Inter Arma: “Paradise Gallows” – Intervista a T.J. Childers

Siamo certi che “Paradise Gallows” segnerà un anno zero per gli americani Inter Arma. Il collettivo della Virginia torna con il suo disco più maturo e fuori da ogni schema, ottimo esempio di come le sonorità desertiche possano incontrare le sperimentazioni del post metal ed essere intese in un’ottica progressive. “Paradise Gallows” è un album nervoso, un caleidoscopio di emozioni dettate da brani in perenne tensione, trascinati dal groove lisergico del southern metal. Il batterista T.J. Childers ci parla del nuovo e ambizioso lavoro.

Per prima cosa benvenuto, grazie dell’intervista e del tempo che ci dedichi. Vuoi presentare “Paradise Gallows”, il nuovo album degli Inter Arma?

Wow, cominciamo con una domanda complicata, non è facile per me parlare del nuovo album, visto che ci ho suonato! Fammi pensare…direi che “Paradise Gallows” è il nostro lavoro più completo e contiene un ottimo mix delle nostre influenze. Siamo cresciuti come musicisti e dopo due album abbiamo imparato molte cose. Ecco, direi che il disco contiene tutto ciò che si può trovare nei primi due album e anche delle cose nuove. E’ più completo. Non c’è ad esempio una canzone veloce, un’altra lenta, un’altra melodica…ci sono tutte queste cose dentro una sola canzone! E’ grandioso!

Si dice che il terzo album sia l’uscita più importante per una band, in genere quella che mostra ciò che il gruppo è davvero in grado di fare e con cui si dovrà confrontare in futuro. Questo sembra essere vero in modo particolare per “Paradise Gallows”, tu cosa ne pensi?

Penso che sia così, voglio dire, tutto l’album mostra davvero quello che siamo in grado di fare. Come ti dicevo prima abbiamo voluto comporre delle canzoni dove ci stesse tutto in ciascuna di esse e che potessero riassumere le nostre influenze. Ci sono varie atmosfere nel disco e ogni pezzo comprende un po’ tutto. Parti pesanti, altre melodiche, altre ancora atmosferiche. Siamo migliorati tecnicamente e “Paradise Gallows” è il risultato della nostra sinergia.

Le canzoni dell’album non hanno una vera e propria forma, piuttosto ci sono varie atmosfere in ogni singolo pezzo, come hai detto tu. C’e stato spazio per l’improvvisazione, l’innovazione e mi pare anche di sentire una maggiore componente progressive. Sei d’accordo?

A dire la verità, non ce ne importa niente della forma. Volevamo che l’album fosse coraggioso e diverso e credo che abbiamo raggiunto questo traguardo facendo davvero un buon lavoro. Non volevamo nemmeno fare un disco progressive. E’ un genere musicale che amiamo, sicuramente ci sono delle influenze che si rifanno al progressive degli anni’70 che tutti nella band seguiamo, ma credo che l’Ep “The Cavern” fosse più orientato a quello stile rispetto a “Paradise Gallows”. Per cui non parlerei di una svolta prog, piuttosto di alcuni elementi di questo panorama musicale.

Prima dell’uscita dell’album avete reso disponibili per lo streaming ben tre canzoni, “Transfiguration”, “Primordial Wound” e “The Paradise Gallows”. Come mai così tanto materiale? E perchè avete scelto questi pezzi?

E’ vero, è tanto materiale ma non credo che sia troppo, dobbiamo ricordare che l’album è molto lungo, dura settanta minuti ed è pieno di sfumature, è vario, ci sono tante sorprese e i tre pezzi ne svelano soltanto una parte. Le abbiamo scelte perchè sono le più rappresentative e quelle che piacciono di più a noi. Sono come il disco stesso, contengono tanti elementi da ascoltare con attenzione, ci sono passaggi molto heavy, altri oscuri, altri melodici e il mood di ogni canzone è differente.

Questo sound tanto ricco è dunque il risultato dell’esperienza che avete maturato come musicisti?

Certo che sì, ma non soltanto. Sono solito dire alla gente che la musica riflette ciò che ti accade nella vita. “Paradise Gallows” ci ha visti crescere come musicisti riunendo tutte le nostre influenze e ci ha visti crescere anche come persone. A volte accadono cose nella vita che inevitabilmente finiscono per diventare musica e influenzare il tuo umore e ciò che vorrai dire in una canzone. E in questo periodo ne sono capitate di cose che ci hanno segnati e fatto maturare. Parlo della morte di un familiare, dell’inizio di una relazione, di episodi che fanno parte delle vita e in qualche modo determinano la tua crescita.

Come siete soliti dividervi i compiti durante le fasi di composizione e registrazione?

Non abbiamo un vero e proprio sistema per lavorare, facciamo tutto in modo molto libero. L’unico punto fermo consiste nelle liriche che sono scritte soltanto da Mike Paparo, il nostro vocalist, poi ognuno di noi può intervenire come meglio crede e contribuire con delle idee per costruire le canzoni. Possono essere i riff di chitarra di Trey e Steven, le linee di basso di Joe o io con la batteria. Se l’idea ci piace e sembra funzionare la prendiamo in considerazione e ci lavoriamo sopra, se invece finisce per non convincerci , la scartiamo.

Qual è esattamente il significato del titolo “Paradise Gallows” e di cosa parlate nei testi?

Purtroppo non sono in grado di risponderti, come dicevo prima non sono io l’autore dei testi. Posso soltanto dire che il titolo “Paradise Gallows” è giocato sul contrasto, sono due parole che evocano significati distanti e per alcuni versi contrapposti. Se pensi alla pace e alla bellezza del paradiso, di sicuro non ti aspetteresti di trovarci lì una forca, uno strumento di morte! Riguardo ai testi, come ti dicevo è Mike l’autore, per cui non posso esserti di aiuto perchè non li conosco nei particolari.

Tra i pezzi dell’album mi piace molto la strumentale “Potomac”. In quel brano avete usato un sound di chitarra vicino ai Pink Floyd. La canzone è coinvolgente, malinconica per i vostri standard. Quanto è importante tra le vostre influenze questo tipo di rock storico e quali band hanno ispirato gli Inter Arma?

Tantissime, sono davvero troppe per poterle menzionare tutte. Personalmente vivo di musica fin da ragazzino, quando suonavo con la tribute band di mio padre. Eravamo soliti proporre pezzi dei Led Zeppelin, AC/DC, ZZ Top, Lynyrd Skynyrd, Judas Priest…tutte band che arrivano dagli anni’70 e che mi hanno indubbiamente lasciato qualcosa anche se poi i miei gusti musicali sono cambiati. Adoro in generale il sound oscuro, ma mi piacciono molto anche artisti di altro tipo, come Steve Vai, trovo che il suo modo di suonare sia unico. Non è necessario che i miei ascolti arrivino dagli anni ’70 ma che appunto, siano unici.

La canzone che chiude l’album, intitolata “Where The Earth Meets The Sky”, suona davvero particolare. Eì una sorta di brano neofolk che mi ha ricordato alcune cose di Scott Kelly solista. Conoscete e apprezzate questo panorama?

Conosciamo Scott Kelly e i Neurosis, di certo hanno lasciato alcune influenze in noi ma sono davvero molto piccole. Non conosciamo particolarmente il panorama neofolk ma non è la prima volta che componiamo dei pezzi del genere, abbiamo già scritto altre canzoni dal feeling così oscuro e triste. La fonte di ispirazione è la musica più triste, oscura e malinconica, come potrebbero essere alcune cose di Neil Young, che personalmente adoro. Per il resto è semplicemente un bel pezzo, è cool, ha un feeling western e sta molto bene nel contesto.

Avete intenzione di suonare dal vivo dopo l’uscita dell’album? Avete già pianificato una o più date anche in Italia?

Credo che ci sarà almeno una data italiana, il tour europeo inizierà nel mese di novembre, dopo alcuni concerti e partecipazioni a festival nel periodo estivo. Alcune date in Europa sono già state programmate e altre sono in via di conferma. Quando avremo delle informazioni più precise, le renderemo note sulla nostra pagina Facebook.

Una curiosità: ho notato che ogni vostro album è seguito dopo un breve periodo da un Ep, ovvero “Destroyer” e “The Cavern”. Pensi che sarà lo stesso anche per “Paradise Gallows”?

Non lo so ma teoricamente è possibile. Abbiamo già pronta una canzone lunga, non dura tanto come “The Cavern” ma comunque è di circa trenta minuti e non ci è stato possibile inserirla sull’album. Non so se più avanti decideremo di usarla per un Ep, è possibile ma non ne sono certo, al momento è presto per parlarne.

Tre membri su cinque della band sono impegnati nell’interessante progetto black metal dei Bastard Sapling. Sai se ci sono delle novità per loro?

So che stanno componendo del nuovo materiale e quando è possibile si mettono al lavoro. I loro tempi sono parecchio lunghi perchè quei ragazzi sono dei perfezionisti. Non so altro, se non che potrebbero pubblicare un nuovo album nel 2017.

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai vostri fans italiani?

Volentieri! Spero che “Paradise Gallows” vi piaccia e soprattutto spero che vi prendiate tutto il tempo necessario per scavare dentro l’album e capirlo fino in fondo. E’ un lavoro molto vario e ci sono parecchie cose da scoprire. Ciao e grazie dell’intervista!

inter arma

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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