Intervista a Gero (Argonauta Records): Il famoso caso dell’astronauta scomparso in Liguria

Iniziamo oggi una rassegna di interviste volte a esplorare le realtà discografiche italiane incentrate sul metal, per andare ad analizzare il punto di vista degli addetti ai lavori e conoscere in moso più approfondito la storia di queste realtà.

Confinate in una sottile striscia di terra eternamente compressa tra Appennini e acqua salata, alle etichette indipendenti liguri piace che il loro nome venga spesso associato al suono che da esse si propaga, che sia un rock dai chiaroscuri gotici (Black Widow) o il progressive più tradizionale (la Magma, fondata negli anni ’70 dai fratelli De Scalzi). Argonauta Records (Arenzano, GE) non sfugge a questa regola, e da circa dieci anni ospita nel suo rooster una vasta gamma di band dedite a post-rock, stoner e space, fino alle più estreme derive spirituali dello sludge. Complice una produzione solida ed avvolgente, capace di imprimere un marchio sonoro ben definito ai lavori in uscita, Argonauta Records si è guadagnata un posto d’onore, tra le etichette metal italiane. Abbiamo parlato dell’esperienza con Gerolamo Lucisano/Gero, che di Argonauta è il fondatore e attuale manager.

Quali sono le origini di Argonauta Records?

Argonauta nacque dieci anni fa in seguito ad una chiacchierata tra amici. All’epoca suonavo la chitarra in una band (Varego, tuttora in attività) e volevamo pubblicare i nostri lavori, almeno in edizione limitata. Dopo l’uscita del primo album capii che c’era la possibilità di costruire qualcosa di più strutturato. Il marchio della label attirò subito l’interesse di molti tra addetti ai lavori, riviste e band, ed iniziai a ricevere numerosi demo di gruppi che si proponevano per un contratto discografico. Da quel momento cambiò tutto, e oggi possiamo vantare oltre duecento uscite targate Argonauta, una bella soddisfazione.


Quali sono stati i primi lavori pubblicati e come sono stati accolti?

Le prime band a pubblicare con noi furono gli statunitensi From Oceans to Autumn, gli sloveni Beneath the Storm ed i finlandesi My Grande Finale . Tutte e tre i dischi ebbero un riscontro dignitoso, ci furono molte recensioni positive sia in Italia che all’estero. Con le prime due la collaborazione continuò  nel corso degli anni, ed i lavori seguenti ebbero una buona risonanza in ambito underground.


Argonauta è principalmente impegnata in ambito Sludge-Stoner; ci sono altri stili che vi interessano, che trattate o che vorreste trattare?

Il mondo musicale di Argonauta spazia dal doom al post-rock in tutte le loro declinazioni; per questo motivo può capitare che si giunga anche ai confini più estremi di questi generi, come con i NIBIRU in cui troviamo anche influenze black metal. In linea di massima non pongo limiti alla label, anche se troverei difficile trattare generi come il Death e il Thrash per il semplice motivo che sono distanti dai miei ascolti. Non escludero in futuro di avvicinarmi a sonorità wave, essendo un grandissimo fan di band come Bauhaus e Siouxsie and the Banshees.


Con quale criterio scegliete le band da produrre? Mi spiego meglio: vi basate esclusivamente sul valore artistico o intervengono altri fattori quali l’attività live, l’interesse per le vostre produzioni, l’essere dentro una scena (per voi lo stoner, ad esempio)?

Sulla scelta influiscono una serie di fattori, primo fra tutti l’aspetto artistico, ma aver composto e registrato un buon album in fondo non è tutto al giorno d’oggi. La band deve essere consapevole di alcuni aspetti ormai fondamentali quali l’autopromozione e il restare attivi, positivi e propositivi all’interno della community, anche a livello internazionale. Conoscere o non conoscere il lavoro svolto dall’etichetta così come ignorare l’esistenza di webzines fondamentali per mantenere vivo l’interesse verso la scena, potrebbe essere un fattore determinante nella scelta di quale band selezionare.


Una delusione e una soddisfazione tra le cose che avete prodotto.

Le delusioni sono sempre relative alla mancata corrispondenza tra aspettative ed effettivi risultati ottenuti da un’uscita. Non ci sono mai state delusioni cocenti, anche perché tutto viene sempre programmato e studiato nei minimi dettagli. Tuttavia vorrei menzionare l’album degli statunitensi Lumbar, band strepitosa con Mike Scheidt degli Yob e Tad Doyle dei Tad, che, a conti fatti, avrebbe potuto (e dovuto) ricevere più visibilità all’interno della scena. Tra le soddisfazioni principali ricordo l’aver avuto la possibilità di lavorare con band di fan già prima della nascita della label: Los Natas, Throes of Dawn, Autumn Blaze, Acient Vvisdom e Suma.

Come è cambiato il mercato discografico da quando avete fondato l’etichetta, per la vostra esperienza? Domanda da feticista: quali formati vi chiedono principalmente? Ad esempio, negli ultimi anni, dopo il vinile abbiamo visto un rinnovato interesse per la musicassetta. Come si pone Argonauta di fronte a questi cambiamenti?

Il mercato è cambiato ed è ancora in continua evoluzione, durante i primi anni di Argonauta i nostri album non erano neppure presenti sulle piattaforme digitali, mentre oggi le stesse sono diventate un nostro punto di forza. Nel frattempo, il vinile è diventato un oggetto mainstream a tutti gli effetti con i relativi pro e contro, in un continuo processo di stampa e ristampa della musica. Con l’attuale crisi delle forniture, ed il conseguente aumento esponenziale dei prezzi, ci si è trovati nel contrasto tra una vasta offerta e una domanda che fa fatica a tenere il passo. Anche la musicassetta è tornata di moda, ma rimane un prodotto di nicchia per i fan più sfegatati delle band e collezionisti. In base alla mia esperienza, Il CD rimane il formato più popolare e di facile utilizzo per il diffondersi della musica indipendente.

A differenza di altre etichette, ho notato che Argonauta mantiene una presenza relativamente limitata su bandcamp. Quali sono i canali promozionali usate per le vostre produzioni?

Preferisco che siano le band ad interfacciarsi con la propria fanbase gestendosi personalmente i loro profili bandcamp. Credo che sia per loro una buona opportunità di crescita e di comunicazione con i fan. Come Argonauta ho preferito puntare su un aspetto che tantissime etichette trascurano, cioè la distribuzione fisica delle uscite nei negozi. La cosa richiede uno sforzo economico e  di tempo, tuttavia ritengo che ne valga la pena, vista anche la grossa mole di lavoro promozionale che si ha alle spalle. In Italia Argonauta collabora da alcuni anni con Goodfellas mentre in Europa siamo di recente entrati nella scuderia PIAS (un buona introduzione ai prodotti Argonauta è la playlist Spotify dell’Etichetta, ndr).

Parlaci delle vostre prossime uscite

C’è molta carne al fuoco e molte news stanno circolando proprio in questi giorni con bands quali Void Cruiser e Godzilla in the Kitchen. Vi anticipo qualcosa di molto interessante previsto per il 2023; i nuovi album di Ancient Vvsdom e Nibiru, lo strepitoso ritorno dei Throes of Dawn e le nuove collaborazioni con Sergio Chotsourian dei leggendari Los Natas.






Sito Web: https://www.argonautarecords.com/

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