Soilent Green: “Deleted Symphony” – Intervista a Louis Benjamin

Senza dubbio un gruppo che sta lasciando il segno: i Soilent Green fanno male davvero, sono delle macchine da distruzione, fra umori sludge e colate laviche di death metal che invadono il nuovo lavoro, ‘Deleted Symphony For The Beaten Down‘. Ne abbiamo parlato con Louis Benjamin, il cantante :

“La sinfonia è dedicata a tutte le persone che lottano per vivere, senza distinzioni di ideali o modi di vivere, coloro che sono vessati da problemi personali, familiari, o semplicemente da ciò che accade loro intorno senza che se la siano cercata. E’ dedicata, insomma, a tutti coloro che la vita in generale costringe a stringere i denti per andare avanti. L’idea è venuta proprio da queste situazioni quotidiane, alle quali probabilmente mai nessuno avrebbe dedicato una sinfonia di qualsiasi tipologia. Per questo è stata cancellata, perché per queste persone non è la risoluzione ai propri problemi, alle proprie angosce, non è una sinfonia che li solleva da questi pesi. Il riflesso di questa loro condizione sta alla base di ciò che ora si può sentire sul disco. Non so se il disco in sé alla fine possa essere in qualche modo la vendetta di queste persone contro qualcuno o qualcosa, contro la sorgente dei loro problemi, anche perché non riuscirei ad identificare le cause dei problemi. Non riesco ad immaginare se queste canzoni possano essere il riscontro emotivo di coloro che le hanno ispirate, ma se ci si pensa, quelle situazioni sono momenti della vita che possono accadere a ciascuno di noi. Credo che alla fine, sentirsi abbattuti dal peso della vita possa capitare a chiunque davvero. Non per questo abbiamo voluto raccontare delle storie con dei protagonisti, bensì puntare più in là verso l’universalità delle sensazioni non inserendo alcun contenuto biografico nel disco, ma piuttosto le emozioni di gente che conosco, che è cresciuta e che vive attorno a me che indirettamente ha fatto scaturire la scintilla per un testo o per una atmosfera, questo si.”

Una botta di violenza, di sfida, di dolore mai sopito e sempre combattuto, l’essenza del “True metal” sta forse in una nuova personalità emergente, quella dei Soilent Green, atta a non arrendersi, a diventare davvero qualcosa di unico, a non demordere nonostante la relatà attorno ad essa le si accanisca contro, a non lamentarsi, a combattere, sempre e comunque. Un gruppo che non ha lasciato da parte quanto espresso in precedenza, ma lo ha metabolizzato : “Credo che questo album rappresenti al meglio la personalità dei Soilent Green. Precedentemente non mi era capitato di sentirmi così coinvolto come questa volta nella realizzazione della nostra musica; riascoltando il disco mi si presenta davanti la fotografia di quello che siamo, siamo riusciti a sfruttare meglio le nostre influenze ed abbiamo lasciato che quello che avevamo dentro uscisse senza intermediazione, esattamente come lo pensavamo noi. Probabilmente questo è indice di maturità, del fatto di essere stati più affiatati dopo le precedenti esperienze, ed ha contribuito in maniera assolutamente personale alla rappresentazione di ciò che volevamo uscisse da ‘A Deleted Symphony For The Beaten Down’. E’ un disco, questo, che è uscito direttamente dalle nostre vene, e ci soddisfa al massimo. Questa volta si è creata una special alchimia all’interno del gruppo, non siamo partiti con le canzoni già abbozzate: una canzone come ‘Hand Me Downs’ è nata da una jam session nello studio, e le altre comunque non erano assolutamente strutturate se non come sole idee prima della registrazione”.

Un gruppo che fa parte di una scuderia di nome Relapse, ormai etichetta troppo ingombrante per non fare rumore, che si rivela un laboratorio di artisti e non una semplice azienda: “La Relapse è incredibile, un’etichetta davvero eccezionale a mio modo di vedere. Sai cosa ha di particolare? Che tratta tutti con il medesimo rispetto, ci considera tutti artisti allo stesso modo, non si parla di band di serie A o di serie B. Loro credono in ciascun gruppo che hanno sotto contratto nella medesima maniera e garantiscono comunque una grandissima indipendenza artistica per chi lavora con loro. Ecco il concetto, lavorare con loro e non lavorare per loro. E’ una cosa che per un artista conta moltissimo, questa libertà. C’è tantissima passione in ogni cosa che fanno, dal seguire le band non appena gli è possibile nelle date dal vivo, alla promozione, alla cura del disco finito, dandoti una mano quando serve, lasciandoti lavorare come meglio puoi, mettendoti nella migliore condizione per poter esprimere il meglio di te stesso. Fra le altre cose credono nel potenziale dei gruppi, amo questo modo di lavorare che ti permette di crescere, non ti costringe a seguire le regole strette del business per incidere qualcosa che deve suonare per vendere e se non dovesse vendere vieni nemmeno gentilmente buttato fuori sulla strada senza più il contratto: hai la tua libertà artistica che è la condizione prioritatia sia per la band che per l’etichetta. Credo che i tipi della Relapse siano i fan numero uno di tutti coloro che promuovono, e questo li fa essere grandi come professionisti e come persone. E’ il concetto di indipendente che loro applicano, a tutti indistintamente.”.

E’ tornando a parlare della formazione musicale dei Soilent Green che non si riesce a togliere lo stupore: “Dal punto di vista musicale è indubbio che ci siamo mossi dalle coordinate tracciate dai primi Napalm Death e dai primi Slayer, ma è altrettanto vero che artisti come Pink Floyd o Naked City o Doors sono presenti nelle nostre formazioni musicali, così come l’inevitabile riflesso che possono avere artisti come Dillinger Escape Plan sulla scena estrema in generale. Io in particolare poi sono cresciuto con massicce dosi di Testament e Judas Priest ed inevitabilmente questa matrice è presente nel mio modo di comporre. Alla fine, il giro si complica in quanto tutte le inflessioni di ciascuno della band vanno ad influenzare gli altri e credo che per questo alla fine nessuna delle band che amiamo risulti preponderante sulle altre e sulla nostra sensibilià all’interno della musica di Soilent Green in quanto c’è un flusso continuo che prende da ciascuno di noi e diventa la corrente comune del gruppo”. La breve chiacchierata si conclude con il futuro dei Soilent Green ed uno spicchio di filosofia di vita: “Abbiamo pronte un paio di canzoni nate dopo il disco che sono decisamente più melodiche, più soffici rispetto a quello che abbiamo proposto sino ad oggi. Le stiamo digerendo e stiamo lavorando pian piano aggiustando quello che non ci va bene, non so onestamente cosa succederà con queste due canzoni, potrebbero anche diventare parte di un nostro futuro lavoro o scomparire o trasformarsi del tutto. Anche nell’ultimo disco dovevano esserci alcune soluzioni più melodiche, ma alla fine le canzoni sono diventate tutt’altro, chissà… Come al solito, noi scriviamo le nostre cose e poi diamo loro il tempo di crescere e maturare, non sappiamo mai una volta partiti dove potremmo arrivare. Per il momento stiamo anche aspettando che le situazioni politiche possano consentirci di andare a suonare dal vivo (il riferimento alla faccenda afghana è ovvio) con delle band che possano essere sulla nostra medesima frequenza, nel senso che sarebbe auspicabile avere delle date con gruppi vicini al nostro modo di proporre musica. Ovviamente, anche se suoni con band diversissime da te hai delle serie opportunità: non ultima quella di crescere misurandoti con un pubblico che magari non è abituato a certe sonorità, a mutuare da chi suona con te dei nuovi stimoli e delle nuove visioni. Abbiamo voglia di farci conoscere maggiormente ora come ora, capisci che è inevitabile per noi poterci esporre e far conoscere la nostra musica alla maggior parte di persone possibile. Abbiamo voglia di essere ancora più coinvolti in quello che facciamo, di trovare sempre nuovi input per crescere, per andare avanti. Nessuno di noi sopporterebbe la noia di rifare sempre le medesime cose, vogliamo cambiare ancora, rimanendo sempre convinti di quello che facciamo come lo siamo oggi. Essere coinvolti, ecco, forse questa è la lezione che mi ha insegnato la vita: fare ciò in cui credi, farlo fino in fondo, esserne completamente parte. E’ meraviglioso pensarlo, è meraviglioso viverlo, questo stiamo facendo e vorremmo continuare a fare. I modi li possiamo anche discutere, il principio assolutamente no. E’ incredibile quello che provi in queste situazioni, anche quando le vivo nella vita quotidiana, nel mio lavoro principale al di fuori della band”.

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