Poisonblack: Future vintage – Intervista

Per prima cosa ti chiederei di illustrare il nuovo album dei Poisonblack, “Of Rust And Bones”. Sembra che in questo disco abbiate voluto inserire un certo numero di sonorità rock’n’roll, quasi seventies direi. Sei d’accordo?

“Hai assolutamente ragione. In questo album abbiamo voluto mantenere dei suoni ruvidi, come se stessimo suonando dal vivo. Lo abbiamo registrato come se fossimo stati su di un palco, di fronte al nostro pubblico. E’ il modo in cui veniva registrata la maggior parte dei dischi negli anni ’70, quando non si aveva a disposizione una tecnologia avanzata come oggi e si ragionava nell’ottica del “buona la prima”. Le influenze di cui parli si sentono anche per questo motivo e poi perché abbiamo voluto dei suoni vintage, non ci interessava comporre l’ennesimo album di heavy metal, cercavamo qualcosa di diverso.”

Pensi dunque che i Poisonblack abbiano compiuto un passo in avanti nella loro evoluzione?

“Sì, senza dubbio. Musicalmente abbiamo fatto un bel passo avanti, dal mio punto di vista con “Of Rust And Bones” abbiamo raggiunto le nostre sonorità distintive e il nostro stile.”

Ho notato che nel disco ci sono degli episodi atipici come “Down The Drain”, dove non mancano strumenti come l’organo hammond e in genere i suoni sono dilatati, mentre la durata delle canzoni è piuttosto lunga. Avete voluto anche sperimentare?

“Non credo che “sperimentare” sia la parola giusta…Di solito è la canzone stessa che definisce il tipo di sound che cerchiamo quando la registriamo. Prendiamo come esempio “Down The Drain”, per l’appunto. Sarebbe sembrata davvero strana se dentro di essa avremmo inserito delle parti di metalcore! Noi ci consideriamo qualcosa di più che una semplice band dark rock o heavy metal, così usiamo molte chitarre acustiche e parti di organo hammond. Sono strumenti che calzano a pennello nelle nostre canzoni!”

Quanto tempo avete impiegato per le registrazioni del nuovo album? Come vi siete divisi il lavoro?

“Abbiamo iniziato a registrare il materiale immediatamente dopo essere rientrati dal tour con i Dark Tranquillity nel 2008. Abbiamo già suonato “Buried Alive” durante i nostri show nei festival estivi del 2009. Di solito sono Ville o Janne ad avere un’idea di base su cui costruire la canzone e da lì iniziamo a lavorare. Facciamo molte jam in sala prove e ognuno di noi partecipa negli arrangiamenti del pezzo. Ville scrive tutti i nostri testi, trovo che sia davvero un grande musicista, ottimo autore, interprete e front-man.”

Il titolo “Of Rust And Bones” cosa significa? I testi parlano di argomenti particolari?

“No, davvero. Volevamo solo un titolo che potesse essere visto come un riassunto di tutte le canzoni presenti sul disco, capisci? Quando abbiamo cominciato a pensarci, abbiamo notato che c’erano due differenti tipologie di canzoni su “Of Rust And Bones”. C’erano canzoni più hard rock e cariche di groove come “Leech” e “Buried Alive”, altre invece malinconiche come “Invisible” e “Down The Drain”. Abbiamo deciso che un titolo come “Of Rust And Bones” combinava molto bene queste due diverse atmosfere.”

L’ultima canzone di “Of Rust And Bones” è simbolicamente intitolata “The Last Song”. Scusami ma non ho potuto fare a meno di pensare a quello che fu “The Funeral Album” per i Sentenced! Non si tratta di un modo velato per annunciare uno split, vero?

“Ce lo avete chiesto tutti! Non sarà la nostra ultima canzone, niente paura! Il significato del titolo “The Last Song” potrete capirlo ascoltando attentamente le parole. Inoltre è un pezzo un po’ particolare, il finale da un senso di improvvisazione e per questo abbiamo voluto serbarla come ultima traccia dell’album.”

Quale brano indicheresti come il più rappresentativo dell’album e perché?

“E’ difficile scegliere solo un pezzo quando ce ne sono così tanti in questo album! Penso che non ci sia una sola canzone che lo possa rappresentare per intero. Se invece dovessi dirti qual è la mia preferita, direi “Invisible”, credo che in quel pezzo siamo riusciti a raggiungere il sound e le giuste melodie che cercavamo da tempo!”

Avete pianificato un tour dopo l’uscita dell’album? C’è un paese che non avete mai visitato e in cui vi piacerebbe suonare?

“Inizieremo un tour in Finlandia ad Aprile e prima dell’estate suoneremo anche in alcuni club in Germania. Durante l’estate cercheremo di suonare il più possibile nella cornice dei festival estivi, mentre attendiamo una conferma per un tour da headliner che comincerebbe il prossimo autunno. A Maggio suoneremo per la prima volta in Giappone, un paese dove non siamo mai stati e senza dubbio coglieremo l’occasione per visitarlo! Mi piacerebbe suonare anche in Brasile un giorno!”

Per finire, vuoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

“Siamo stati in tour in Italia due volte con i Lacuna Coil e una volta con i Dark Tranquillity, ci siamo sempre divertiti da voi! Speriamo di tornare nell’immediato futuro, tenete duro fino ad allora!”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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