Epica – “The Alchemy Project”: intervista a Mark Jansen

A pochi giorni di distanza dall’uscita di “The Alchemy Project”, il nuovo mini-album degli Epica, abbiamo chiacchierato con Mark Jansen, fondatore del gruppo, che ci ha raccontato com’è nato questo progetto in collaborazione con altri artisti, chi si è occupato della scrittura dei testi e cosa dobbiamo aspettarci dal tour europeo con gli Apocalyptica.

Ciao Mark, grazie per aver dedicato del tempo a questa intervista! Prima di tutto, parliamo del tour negli Stati Uniti. Com’è andata? C’è qualche aneddoto divertente che vorresti condividere con noi?

Ciao Metallus! È stato un grande tour per quanto riguarda i concerti e ci siamo divertiti molto con i Sabaton. Il nostro autobus, però, era orribile. Si è rotto circa 6 volte, era spesso nel garage e dovevamo viaggiare spesso con mezzi alternativi per arrivare in tempo agli spettacoli. Dato che siamo tornati a casa ora, posso riderci sopra, ma l’ultimo spettacolo, ad esempio, è stato a New York. L’autobus si è rotto di nuovo subito dopo il confine canadese e dopo un’ora di sonno siamo dovuti scendere dall’autobus solo per noleggiare delle auto che dovevamo guidare noi stessi. Siamo arrivati ​​un’ora prima dell’inizio dello spettacolo nel luogo in cui dovevamo ancora montare la nostra attrezzatura. Penso di poter scrivere un libro su questo tour!

A breve inizierà il tour in America Latina e poi tornerete in Europa. Il tour con gli Apocalyptica è stato rimandato molte volte e tra qualche mese finalmente inizierà. Possiamo aspettarci di sentire dal vivo alcune delle nuove canzoni? Il tour si svolgerà esattamente nel modo in cui era stato originariamente pianificato o avete cambiato qualcosa (ad esempio, scaletta o scenografia) durante questo periodo?

La scaletta cambia un po’ ad ogni tour. Non sappiamo ancora quali brani suoneremo durante il tour Epica-Apocalyptica poiché ora siamo concentrati sul tour in arrivo, ma di sicuro suoneremo anche qualcosa dal nuovo album “The Alchemy Project”.

Parliamo proprio di “The Alchemy Project”. Il primo singolo è stato “The Final Lullaby”, che avete suonato dal vivo per la prima volta durante il concerto a Tilburg. Perché avete scelto questa canzone per presentare l’album? Pensi che sia quella che meglio rappresenta il concetto di “alchimia”?

Avremmo potuto scegliere qualsiasi canzone, ma poi abbiamo pensato che sarebbe stato bello suonare questa con Jörgen, quindi abbiamo scelto “The Final Lullaby”. In ogni caso, per me sarebbe stato bello suonare qualsiasi traccia del nuovo album.

Avete lavorato a questo progetto per più di un anno, vero? Quando avete iniziato a pensare di fare tutte queste collaborazioni? Raccontaci di più sull’origine di questo progetto, chi ha avuto l’idea e come è stato sviluppato.

Non volevamo scrivere un nuovo album regolare e volevamo fare qualcosa di diverso per uscire dalla nostra zona di comfort. Isaac ha avuto l’idea di chiedere ad altri musicisti di scrivere e registrare con noi, in questo modo avremmo dovuto collaborare con molti altri musicisti. Quel concept era molto interessante, in quanto avremmo potuto inventare musica che non avremmo mai scritto altrimenti. E nel mondo di oggi puoi anche vederlo come qualcosa di cui anche l’umanità ha bisogno, per cooperare, per affrontare le sfide e le difficoltà del nostro tempo.

Mi incuriosisce sapere come avete scelto i musicisti per le collaborazioni. So che sono tutte persone che conoscete da molto tempo, ma come avete scelto la formazione finale? Per affinità musicale, amicizia di lunga data o entrambi?

Abbiamo contattato le persone che ci sono venute in mente e fortunatamente la maggior parte di loro ha avuto tempo ed entusiasmo per unirsi al nostro progetto. Da lì in poi non abbiamo pensato troppo, ma abbiamo lasciato che tutto accadesse. A volte una canzone era già finita quando abbiamo iniziato a discutere su quale cantante si sarebbe adattato meglio alla traccia.

Rob ha sempre sognato di suonare con gli Uriah Heep e finalmente il suo sogno si è avverato, e invece per quanto riguarda te? Qual è il tuo sogno nel cassetto dal punto di vista musicale?

Sarebbe molto bello avere un assolo di Slash in una delle nostre future canzoni. Ma la maggior parte dei miei sogni sono già stati realizzati, abbiamo suonato con quasi tutte le mie band preferite.

Passiamo ora al processo di composizione, mi piacerebbe sapere di più su come siete riusciti a unire le idee. In precedenza avete deciso chi avrebbe scritto cosa o avete semplicemente lasciato che tutto accadesse spontaneamente e poi avete lavorato insieme per mescolare tutte le diverse parti?

No, non abbiamo discusso molto in anticipo, chiunque voleva poteva avvicinarsi ai musicisti e iniziare a scrivere canzoni, poi abbiamo selezionato quelle più forti.

E per quanto riguarda i testi? Chi li ha scritti e come siete riusciti a unire le idee di tutti gli artisti?

Dipende dalla canzone. Alcune le abbiamo scritte insieme, altre in modo tradizionale. Si trattava anche solo di lasciare che tutto accadesse spontaneamente.

Mi piace molto “The Great Tribulation”, penso sia la mia preferita dell’album, ma amo anche il ritornello di “The Final Lullaby” e “The Miner” perché rappresentano davvero l’idea di unire voci e stili diversi con armonia. Immagino non sia stato facile raggiungere immediatamente questo risultato equilibrato, quindi qual è stata la canzone che ha richiesto più tempo e impegno? C’è una canzone che avete riscritto più volte perché all’inizio non era come la volevate? O vi è capitato di abbandonare qualche idea durante la composizione?

Penso che non ci sia una canzone che ci ha causato troppe difficoltà. Ovviamente provi alcune cose e alcune funzionano e altre no, ma tutte le tracce si sono evolute in modi molto naturali. Anche “The Great Tribulation” è una delle mie preferite ed è stato molto piacevole lavorare con i ragazzi dei Fleshgod. Sono molto professionali e hanno avuto idee e arrangiamenti sorprendenti. Anche gli assoli sono stati eseguiti da loro.

Invece, quando ho ascoltato per la prima volta “Sirens – Of Blood And Water”, ho subito pensato che fosse ispirata ai film di Tim Burton (sappiamo che Simone è una fan). Quindi, è stata questa la vera ispirazione? Inoltre, avete piani futuri per scrivere o adattare altre colonne sonore, come avete fatto in “Epica VS Attack on Titan Songs”?

Sirens” racconta la storia dell’originale “Sirenetta” di HC Andersen, ma dal punto di vista delle sorelle. È una versione più oscura della storia Disney che tutti conosciamo. Per quanto riguarda le colonne sonore, chissà, ma tutto dipende da ciò che arriverà sul nostro cammino al momento giusto.

Sono rimasta davvero impressionato nell’ascoltare “Human Devastation” perché è davvero heavy e molto diversa dalle altre canzoni degli Epica. Dimostra che siete una band davvero versatile e potete suonare tutto quello che volete. C’è ancora qualcosa che voi come band vorreste provare, musicalmente parlando?

Con questo progetto non c’erano limiti e quindi potevamo letteralmente fare quello che volevamo. Ovviamente questa canzone è diventata così pesante anche perché lavoravamo con Henri Sattler dei God Dethroned. Abbiamo fatto molte cose diverse e abbiamo anche registrato una versione jazz di “Beyond the Matrix” con la famosa orchestra metropolitana dei Paesi Bassi. È divertente esplorare generi diversi.

“The Alchemy Project” è meglio di quanto mi aspettassi e non smettete mai di comporre musica straordinaria, ma quello che mi è piaciuto di più è stata l’idea alla base. Ora più che mai, gli esseri umani sono chiamati ad aiutarsi a vicenda per combattere l’ingiustizia e per costruire un mondo migliore per tutti. Penso che la musica svolga un ruolo importante nella creazione di una nuova società perché è una delle poche cose in grado di connettere persone da tutto il mondo, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione e dalle opinioni politiche, ma purtroppo non è ancora abbastanza. Vediamo ancora molta corruzione, abusi e povertà. Quindi, secondo te, qual è la cosa che può davvero portare un cambiamento?

Gli ultimi due anni e mezzo mi hanno fatto capire che tutto è possibile. Le cose possono diventare molto bizzarre e assurde, ma forse alla fine è tutto necessario per farci vedere cosa è reale e cosa è un’illusione. Tutto è connesso e tutto ciò che accade può insegnarci qualcosa di nuovo. Ciò di cui abbiamo bisogno è unirci come umanità e fare quel grande balzo in avanti. Abbiamo il potenziale per farlo, ora è il momento di liberare tutto il nostro potenziale, rompere le illusioni e creare questo mondo come vogliamo che sia.

Grazie Mark, ci vediamo il prossimo anno a Milano! State al sicuro e divertitevi durante il tour in America Latina!

Grazie mille anche a te! Ci vediamo a Milano con gli Apocalyptica!

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