Powerwolf: “Return In Bloodred” – Intervista a Matthew Greywolf

Per prima cosa vorrei che tu ci presentassi il vostro debut ‘Return In Bloodred‘. Come lo descriveresti ai nostri lettori?

“E’ puro e semplice heavy metal! Una musica molto maestosa, dark e potente. Forse con ‘Return In Bloodred’ non abbiamo inventato proprio nulla che non sia già stato detto dalle più grandi band degli anni ’80, ma sono convinto che il nostro modo di suonare sia comunque ricco di originalità ed inventiva.”

Nella mia recensione ho infatti definito il vostro suond come ispirato dalle più famose “horror metal band” degli anni ’80: Demon, Angelwitch, King Diamond, Nightmare e qualche sfumatura alla Ozzy. Sei d’accordo?

“Ma certo che sì, hai proprio visto giusto amico, hai fatto una descrizione più che precisa di quello che sono i Powerwolf, non devo aggiungere altro. Noi tutti amiamo le grandi band degli anni ’80 che hai citato, ed il lato più oscuro dell’heavy metal. Una delle mie più importanti influenze sono i Mercyful Fate, essere paragonato a ciò che ha fatto King Diamond mi riempie d’orgoglio, grazie!”

Dato il vostro status di “new comers”, ti va di presentarci uno ad uno i membri della band?

“Certo. Iniziamo da Attila, il nostro cantante. Viene dalla Romania e si è trasferito in Germania da poco tempo, proprio per unirsi in pianta stabile ai Powerwolf. E’ un tipo molto strano ma anche parecchio carismatico. Ad essere sincero lo capisco poco quando parla, e mi sfugge anche tutto ciò che gli deve passare per la testa…ma di sicuro ha avuto un forte impatto su di noi.

Il tastierista Falk Maria è un altro tipo molto strano. Prima di unirsi ai Powerwolf ha suonato in diverse band progressive, poi è ritornato alle sue radici musicali ed è entrato a far parte del gruppo.

Il drummer Stefane è per metà francese. E’ un gran bravo ragazzo ed un ottimo batterista, uno che picchia duro! E poi…ci siamo io e mio fratello Charles. Abbiamo fondato i Powerwolf qualche anno fa e siamo i chitarristi e principali compositori della band.”

A proposito, da dove deriva il moniker Powerwolf?

“Inizialmente la band doveva chiamarsi Greywolf, come il nostro nome di famiglia. Attila ha insistito molto su questo suggerimento, ma alla fine io e Charles abbiamo rifiutato, ci sembrava un’imposizione, come se avessimo dovuto dar vita ad un progetto esclusivamente personale. Ma Attila ha insistito molto. Secondo lui il lupo era il simbolo dell’orgoglio e rappresentava molto bene la nostra musica. Così, abbiamo combinato la parola “lupo” alla parola “potere”, che sta a raffigurare l’altra facciata della nostra musica, quella più forte ed aggressiva.”

Come vi dividete i compiti in fase di composizione?

“La maggior parte della musica è stata composta da me e da Charles. Siamo fratelli e ci conosciamo molto bene perché siamo cresciuti ascoltando lo stesso genere musicale. Riusciamo a capirci al volo e a intuire subito le nostre idee. Noi siamo gli autori delle “ossature” delle canzoni, poi gli altri ci lavorano sopra e ciascuno aggiunge il suo contributo.”

Apprendo dalla biografia che I testi sono ispirati a leggende della Romania, la nazione di Attila. Ce li puoi illustrare?

“Purtroppo avresti dovuto chiederlo ad Attila, io non conosco il significato che vuole attribuire ai testi delle canzoni. Attila passa gran parte delle sue giornate a leggere, in particolare storie e leggende rumene…e così e stato quasi automatico che queste diventassero parte del nostro contenuto lirico, senza contare che si adattano molto bene alla musica.

A grandi linee ti posso dire che Attila si dipinge come una specie di cantastorie il cui compito è quello di trasmettere queste leggende ai più giovani. Che io sappia, è davvero stufo di tutti questi film americani sul vampiro. Figure come il vampiro o il lupo mannaro fanno parte da sempre del folklore rumeno, sono esseri visti come fortemente “spirituali”, sono presi in seria considerazione nel suo paese e ancora oggi queste figure sono tramandate nelle leggende. Tutti questi filmacci li svuotano del loro reale contenuto e li trasformano nei cattivi di turno o in nuovi eroi romantici. Non sai quanto la cosa lo faccia incazzare! Devi vedere i suoi testi come un differente punto di vista che descrive questi miti.”

Attila viene dalla Romania, è difficile lavorare insieme?

“No. Attila vive alcuni mesi in Germania e alcuni mesi in Romania. L’unica cosa che dobbiamo tenere presente è che possiamo lavorare sulle voci quando lui è nel nostro paese, ma Attila ama viaggiare e non ha mai avuto problemi a fermarsi in Germania per dei lunghi periodi. Inoltre una parte della sua famiglia vive in Germania da anni e lui è abituato a muoversi tra i due paesi.”

La canzone ‘Son Of The Mourning Star’ è piuttosto particolare, è decisamente più orientata verso il rock sinfonico ed operistico. Vuoi parlarcene?

“Niente di particolare…volevamo solo un canzone un po’ insolita che concludesse l’album. Io sono un grande fan dei Black Sabbath e ho voluto ricreare quel sound “sperimentale” che erano soliti proporre in alcuni brani degli anni ’70. Volevo che l’album si chiudesse in questo modo. Abbiamo chiesto ad Attila di cantare baritono, niente di più facile perché in Romania fa parte di un coro operistico. E in poco tempo la canzone era pronta.”

Sono previste esibizioni dal vivo?

“Certamente. La nostra prima performance sarà al Summer Breeze Festival, nel mese di Agosto. Vi aspettiamo, lupetti!”

Ultimo ma non per importanza…che cosa vi aspettate dall’uscita del vostro debut album?

“La nostra intenzione era quella di creare un buon platter di metal classico e penso che ci siamo riusciti. Non mi aspetto nulla di particolare, in tutta onestà non ne me frega niente di ciò che pensa la gente!”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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