Moonlight Haze: “Animus”-Intervista con la band

Il 13 marzo 2022 mi sono recata all’Headbangers Pub di Milano per incontrare i Moonlight Haze durante la serata evento per la presentazione in anteprima del loro nuovo album intitolato “Animus”. Ho avuto l’occasione di fare una piacevole chiacchierata con i musicisti, dove ho avuto modo di scoprire molte curiosità riguardo all’ultimo lavoro della band in studio.

Ciao ragazzi, è un piacere essere qui con voi! Come prima domanda vorrei partire dal principio, ovvero da prima della realizzazione dell’album stesso, chiedendovi se applicate una sorta di “procedimento” che seguite per la stesura e la composizione di  tutti i brani, oppure se ogni brano ha un metodo di composizione differente o casuale.

Chiara: Posso dirti che solitamente abbiamo due canali principali attraverso cui componiamo i nostri brani. Quasi tutte le parti strumentali vengono composte da Giulio, che ci manda le demo delle sue idee, su cui poi io scrivo le melodie che riguardano le parti vocali  e i testi. In alcuni casi però avviene proprio il processo inverso, come per esempio per quanto riguarda il brano “It’s Insane”, nato in modo totalmente casuale e inaspettato grazie a una melodia che mi è venuta in mente in macchina, mentre stavo guidando di ritorno dal supermercato! Ti dico solo che ho dovuto accostare immediatamente e mandare un vocale a Giulio canticchiandogli la mia idea, che poi è lo spunto da cui è nato il ritornello della canzone! Proprio per questo motivo all’inizio del pezzo ho voluto mantenere l’humming, proprio per richiamare appunto la canzoncina che ha dato origine a tutto.

Il primo pezzo è “The Nothing”, molto imponente e di forte impatto. Per quale ragione avete scelto proprio questo brano in apertura al vostro album?

Alessandro: Le ragioni direi che sono almeno due, di cui una  musicale e una tematica. Per quanto riguarda la prima, questo è un pezzo che secondo noi rappresenta appieno il messaggio musicale che vogliamo trasmettere all’interno di questo album, ovvero un disco energico ma anche molto melodico e che arriva dritto al punto. La seconda ragione è quella tematica che si può percepire  leggendo il testo e che parla di un certo “nulla” che divora “tutto”.

Chiara: Siamo voluti partire dal “nulla” per arrivare a riempirlo di note. La canzone è nata durante il lockdown, in concomitanza con la chiusura dei teatri, periodo in cui la musica ha subito una forte crisi e noi ci siamo sentiti come se fossimo stati svuotati dentro. Abbiamo avuto il desiderio di scrivere qualcosa riguardo al momento difficile che stavamo vivendo, ma nel contempo volevamo trasmettere anche un messaggio positivo perché è anche e soprattutto grazie alla nostra musica che ci siamo sentiti comunque tutti più vicini e la nostra creatività ci ha aiutati a tirarci su il morale.

Beh ragazzi, dato che abbiamo parlato del primo pezzo del disco, facciamo un bel colpo di scena e parliamo dell’ultimo! In “Horror & Thunder” abbiamo per la prima volta in tutto l’album un featuring con una voce maschile. A chi appartiene quella voce?

Alessandro: È la mia! Abbiamo anche un episodio divertente da raccontarvi sul perché abbiamo scelto proprio la mia voce per questa sperimentazione di alternanza fra voce maschile e femminile.

Marco: Detto semplicemente…la canzone racconta di “AJ che fà “bù” a Chiara.

Chiara: Eravamo in “ritiro spirituale di band” durante l’ estate del 2020, per iniziare a scrivere il disco nuovo, in questo posto sperduto in  montagna dove siamo rimasti per una settimana in una casa antica a comporre tutti assieme. È stata un’esperienza bellissima e l’ultima sera eravamo anche un po’ malinconici dopo aver impacchettato tutti i bagagli per poi ritornare a casa il giorno seguente. Ad un certo punto  scoppia un temporale pazzesco, salta la corrente e inizia perfino a grandinare sulle nostre auto! L’atmosfera era decisamente creepy e proprio per questo quel simpaticone di Alessandro ha deciso di mettersi dietro alle porte e di farmi “bu” per spaventarmi! Così, per ripicca, ha dovuto rimediare ai suoi misfatti cantando le strofe del testo.

Alessandro: Inoltre, alcune parti di basso e di chitarra le abbiamo registrate io e Alberto la notte di capodanno a casa sua. Sono praticamente i nostri festeggiamenti di capodanno messi sul disco!

Alberto: Aggiungo anche che l’ atmosfera goliardica ha dato origine a una rivisitazione nella parte finale del solo, dove abbiamo voluto omaggiare una band a noi molto cara! Non vi sveliamo quale, vediamo se gli ascoltatori riescono a cogliere il riferimento!

Parlando invece della title track, mi ha colpita molto questo parallelismo che avete sottolineato nel video del brano fra il testo di “Animus” e il parkour, uno sport decisamente inusuale. Perchè avete scelto proprio di esprimere un’analogia di questo tipo?

Marco: Oltre a suonare la chitarra nella band, sono anche il videomaker. Posso dirti che quando abbiamo deciso di fare il video di questo brano, il parallelismo con lo sport ci è venuto automatico, ma non volevamo utilizzare uno dei classici sport che si citano nel metal, come per esempio la lotta e dato che conoscevamo Nicolas Visentin (l’atleta protagonista del video),  abbiamo pensato appunto  al parkour. Quando abbiamo parlato del progetto a Nicolas, lui ci ha detto: “Ma lo sapete che nel parkour ciò che dite in questo testo è praticamente l’anima  dello sport?”. Infatti in una clip del video si vede un tatuaggio sul suo braccio con scritto  “if you wish it make it happen”, frase anche casualmente presente nel testo della canzone che abbiamo scritto.

Una coincidenza davvero interessante bizzarra!

Marco: È esattamente il messsaggio del parkour, che è uno sport che si basa molto sulla testa, sul lottare e sull’ andare avanti e superare i propri limiti.

Parliamo ora di “Kintsugi”, un brano molto particolare. Da fan sfegatata del Giappone, appena ho letto il titolo mi sono subito documentata riguardo a ciò che voleva esprimere. Potete raccontarci  qualcosa in più riguardo alla tematica che avete affrontato?

Giulio: Il brano si ispira ad una pratica artistica giapponese che consiste nel riparare un oggetto rotto utilizzando l’oro per valorizzarne le crepe. Io penso che, proprio come in questa arte, noi non dobbiamo nascondere le nostre cicatrici, ma valorizzarle come una parte importante di noi stessi. Inoltre, la canzone aveva già quest’aria orientaleggiante a livello musicale ed è stato quindi automatico per noi ricercare un tema proveniente dal mondo orientale per costruirvi attorno un testo. In una società dove spesso le persone tendono a voler sembrare sempre perfette e a nascondere le loro debolezze, questo tema ci è sembrato particolarmente azzeccato e soprattutto con un significato profondo che meritava di essere espresso.

Potete rivelarci quali saranno le vostre prossime date in programma?

Chiara: Certamente! Il primo di Aprile finalmente torneremo a suonare  dal vivo per la presentazione di “Animus” e suoneremo in co-headlining con i Trick or Treat al Campus Industry di Parma. Il 30 giugno invece saremo a legnano per il Rugby Sound Festival come special guests per i Lacuna Coil. La nostra volontà è quella di portare finalmente dal vivo la nostra musica.

Vi ringrazio tantissimo a nome di Metallus per il tempo che ci avete dedicato! Vi voglio salutare con una domanda un po’ personale, ma che mi viene sempre in mente quando parlo con dei musicisti, ovvero, perché fate musica? Cosa vi spinge a scrivere?

Chiara: Intanto grazie mille a voi di Metallus per averci ospitati! Per quanto riguarda la domanda invece, ho sempre visto la musica come una  lingua madre che mi permette di esprimere tutto ciò che nella vita di tutti i giorni non riesco a dire con le parole. A volte mi capita di rileggere un testo e di capire cose su me stessa di cui prima non mi rendevo nemmeno conto. Quello che spinge tutti noi della band a fare musica è che crediamo di avere un messaggio da portare a chi ci ascolta.

Marco: A me invece piacciono le chitarre distorte!

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