Opeth: “Blackwater Park” – Intervista a Peter Lindberg

Metto le mani avanti: gli Opeth sono uno dei miei gruppi preferiti di sempre, quindi se il mio dovere è quello di essere obiettivo, questa volta credo proprio di non poterlo assolvere… Bene, comunque, quando sai che sta per uscire il nuovo disco dei tuoi beniamini, non puoi fare a meno di crearti delle aspettative, attendendendo magari un disco eccezionale- che spesso però si rivela una delusione… Con mia grande gioia ho potuto constatatare che non è il caso degli Opeth, che con ‘Blackwater Park‘ hanno dato alle stampe un disco che non esito a definire un capolavoro, disco che sintetizza quanto fatto dalla band in passato e che prosegue nell’evoluzione che da sempre caratterizza la musica del quartetto svedese. A parlarcene è intervenuto il chitarrista Peter Lindberg, personaggio un pò timido ma disponibilissimo a soddisfare il fiume di domande che gli ho sottoposto.

Allora Peter, pare che ce l’abbiata fatta ancora: ‘Blackwater Park’ promette di essere un nuovo capolavoro!

“Grazie!!”

Che ne diresti di darne un’idea generale ai nostri lettori?

“Direi che si tratta della prosecuzione naturale di ‘Still Life’. Ogni volta che registriamo un nuovo disco cerchiamo di esplorare aree musicali nuove pur mantenendo lo stile caratteristico degli Opeth, e direi che con ‘B.P.’ ci siamo riusciti, penso si tratti del nostro miglior album finora.”

E rispetto a ‘Still Life’ quali sono le maggiori differenze?

“Allora, la musica è più oscura, più pesante, mentre il suono è più ‘grasso’ ed aggressivo rispetto al passato. Abbiamo anche fatto qualche esperimento con le armonie, per esempio abbiamo usato alcune scale arabe che in passato non utilizzavamo.” Mi sembra anche che ci siano dei riferimenti al vostro passato musicale, alcuni passaggi mi ricordano le cose che facevate ai tempi di ‘Morningrise’ (secondo disco della band, N. d. A.)…

“Mmh, forse, ma non si tratta di riferimenti voluti. Sai, ai tempi di quel disco eravamo molto più orientati sulle armonizzazioni delle chitarre, sui riff, rispetto ad ora. Certo, anche all’epoca avevamo il classico trademark degli Opeth, con le chitarre acustiche e tutto il resto, però direi che ‘B.P.’ si muove in altre direzioni…”

Senti, ormai ai Fredman Studios ci avete messo le radici, però questa volta avete lavorato con Steven Wilson dei Porcupine Tree…

“Yeah! Sai, sia io che Mikael siamo fan sfegatati dei Porcupine Tree… durante un’intervista con un ‘Hard & Heavy’, Steven ha messo le mani su una delle copie promozionali di ‘Still Life’ e ci ha contatti dicendoci che la nostra musica gli piaceva parecchio… beh, noi non riuscivamo a crederci, hehe! Poi l’abbiamo incontrato a Londra e di fronte ad un paio di birre l’abbiamo convinto a fare qualcosa con noi…”

Ed il suo ruolo più esattamente qual’è stato?

“Oh, l’idea di base era che lui avrebbe fatto da produttore. Ci ha raggiunto in studio che avevamo già registrato le basi per le canzoni, e lì lo abbiamo convinto a cantare qualcosina, ha anche suonato un assolo (qui io gli chiedo su quale canzone, e Peter mi confessa di… non saperlo! “Sai, probabilmente io al momento ero sul retro a fumare… comunque il suo stile è riconoscibile, ehmmm…” si giustifica il chitarrista svedese. Ah, ‘sti musicisti distratti… N. d. A.).” E della copertina che mi dici? E’ moolto “spooky”, direi che è la migliore che abbiate mai avuto!

“Sì, sono d’accordo! L’ha realizzata di nuovo Travis Smith (artista che dovrebbe essere ben noto ai fan dei Death e Control Denied, N. d. A.), lo stesso che ha disegnato la copertina di ‘Still Life’. Per questo disco volevamo qualcosa di spettrale, oscuro, qualcosa sul “mistico”, magari in bianco e nero… Noi gli abbiamo spiegato quello che avevamo in mente, lui ci ha spedito un paio di idee in fase di elaborazione, e da lì ne abbiamo selezionate un paio sulle quali poi si è basato per il lavoro finale. Ne siamo veramente soddisfatti!” Senti, ma il disegno in qualche maniera si lega alle tematiche di ‘Blackwater Park’?

“No, non proprio. Tutto quello che gli abbiamo detto noi è il titolo disco, ma l’idea del soggetto è tutta di Travis! A me piace moltissimo, anche perchè non si capisce esattamente cosa succede nel dipinto, devi usare la tua immaginazione… riflette comunque il titolo e l’atmosfera del disco, ti dà l’idea che Blackwater Park sia un posto oscuro, malvagio.”

Ma, esattamente, cos’è Blackwater Park?

“Hmmm, a me evoca l’idea di un luogo sinistro, però non si tratta di un luogo necessariamente reale. Ehm, ti rivelo un segreto: noi abbiamo l’abitudine di ‘rubare’ i titoli dei nostri dischi… ed infatti, i ‘Blackwater Park’ non sono altro che un gruppo prog tedesco, sconosciuto ai più!” Aaah ecco! Allora fammi tirare un pò ad indovinare: ‘Still Life’ è ripreso dal disco omonimo di Pat Metheny?

“Uh, sì, noi veramente avevamo pensato alla canzone degli Iron Maiden, he he! ‘My Arms, Your Hearse’ invece è tratto da un testo di un’altra band ignota, i Coma (non garantisco assolutamente di aver trascritto correttamente il nome, N. d. A.).”

‘Blackwater Park’ è un concept album?

“Oh no, di concept ne abbiamo già fatti due, stavolta pensavamo fosse ora di cambiare! Di scrivere i testi se ne occupa Mikael, questa volta ha semplicemente messo su carta quello che gli passava per la testa, ed è rimasto sorpreso lui stesso di quanto fossero oscuri… beh, d’altronde vale lo stesso per la musica, non abbiamo mai composto pezzi così tetri. In fondo, è più interessante scrivere di cose oscure, se sei felice, te ne stai al sole, esci con gli amici eccetera, se sei di umore cupo, ti metti a fare musica, lasci che a parlare sia la zona d’ombra del tuo subconscio.”

Per te cos’è più difficile, lavorare a un concept o alle singole canzoni?

“Beh, se lavori su di un concept hai un sacco di problemi, ma la difficoltà principale è collegare le varie parti; però in compenso basta avere un’idea principale da elaborare in seguito, mentre se lavori su canzoni singole, di buone idee ne devi avere magari otto invece che una sola… quindi, direi che le due cose si equivalgono, anche se per me personalmente è più facile lavorare ai singoli brani.”

A cosa vi siete ispirati nel comporre ‘Blackwater Park’?

“Per quanto riguarda i testi, come ti dicevo, se ne occupa Mikael, quel che lui cerca di fare è semplicemente buttar fuori quello che gli frulla per la testa. Solo che quando scrive, non comunica col suo lato felice, non lo trova interessante… Per quanto riguarda le influenze musicali, noi guardiamo molto ai gruppi progressive degli anni ’70, cercando di incorporare le loro idee nella nostra musica. Ovviamente, senza dimenticare i gruppi metal attuali, in fondo facciamo heavy metal anche noi!”

Come nasce una canzone degli Opeth?

“Le idee di base sono tutte di Mikael, lui è bravissimo a unire i vari spunti che abbiamo, a dare un senso di completezza a una canzone. Comunque quando entriamo in studio, abbiamo pronte solo le basi, e ci prendiamo parecchio tempo per sperimentare, per cogliere l’ispirazione del momento. Quindi anche per noi il tutto è molto emozionante, visto che non sappiamo mai con esattezza come suonerà il disco finito (ride, N. d. A.)!”

Senti Peter, i vostri album hanno tutti quest’atmosfera un pò goticheggiante, ‘My Arms, Your Hearse’ poi era praticamente una storia di fantasmi musicata…

“Sì, un pò tutti noi siamo interessanti agli aspetti oscuri della vita, la morte e queste cose qui, sai (ride, N. d. A.)! Come dicevo, scrivere di cose allegre potrebbe anche essere bello, ma noi ci stuferemmo subito… sai, a noi piacciono i film horror, quella roba lì, e anche questo si sente nella nostra musica, ci piacciono le atmosfere malinconiche, oscure, pesanti… death, appunto!”

…ma tu ci credi al soprannaturale?

“…non saprei, ma… mi piacerebbe credere all’esistenza soprannaturale, perchè se non esistessero queste cose, allora la vita quaggiù sarebbe molto noiosa! Pensa, andare al lavoro tutti i giorni, la solita routine, se la vita fosse tutte qui, non avrebbe senso… cioè, non ne sono sicuro, ma penso che qualcosa oltre all’esistenza così come la conosciamo noi ci debba essere. Non si sa mai cosa ci può essere dopo.”

E tu come la pensi in proposito?

“Hmmm, io non credo che con la morte si svanisca semplicemente nel nulla… penso che magari si diventi qualcosa di diverso, si viaggi in un altro mondo o qualcosa di simile. Soprattutto, non credo che cambi la tua essenza profonda, per esempio, quando tu morirai non credo che smetterai di essere Alex, no?”

He he, e chi lo sa!

“Appunto, nessuno lo sa, è questo che rende l’argomento interessante! Molti dei nostri testi parlano di quello che può esserci dopo la morte, è facile scrivere di queste cose, anche perchè nessuno può dirti che sbagli (ride, N. d. A.)!”

E dell’idea del Paradiso e dell’Inferno cosa ne pensi?

“Oh, questa è roba vecchia, da medioevo… non credo che ci sia veramente un inferno. E’ difficile credere che uno venga giudicato per le sue azioni terrene, e l’idea di un posto dove vieni punito per i tuoi peccati non mi va giù.”

Eppure c’è un sacco di gente che ci crede ancora oggi…

“Sì, lo so, ma che ci vuoi fare… io proprio non mi riesco ad immaginare il diavolo seduto laggiù, rosso, con le corna… e che se ti comporti male nella vita verrai punito all’inferno nella tua prossima vita, nooo grazie, non fa per me!”

In alcune vecchie interviste avete definito la vostra musica ‘progressive death metal. Pensi che ancora possa andar bene come definizione?

“Sì, direi di sì! Sai, se penso alla nostra musica mi vengono in mente un sacco di aggettivi da aggiungere per descriverla: puoi metterci ‘atmospheric’, ‘dark’, persino ‘happy’ delle volte, è dolce e violenta allo stesso tempo… quindi, in fondo non ha senso volerci applicare una di queste definizioni. Penso che l’elemento ‘progressive’ sarà sempre presente nella nostra musica, cerchiamo sempre di evolverci, però siamo anche un gruppo metal, quindi forse ‘progressive metal’ o ‘progressive death metal’ è quanto ci descrive meglio.”

Ma cos’è che fa di un gruppo un gruppo progressive?

“Allora, ‘progressive’ per me significa evolverti, maturare il tuo stile, cercare di esplorare ogni volta nuove direzioni. Non si tratta di fare canzoni lunghe… quello che noi cerchiamo di fare ogni volta è di cambiare, evitando di ripeterci. Per esempio, non potremmo registrare un nuovo ‘Orchid’; quel disco è uscito nel ’94, eravamo più giovani di sette anni e adesso siamo persone diverse, di conseguenza è diversa la nostra musica. In questo senso, ogni nostro disco è diverso dal precedente, cambiando come persone si cambia anche come musicisti. In fondo, essere progressive vuol dire semplicemente andare avanti.”

Ci hai fatto caso, Peter, che oggi passano sotto il nome di ‘prog’ tutte quelle band che hanno elementi sinfonici ed un chitarrista virtuoso….?

“Well, yes, ha ha, in un certo senso sono elementi che abbiamo anche noi…quello magari è anche un modo di fare prog, per me però si possono considerare progressive anche i Radiohead, che sono capaci di innovarsi completamente da un disco all’altro! Prima magari fanno una canzone apposta per mandarla per radio, poi ti tirano fuori roba più sull’industrial… reinventarsi, cambiare, è questa l’essenza dell’essere progressive.”

Ok, eccoti allora la domandona cruciale: tecnica o feeling?

“Feeling, senza dubbio (lo dice con un’enfasi straordinaria! N. d. A.). Per me non c’è storia, se hai la tecnica ma non il feeling non farai mai buona musica, punto. Preferisco chitarristi che magari non suonino scale alla velocità della luce ma che abbiano il ‘tono’ giusto, se capisci cosa voglio dire. Ci sono un sacco di chitarristi velocissimi ma incapaci di suonare veramente, perchè magari hanno passato otto ore al giorno a esercitarsi sulle scale, ma non si sono mai curati di prendere una singola nota che suoni bene!”

He he, è la risposta che volevo sentire… senti, i vostri ultimi lavori suggeriscono che abbiate una vera passione per il jazz e per la musica folk…

“Sì, è vero. Come ti dicevo, noi cerchiamo di incorporare vari elementi nel nostro sound, jazz e folk sono buona musica e ci sono parecchi spunti che puoi incorporare nell’heavy metal, rendendolo di fatto più interessante. Per esempio, a ognuno di noi piacciono diversi stili di jazz, quindi ci riesce facile attingere da questi ascolti e renderli parte della nostra musica, per poi vedere cosa succede…”

Tu hai fatto degli studi di musica o…?

“No, Martin, il nostro batterista, è l’unico ad aver studiato effettivamente sul suo strumento. Io ho preso qualche lezione all’inizio, per circa un anno, ma per il resto siamo tutti più o meno autodidatti. Io non sono così veloce, non sono uno ‘scale runner’, però è più facile sviluppare una propria tecnica personale se non c’è nessuno che ti dice “ecco, si fa così”. Se studi per conto tuo, hai più tempo per sviluppare un tuo stile individuale, direi. Per quanto riguarda le soluzioni armoniche, non ci siamo mai posti il problema se- nella teoria- due note funzionano bene assieme; se suonano bene, suonano bene e basta, a chi importa se sono nella stessa tonalità o meno! L’importante è che suonino bene al tuo orecchio. Per esempio, se hai una base, puoi cercare le note giuste sulla scala corrispondente, ma semplicemente ascoltandola puoi trovare delle melodie direttamente sulla tua chitarra, e lì subentra il discorso del feeling.”

Peter, gli Opeth fanno musica estrema, le vostre canzoni hanno la tendenza a durare oltre i 5 minuti, avete degli elementi prog su di una base death metal- abbastanza per spaventare la maggior parte degli ascoltatori… cos’è, una sorta di ‘suicidio commerciale’?

(ride, N. d. A.)Sai, in un certo senso sì… Quando abbiamo pubblicato ‘Orchid’ il trend di turno era il black metal, ed uscire sul mercato con un disco con canzoni di 10 minuti, chitarre acustiche ed un fiore in copertina, all’epoca era davvero un suicidio commerciale! Però penso che adesso la gente ci possa rispettare per questo, chi ci conosce sa che non abbiamo mai cercato di saltare sul carrozzone dei trend ma che abbiamo sempre cercato di fare le cose a modo nostro.”

Cosa credi che sia che attrae la gente alla vostra musica?

“Mah, boh, non saprei esattamente… da una parte ci sono i fan del death metal, dall’altra semplicemente chi ama la musica progressiva o la buona musica in generale, credo…”

…e se io insinuassi che, forse, buona parte del vostro pubblico è costituita da musicisti…?

“Oh, no, non credo! Come dicevo prima, non è una questione di semplice tecnica, non credo che uno venga a sentirci per capire che scala sto suonando o cose simili, questo non importa. Penso che gli Opeth possano piacere a chiunque abbia abbastanza pazienza da starci a sentire e si lasci prendere dalla musica… uhmm, un sacco di pazienza, vista la lunghezza media dei nostri pezzi (ride, N.d.A)!”

Siete soddisfatti di come sta lavorando la Music For Nations con voi?

“Sì, abbiamo avuto qualche problema in passato con la Candlelight, quindi siamo passati alla Music For Nations che per fortuna è molto più professionale! Anche se qualche problemuccio lo abbiamo avuto all’epoca di ‘Still Life’, avremo dovuto fare un tour con i My Dying Bride, ma poi per problemi vari non se n’è fatto niente… Al momento tutto gira per il verso giusto, comunque!”

Peter, sai che ‘Blackwater Park’ era già interamente disponibile su Napster, con un mese di anticipo sull’uscita del disco?

“Sì, e la cosa mi da un pò fastidio… sai, sono un grande fan di internet, penso che come mezzo di informazione sia una gran cosa. Quanto a Napster invece, non saprei dirti se costituisce un bene o un male… Però, il nostro nuovo disco esce il 12 marzo, mi secca che già ora sia possibile scaricare i singoli brani prima che il disco sia nei negozi! In verità non so cosa pensarne, da una parte sono contento che la gente possa trovare il nostro materiale, però… ”

Avete avuto anche dei problemi con dei bootleg in passato, se non sbaglio?

“Sì, è vero, ho trovato in vendita on-line dei picture disc dei quali io non sapevo assolutamente nulla! Poi girano un sacco di magliette false degli Opeth, tutto merchandise per il quale noi economicamente non vediamo un soldo… voglio dire, sono anche contento che la gente trovi il nostro materiale così se altrimenti non è reperibile, però non mi piace che gente che non lo merita affatto guadagni denaro alle nostre spalle in questo modo!” Senti, oggi come ti ritrovi pensando ai vostri vecchi lavori, ne sei ancora soddisfatto?

“Oh, certo, ne eravamo orgogliosi all’epoca e lo siamo tutt’ora! ‘Orchid’ per esempio nel ’94 era un disco piuttosto controcorrente, ed anche se oggi non rifaremmo mai un disco come quello, sono tuttora molto legato ad esso come a tutti i nostri vecchi dischi.”

Cambiamo argomento e parliamo del futuro- so che la vostra presenza al Wacken Open Air è già confermata e che avete in programma di partire per un tour in primavera…

“Sì, inoltre abbiamo in programma di suonare al Dynamo in Olanda ed inoltre dovremmo essere negli USA coi Nevermore e poi con gli Amorphis.”

Come, e da noi niente? E’ tanto che non vi si vede dalle nostre parti!

“Heh, sì, lo so! E’ dal novantasei (di supporto ai Cradle Of Filth, N.d.A.) che non veniamo da voi, è passato un bel pò! Io non vedo l’ora di tornare a suonare dalle vostre parti, anche perchè i concerti tenuti a Roma e Milano sono stati tra i migliori che abbiamo mai fatto. Però ancora non so esattamente come sarà programmato il tour, penso che dovrai aspettare fino a quest’autunno…”

So che avete in programma un concerto con i Porcupine Tree…

“Oh sì, si tratta di una data singola in Svezia, abbiamo sentito Steven due giorni fa a proposito del concerto, non vedo l’ora! Noi contiamo di concludere il set più in fretta possibile, così avremmo più tempo per sentir suonare loro (ride di gusto, N. d. A.)!” He he capisco, visto che siete loro grandi fan… chissà, magari potreste combinare qualcosa assieme, forse una jam o qualcosa di simile? Sarebbe molto interessante!

“Beh, sì, forse, abbiamo pensato di invitare Steven a salire sul palco con noi per suonare un paio dei pezzi ai quali ha collaborato, però è ancora tutto da confermare.”

Ok, un’ultima domanda… gli Opeth nella vita di tutti i giorni chi sono?

“Oh, la maggior parte di noi lavora, dato che non ci possiamo permettere di vivere di sola musica, mentre io studio (Peter è un vero ‘secchione’, studia scienze ed è laureato in letteratura- anche se “Sei liberissimo di non crederci, comunque”, come dice lui! N.d.A), il che è la soluzione ideale perchè mi permette una certa libertà per quanto riguarda gli impegni con gli Opeth… Mikael per esempio lavora in un negozio di dischi. Non si tratta di nulla di particolarmente impegnativo comunque, giusto occupazioni che ti permettono di pagare l’affitto e di avere un sacco di tempo da dedicare alla musica, sai… (ride, N.d.A.)

Ok, Peter, questo è tutto… puoi chiudere tu come preferisci!

“Ok, non vediamo l’ora di tornare a suonare dalle vostre parti, ci si vede presto! E grazie ancora per l’intervista!” E questo è quanto. L’ho già detto, ma perdetevi gli Opeth e vi perdete il meglio…

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