Lacuna Coil: – ‘Unleashed Memories’ – Intervista con Marco

Non c’è dubbio ormai sul fatto che i Lacuna Coil siano molto più di una semplice promessa della scena metal internazionale: il loro ultimo ‘Unleashed Memories‘ è un album magistrale, intenso ed emozionante come raramente capita di sentire, ed è quindi inevitabile che la band riceva le attenzioni del pubblico e della stampa europea (e non solo, leggete l’intervista!). Abbiamo pensato di parlarne direttamente con marco, bassista e principale compositore della band, facendoci spiegare per prima cosa come è nato il loro ultimo gioiello…

“Abbiamo impiegato 4 mesi a fare questo disco, ci prendiamo sempre in ritardo come sempre! Avevamo otto mesi, poi abbiamo detto ‘C’è tempo’ e poi a forza di aspettare ci siamo ritrovati a lavorare sul filo del rasoio. Il metodo di lavoro è sempre il solito, ho composto io i pezzi sul computer e mi sono occupato anche di molti degli arrangiamenti e una volta ultimato il lavoro ho passato i brani agli altri e ci abbiamo lavorato insieme completando gli ultimi arrangiamenti; nel frattempo Cristina si è occupata delle linee vocali e il batterista ha imparato o comunque ha composto le sue parti: alla fine ci siamo ritrovati in sala prove a provare giusto un mese prima di entrare in studio e poi ci siamo dedicati alle registrazioni. E’ stato tutto abbastanza veloce e in studio abbiamo dedicato molto tempo a curare i suoni, cosa che non avevamo fatto invece in passato.”

Stavolta siete tornati a registrare ai Woodhouse in Germania dopo la parentesi ‘italiana’ a Ventimiglia per ‘Half Life’…

“Siamo tornati lì per un motivo di budget: in Italia avremmo avuto la metà del tempo che abbiamo avuto in Germania con lo stesso budget. A differenza degli altri dischi abbiamo imposto delle condizioni: ad esempio entrare in studio in fase di mixaggio, cosa che prima non potevamo fare, per poter creare dei suoni diversi da quelli classici di Waldemar. In precedenza il massimo che potevamo fare era dare un nostro parere alla fine del mixaggio, ma a quel punto puoi decidere solo di modificare dei volumi, stavolta volevamo partecipare attivamente. Devo dire che il risultato è stato raggiunto, il disco non suona come nessuno dei nostri precedenti ed è diverso anche dalle solite produzioni di Waldemar.”

Mi pare infatti che questa volta gli arrangiamenti di tastiera siano molto più presenti rispetto al passato, un pezzo come ‘To Live Is To Hide’ è significativo da questo punto di vista…

“Il fatto che siano più presenti è un problema di volumi più che altro, anche su ‘Half Life’ avevamo delle tastiere molto presenti, ma quando abbiamo registrato con Waldemar, avevamo solo 10 giorni di tempo e poiché lui è un patito della registrazione analogica anche se avevamo magari tre strofe uguali abbiamo dovuto registrarle tre volte perdendo moltissimo tempo… e quindi alla fine non abbiamo potuto dedicarci come volevamo alla resa sonora e le tastiere sono rimaste un po’ sacrificate. Stavolta avevamo molto più tempo, avevamo già preparato tutte le parti di tastiera sul computer, ci è bastato andare lì con un floppy coi file MIDI e non ci è rimasto altro che dare un suono al tutto. Volevamo che fossero più presenti, sono dei suoni che mi piacciono moltissimo così come mi piacicono gli strumenti classici tipo violini e simili.”

Avete deciso di riproporre ‘Senzafine’, che era già presente su ‘Half Life’, come mai?

“La Century Media vedeva quel brano come un potenziale da pubblicizzare, visto che su ‘Half Life’ non ha avuto abbastanza promozione. L’abbiamo riregistrata e abbiamo cambiato la seconda strofa che è poi quella originale che abbiamo dovuto tagliare su ‘Half Life’ poiché secondo Waldemar era meglio ripetere la stessa strofa per renderla più immediata. Tutto qua!”

Pensate di proporre di nuovi pezzi in italiano in futuro?

“A noi piacerebbe, la Century Media ci aveva già proposto di farlo perché all’estero piace moltissimo la nostra lingua e la sua musicalità. Cristina non era molto favorevole poiché fa fatica a cantare in italiano e non le piace molto. Il problema più grande è in Italia, quando hanno passato ‘Senza Fine’ per radio molta gente ha commentato ‘Sì, bel pezzo, peccato sia cantato in italiano’ e la cosa mi ha spiazzato, anche perché alla fine non si tratta di un testo banale tipo quelli che si sentono solitamente nella musica leggera italiana… all’estero invece molta gente l’ha apprezzata proprio perché cantata in italiano! E’ piaciuta anche in Inghilterra, figurati!”

Come mai avete scelto di pubblicare due dischi e due EP? E’ una scelta un po’ inusuale!

“E’ stato un errore. Il primo EP doveva essere un disco, ma visto che avevamo poco tempo in studio e la volontà di non riproporre le canzoni che avevamo sul demo, abbiamo dovuto scalare di tre-quattro pezzi e abbiamo dovuto ripiegare su un EP. ‘Half Life’ era stato fatto apposta per la canzone in italiano, alla fine la promozione non è stata così forte come volevamo… e così noi abbiamo letteralmente buttato via tre pezzi e abbiamo perso tempo, perché se non avessimo registrato quell’EP, ‘Unleashed Memories’ sarebbe uscito molto prima. Non faremo più mini album comunque, è un errore che non ripeteremo… sbagliando s’impara!”

Mi sembra che questa volta sia decisamente predominante la voce di Cristina rispetto a quella di Andrea…

“Infatti, per motivi di tempo e di velocità di lavoro più che altro: facendo tutto lei, testi e linee vocali, abbiamo fatto molto più in fretta. Le davo le cassette su cui lei provava vari cantati e abbiamo scelto le migliori.”

E’ il primo disco in cui non avete cambiato formazione, tra l’altro!

“Ahahah, infatti! Per ora è fantastico e funziona tutto bene, per la prima volta siamo riusciti a mantenere gli stessi componenti per ben due dischi! L’unica cosa è che mi piacerebbe fare qualcosa di più con gli altri a livello di composizione, non vorrei continuare a fare sempre tutto io perché potrebbero risultare ripetitive le mie idee – anche se comunque c’è una bella differenza tra ‘In A Reverie’ e ‘Unleashed Memories’. Io personalmente ascolto di tutto e forse questo aiuta a variare un po’ lo stile, mi capita spesso di percepire qualcosa, anche in generi musicali non tipicamente metal, che mi ispira e che poi finisco per inserire nei miei brani. Ad esempio, a me piace molto la musica orientale e alcuni sentono queste influenze nelle mie composizioni: personalmente non ci faccio caso, sono cose che vengono fuori naturalmente. Credo che ci farebbe bene provare a comporre assieme agli altri, anche perché i due chitarristi sono molto bravi…”

Infatti, anche dal punto di vista solistico ci sono delle parti veramente ottime, mi riferisco in particolare a brani come ‘1:19’!

“Infatti, anche se non siamo un gruppo che punta molto sugli assoli, ma sulle melodie incrociate. Alla fine gli assoli sono degli arrangiamenti e vale la pena metterli quando servono: su ‘1:19’ avevamo questa lunga parte strumentale in cui valeva la pena inserire un assolo, lo abbiamo fatto e direi che i risultati sono buoni. Dipende da come viene la canzone, lo stesso discorso vale per la voce gutturale di Andrea, dipende se ci sta o no.”

A proposito di ascolti, quali sono i gruppi che preferisci per curiosità?

“Ora ti sorprenderai, perché essendo io il compositore principale del gruppo magari non diresti che ascolto certa roba… comunque, nel metal i miei preferiti sono Meshuggah e Devin Townsend…”

AAAARRRGGHHH! Stai parlando con uno che solo a sentire questi due nomi si commuove!!

“Ahahah, a chi lo dici!!! Poi mi piacciono i Korn, i Fear factory, i Septic Flesh che mi fanno impazzire dal lato compositivo, mi hanno sempre ispirato molto, anche se poi questo non credo si senta nei miei pezzi. Mi piace molto Bjork, mi piace Sting, mi piacciono le colonne sonore e Ennio Morricone, mi piace la musica orientale… Forse l’unica influenza dei Meshuggah è sull’assolo di ‘1:19’, visto che anche il chitarrista è un patito!”

Ma guarda, ci avevo anche pensato ascoltando quel pezzo a dire la verità, non te l’ho detto perché pensavo che fosse una cazzata immane!!

“Ahahah, ti posso assicurare che sono il gruppo preferito mio, di uno dei chitarristi e del batterista! Ed è così anche per Devin Townsend! Solitamente si sorprendono tutti quando cito i miei gruppi preferiti, nessuno direbbe che quello che ha composto un brano come ‘Purify’ è lo stesso che poi ascolta questi gruppi!”

A proposito di ‘Purify’, è un brano splendido, forse il migliore dell’album!

“Sono d’accordo sì, ed è uno di quelli che abbiamo composto in tre e non io da solo! Basta poco a volte per dare una spinta ed ispirarti, anche solo una nota suonata da uno degli altri del gruppo ti può dare l’ispirazione per un nuovo pezzo. Ad esempio, il nuovo chitarrista è molto bravo, anche a livello compositivo, ma ha quella fissa dei Meshuggah che rende i suoi pezzi troppo estremi per quella che è la nostra musica, però ha delle idee ottime a livello di singoli riff: ‘Purify’ per esempio l’ho scritta partendo da un suo arpeggio preso da un brano complicatissimo che aveva composto… l’ho preso e l’ho messo in un contesto diverso e magari senza quell’arpeggio il pezzo non sarebbe così bello.”

Avete recentemente suonato a Città Del Messico assieme ai Thatre Of Tragedy, com’è andata?

“E’ stato fantastico! Uno dei migliori concerti che abbiamo suonato, i messicani sono fenomenali, ci hanno accolto in maniera caldissima, abbiamo veramente dato il massimo perché loro ci hanno dato il massimo. Pensa che io avevo dei problemi ai legamenti del ginocchio, ho dovuto suonare con la gamba fasciata e quasi immobile, eppure non riuscivo a stare fermo e alla fine del concerto avevo la fascia alla caviglie! Una sensazione veramente unica… ci hanno già richiesto di tornare, non ce l’aspettavamo minimamente un’accoglienza simile! Inoltre i Theatre Of Tragedy sono simpaticissimi, ci siamo trovati benissimo veramente, non vediamo l’ora di partire in tour con loro. C’era moltissima gente tra l’altro, i Tiamat avevano tirato su tipo 900 persone, noi coi Theatre Of Tragedy avevamo 2000 persone e molta gente cantava le nostre canzoni! Non ci potevo credere veramente!”

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