Long Distance Calling: “TRIPS” – Intervista a David Jordan

Abbiamo intervistato i Long Distance Calling, ennesima nuova interessante realtà di casa Inside Out, tra post-rock e progressive rock. La parola a David Jordan, chitarrista della band, che ci parla del nuovo album “TRIPS“.

Ciao ragazzi, prima di tutto benvenuti su Metallus.it. Siamo qui per parlare del vostro nuovo album “TRIPS”. Volete introdurci brevemente il vostro nuovo lavoro?

Grazie a voi per l’accoglienza! L’idea di base dietro “Trips” era appunto il tema del viaggio all’interno dei sogni. A volte si vorrebbe aver la possibilità di andare indietro nel tempo per rimediare ad un errore compiuto col quale hai ancora a che fare con o per ricordarsi di un momento che è stato importante per te. Dall’altra parte nei sogni possono prefigurarsi anche i desideri per il futuro. E certamente anche le paure. Quindi l’album ha a che fare con alcuni pensieri e sentimenti intorno a questo.

Nell’album ci sono un sacco di suoni sintetici, cosa mi puoi dire di questa evoluzione?

Il nostro songwriting è cambiato un po’ da quando Marsen si è unito alla band. Prima di lui la maggior parte delle canzoni erano scritte con chitarre, basso, batteria e dopo venivano aggiunte tastiere e samples. Questa volta abbiamo scritto le canzoni coinvolgendo tutti gli strumenti da subito in modo che tutti avessero il giusto spazio e giocare un ruolo equivalente sul disco.

C’è anche uno spiccato lato metal, come nel riffing di “Trauma” e “Lines”. Qual è l’attuale connessione che avete con l’heavy metal e cosa ci potete dire di questo lato pesante del disco?

Tutti noi ascoltiamo un sacco di stili musicali differenti, cosa che spesso apre il campo per un sacco di discussioni sul tour bus; Flo, Janosch e Jan hanno un forte legame con la tradizione metal visto che suonavano in band del genere prima dei Long Distance Calling. Ma questa è solo una delle centinaia di influenze che è possibile percepire in “Trips”.

“Flux” è una traccia molto interessante, lunga e complessa. Qual era lo scopo di spingervi così in avanti compositivamente parlando?

Se si vede “Trips” come un invito al viaggio, ce ne sono alcuni in cui principalmente definiamo la direzione puntiamo ad un soggetto che è importante per noi. D’altro lato ci sono alcune tracce in cui cerchiamo di dare un qualche tipo di veicolo e un volante all’ascoltatore. Quindi il viaggio dipende da ciò che è importante per lui o lei in questo momento. “Flux” è il più profondo di questi viaggi.

Il punto di forza dell’album è che il suono è molto accessibile, forse il disco più accessibile della vostra discografia. Progressivo ma non troppo complesso. Qual è la tua opinione in merito?

Per chi conosce la discografia della band c’è un’evoluzione in questa direzione da un album all’altro. “Satellite Bay”, per esempio è molto più slegato e vicino ad una jam rispetto, ad esempio, al nostro album omonimo. “Trips” segue questa direzione quindi suppongo che questa sia una sorta di naturale evoluzione per i Long Distance Calling.

Penso che l’artwork sia davvero interessante. Qual è l’idea principale dietro di esso ed è legato a un concept?

Non è legata a nessuno dei testi dell’album. L’artwork simbolizza il cambiamento in qualcosa di diverso, in un altro stato della materia, il surreale come forte simbolo dei sogni.

Parliamo della line up. “Marsen” Fischer è uscito dalla band e Petter Carlsen è subentrato, registrando la maggior parte delle parti vocali. Avevate già lavorato con lui, ma ora possiamo considerarlo un membro permanente della band? E cosa puoi dirmi di questo cambio?

Marsen è stato ancora coinvolto suonando le grandi parti di tastiera di questo disco. Avrebbe dovuto registrare anche le parti vocali ma, a causa di alcune imminenti opportunità presentatesi nella sua vita privata ha deciso di lasciare la band. Così abbiamo chiesto aiuto a Petter, che conoscevamo dal nostro tour con gli Anathema nel 2011 e col quale eravamo diventati amici. Aveva già cantato una canzone con Vincent Cavanagh sul nostro ultimo disco quindi sapevamo quanto è bello lavorare con questo tizio folle.

Avete anche un nuovo contratto che vi lega alla Inside Out, cosa mi puoi dire a riguardo?

Prima della Inside Out eravamo già stati con la loro sotto-etichetta chiamata Superball Music. A causa della evoluzione della proposta dei Long Distance Calling abbiamo deciso di comune accordo che la Inside Out si adattava meglio al nuovo sound.

Vi abbiamo visto qui in Italia qualche anno fa di spalla ai Katatonia. Pensate di tornare di nuovo a farci visita? Qualche piano?

Sì, taaanto tempo fa … Stiamo progettando una seconda parte del tour il prossimo autunno in cui ci piacerebbe visitare Italia, Spagna e Portogallo di nuovo.

Hauschild-Fotodesign, BFF

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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