Intronaut: “The Direction Of Last Things” – Intervista a Sacha Dunable

Nonostante qualche difficoltà di collegamento audio, siamo riusciti a raccogliere un’intervista con Sacha Dunable, il simpatico leader degli Intronaut. La band di Los Angeles è da poco tornata sul mercato discografico con “The Direction Of Last Things”, quinto album in studio e appuntamento imperdibile per gli appassionati di prog metal di qualità.

Conduzione: Tommaso Dainese

Domande e Traduzione: Andrea Sacchi

Per prima cosa benvenuto e grazie dell’intervista. La prima domanda viene da sé: ti va di presentarci “TheDirection Of Last Things”, il vostro nuovo studio album?

“The Direction Of Last Things” è il nostro quinto album in studio, uscito il 13 di Novembre. E’ stato mixato da Devin Townsend ed ha un suono fantastico, di certo è il nostro miglior disco di sempre.

Durante le sessioni di registrazione hai dichiarato che si tratta del vostro album più heavy di sempre. Però, soprattutto se lo paragoniamo a “Habitual Levitations”, dal mio punto di vista è anche molto progressive, forse molto di più che in passato. Sei d’accordo?

Sì certo, sono sicuro che sia il nostro disco più pesante di sempre, di certo lo è molto più di “Habitual Levitations”. E naturalmente è anche un disco progressive, nella misura in cui noi proponiamo il nostro modo di suonare progressive, ma se lo paragoniamo a tutti i nostri album, “The Direction Of Last Things” è senza dubbio quello più heavy.

Che mi rispondi se ti dico che trovo che abbia un feeling molto, per così dire, europeo? Voglio dire, dal mio punto di vista suona più vicino al progressive europeo che al post metal americano. State cercando più consensi nel vecchio continente?

Ah ah ah! Beh… cosa potrei dire, ad essere sincero proprio no, non saprei nemmeno trovare una band europea che possa essere paragonata a noi, in questo momento non ho nemmeno ben chiaro cosa possa suonare come “europeo”. Abbiamo semplicemente suonato quello che ci piace e che facciamo sempre, senza porci il problema. Però…beh sì, indubbiamente non mi dispiacerebbe se gli Intronaut avessero più successo in Europa!

Il nuovo album è stato registrato in soli quattro giorni come una sorta di “live in studio”. Vuoi spiegarci meglio?

Abbiamo lavorato in questo modo perché tutto il materiale era già pronto e provato mentre eravamo in tour, non abbiamo dovuto perdere quelle due-tre settimane in studio di registrazione semplicemente perché avevamo già tutti ben chiaro quello che dovevamo fare. Alla fine abbiamo registrato l’intero album in tre ore ed è stato ciò che è venuto dopo che ci ha portato via un po’ più di tempo. Non esattamente tre-quattro giorni ma forse un paio in più. Abbiamo utilizzato questo approccio del “live in studio” perché è molto comodo, in tour hai dei tempi morti e puoi lavorare con calma sui nuovi pezzi. Nel nostro caso era tutto già pronto e credo che lavoreremo ancora così.

E come è stato lavorare con Devin?

E’ stato senza dubbio positivo. Devin non ha bisogno di presentazioni, è una persona seria e professionale ma anche molto alla mano e poi ha un ottimo orecchio. Questo perché è un produttore ma soprattutto un musicista, quindi parte con un’idea ben precisa dei suoni che vuole ottenere. Ha lavorato molto in fretta al nuovo disco ed è stato un piacere collaborare con lui. Speriamo di poterlo fare ancora.

Come mai avete deciso di rendere disponibili per lo streaming le canzoni “Fast Worms” e “Digital Gerrymandering”? Trovate che siano le migliori per presentare l’album?

Sì, le abbiamo scelte perché sono i pezzi che rappresentano meglio l’album, danno un’idea precisa del suo contenuto. Sono due tra i pezzi più pesanti che abbiamo composto e come hai osservato sono anche molto tecnici e progressivi. Ascoltandoli i nostri fan si possono fare un’idea corretta di come suonerà tutto il disco, ecco perché li abbiamo scelti.

La canzone intitolata “Sul Ponticello” può suonare un po’ strana per un italiano, proprio perché il titolo è in italiano! “Sul Ponticello” indica una tecnica esecutiva per gli strumenti a corda, l’avete mai utilizzata per suonare la chitarra?

Ah ah ah! Sì. Mi rendo conto che per un italiano può suonare un po’ particolare, comunque non ha a che vedere con il modo con cui abbiamo suonato le chitarre nel pezzo. In realtà è un qualcosa che ha a che vedere con il testo, dove è esposta la metafora del ponte, ripeto però che non suoniamo le chitarre in quel modo. Ci piaceva quel titolo perché in italiano ha un bel suono ed è appunto una tecnica con cui si suonano principalmente gli archi nella musica classica. Si usa il termine in italiano anche qui da noi.

Cosa significa esattamente il titolo “The Direction Of Last Things” e di cosa parlate nei testi?

“The Direction Of Last Things” può assumere diversi significati a seconda del tuo approccio verso le liriche. Nei testi parliamo principalmente di sensazioni che possono essere vissute in modo differente da ognuno. Non necessariamente negative ma comunque forti.

Partirete in tour dopo la pubblicazione dell’album?

A breve partirà il tour americano insieme ai Between The Buried And Me e agli Enslaved, sono sicuro che sarà un’esperienza straordinaria anche alla luce della qualità musicale proposta. Per un tour europeo bisognerà aspettare il 2016, probabilmente in primavera, daremo tutte le informazioni non appena avremo qualcosa di concreto.

Non ultimo, vuoi salutare i vostri fan italiani e suggerire loro almeno tre buoni motivi per non lasciarsi sfuggire il nuovo album?

Ok! Spero che vi divertiate ascoltando il nuovo album. Questi tre motivi possono essere differenti per ognuno di noi, a seconda del messaggio che traiamo dalla musica. Credo che la musica debba prima di tutto dare delle sensazioni piacevoli e lasciare qualcosa. Credo senza falsa modestia che “The Direction Of Last Things” svolga bene questo compito. E poi potrebbe piacervi perché ha un bel suono e un bell’artwork, chi lo sa!

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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