrisponde a quello del progetto, sia a sua volta significativo…

Sì, volevo che l’album fosse un viaggio musicale con un inizio, una fine e una certa dinamica nel mezzo, quindi avevo già in mente dove posizionare ogni canzone. Soprattutto con Apprentice, la seconda traccia che ho scritto per Jonas, sapevo che sarebbe stato il pezzo di chiusura: in generale, volevo che l’album non fosse solo un insieme di canzoni cantate da differenti artisti, c’è qualcosa che le connette profondamente tra loro.

Sono molto incuriosita da Alkusointu, un pezzo particolare anche per la voce che hai scelto di associare.

Vesa-Matti Loiri è il più famoso attore finlandese, qui è veramente molto noto, ha ormai 77 anni ed ha recitato in moltissimi film, ed è anche un artista musicale molto rispettato, anche se arriva da un background musicale diverso dal mio. Un mio caro amico, che lavora nell’industria cinematografica e fa il manager di alcuni attori finlandesi, tra cui Vesa-Matti Loiri, gli ha fatto ascoltare la versione strumentale di Alkusointu e il testo che avevo scritto per il brano.
Lui ha apprezzato molto e abbiamo organizzato un incontro nello studio di Helsinki per registrare la parte vocale. Posso dire che è una persona molto carismatica, come si sente anche nel brano, il suo modo di parlare e il suono della sua voce sono davvero pronfondi e drammatici.

Parlami un po’ dei testi del disco, di cosa parlano i pezzi?

I temi trattati sono molto vari, anche se la mia priorità era inserire una canzone che parlasse della malattia mentale, un argomento che mi è molto caro. Per il resto, ci sono testi sulle forze della natura, sulla mitologia, sulla creazione del mondo secondo il folklore finlandese. Jonas e Björn, invece, hanno scritto personalmente i loro testi, ma in generale sono trattate tematiche molto universali, su cui ognuno può sviluppare una propria opinione.

Qual è la principale differenza tra essere il chitarrista di una band e la mente dietro un progetto solista?

Credo che sia innanzitutto la responsabilità. Con gli Amorphis navigo in acque sicure, l’unica cosa di cui mi devo preoccupare e di conoscere i pezzi da suonare sul palco, dove mi posso concentrare sul mio strumento. Con i Silver Lake, invece, mi sono occupato di tutto: ho dei musicisti in studio che suonano la batteria, il basso e le tastiere, ma io devo comunque essere coinvolto in tutto ciò che succede nel processo.
Non volevo fare qualcosa tanto per farla, il mio obiettivo era scrivere un album vero che non deludesse le aspettative di nessuno, a partire dai cantanti coinvolti nel progetto.

Naturalmente il progetto coinvolge molti artisti differenti e a ciò si aggiunge la situazione attuale: in generale, vedi i Silver Lake come un progetto puramente di studio o ci potrebbe essere in futuro l’idea di organizzare qualcosa, ad esempio uno speciale evento dal vivo?

Direi che è più un progetto di studio, ma chi lo sa…naturalmente pensare di organizzare qualcosa con tutti questi grandi artisti nello stesso posto e allo stesso momento è piuttosto difficile, soprattutto ora che si sta tornando pian piano alla vita di tour. Ma ho già iniziato a scrivere della musica per un nuovo album di questo progetto, quindi ci sarà sicuramente un seguito!

E infatti volevo chiudere questa chiacchierata proprio con questa domanda: ti immagini il disco di debutto dei Silver Lake come il primo di una lunga serie?

Nessuno può saperlo, nemmeno io, ma diciamo che ho ancora molte cose da dire e molta musica da scrivere.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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