Intervista a Naresh Ran (Dio Drone): Omne animal triste post coitum.

Dio Drone si muove per le strade di Firenze promuovendo alcuni tra i più interessanti progetti della scena estrema italiana, sempre al confine tra noise, elettronica, metal ed avanguardia. Musica, insomma, a cui probabilmente la maggioranza silenziosa dei fiorentini preferirebbe un pisano all’uscio, e che invece ha contribuito a creare una nutrita cerchia di curiosi (prima) e appassionati (poi). Forte di collaborazioni con, tra gli altri, con Uoki Tochi, Dolpo, OvO e Maniac (Mayhem), l’etichetta si appresta a compiere i primi dieci anni di una vita vissuta senza sorriso, semmai con un ghigno acido. Abbiamo parlato delle origini e del futuro di DioDrone con Naresh Ran (Hate & Merda), che della label è il fondatore.     

Ciao Naresh, parlaci delle origini di DioDrone?

Dio Drone è stata la mia risposta a una Firenze che mi sembrava respingere, da troppo tempo e senza ragioni comprensibili, le proposte musicali più estreme. Nel 2013 lavoravo come direttore artistico al Rullante Club di Firenze, organizzando serate, concerti e rassegne, e continuavo a chiedermi perché alcuni dei progetti migliori del circuito toscano non riuscissero a esibirsi, nonostante fossero a mio avviso proposte più che interessanti. Invece di perpetuare la solita polemica al bancone di un bar, tendenza estremamente tipica qui, ho pensato di organizzare un collettivo di musicisti per creare una piccola scena che fosse indipendente dai classici giri. Mi piaceva soprattutto l’idea che i musicisti fossero stimolati a collaborare tra loro creando nuove realtà. All’inizio volevo soltanto organizzare eventi a cui mi sarebbe piaciuto assistere e divertirmi un po’. Poco dopo mi sono reso conto della possibilità di portare alla luce quel magma sotterraneo da sempre presente in Italia ma che ancora faticava ad ottenere una propria dignità artistica. E’ bastato poco perché Dio Drone diventasse una vera etichetta, con un catalogo variegato ma una propria identità artistica, ed alcuni dei progetti nati nelle prime settimane sono ancora attivi.

Quali sono state le prime uscite dell’etichetta, e come sono state accolte?

L’uscita, che ha battezzato la label, è stata ‘Vol.0’, una compilation che raccoglieva 11 progetti del circuito toscano, una release a cui tengo ancora moltissimo, per diverse ragioni. Prima di tutto era una estremamente identitaria, legata al giro di persone che frequentavo, formato da amici e musicisti che stimo, poi fu pubblicata su cassetta, un formato che non era apprezzato da tutti, e che simboleggiava proprio la presenza di sonorità destinate a timpani particolarmente motivati. Ogni box conteneva il frammento di una tavola Ouija creata per l’occasione, un modo per legare chiunque ne acquistasse una a qualcosa da condividere. Come una società segreta, detto ironicamente. Era tiratura limitata, e con nostro grandissimo stupore andò sold-out in una sera. Le seguenti uscite continuarono a cavalcare l’idea di un’identità locale, con il primo demo di Bad Girl, Nudist, Loia e poi, naturalmente, gli Hate & Merda.

A differenza di etichette dallo stile musicale (e di produzione) ben definito, DioDrone sembra principalmente attratta dall’estremo, non necessariamente in ambito metal. Quali solo gli stili che vi interessano, che trattate o che vorreste trattare?

Sono attratto da tutto ciò che è diverso, intenso ed in qualche modo colorato di tinte scure. Non ho un genere preferito, così come nessun binario rigido, ma difficilmente uscirà per Dio Drone un album ‘allegro’. Al di là delle sonorità, sono affascinato dall’idea di collaborare con persone che stimo e con cui percepisco istintivamente un’affinità di intenti. Non potrei mai lavorare con musicisti con cui non mi trovo a livello personale. La cosa più bella di questo percorso è il fatto che mi ha portato a conoscere e stringere legami importanti con persone speciali, molte delle quali fanno ormai parte del mio quotidiano.

Con quale criterio scegliete le band da produrre? Vi basate esclusivamente sul valore artistico o intervengono altri fattori quali l’attività live, l’interesse per le vostre produzioni, l’essere dentro una scena?

Il rapporto umano è sempre il motore principale di ogni collaborazione. Ho la fortuna di girare tanto per concerti, e questo mi ha portato a scoprire progetti nuovi ed approfondire legami con musicisti che conoscevo solo di vista. In seguito, mi è anche capitato di ascoltare lavori di artisti che poi si sono rivelate anche persone valide, e di conseguenza è stato naturale collaborare con loro artisticamente. Detto questo, ho una grandissima stima per i musicisti che fanno dell’attività live parte integrante della propria vita.

Una delusione e una soddisfazione tra le cose che avete prodotto.

Nessuna delusione,  escludendo forse un paio di band che, una volta pubblicati gli album sono scomparse come fossero estranei…. Dio Drone non è quel tipo di label. Tutto il resto è solo un’unica enorme soddisfazione.

Come è cambiato il mercato discografico da quando avete fondato l’etichetta, per la vostra esperienza? Domanda da feticista del supporto fisico: quali formati vi chiedono principalmente? Negli ultimi anni, ad esempio, dopo la rinascita del vinile abbiamo visto un rinnovato interesse per la musicassetta. Come si pone DioDrone di fronte a questi cambiamenti?

Dio Drone è in mano a un nostalgico, che nei famigerati anni 90 ha scoperto, condiviso e spacciato musica attraverso la tape-culture, fino a scoprire i pilastri fondamentali della propria vita, labels incluse.Negli ultimi anni, anche grazie agli hipsters, alcuni formati hanno ripreso ad essere utilizzati, e personalmente ne sono contento.

Penso che i dischi abbiano la stessa dignità e importanza artistica di un quadro, e continuare a stamparli non è solo un vezzo da feticisti ma un vero e proprio tipo di trasmissione culturale, in cui oltre ai musicisti, sono coinvolte altre figure fondamentali (grafici e stampatori). Sono oggetti che sopravviveranno a chi li ha realizzati, lasciando nel tempo una concreta traccia del loro passaggio. La distribuzione  di Dio Drone è variegata, ma LPs e Tapes vincono decisamente sul formato CD.

La vostra etichetta si distingue per una serie di sforzi congiunti con altre realtà italiane ed estere (penso a Dischi Bervisti). Come sono nate queste collaborazioni?

La collaborazione è fin dall’inizio una mia prerogativa fondamentale. Trovo imbarazzante l’atteggiamento di certe figure del settore musicale che ragionano esclusivamente in base al proprio. I suoni sono un linguaggio universale, e la cooperazione tra tutte le realtà di questo ambito dovrebbe essere spontanea e cardine per creare un territorio comune, fertile e stabile.

Dopo esserci incrociati diverse volte, ho conosciuto realmente Nicola Manzan ad un festival, e siamo diventati amici. Dischi Bervisti ha curato l’ufficio stampa di diverse uscite diodroniche e abbiamo co-prodotto insieme alcuni dischi. Dischi Bervisti e Toten Schwan Records sono indubbiamente dei punti di riferimento, soprattutto per l’amicizia che ci lega.

Come è nata l’idea della DioDrone Xmas Mixtape?

Il Dio Drone Xmas Mixtape, come le cose migliori della mia vita, è nato per puro caso: una vigilia di Natale in solitudine, buona musica in sottofondo e la voglia di ri-scrivere un classico letterario invernale in chiave più noir. Questa compilation, nata per puro divertimento personale, che poi è diventata una tradizione annuale.

Al netto della lunghezza, Notturnale è stata a mio avviso una delle uscite più rappresentative del lockdown. Come avete vissuto, umanamente e come realtà musicale, quel periodo? Quali sono a tuo avviso le possibilità che la musica ha offerto per uscire da quell’isolamento imposto?

Ti ringrazio, in particolare perchè ‘Notturnale’ è un lavoro molto personale. A livello umano è stato un periodo davvero miserabile. Difficili storie familiari, improvvisa disoccupazione e la costante sensazione che la situazione fosse sempre più fuori controllo. Personalmente, come sempre, la musica mi ha salvato dal perdere il senno. Anche se il suono che più di tutto associo a quel periodo è il silenzio del mio quartiere, di solito estremamente rumoroso.

Suonare e produrre musica è sempre stata la terapia migliore per affrontare le mie personali difficoltà e riportare un equilibrio nel mio disordine; come etichetta e come musicista ho scelto di non fermarmi, ho proseguito a promuovere e produrre le uscite già in programma nonostante il momento fosse penalizzante. Ho venduto parte dei miei strumenti per tener fede agli impegni presi, ed essere comunque costretto ad annullare il Dio Drone Festival è stato davvero spiacevole. Ci rifaremo il prossimo 21 Gennaio!

Parlaci delle vostre prossime uscite.

Recentemente abbiamo battezzato la fine dell’estate con due uscite d’eccezione: Alula, progetto a quattro mani che vede la collaborazione di Idra e Xabier Iriondo, e Ex-Kamotaa, un duo sperimentale composto da Riccardo ‘Rico’ Gamondi (Uochi Toki) e Elisabetta Tambornini.  Le prossime uscite vedranno Dio Drone collaborare con Krishnamurti (Giovanni Lami e Lorenzo Abattoir), Petrolio, Demikhov e Ramon Moro.

Voto recensore
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Etichetta: Dio Drone

Anno: 2022


Sito Web: https://diodrone.bandcamp.com/

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