Helloween: “Helloween” – Intervista con Sascha Gerstner

Pochi dubbi sul fatto che ad oggi il nuovo disco della band tedesca sia stata l’uscita metal più importante dell’anno. Un ritorno in pompa magna che ha smosso l’interesse di fan e curiosi. In attesa di poter tronare ad apprezzare la band sopra ad un palco, abbiamo parlato con il chitarrista Sascha Gerstner di questo nuovo album e dei progetti della band nell’immediato.

Ciao Sascha, molto piacere, io sono Isabel e ti contatto per conto di Metallus

Ciao Isabel, molto piacere, da dove chiami

Chiamo dall’Italia

Bella l’Italia, scusa del ritardo avevo un po’ di interviste di fila

Nessun problema. Rompiamo il ghiaccio: perché il nome “Helloween”? È il vostro sedicesimo album in studio, volevo capire perché avete deciso di chiamarlo così.

Allora, è come se si chiudesse un cerchio, non tutti lo sanno ma il primissimo album degli Helloween all’inizio si chiamava così,  era abbastanza normale chiamare l’album di debutto col nome della band. Ora, dopo il tour e tutto il resto, è come chiudere il cerchio, essendo tornati Kai e Michael è come un ritorno al passato e allo stesso tempo l’inizio di una nuova era.. un album nuovo di zecca, 7 membri, semplicemente ci sembrava giusto e completo chiamarlo così, come una dichiarazione!

Bello, mi piace! Quindi ora che la band è “affollata”, com’è stato per te lavorare con Kai e Michael, come ti sei sentito, come erano le dinamiche all’interno della band?

Hai scelto la parola giusta, “dinamiche”: quando c’è tanta gente c’è più energia, è stato perfetto perchè prima c’è stato il tour quindi siamo stati in grado di crescere insieme visto che ogni cambio di line up è sempre un momento particolare, un membro che esce, uno che entra e anche se si tratta di vecchi membri che tornano, si creano delle diverse meccaniche tra i membri quindi avere l’occasione di fare il tour insieme è stato perfetto per la creazione del nuovo album, nessuna personalità è stata lasciata fuori e andiamo tutti d’accordo, abbiamo lo stesso approccio nella nostra musica e quindi fare il tour e registrare il nuovo album è stato facile. Tutti noi abbiamo scritto le canzoni a casa, fatto il demo, ci siamo poi incontrati tutti con il management e la produzione e poi abbiamo ascoltato ciò che è stato prodotto. È sempre una sorta di easter egg tutte le volte perchè non sai mai cosa gli altri hanno scritto e quindi è elettrizzante. Ora, devo dire che abbiamo fatto tutto questo in era pre-covid quindi abbiamo potuto incontrarci, uscire insieme, ascoltare le canzoni come abbiamo sempre fatto per anni. Ciò che è cambiato questa volta è che ci siamo buttati subito in studio per la pre-produzione e Markus Großkop ci ha detto  “Hey, chiudiamoci dentro, non venite preparati, non provate le canzoni” quindi abbiamo praticamente imparato le tracce in studio come se non fosse le nostre canzoni, tutto ciò per vedere se sarebbe uscito qualcosa di nuovo. È stato facile, ovviamente c’è dietro un lungo lavoro e un sacco di tempo. Devo dire che abbiamo speso più tempo per questo album rispetto a tutti gli altri.

È stata una conseguenza del covid?

Sì, abbiamo registrato prima, abbiamo iniziato nel 2019 e le registrazioni sono finite all’inizio del 2020 quindi quando la pandemia ha colpito noi avevamo già finito di registrare. Nel periodo covid quindi, abbiamo ultimato solo qualche traccia vocale ma per il resto avevamo già concluso. Ha influito solamente le sessioni di mixaggio ma siamo stati fortunati sotto quel punto di vista.

Direi, vi è andata bene! Senti, parliamo del tuo contributo compositivo, credi di avere avuto meno spazio, com’è stato?

A dire il vero ho avuto ancora più spazio  perché abbiamo avuto un sacco di tempo, abbiamo registrato per un paio di mesi in studi diversi contemporaneamente e Charlie Bauerfeind, il nostro produttore, ha avuto questa splendida idea : considerando che aveva visto la band suonare live un paio di volte con tutti i cantanti e le chitarre, ha ritenuto che ci fosse una grande sinergia. Voleva sentire quell’energia nell’album quindi ciò che ha fatto è stato prendere uno di noi, nella fattispecie io, farlo venire in uno studio nel sud della Germania, e farlo suonare come se dovesse essere il chitarrista solista, questo per le prime 5 canzoni “sei solo tu e voglio ogni idea che ti viene per la testa” mi ha detto. Registrate le tracce, le abbiamo mandate ad Amburgo dove Kai avrebbe fatto la stessa cosa e nel frattempo, mentre lui registrava la sua parte, io registravo le seguenti 5 e così per tutti gli altri e alla fine lui (Charlie) avrebbe deciso quali parti insieme avrebbero ricreato quella magia del live, senza che noi ci contendessimo lo spazio all’interno della canzone.

Quindi il risultato è stato molto spontaneo, non forzato, un’ottima intuizione . Ho sentito l’album e devo dire che le mie  preferite sono “Mass pollution” e “Best Time”. So che in quest’ultima c’è il tuo contributo, cosa ti ha ispirato?

Quando ho scritto “Best Time” ho pensato ad una canzone esaltante che contenesse un po’ di dramma, sul lasciare il passato alle spalle quindi un pezzo che guardasse avanti, con delle vibrazioni positive ma che allo stesso tempo potesse far percepire il dramma del passato… Quindi parla di questo, lasciarsi il passato alle spalle, ma comunque vivendo il presente senza pensare al futuro, “past is history” . Quando ho presentato la canzone al gruppo, Andi era molto contento e quando siamo andati in pre-produzione, con la canzone pronta, lui mi ha chiesto se avessi delle tracce vocali pronte e io gli ho detto di sì e che entro la  settimana dopo gliele avrei mandate. È stato a quel punto che mi ha espresso che aveva delle idee in merito e che avrebbe voluto che ci incontrassimo un una stanza di hotel per creare insieme. Così abbiamo fatto e dopo un’ora la canzone era pronta!

Prima hai affermato che il covid non ha influenzato la pre-produzione, come vi muoverete invece con il tour e la promozione?

Posticipare la data di uscita dell’album non è stata una cosa negativa di per sé, visto che ci ha permesso di girare il video di Skyfall con la CGI, inoltre abbiamo avuto più tempo per l’artwork e Eliran Kantor, grandissimo artista, ha fatto un ottimo lavoro. D’altro canto abbiamo dovuto posticipare il tour il che è stato una seccatura visto che amiamo suonare dal vivo, quindi se tutto andrà bene, inizieremo il tour l’anno prossimo in Europa e ovviamente faremo tappa in Italia, credo a Milano.

Parliamo dei tuoi progetti solisti. Devo essere sincera, ho dato una sbirciatina al  tuo instagram e quindi mi chiedevo come facessi a trovare il tempo per dedicarti ad altri progetti avendo alle spalle il lavoro con gli Helloween.

Ovviamente ci vuole un sacco di organizzazione. Ho iniziato nel 2009 con diverse persone, si trattava di riproporsi, una ri-creazione di me stesso… Sono passato in diverse fasi nella mia vita e ho sempre saputo di non volere fare solo metal. Sono molto aperto quando si parla di musica e ascolto un sacco di generi diversi. Anzi, quando ho iniziato ad ascoltare musica non era affatto metal! Sono cresciuto con la musica che ascoltava mia madre cioè Peter Gabriel, Roxy music, Jennifer Rush, Phil Collins. Io cantavo sempre difatti volevo diventare un cantante. Verso la metà degli anni 80, grazie alla new wave ho scoperto i sintetizzatori, Gary Newman, Duran Duran, Ultravox, Depeche Mode. Mi piaceva il loro stile e anche il loro look. Ma più di tutto il suono dei synth mi aveva conquistato, era un gran tecnologia per l’epoca e ovviamente non potevo permettermelo, però ho iniziato a suonare la tastiera.

Quando avevo 12/13 anni, mio zio, che aveva solo 10 anni più di me e suonava la chitarra, registrava per me musica su cassette e vinili e mi ricordo che mi faceva ascoltare un sacco di rock e di hair band e da lì mi sono avvicinato alla chitarra. Quando mi fece ascoltare Michael Schenker ho pensato “Al diavolo i synth, io voglio suonare la chitarra!” . Da lì ho iniziato a conoscere altre band come i Toto e i Saga. Direi che Schenker è stato quello che mi ha ispirato di più e ovviamente gli Scorpions. All’inizio degli anni ’90 io ascoltavo musica “old school” mentre alle superiori c’erano ragazzi che ascoltavano grunge e il Black Album dei Metallica e per me era un po’ strano poiché mi sentivo pronto per la scena, quella degli anni ’80… Avevo 15 anni e stavo iniziando a farmi un nome come chitarrista e improvvisamente tutto ciò che io ascoltavo venne rinnegato, quella scena non esisteva più, nemmeno i Guns’ n’ roses. Fu uno shock!

L’anno dopo passai un sacco di tempo a provare e lì conobbi la musica pop, quindi, tornando alla domanda che mi hai fatto, questi vari generi che ho incontrato mi hanno aiutato a tornare alle radici e creare Palast, visto che così ho l’occasione di cantare, suonare i synth, avere un approccio diverso nella composizione rispetto all’heavy metal e mi piace. Non potrei suonare solo la chitarra, suono diversi strumenti e la chitarra è solo una parte di questi, esattamente come il metal, si è ritagliato una grande fetta nel mio cuore ma non c’è solo quello

Sono assolutamente d’accordo. Anch’io penso che non bisogni crearsi limiti nell’arte e nella musica, è giusto espandere la propria visione ed esplorare, lasciarsi trasportare dalla corrente.

Assolutamente e ciò credo che ti mantenga anche giovane. Penso che fossilizzarsi senza guardare a nuove sfide o esperienze ti faccia invecchiare e incupire, sempre a pensare a quanto fosse migliore il passato. Conosco un sacco di persone così e non lo trovo giusto, perlomeno non fa per me. Mi sono reso conto che suonare solo la chitarra non era abbastanza, che c’erano un sacco di cose che avrei voluto fare, ecco il perché dei miei altri progetti, potrei definirli alter ego. Sono un fotografo di moda e regista di video e molte persone con cui lavoro non sanno che sono il chitarrista degli Helloween. È un po’ come essere un attore, calarsi in differenti personaggi.

Sei un chitarrista degli Helloween in incognito! Divertente!
Riguardo a che direzione prenderà la band, so che è appena uscito il nuovo album è forse è un po’ presto per chiederlo, ma che progetti avete per il futuro?

Allora, innanzitutto abbiamo in mente il tour visto che è la cosa che ci manca di più. Poi abbiamo in progetto un nuovo video ma non posso dire per quale canzone, e avremo addirittura un ospite speciale.

Ma dai, non puoi lanciare una bomba del genere senza dire di più!

(ride) lo so però purtroppo è top secret ! Ti dirò, la cosa più importante è il tour, mi manca l’energia dei live, suonare tutti insieme, la folla, il rumore. Sono stato isolato per parecchio tempo e le uniche persone che ho visto erano agli shooting o altre band per cui dirigevo i video. Oggi sono uscito, ho preso un caffè al tavolo per la prima volta ed è stato strano ma allo stesso tempo elettrizzante, quindi non riesco a smettere di pensare a come sarà di nuovo suonare dal vivo.

Sono particolarmente fiero di quest’album, non mi aspettavo che sarebbe stato così bello, sai, una volta finito di registrare non vuoi più sentirlo e recentemente abbiamo fatto un live stream per ascoltarlo e ci siamo stupiti per quanto fosse bello. Quindi andare in tour è tutto ciò su cui mi sto concentrando adesso.

Preferiresti iniziare a suonare il prima possibile con il pubblico seduto oppure più in là nel tempo ma con la folla urlante, sudata e che fa headbanging in piedi sotto al palco?

Ovviamente la seconda, voglio sentire tutta l’energia scaturire dalla folla, mi manca tutto ciò e so che presto sarà così. Come vanno le cose in Italia?

Pian piano ci stiamo riprendendo, ora ci si può sedere dentro nei locali e il piano vaccinale sta andando abbastanza veloce quindi si spera che iniziamo a vedere una luce in fondo al tunnel. Ce lo meritiamo, specialmente il settore della musica dal vivo e degli eventi che è stato il più colpito, credo che la situazione in Germania non differisca molto per coloro che lavorano nell’ambito .

No, infatti la situazione è uguale qui. La tua famiglia sta bene?

Sì tutti bene, spero anche la tua

Sì, fortunatamente non siamo stati colpiti dal virus.

Allora grazie dell’intervista e del tuo tempo Sascha, è stato un piacere e spero di vederti presto al prossimo concerto, ovviamente sotto il palco!

Assolutamente, stay happy and stay safe!

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