Leprous: Intervista a Einar e TorO

Forti di una grande crescita musicale, i Norvegesi Leprous sono una delle band maggiormente in voga nella scena metal Scandinava. Attenti agli aspetti visivi dello show e molto professionali sul lavoro, i Leprous si presentano come una band molto alla mano, che ha sempre voglia di scherzare, di coinvolgere l’interlocutore nelle proprie discussioni e in una mite giornata autunnale, Einar Solberg e Tor Suhrke mi accolgono come una di famiglia, accennando qualcosa di questa nuova esperienza della vita on the road, per la prima volta in veste di headliner e raccontando alcune chicche riguardanti i loro nuovi progetti.

Ciao ragazzi, bentornati in Italia. Come va?

(i ragazzi iniziano subito parlando un po’ di Norvegese, di seguito la traduzione):

TorO: Tutto bene, grazie mille.
Einar: Tutto bene!

L’ultima volta che vi abbiamo visto suonare a Milano eravate in compagnia dei Finlandesi Amorphis, lo scorso anno. Per quest’occasione, tornate in veste di headliner. Cosa potete dirci di questa nuova avventura? Cosa vi ha spinto a programmare un tour tutto vostro?

Einar: Sai, essere una band di supporto per così troppo tempo diventa sfiancante, finisci per spararti alle gambe, seriamente… e la gente, poi, inizia a non prenderti più sul serio. Abbiamo avuto modo anche di suonare da soli, alcune persone sono venute a vederci, quindi non è stato un grande disastro! Quando, però, la gente inizia a considerarti sul serio, è più facile essere considerati (e presi) all’interno di un grande festival, per esempio! Programmare un tour da headliner dimostra alle persone che siamo veramente seri, uno show in cui tu sei il supporter è piuttosto diverso da uno show in veste di headliner, perché noi stessi siamo “fan” dei nostri stessi show, siamo noi a curare la produzione…
TorO: Fondamentalmente possiamo fare quello che vogliamo, abbiamo avuto così tante idee per questo tour, cose che volevamo davvero fare, abbiamo la possibilità di usufruire dell’intero palcoscenico, senza rilegarci in un angolino, possiamo utilizzare la nostra attrezzatura senza prendere in prestito gli strumenti della band headliner della serata e così via…

Cosa avete apprezzato e disprezzato del pubblico italiano la prima volta che siete venuti in Italia? Se non ricordo male eravate i supporter dei Therion…

Einar: Ciò che mi è piaciuto è che quando sono andato incontro alla gente dopo lo show, ho visto un tale entusiasmo… ma quando siamo saliti sul palco per suonare, tutti sembravano molto, molto calmi… quindi mi sono detto “Ma gli piacciamo o no? A loro piace ciò che stiamo proponendo?”, e quando siamo andati via, tutti hanno urlato “Siete grandi”…
TorO: Io personalmente credo sia meglio quando le persone tacciono e ti mostrano che apprezzano la tua musica, piuttosto che sentirle urlare tutto il tempo.
Einar: Beh… è tutto molto relativo. Non sono poi così “calmi” se li paragoniamo a Norvegesi. I Norvegesi sono davvero piatti…
TorO: Un’altra cosa che ho notato è la questione legata ai decibel. A quanto pare c’è una sorta di limite, penso che ci sia una specie di “legge” in cui si debba suonare a un determinato volume, molto basso. Forse è per questo che la gente rimane così calma agli show, ahah! “Sht, sht, non riesco a sentire la band con questo casino” (TorO e Einar scherzano, ndR). Ricordo che stavo bevendo un caffè e in una stanza vicina c’era della musica in radio, il volume era così basso che riuscivo perfettamente a sentire lo show, calcolando che il palco era a 10 metri da me… Comunque, io non ho molto apprezzato questa specie di divieto dei decibel…

La prima volta che siete venuti in Italia eravate in compagnia dei Therion. Cosa vi ricordate di quell’esperienza?

Einar: Ricordo che è stata una bella esperienza. Quando abbiamo messo piede per la prima volta all’interno dell’Alcatraz, notai subito la sua grandezza, l’Alcatraz è un locale veramente enorme, ricordo che mi son sentito soddisfatto riguardo al cibo, il catering è stupefacente! Ricordo anche che non ci era permesso vendere il nostro merchandise…
TorO: Sì, c’erano persone che vendevano copie dei booklet al di fuori del locale… Comunque sia, io ricordo che molte persone si sono avvicinate noi dicendoci che avevano veramente apprezzato la nostra musica, considerando poi che era il nostro primissimo tour qui…
Einar: Più o meno le stesse persone che sono venute a sentirci nella prima data con i Therion, sono state poi le stesse che abbiamo incontrato allo show con gli Amorphis.

In questo tour, avete scelto dei buoni supporter, anch’essi progressive, come voi… forse un po’ “strani” come supporters. Come è nata la scelta di portare con voi queste band? Vi andrebbe di accennarci qualcosa su di loro per coloro che ancora non hanno avuto modo di informarsi maggiormente?

TorO: Avevamo già avuto modo di suonare con i Loch Vostoch nel primo tour, insieme ai Therion, quindi già conoscevamo i ragazzi e per di più hanno il loro stesso management, la Intromental. Sapevamo che erano persone molto in gamba e volevamo averli con noi in questo tour, condividiamo anche lo stesso tour bus. Gli Ørkenkjøtt sono una band di Notodden, la nostra città natale…
Einar: Sì, siamo anche cresciuti insieme… Come diceva TorO, sono di Notodden, ci conosciamo da moltissimi anni e avevamo giustamente pensato di condividere qualcosa insieme, di farli conoscere al di fuori della Norvegia. È una band con un grosso potenziale e sono una realtà piuttosto interessante da scoprire. E i Persefone sono stati scelti dal nostro management. Sono tutte quante persone molto simpatiche e con le quali si può portare avanti un tour, ma a parer mio 4 band in tour sono forse troppe, perché 2 o 3 band sono già troppe da presentare in un tour…
TorO: Sì, è quello che avevo pensato esattamente io poco prima che il tour iniziasse! Voglio dire: ho considerato quante persone potessero venire per vedere solo la prima band e ho pensato che fosse una scelta forse fin troppo azzardata… ma questa, in fine dei conti, è solo una mia personale opinione. Sono tutte comunque ottime band, gli altri due gruppi condividono l’altro tour bus…

Presumo che per questo tour abbiate grandi aspettative… Potresti dirci quali sono?

TorO: Uhm. A dirti il vero, molte persone ci hanno più volte detto “Per favore, tornate a Milano” e noi abbiamo sempre risposto “Certo, ci piacerebbe molto ritornare”… Ci abbiamo pensato e, in fin dei conti, volevamo davvero ritornare e suonare qui a Milano. Dal momento in cui sono uscite le prevendite dei biglietti, non avevamo assolutamente idea, in quanto ci era stato detto che poche persone avevano acquistato il biglietto in anticipo, per cui non avevamo idea di quante persone si sarebbero presentate…

(Durante l’intervista Einar, il cantante, era impossibilitato a portare avanti l’intervista, quindi da questo momento subentra solo ed esclusivamente Tor, il chitarrista)

So che le menti che stanno dietro al lavoro dei Leprous sono Einar, Tor e Øystein… ma come nasce fondamentalmente un lavoro targato Leprous?

TorO: Per “The Tall Poppy Syndrome” e “Bilateral” il lavoro è stato gestito da me, Einar e Øystein, ci siamo occupati della composizione dei pezzi, successivamente anche gli altri ragazzi della band hanno dato il proprio contributo, ognuno ha il suo modo di sviluppare una traccia e di sistemare i piccoli dettagli all’interno del processo di creazione per un brano, tutto può succedere quando si è in fase di composizione per un pezzo: si può iniziare da un’idea, magari priva di significato, arrivando ad una totale e differente versione della traccia. Nel prossimo album in uscita, quello a cui stiamo attualmente lavorando, tutti hanno avuto modo di contribuire interamente, di creare qualcosa, anche se la stramaggioranza delle cose sono state eseguite e supervisionate da Einar. Se prima, quindi, le tre menti dietro al progetto Leprous eravamo io, Einar e Øystein, ora la mente di tutto è Einar, anche se ripeto tutti hanno avuto modo di prendere parte nel suo piccolo. Chi solitamente scrive un brano, anzi i brani, sono io, a volte capita di avere un’idea ma è difficile che tu ti metta a sedere, cercando di scrivere un pezzo dal nulla, anche perché le idee vengono in ogni momento, in ogni luogo. Ti capita, a volte, di pensare “Ok, mi piace questo argomento, sarebbe interessante scrivere una canzone riguardo a questo soggetto”, oppure “Queste frasi sono perfette all’interno di una canzone”, poi ci pensi e alla fine riesci a creare qualcosa di concreto. Tornando al discorso delle composizione, è Einar la persona che gestisce le linee vocali, tutto quanto, mentre io cerco di adattare bene qualcosa al pezzo in questione, in modo tale che anche lui riesca a prendervi parte. Capita a volte che io scriva un bel pezzo e lui lo stravolge totalmente, facendolo “suonare” completamente diverso da quello che mi ero immaginato, per cui diciamo che lui tende ad adattare le canzoni in base alla sua voce, alle sue linee vocali, dandone anche un tocco originale. Nel nuovo album Einar ha scritto un paio di canzoni, anche se la maggior parte sono state scritte da me, ad esempio in ‘Bilateral’ tutte le canzoni sono state composte da me, quindi…

Prendi ispirazione da qualcosa in particolare quando componi musica?

TorO: Certo! Come tutti, sono sempre ispirato da qualcosa, a volte l’idea può nascere casualmente, facendomi pensare che quell’idea possa essere valida per una canzone, oppure per una strofa, un verso… Solitamente, però, mi baso sulle mie sensazioni, su quello che provo, spesso capita che mi trovo in difficoltà quando vado a rileggere ciò che scrivo e mi trovo in disaccordo, perché magari ho scritto qualcosa basandomi su un determinato momento. Quando compongo una canzone, non cerco sempre l’approvazione dei ragazzi, perché è una cosa personale, una cosa solo mia, anche se sono solo parole, ma se vedo un interesse nei confronti di ciò che compongo, allora se ne può parlare tutti insieme. In questo nuovo album, ad esempio, avevo già qualche pezzo pronto, ma avevo bisogno di un po’ di ispirazione per la musica ecc… È successo, ad esempio, che una mattina mi son alzato, dopo aver dormito, ho fatto un sogno e ho scritto su un pezzo di carta tutto ciò che mi ricordavo di quel sogno! Ho controllato più volte quel che avevo abbozzato e ho tentato di capire cosa potevo utilizzare del mio elaborato per la creazione di un brano. Un brano che ho scritto in tale occasione si intitola “The Valley” e avremo modo di suonarla questa sera. Diciamo che ho vari modi per trarre ispirazione per la creazione di qualcosa!

State attualmente lavorando a un nuovo album?

TorO: Sì. Abbiamo iniziato a lavorare su questo nuovo lavori in Gennaio, se non mi sbaglio, subito dopo aver concluso il tour con gli Amorphis. Abbiamo già 12 canzoni pronte, anche se a dirti il vero le abbiamo solo pre-registrate, ma inizieremo a registrarle in maniera seria alla fine di questo tour. Non sappiamo ancora quali canzoni metteremo all’interno dell’album, ma sicuramente le metteremo tutte.

Voi siete una delle maggiori progressive metal band scandinave, anche se siete sulle scene musicali da quasi 10 anni. Come vi sentite ad affrontare la scena metal moderna? Voglio dire: vi sentite a vostro agio? 

TorO: È bello che tu dica una cosa del genere, perché a dir la verità non ci sono così tante band progressive in Norvegia! Forse è per questo motivo che tu ci stai “esaltando” come una delle maggiori progressive band della scena scandinava 😀 Io non direi questo di me stesso, ma tu puoi dire quello che vuoi 😀 Penso che etichettare una band come “progressive” sia una cosa abbastanza generica, perché credo che il vero significato che si cela dietro questa parola significhi contribuire con qualcosa di veramente innovativo, creare e sperimentare qualcosa di nuovo, che nessuno prima d’ora ha mai fatto, perché se tu dici “Noi siamo una prog band” non significa necessariamente che tu sia un clone dei Dream Theater o necessariamente che tu tenti di emulare qualche altra band! Potresti avere qualche somiglianza con qualcuno, ma dovresti comunque contribuire con qualche elemento nuovo affinché tu possa essere etichettato come “progressive”. Deve esserci una progressione, una evoluzione. Ad ogni modo, trovo sia difficile spiegare come debba essere necessariamente una band prog, perché molti tendono subito a paragonarti a mostri sacri come i Dream Theater o i Pain Of Salvation, ma sai che tu non sei così. Io stesso nutro un particolare interesse per queste band, ma non abbiamo niente in comune con queste band, per questo tentiamo di distaccarci dall’essere paragonati ad essi, anche per non dare ai fan aspettative. L’unica aspettativa che vogliamo è di poter essere i Leprous, quindi avere un nostro personale sound, anche se a volte ci capita di essere influenzati da tantissime band… Non siamo influenzati solo dall’ambiente prog, noi spaziamo in tutti i generi, per cui la nostra influenza è molto vasta!

Quali sono le maggiori difficoltà a cui andate incontro?

TorO: Noi cerchiamo di distinguerci da molte altre band e per questo non vogliamo alcun paragone con esse, cerchiamo di avere un nostro stile personale, quindi capisco il perché molte volte la gente tende ad associarci a mostri come Opeth o Pain Of Salvation, anche se molte volte siamo stati paragonati ai Mars Volta, ai Porcupine Tree, spesso ci paragonano a così tante band… Posso anche capirlo, perché vedo che ci associano a così tante band per i più svariati motivi… Io penso che i Leprous non abbiano poi così tante similitudini con questi gruppi. Io penso che cercare di distinguersi da tutte queste band sia la difficoltà maggiore…

Quando siete in fase compositiva, avete qualche ispirazione, qualcosa che magari si leghi al mondo del metal, del jazz e via discorrendo? Avete qualche influenza particolare?

TorO: A dirti il vero, non abbiamo mai pensato di iniziare un lavoro, in questo caso qualcosa legato alla nostra musica, pensando “Oh bene, dovrà essere così e così”, ma a volte ci rendiamo conto che una parte può assomigliare molto a qualcosa di già sentito. A volte ci capita di ascoltare in radio qualcosa e pensiamo “Che bel pezzo, forse dovremmo far qualcosa di vagamente simile”, ma non partiamo mai con l’idea di creare qualcosa in una determinata maniera. Spesso succede che a me viene un’idea, cerco di costruirci un pezzo e gli altri ragazzi della band tentano di venirmi incontro. Non possiamo certamente pretendere di inventare nuove cose, perché è normale essere influenzati dalle cose che solitamente ascoltiamo! Ascoltiamo così tante cose, ascoltiamo la radio, spesso ci capita di dare un ascolto alle radio norvegesi, la maggior parte delle volte trasmettono canzoni pop per cui… 😀 Anche ascoltando canzoni del genere, possiamo trarne vantaggio, ovviamente cercando di non cadere nel plagio, ma se notiamo qualcosa che cattura la nostra attenzione, allora cerchiamo di creare qualcosa. Cerchiamo comunque di non farci condizionare, ma cerchiamo di creare qualcosa di nostro.

I Leprous sono una band piuttosto creativa, c’è qualche altra arte in cui sperimentate la vostra creatività, la vostra originalità?

TorO: Noi siamo molto attenti alla cura dei dettagli, a noi piacciono molto gli aspetti visivi, specialmente quando si tratta di uno show. Negli ultimi due anni, abbiamo prestato molta attenzione a questi particolari, perché la presentazione sul palcoscenico rivela molto della nostra personalità. Abbiamo intrapreso questa attività musicale undici anni fa, eravamo una band di giovanissimi e la prima cosa che si impara è come suonare uno strumento, come suonare determinate canzoni. Siamo cresciuti molto e lentamente abbiamo imparato come vanno fatte le cose, abbiamo fatto così tanti concerti, ovviamente ci sono stati anche gli show penosi lungo il nostro percorso, ma abbiamo molto imparato da questa esperienza. Una cosa a cui teniamo davvero è l’aspetto visivo, che può essere la copertina di un disco, le foto promozionali che facciamo, non siamo una di quelle band che si mettono in mostra con le corna alzate, con i giacchetti di pelle e cose così, siamo una band molto alla mano, siamo molto diversi. Prendiamo spunto dal surrealismo, per quanto riguardano gli aspetti visivi… anche se combiniamo tantissimi elementi, soprattutto nei testi. Non c’è una vera comicità nei nostri testi, ma è possibile vederne un po’ tramite i nostri tour-blogs, i nostri countdowns 😀 (TorO si riferisce ai videoclip fatti per promuovere il tour Europeo. I videoclip sono visibili tramite il canale ufficiale della band, ndA), le interviste, non ci prendiamo mai troppo sul serio, o meglio, sì siamo seri, ma ogni tanto ci piace scherzare. Vogliamo comunque mantenere la nostra serietà, perlomeno sul lavoro, poiché basiamo la nostra musica su determinati standard.

Ci sarà un passaggio ancora verso sonorità più accessibili nel prossimo lavoro? Seppur ‘schizofrenico’, ‘Bilateral’ è più accessibile rispetto a ‘The Tall Poppy Syndrome’, ha maggior enfasi sui ritornelli…

TorO: Ho un po’ paura a dirti “Suonerà così o altro”, perché ancora non so come il disco sarà… Le canzoni non sono tipicamente progressive, se tu capisci cosa intendo. Se volessimo ripercorrere la nostra discografia, quindi ascoltando in successione ‘Aeolia’, ‘The Tall Poppy Syndrome’ e ‘Bilateral’, si può subito notare come nel tempo siamo maturati e cerchiamo comunque di non esperimentare, in quanto stiamo già sperimentando un sacco di componenti, non necessariamente bisogna mettere 15 diverse parti in ogni canzone! Io credo che la band abbia molto sviluppato il proprio sound, portandolo a qualcosa di più maturo, sicuramente non siamo una band noiosa, eheh! Non sono molto bravo a descrivere bene questo tipo di cose. Avrete modo di ascoltare la nostra nuova fatica discografica, in modo da farvi una vostra personale idea 🙂

Attualmente siete in tour. Terminata questa esperienza, vi concentrerete su qualcos’altro?

TorO: Sì, come avevo già detto abbiamo praticamente pre-registrato già le canzoni e le stiamo mixando ora, mentre siamo in tour, stiamo curando questo aspetto in modo tale da poter apportare le giuste modifiche. Abbiamo ancora una o due settimane prima della fine del tour, dopo di che torneremo nella nostra amata Norvegia e inizieremo a registrare le parti della batteria e decideremo poi il da farsi. L’obiettivo principale ora è la pre-produzione dell’album.

Grazie mille per la piacevolissima chiacchierata. Hai la possibilità di dire qualcosa ai nostri amici di Metallus!

TorO: Certo! A noi piace molto suonare in Italia, qui a Milano. Il pubblico stasera è stato grandioso e non vediamo l’ora di ripetere l’esperienza il prima possibile, magari in qualche altro posto, ma per noi per ora Milano è la meta più facilmente raggiungibile! 🙂

Si ringrazia per la collaborazione: Lars, la Intromental e la Eagle Booking per la concessione dell’intervista.

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