Great Master: “Mystic River” – Intervista a Jahn Carlini

Prendendo spunto dal terzo ed ottimo album “Lion & Queen” decidiamo di presentare per la prima volta i veneti Great Master con una chiacchierata che racconti sia il presente che il passato della band; ne parliamo con il compositore principale e fondatore, ossia il chitarrista Jahn Carlini.

Visto che questa è la vostra prima intervista per Metallus vi chiederei di raccontarci brevemente la storia della band dalla fondazione nel 1993 fino al contratto con l’Underground Symphony (con il conseguente debutto) ed ancora sino alla realizzazione del nuovo e terzo album “Lion & Queen”.

La fondazione risale al 1993, quando decisi di scrivere le mie prime canzoni ispirato da sonorità di band come Manowar, Iron Maiden e Warlord. Assieme a dei vecchi amici riuscimmo incidere il nostro primo demo, ma tutto finì dopo pochi concerti in pochi anni. Nel 1999, anno del nostro secondo demo, i Great Master non esistevano già più, era solo un progetto studio mio e di Max (ndr, Bastasi, il cantante), unici membri della formazione originaria. Molti pensano e scrivono che abbiamo rilasciato pochi album vista la nostra più che ventennale carriera, ma si sbagliano. I Great Master nascono in un certo senso nel 2009, perché è da quest’anno che si è voluto far le cose per bene. Nel decennio dal 1999 al 2009 ci siamo un po persi… Max con alcuni suoi progetti come Helreidh e Anarchy X, io militando in una band di rock italiano. Nel 2008 decisi di abbandonare il rock e tornare al metal, quindi iniziai a sistemare un po’ di vecchio materiale che avevo scritto nel 2000. Ricontattai Max per proporgli la nuova collaborazione e da lì nacque il nostro primo album ufficiale, “Underworld”, che uscì per Underground Symphony. Genere power metal perché in quel periodo si ascoltavano molte band come Helloween, Gamma Ray, Running Wild e Stratovarius.

Nel 2009 quindi inizia la vera carriera dei Great Master con l’uscita di “Underworld” al quale oltre a me e Max partecipò alla chitarra solista

Marco Manente dei Drifting Mines.
Si arriva al 2012, dopo alcuni cambi di line-up, a registrare e rilasciare il nostro secondo album, nostro tributo alla gloriosa repubblica di Venezia. Esce quindi “Serenissima” sempre con Underground Symphony. Il disco riceve ottimi responsi da giornali e radio e ci regala un po’ più di notorietà. Nostro problema tuttavia è la line-up perché non ne abbiamo mai avuta una stabile e questo ci ha causato delle limitazioni nelle esibizioni live. Il non poter suonare dal vivo ha sempre penalizzato la promozione della band.
Dopo aver partecipato con il brano “The King” al tributo Heavy Load nel 2014, arriviamo al nostro terzo album, “Lion & Queen” uscito a giugno 2016 ancora per l’etichetta di Maurizio Chiarello con il quale in questi anni è nata un’ottima amicizia.

Ad inizio carriera eravate decisamente più epic e ruvidi; poi pian piano il vostro sound è diventato più elegante e ricercato fino al recente nuovo CD ed al precedente altrettanto ottimo “Serenissima”; come mai avete abbandonato l’epic power per uno stile più vicino a gruppi quali i Kamelot?

Originariamente lo stile della band era molto classic metal, tanto che ci avevano paragonato a band come Heavy Load e Manilla Road. Le nostre sonorità erano ispirate dalla corrente epic metal dei gruppi anni 80 e da band nordiche come i Bathory (periodo epic) dei quali sono sempre stato un grande estimatore. Poi negli anni ‘90 arriva l’ondata power portata avanti da molte band tedesche come i Running Wild che hanno influito molto sullo stile dei Great Master. Tuttavia la vera matrice dello stile del gruppo rimane l’heavy metal classico ispirato principalmente dagli Iron Maiden e gli ultimi lavori come “Serenissima” e “Lion & Queen” risentono molto di questo stile.
Un po’ di maturazione musicale e l’esperienza di Max han fatto si che certe melodie fossero ancora più curate portandoci vicino a gruppi più sinfonici come i Kamelot.

Nel nuovo lavoro torna in copertina il leone; ci sono ancora dei riferimenti a Venezia a livello di testi dopo il precendente album? Quanto sono importanti per voi i legami con la vostra terra?

E’ una cosa a cui teniamo particolarmente e siamo molto orgogliosi di essere la prima band italiana ad avere dedicato un intero album a Venezia. “Lion & Queen” non tratta interamente di Venezia, parla anche del territorio a livello regionale, ma c’è ancora qualche legame con la vecchia repubblica con i pezzi “Another Story” e la title-track. Questi riferimenti credo concluderanno il lavoro che abbiamo iniziato con “Serenissima” anche se potremo probabilmente trattare ancora argomenti legati al territorio.

Qual è quindi il significato dell’artwork di copertina e chi è l’autore?

L’autore è lo studio Jahn Vision Art e il significato è la trinità veneziana, Il leone come simbolo di forza, potere e audacia, la regina del mare come elemento solenne e il mare stesso che unisce gli altri due elementi rendendoli un’unica cosa. Per prevalere e prosperare ogni elemento ha bisogno dell’altro, singolarmente non sarebbero niente ma insieme diventano l’emblema di un potere millenario.
Questo è quello che viene descritto con un pizzico di fantasia nella title-track  che abbiamo voluto mettere alla fine del disco per chiudere nel migliore dei modi l’argomento “Venezia”.

Tornando a “Lion & Queen” vi va di raccontarci track by track il contenuto dei testi delle song?

Voices: è un intro medievaleggiante che fa da ponte all’ascoltatore portandolo da “Serenissima” al nuovo lavoro.
Another Story: parla del simbolo di Venezia, il Leone di San Marco.
Oldest: tratta dell’uomo più vecchio della terra, argomento intrigante che ho avuto modo di elaborare ispirato dal film “L’uomo che venne dalla Terra” che tratta la storia di un uomo di Cro-Magnon dall’età di 14.000 anni, sopravvissuto fino ai giorni nostri.
Prayer In The Wind: è un nostro omaggio a tutte le vittime del Vajont, disastro dalle proporzioni immani, avvenuto il 9 ottobre del 1963 nel Cadore e con il quale quale han perso la vita più di duemila persone nel giro di pochi minuti.
Traveller Of Time: tratta l’argomento intrigante dei viaggiatori del tempo e precisamente di John Titor, soldato venuto dal 2036 e comparso tra il 2000 e 2001 in America, che si è fatto conoscere alla gente attraverso alcuni forum ad accesso libero.
Stargate: come dice il titolo è la porta delle stelle, che magari un giorno ci darà possibilità di viaggiare nello spazio con un solo passo.
Mystic River: è una canzone a cui tengo particolarmente e tratta dell’ultima battaglia disputata contro l’avanguardia austro-ungarica che voleva sferrare un grande attacco sul fronte del fiume Piave per piegare definitivamente l’esercito italiano, ma che fu costretta ad arrestarsi a causa della piena del fiume e diede via libera alla decisiva avanzata italiana.
Holy Mountain: è la descrizione della sacralità che percepiamo quando ci si trova davanti a quelle grandi vette che sono le Dolomiti. In questi momenti si può percepire il divino ad occhi aperti.
Time After Time: è una riflessione sulla vita, che ti dice che il tempo passa ed ogni cosa lasciata è persa.
The Other Side: concetto intrigante lo spazio tempo con il quale si può oggi solo immaginare una realtà parallela, un’altra vita e un domani magari ci si potrà anche arrivare. Canzone ispirata dalla serie tv “Fringe”.
Walking On The Rainbow: tratta della favola che molte volte ho letto e visto assieme a mia figlia, del magico arcobaleno ai pedi del quale c’è un pentolone colmo di monete d’oro che è sorvegliato a vista da uno gnomo malvagio.
Lion & Queen: tratta con fantasia la storia della regina e del leone che con il mare hanno costruito il loro dominio nel corso degli anni.

Nel nuovo CD ci sono differenti ospiti, a partire dal tastierista Alessandro Battini (Dark Horizon, Ghost City) che hanno contributo ad arricchire l’opera; volete parlarci di queste collaborazioni?

Alcune collaborazioni sono state una mia decisione per far partecipare degli amici a questo disco, come Alessandro Battini, Andreas Wimmer tastierista leader dei Final Chapter, SY voce degli Armonight, Daniele Genegu chitarrista-voce leader dei King Wraith. Poi c’è Simone Mularoni che abbiamo voluto nel nostro disco perché lo stimiamo molto come musicista ma anche come produttore, visto che parte del merito di come è uscito questo disco è sua.
Altra ancora è quella di Francesco “Yackson” Russo, chitarrista solista degli Shadows Of Steel al quale abbiamo chiesto un aiuto per poter concludere le chitarre soliste, in quanto poco prima di entrare in studio per registrare “Lion & Queen” abbiamo avuto l’ennesimo problema di line-up con la fuoriuscita del chitarrista Daniele Vanin.
Ultima partecipazione è quella dell’altra chitarra solista di Shuai Xia, nostro ultimo acquisto in line-up che siamo riusciti a far partecipare praticamente a disco concluso.
Tutte le collaborazioni presenti sono state un successo ed hanno contributo a rendere ancora migliore la resa di “Lion & Queen”.

Come avete lavorato per realizzare le nuove song? Chi ha composto i brani?

L’autore dei brani sono io; di solito una volta terminata la prima stesura del pezzo preparo sempre una base da far ascoltare ai ragazzi della band. In sala prove cerchiamo di migliorarla con qualche cambio o modifica o cercando la migliore tonalità per la voce di Max. Terminato il tutto, la canzone è pronta per la registrazione. Certo sembra poca cosa leggerla così in poche righe, ma in realtà è un lavoro di alcuni mesi.

Sono numerosi i brani che hanno il dono di colpire l’ascoltatore fin da subito nel vostro nuovo lavoro; due di questi sono per me “Walking On The Rainbow” (in cui interviene al microfono anche SY degli Armonight) con la sua melodia così forte e sottolineata nonché “Prayer In The Wind”, grazie alla sua eleganza e ricercatezza; concordate? Quali sono i pezzi che secondo voi renderanno maggiormente dal vivo?

Sicuramente questi due, ma diranno la loro anche brani come “Oldest”, “Traveller Of Time”, “Another Story”, ma anche sfide come “Mystic River” e la sua durata o più semplicemente pezzi più heavy come “Holy Mountain” e “The Other Side”. L’album è molto orecchiabile viste le linee melodiche, che sono facilmente eseguibili live e quindi molto duttile. Stiamo decidendo in questi giorni se suonare live con la collaborazione di un tastierista come in passato oppure aiutandoci con delle basi.

Cosa conterrà per i vostri fan la lussuosa limited edition boxset di “Lion & Queen”?

Il box ad edizione limitata di 200 copie siglate a mano, è un regalo che voluto farci la nostra etichetta per l’amicizia e collaborazione che c’è stata in questi anni.
Il box conterrà a seconda della richiesta del cliente, il CD in versione digipak o il classico jewel box, il certificato numerato a mano anch’esso con la nostra foto e relative firme, un adesivo della cover e un plettro commemorativo del disco fatto essenzialmente per questa edizione.

Come supporterete il nuovo album? Suonerete dal vivo quest’estate?

Le prime date del nuovo tour inizieranno da questo settembre. Questo perché siamo riusciti a completare la line-up da poco con l’arrivo del nuovo chitarrista Shuai Xia e non eravamo ancora pronti ad affrontare uno show per questi mesi estivi. Il tutto è quindi rimandato di qualche mese; chiediamo solo un po di pazienza e invitiamo nel frattempo ad ascoltare “Lion & Queen” quest’estate e di farci pervenire ogni commento sulla nostra pagina facebook, dove potremo scambiare qualche parola con tutti.

Un vostro saluto ai lettori di Metallus!

Un grazie di cuore a Metallus per averci concesso questo spazio e per tutte le cose positive che ha sempre scritto su di noi e i nostri lavori. Un saluto a tutti i lettori di Metallus, speriamo di vederci presto live con una bella birra fresca e tanta buona musica!

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leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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