The Dillinger Escape Plane: Piano di fuga – Intervista

Ci sono poche band che possono appropriarsi tranquillamente del lusso di fare ciò che vogliono nel modo da loro ritenuto più opportuno. Essere se stessi e guardare avanti, cercare la soluzione migliore per esprimersi e progredire, senza porsi limiti o senza alcun timore di voler osare troppo. E riuscire nell’intento non è cosa facile, per niente. Eppure, per i The Dillinger Escape Plan tutto ciò sembra un semplice e divertente gioco, un obbiettivo dalla risibile difficoltà. In occasione dell’uscita del loro secondo full-length dopo il terremotante ‘Calculating Infinity’, è il chitarrista Brian a concedersi ai nostri lettori.

Allora Brian. E’ passato molto tempo da ‘Calculating Infinity’. Puoi dirci come siete arrivati a ‘Miss Machine’ durante questi anni?

"Beh, prima di tutto abbiamo dovuto affrontare il cambio di cantante. Con l’arrivo di Greg, abbiamo notato che era necessario dedicare un po’ di tempo all’attività live, in modo da fortificare l’intesa tra lui ed il gruppo. Inoltre, suonando dal vivo anche i nostri fan hanno potuto conoscere Greg e diventare familiari con la sua voce e la sua personalità e viceversa. C’è poi da dire che di questi tempi il mercato discografico si è aperto alle sonorità più heavy e molti gruppi hanno raggiunto un ottimo livello di popolarità, come gli Slipknot ad esempio. Con questo cambiamento i giovani hanno cominciato ad ascoltare più musica e ad interessarsi anche della scena underground, scena di cui facciamo parte. Così ad ogni show cominciava ad aumentare il nostro pubblico e suonando sempre più spesso i brani di ‘Calculating Infinity’ con Greg al microfono, questi hanno preso una nuova vita e ci è sembrato quasi di reinventare il nostro disco da studio.

Inoltre, ci sono stati alcuni contatti con la Universal per stipulare un importante contratto. Questa possibilità era sicuramente allettante, perché il supporto finanziario per una band è vitale. Noi non abbiamo mai badato a questo prima d’ora, pensiamo sempre a suonare e fare la nostra musica, ma l’opportunità era da prendere in considerazione. Ma l’industria musicale favorisce i gruppi più grandi e che riscuotono più successo. Così avremmo avuto difficoltà a cavarcela, per tanto abbiamo pensato di puntare sulla Relapse, mossi dalla sicurezza di un loro supporto costante.

Il disco è nato pian piano, abbiamo scritto anche durante il tour, trovando il tempo che non abbiamo avuto prima."

Ascoltando il disco viene da pensare che il periodo di attesa sia stato accompagnato da un’espansione delle vostre influenze. ‘Miss Machine’ è disco più eterogeneo e allarga i propri orizzonti. A testimonianza di ciò, due brani sorprendenti come ‘Phone Home’ ed ‘Unretrofied’… E’ stato un cambiamento spontaneo o intenzionale?

"Beh. Ci sono canzoni più particolari rispetto al nostro passato. Ben ha iniziato a lavorare a ‘Unretrofied’, mentre Chris si è occupato di ‘Phone Home’. La loro volontà era di imparare a maneggiare questi nuovi software, cosa che rientra pienamente nella nostra mentalità di progredire e cercare nuove soluzioni. Quando abbiamo sentito il loro lavoro, ci è piaciuto subito. Avremmo potuto prendere quei pezzi, stravolgerli ed inserirci dei classici "momenti-Dillinger", ma non è nostra intenzione continuare a realizzare ‘Calculating Infinity’ all’infinito. Come musicisti e come band dobbiamo cercare di evolverci e prendere nuove vie. Ovviamente eravamo tesi e preoccupati, il secondo album è sempre una prova difficile, dovevamo confermare quanto di buono fatto con il nostro esordio. Abbiamo comunque scelto di seguire la nostra strada, sperando che i nostri fan potessero seguirci comunque."

A questo punto è sempre più difficile definire la vostra musica. Potremmo chiamarla Dillinger-core, o "Dillinger-qualcosa". Come vedete voi questa questione? Come definiresti la vostra musica?

"(ride) Beh, fin da quando abbiamo iniziato non ci siamo mai fatti sostenitori di una particolare bandiera. Abbiamo sempre ascoltato di tutto, dal metal al punk, dall’hardcore alla musica elettronica. Ognuno può dare le sue etichette, noi pensiamo semplicemente a fare musica. Siamo andati in tour con diversi gruppi che stimavamo, lo stare insieme ci ha aiutato a vedere la musica sotto diversi aspetti ed esserne di conseguenza influenzati. Non ci incanaliamo per fortuna in stereotipi."

E’ un atteggiamento importante questo, secondo il mio modesto parere, e non è così facile per tutte le band portare avanti un discorso simile… Probabilmente è qualcosa che si ha nel proprio DNA…

"Certo. Abbiamo avuto la possibilità di suonare anche di fronte ad un pubblico non abituato al nostro sound e ci siamo dovuti confrontare con realtà diverse. E’ stata una grande opportunità per noi, abbiamo potuto portare alla luce ad altre persone ciò che facciamo. Non sarebbe stato possibile senza un atteggiamento mentalmente aperto come quello che ci caratterizza."

Spenderei ora qualche parola riguardo un personaggio rappresentativo per il panorama rock come Mike Patton. La collaborazione con lui per l’EP ‘Irony Is A Dead Scene’ è stata un po’ la molla che ha accentuato ulteriormente la sua influenza nella vostra musica, influenza che si espande e diventa più evidente in ‘Miss Machine’. Ritieni Patton e i suoi progetti un determinante stimolo evolutivo per i Dillinger?

"Certamente. Siamo sempre stati grandissimi fan dei Mr. Bungle. Di Patton apprezziamo molto la sua libertà di fare ciò che vuole. E’ un artista istrionico e molto versatile. Abbiamo collaborato con lui per l’EP… Lui ci ha aperto un sacco di porte in quanto ci ha dato la possibilità di fare ciò che abbiamo sempre voluto. Il precedente singer Dimitri era un grande screamer, però mancava di versatilità. Noi avevamo già in mente uno sviluppo più dinamico delle composizioni, aperto all’elettronica e alla melodia. Mike con la sua voce è stata la soluzione più adatta in quel momento. E’ stata una grande esperienza, la sua influenza si è fatta sentire sia all’interno della band che in ognuno di noi."

Che mi dici invece del titolo dell’album… Cosa significa ‘Miss Machine’ esattamente?

"E’ una continuazione delle tematiche di ‘Calculating Infinity’. Rispetto al primo disco, i testi si concentrano più sulle nostre relazioni personali. ‘Calculating Infinity’ parlava dei rapporti interni tra i membri della band e quelli con le nostre ragazze, trattava della voglia di arrivare il più lontano possibile con la band e allo stesso tempo di potersi dedicare alla propria vita come singolo. In ‘Miss Machine’ ci sono riferimenti alla vita personale di Greg, che si trova nella situazione cui accennavo prima. La sua ragazza lo vede diviso tra noi e lei e il rapporto è complicato per le difficoltà che si vengono normalmente a creare. Noi viviamo più o meno la stessa situazione e di conseguenza questo è diventato il concept di base al disco."

Dopo aver terminato i lavori al nuovo materiale, staccate la spina per un po’ concentrandovi su altro o lo riascoltate più volte per farvi un giudizio preciso, senza aspettare i primi responsi della stampa e del pubblico?

"No, per noi non è come finire di leggere un libro, chiuderlo e dimenticarsene. Sono passati cinque anni dal primo disco da studio, non siamo una band che fa uscire un disco all’anno. Abbiamo lavorato con calma al nuovo materiale, è nato pian piano e abbiamo speso molto tempo, tra un tour e l’altro. Volevamo tenere vivo il nostro spirito creativo il più a lungo possibile."

Che mi dici invece dell’ultimo show che avete tenuto di recente in Italia?

"Beh, è stato un concerto molto spontaneo. Siamo stati fortunati che tutto sia andato bene, il nostro mixer non funzionava e abbiamo dovuto scegliere se suonare lo stesso o annullare la data. Ci dispiaceva non suonare, anche se le condizioni erano precarie. Alla fine siamo scesi e abbiamo suonato in mezzo alla gente. C’era un ottimo feeling, un continuo scambio di energia tra noi e il pubblico. Come esperienza è stato il miglior show del tour. Ognuno era completamente coinvolto e non ci si aspettava un contesto simile."

Perfetto Brian, questa era l’ultima domanda. Ti ringrazio per il tempo dedicatoci e se vuoi salutare i tuoi fan e dire loro qualcosa, questo è il momento adatto!

"Ok… Grazie davvero per il supporto che ci avete dato fino ad ora, speriamo di tornare presto da voi. Ascoltate il nuovo disco con la mente aperta, abbiamo cercato di non essere prevedibili e di dare il meglio di noi. Grazie ancora e speriamo di vederci prima possibile."

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