Dark Tranquillity: “Modernità, tradizione e impatto” – Intervista con Mikael Stanne

Un altro capitolo della storia dei Dark Tranquillity, un altro passo avanti. Un maggiore consapevolezza dei nuovi mezzi acquisiti, tanto gusto e una classe decisamente fuori dal comune guidano il gruppo svedese verso nuovi territori espressivi, che tuttavia non risultano né pomposi né fuori misura grazie a quello che è stato -lo leggerete nelle parole di Mikael Stanne- un lavoro lungo, graduale e collettivo. La performance del Gods Of Metal di qualche settimana fa ha messo in luce che lo stato di grazia abbraccia anche la sede live: i Dark Tranquillity sono uno dei gruppi metal più importanti di quest’anno, ogni dubbio è fugato!

Mikael Stanne è decisamente di buon umore (chi non lo sarebbe?), e comincia subito con lo spiegarmi che…

In questi ultimi giorni non stiamo facendo praticamente nulla, ci stiamo un po’ riposando in vista di tutto quello che arriverà dopo. Il nostro batterista ha un braccio rotto e ne stiamo approfittando per scrivere qualche nuovo pezzo.

Di già?

Si, in realtà non stiamo suonando veramente, stiamo solo provando qualche arrangiamento per vedere come funziona, su alcune bozze di canzone.

Per prima cosa voglio assolutamente sapere se vi è piaciuta l’esperienza del Gods Of Metal, qui in Italia! Secondo noi avete fatto un concerto meraviglioso!

E’ stato splendido, una delle più grandi esperienze della mia vita! E non parlo solo per me, ma per tutti i membri del gruppo. Dopo il concerto eravamo nel backstage a saltare e ridere come dei bambini dell’asilo, stare su quel palco è stata una cosa immensa! Non avevamo praticamente mai suonato per tanta gente tutta insieme, assolutamente splendido!

So che siete rimasti anche per il concerto degli Iron Maiden, Niklas mi aveva detto che non ve lo volevate assolutamente perdere…

Certo, siamo rimasti fino a tardi, e abbiamo anche bevuto decisamente troppo! (Ride) Eravamo con molti amici, sia italiani, sia dei gruppi che suonavano, ed è stata una grandissima serata!

Ho visto che avete anche dimostrato di apprezzare il meet & greet con i fan al nostro stand, siete rimasti lì a firmare autografi, fare foto e chiacchierare per più di un’ora!

Non avevo mai firmato tanti autografi quanto quel giorno a Monza! Sembrava che ogni ragazzo che era al concerto avesse con sé la propria macchina fotografica, pensavo controllassero ai cancelli (Ride)! Comunque è stato magnifico, assolutamente!

Pensavo anch’io che controllassero all’ingresso! (Risate)

A Monza avete suonato anche diversi pezzi dal nuovo disco ‘Haven’, che è la vostra ultima prova discografica. Personalmente lo trovo un ottimo disco, più diretto di ‘Projector’ e con un ottimo lavoro di integrazione delle parti elettroniche, che sono decisamente più compiute di quanto non lo fossero in passato.

E’ proprio così! E’ frutto di un lavoro piuttosto lungo, durato circa due anni, che ha visto la nuova line-up consolidarsi per bene, portando a quello che è un album decisamente "collettivo". Ogni membro del gruppo è stato coinvolto in tutti gli aspetti della scrittura di ‘Haven’, e questo lavoro molto lungo ci ha permesso di conoscerci meglio e poter lavorare fianco a fianco nel migliore dei modi, in maniera molto democratica. Le canzoni hanno avuto un processo di scrittura molto lungo e complesso. Ci è capitato di avere alcune parti atmosferiche e molto ipnotiche all’interno di alcuni pezzi, e se non ci piacevano le tagliavamo senza alcun problema, via! Altre volte eravamo soddisfatti di qualcosa, ma decidevamo di lavorarci ancora, per poterla rendere ancora migliore, fino a quando avevamo per le mani un pezzo di tre minuti! (Ride) E’ stato un processo creativo molto emozionante, e anche molto strano, perché non avevamo mai lavorato in quel modo prima. Abbiamo cominciato avendo per le mani pezzi di cinque o sei minuti molto atmosferici, leggeri e atmosferici, e come d’incanto ci siamo ritrovati con dei pezzi brevi e velocissimi! Non mi chiedere come sia successo però, non lo so! (Ride)

Secondo me è abbastanza chiaro che la scrittura del disco ha subito molte fasi successive e diverse fra loro. Non ci sono più le chitarre da una parte e l’elettronica dall’altra, le cose ora vanno di pari passo, sono più legate e più a fuoco.

Mi fa piacere che tu l’abbia notato: non avevamo più bisogno di parti lunghe e ripetitive, quello è stato un esperimento legato ‘Projector’ che ha poi dato i suoi frutti su ‘Haven’. E’ splendido per noi poter arrivare all’essenza di una canzone, a suo "cuore" in poco tempo, è stata una sfida che crediamo d’aver vinto.

Tu, Mikael, puoi inoltre completare il quadro di ‘Haven’ visto che ti occupi di tutti i testi. Sempre al Gods Of Metal, Niklas parlava del nuovo disco come di una nuova fase per te, una fase più orientata all’osservazione di quello che ti circonda piuttosto che all’estrema interiorità che sfoggiavi su ‘Projector’. Non mi ha mentito vero?

(Ride) No, direi proprio che non ti ha mentito! Mi conosce bene da non so più nemmeno quanti anni, e ha assolutamente ragione. I nuovi testi riguardano più il guardarsi intorno che il guardarsi dentro. C’è da dire che guardare le altre persone è comunque un modo di osservare se stessi, ma in generale i nuovi testi sono proiettati verso l’esterno. Sono anche un po’ più carichi di odio contro l’attitudine e i comportamenti di certa gente, e più critici nel commentare i loro errori.

Quali sono quelli che ritieni più "potenti" a livello lirico, quelli in cui credi di aver messo più "te stesso"?

Direi sicuramente ‘Ego Drama’, che è stato anche uno dei primi testi che ho scritto. Poi citerei ‘Not Built To Last’, in cui ho riversato moltissimo impegno e tempo. Non saprei citarne altri, anche perché il lavoro di scrittura è stato particolare anche per i testi. Così come le canzoni nascevano da improvvisazioni in studio, allo stesso modo, prova dopo prova, nascevano in me anche i testi, mano a mano che la canzone prendeva forma insieme a tutto il gruppo. Scrivevo delle note, le rileggevo, riguardavo, cercavo di capire da dove nascesse quello che avevo scritto, e le riadattavo, le sistemavo. Mi sono serviti tantissimo gli appunti che prendevo qui e là. Un’ennesima cosa curiosa, ma che in effetti è abbastanza normale visto quello che ho spiegato prima sulla storia e sul processo creativo della musica, è che all’inizio quasi tutti i pezzi avevano solo vocals puliti. Poi mano a mano tutti i pezzi sono diventati sempre più duri, e i testi si sono adattati ad essi.

Anche se il titolo del disco non è "heaven", ovviamente la prima cosa a cui rimanda è comunque l’immagine di un "paradiso", o di qualsiasi posto del genere esista…

‘Haven’ è un rifugio, un posto dove nessuno può disturbarti, in cui ti senti sicuro al 100% e dove nessuno può arrivare a disturbarti o ad interferire con quello che stai facendo. Rispecchia un po’ la sensazione che provavo mentre scrivevo alcune liriche per il disco: mi chiudevo in casa, chiudevo le tende, staccavo il telefono e rimanevo da solo. Solo allora potevo veramente entrare in contatto con me stesso e portare a termine le cose. Stacco anche il computer, non sopporto di sentire quei maledetti suoni di ICQ mentre sto scrivendo ! (Ride) I mezzi di comunicazione sono una cosa meravigliosa, ma ogni tanto devi liberartene, spegnerli e lasciarli da parte per stare con te stesso. Anche la nostra sala prove segue un po’ questo modello: è in un sotterraneo, nessuno sa che esiste e pertanto nessuno può venire a disturbarci, non c’è copertura per i cellulari e quindi non possiamo ricevere chiamate, è magnifico, è quello che ci serve! Passiamo delle ore a suonare, a discutere, a parlare, e inoltre il posto è talmente isolato che solo entrandoci hai l’impressione di dimenticare quello che la gente ha detto della tua musica, o quello che hai appena visto o ascoltato al di fuori…

Tra l’altro so con certezza che avete uno spettro di ascolti abbastanza ampio, la tua playlist sul vostro sito la dice lunga (Jeff Buckley e Tori Amos fra gli artisti citati)…

Non sei il primo che mi fa notare di essere incuriosito da quella playlist, che però è in effetti un po’ ingannevole: quelli sono i miei ascolti preferiti al di fuori del metal. Non servirebbe inserirci ‘Reign In Blood’ o ‘Master Of Puppets’, lo sanno tutti che adoro quei dischi! (Ride) Volevo semplicemente degli altri generi di musica, che mi piacciono esattamente allo stesso modo. Personalmente non ascolto molto metal moderno però, preferisco i miei vecchi dischi. Certo, ogni tanto trovo cose nuove che mi piacciono, ma non seguo assiduamente la "scena" metal di oggi, non compro molti magazine per esempio.

Solo quelli in cui si parla di voi!

No, non esattamente, solo quelli in cui ci dedicano la copertina! (Ride) I dischi che compro sono sostanzialmente dischi di musica soft, molto spesso progressive, ma niente o quasi di particolarmente violento. Passo cinque ore al giorno chiuso in cantina a gridare, quando torno a casa non chiedo di meglio che sprofondare in poltrona con Jeff Buckley come colonna sonora! (Ride)

All’interno della biografia presente sul vostro sito è riportata questa frase, risalente a prima dell’uscita di ‘Haven’, che potrebbe essere interpretata in maniera preoccupante, ne abbiamo motivo?

"After nearly ten years in business, with a discography of five CD’s, two seven inches, a demo and numerous appearances on compilation albums, we’re approaching the logical end of our creation…"

("Dopo dieci anni nel business musicale, con una discografia che include 5 dischi, due 7", un demo e numerose apparizioni su compilation, ci stiamo avvicinando alla logica fine del nostro processo creativo…")

Sinceramente me n’ero scordato, è una biografia scritta da un reporter tedesco che abbiamo utilizzato per il sito perché era molto affascinante e ben scritta. In ogni caso era da interpretare come la fine di un "nuovo" processo creativo, il termine del lavoro di oltre due anni che ha portato a questo album. Effettivamente è ingannevole, ma non vi spaventate!" (Ride)

Immagino che a questo punto abbiate anche dei piani per suonare dal vivo abbastanza precisi…

Certo, le date europee sono da poco disponibili (quelle italiane: 18 Settembre Roma, 19 Settembre Milano, N.d.A.), e ci sono dei piani per poter concretizzare il nostro primo tour americano e canadese, oltre al fatto che ci piacerebbe arrivare anche in Giappone. Abbiamo piani abbastanza ambiziosi, potremmo anche fare qualcosa insieme ai Tiamat, ma è ancora da vedere.

Avete mai preso in considerazione di utilizzare video o proiettare immagini durante i vostri live-show? Credo che alcuni vostri pezzi, soprattutto recenti, potrebbero trarne giovamento!

Abbiamo avuto idee in questo senso, io e Niklas ne abbiamo parlato ripetutamente, ma come potrai immaginare è un problema di soldi, di costi di realizzazione e trasporto, e ovviamente ci sarebbe da portare con noi un’ulteriore persona che se ne occupi mentre siamo sul palco. Sarebbe splendido avere uno schermo su cui proiettare delle immagini, potrebbe venirne fuori qualcosa di davvero bello!

Speriamo nelle vendite di ‘Haven’ allora!

Esatto! Anzi, di’ a tutti di uscire a comprarlo subito! (Ride) In realtà penso che in alcuni casi avere dei visuals sul palco possa essere addirittura controproducente, per un gruppo. La cosa più importante rimane ovviamente riuscire ad essere coinvolti ed emozionati dalla musica, sentirsi parte di quello che sta succedendo. Tra l’altro tutti si metterebbero a guardare i video e nessuno guarderebbe noi! (Ride)

"Ehi, guardatemi, sono qua!"

Esatto…anzi, no, non guardatemi, non sono poi così bello! (Ride)

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