Doro Pesch: “Raise Your Fist In The Air” – Intervista

Considerata da sempre una delle regine dell’hard rock al femminile insieme a Joan Jett, Lita Ford e Stevie Nicks, Doro Pesch è sicuramente la regina del Metal europeo. Doro torna in Italia per un’opportunità imperdibile: eccoci, infatti, qui a Milano per incontrare la cantante teutonica, che, con grande entusiasmo, davanti a un bel cappuccino fumante, ci presenta la sua nuova fatica discografica, “Raise Your Fist In The Air“, la cui uscita in Germania è stata anticipata dalla presentazione del videoclip dell’omonimo singolo. Disponibile e solare come poche persone sanno essere, la dolce Doro ha anche ricordato con affetto la perdita dell’amico Ronnie James Dio e ha voluto dedicare qualche pensiero a uno dei suoi più grandi miti.

Benvenuta, Doro e bentornata in Italia. È un grandissimo onore averti qui con noi. Come va?

Va tutto alla grande, grazie. Sono così contenta di essere qui in Italia, è un Paese magnifico, è davvero bello essere qui. Son arrivata qui ieri e mi son divertita un sacco. Inoltre, giusto ieri è iniziata la promozione di questo nuovissimo album. Da poco ho terminato le riprese del film “Anuk – The path of the warrior” (in lingua tedesca: Anuk – Der Weg Des Kriegers, ndR), a dir la verità ho girato la seconda parte di questo film, le riprese si sono svolte in Irlanda e in Svizzera. Son contenta di essere ancora viva, perché sai, girare un film non è mai una cosa facile, è quasi paragonabile ad un’avventura. Sono ancora tutta d’un pezzo, per cui… 😀

In occasione del promo day, sei qui a Milano per presentarci il tuo nuovo album, “Raise Your Fist”, che uscirà il prossimo mese via Nuclear Blast. Ti andrebbe di svelarci qualche cosa riguardante il nuovo disco?

Certamente! Posso dirti che abbiamo pubblicato l’EP come piccolo “antipasto” per i fans. “Raise Your Fist In The Air” è sicuramente il mio brano preferito, penso che si possa descrivere come un lungo inno. Ho già avuto modo di suonarla un paio di volte e non credo la estrometterò dalla setlist d’ora in poi. Posso dire che c’è una canzone intitolata “Victory”, anche questa potrebbe essere considerata come un inno dedicato allo sport. L’ho scritta per una mia carissima amica, Regina Halmich, per chi non lo sapesse è stata una campionessa mondiale di boxe per 13 anni, è una grandissima donna e credo che “Victory” abbia tutte le carte in regola per essere considerata un inno allo sport che potrebbe spaziare da un incontro di box ad una partita di calcio o qualsiasi altra cosa 😀
Nell’Ep c’è una traccia cantata in Francese,  “Lève Ton Poing Vers Le Ciel”, ovvero la versione francese di “Raise your fist in the air”, che ahimè non sarà inclusa nell’album, che comprende comunque 15 brani. C’è un altro pezzo, intitolato “Rock Till Death” ed è una canzone che mi piace veramente tanto. In quest’album abbiamo voluto mettere un po’ di tutto, ci sono canzoni molto veloci e a mio parere, i fan più sfegatati del metal “vecchia scuola” potrebbero apprezzarlo, in quanto personalmente ricorda molto il primo disco dei Warlock. Uno di questi brani si intitola “Revenge” e ce ne è anche un altro chiamato “Take No Prisoner”. Ovviamente vi sono anche degli ospiti in quest’album, posso dirvi che uno di loro è un mio carissimo amico: si tratta di Lemmy, che ha preso parte ad un duetto sul brano “It still hurts”. È un brano molto toccante, pieno di sentimento, ogni volta che lo ascolto mi viene la pelle d’oca! Lo adoro! Il secondo ospite è un musicista e chitarrista molto talentuoso, Gus G., e prende parte alla traccia “Grab The Bull (Last Man Standing)”. Inoltre, abbiamo anche apportato qualche lieve modifica all’interno dei brani: ad esempio, c’è una canzone intitolata “Freiheit (Human Rights)”, che nella versione limitata prende il nome di “Sealed In Blood (Human Rights)”. È una canzone che parla dei diritti umani, ho voluto dedicare questo pezzo ad un’organizzazione che si occupa appunto di questo, si chiama Terres Des Femmes ed è una associazione che si prende cura dei problemi delle giovani donne. Ho avuto modo di entrare a contatto con essa 3 anni fa, mi son informata circa questo progetto e ho voluto scrivere una canzone su questo. Ovviamente ci sono anche brani di stampo “moderno”, c’è un brano mid-tempo intitolato “Coldhearted Lover”, è un pezzo che ho scritto con alcuni collaboratori per l’album e naturalmente c’è una canzone alla quale tengo davvero tanto. È una canzone che ho voluto dedicare alla memoria di Ronnie James Dio, che è stato un grandissimo amico e uno dei miei tanti idoli, abbiamo avuto modo di andare in tour insieme in più di un’occasione e durante il tour del 2000, negli Stati Uniti, abbiamo avuto modo di conoscerci meglio e da qui è nata una bella amicizia. Il brano si chiama “Hero”, è un pezzo molto profondo e ho voluto scriverlo per ringraziare, rispettare ed onorare il mio amico Ronnie.

Questo tuo nuovo album è stato anticipato dall’uscita dell’EP “Raise Your Fist In The Air”, un disco di 4 tracce, di cui una in lingua tedesca (‘Engel’) e una versione francese della title track. Cosa ci puoi dire riguardo la scelta di mettere una canzone in lingua madre e una canzone in francese?

A dire il vero, “Engel” è stata la mia primissima scelta, però poi ho subito pensato “Mi piacerebbe mantenerla in lingua”. Tanto tempo fa, insieme ai Warlock c’era una canzone in Tedesco, “Für immer”, è diventata da subito una hit, era nell’album “Triumph and Agony” e posso dire che visto il successo di quel brano, ho cercato di seguire lo stesso procedimento. Ho tentato una volta di tradurre “Engel” in Inglese, però notavo che perdeva un po’ quella magia che caratterizzava il pezzo quindi mi sono detta “Ok, lasciamola in Tedesco!”. Successivamente ho pensato che non fosse una bella scelta quella di piazzare una ballad come “apri-pista” del disco, pertanto la mia scelta è caduta su “Raise Your Fist In The Air”. Ricordo che la prima volta che ho proposto questa traccia in ambito live è stata in occasione del Wacken Open Air lo scorso anno. L’esito che ne è conseguito è stato grandioso! Tutta la gente che era lì ad assistere al mio show aveva il proprio pugno in aria, era una cosa veramente bella da vedere. A quel punto era chiaro che avrei dovuto intitolare il mio nuovo album “Raise Your Fist”. Tocca temi come la ribellione, la giustizia, la battaglia, ci spiega cosa c’è nel mondo oggi giorno e diventa sempre più difficile, anno dopo anno, per cui sì, questo brano è un qualcosa di significativo, possiamo vederlo come un inno a combattere per la nostra libertà, per ciò che è giusto per noi. In realtà tutto l’album è in qualche modo connesso a questo tipo di messaggio.

Recentemente, in occasione del Wacken Open Air, hai presentato il tuo nuovo video, “Raise Your Fist In The Air” (a mio parere, la nuova “All we are”). Possiamo dire che tu sei di casa ma cosa ti ha spinta a presentare un tuo video ad un festival così importante?

In quel periodo io e la mia crew stavamo lavorando con le persone che ci organizzano i tour in Europa, siamo diventati molto amici e parlando, ho detto loro che stavo attualmente lavorando al mio nuovo album e che avrei girato a breve un videoclip per il primo singolo. La cosa è stata sottoposta alla Nuclear Blast, che mi ha suggerito di proporre il videoclip al Wacken Open Air. Come tutti sanno, Wacken è il luogo perfetto dove si può proporre sempre qualcosa di speciale e di unico. In quel periodo tutto era diventato pesante, portava a me tanto stress perché stavo attualmente tentando di finire l’album in tempo. Ad ogni modo, il videoclip è stato girato in Bronx e ad Harlem, a New York. All’interno del video son inclusi alcuni spezzoni della mia performance a Wacken dell’anno precedente, c’è stata anche la possibilità di usufruire di grandissimi schermi per cui tutti hanno avuto modo di vederlo al meglio.

Wacken è stato sicuramente una tappa fondamentale nella tua vita e infatti proprio per festeggiare i 30 anni di onorata carriera sarai la main headliner di questo festival. Cosa significa Wacken per te?

In verità, la prima volta che ho suonato a questo festival è stata nel lontano 1993 e all’epoca non era un festival conosciutissimo come adesso, già negli anni ’80 era considerato un bel festival, era eccezionale, era un festival organizzato per i fan e per la gente comune, per gli amanti del metal. Son tornata a suonare al Wacken ogni due anni, forse anche dopo 3 o 4 anni. La seconda volta che ho suonato là c’erano almeno 25 mila persone, son rimasta sbalordita dal boom di presenze, qualche anno più tardi son tornata di nuovo a calcare quel palcoscenico e c’erano 40 mila persone, l’anno seguente la folla ha raggiunto i 50 mila fan, diciamo che nel corso degli anni ho visto la crescita e la notorietà di questo festival. Posso raccontarti questo piccolo aneddoto: una volta stavamo suonando, un paio di persone mi hanno chiesto a fine di show di poter scambiare qualche parola insieme, ho accettato volentieri e queste persone mi hanno raccontato di aver viaggiato dall’Australia. Ero così entusiasta di sapere che queste persone avevano affrontato un viaggio così lungo solo per vedermi. Uno di loro, Steve, mi ha chiesto “Hey Doro, cosa ne pensi di venire a suonare in Australia? Non avete mai suonato là”, io ho risposto che la proposta era veramente allettante ma all’epoca non avevamo alcun contatto per fare un tour là, nessun agente, nessun promoter. Il ragazzo di tutto punto mi ha detto “Ve lo facciamo noi, vi organizziamo noi le date!” e in men che non si dica, avevamo un tour. Abbiamo viaggiato verso l’Australia, abbiamo realizzato per la prima volta il nostro tour australiano ed è stato così bello… Incredibile! Questi ragazzi ci hanno anche offerto la loro casa, in segno di ospitalità e riconoscenza, è stata una bellissima esperienza. Tornando a Wacken, che dire? È una cosa bellissima, là posso sempre fare degli show unici e grandiosi, una volta ho addirittura suonato con il supporto di una vera orchestra, composta perlopiù da 65 persone e le persone che assistevano a Wacken mi hanno sempre supportata e donato un caloroso affetto. Ai tempi dissi all’organizzazione che avrei voluto festeggiare il mio 25° anno di carriera a Düsseldorf, la mia città natale e chiesi loro di aiutarmi a realizzare uno show in grande stile, idea che poi si è effettivamente concretizzata in qualcosa di grande e bello. Per il 30esimo anniversario, collaboreremo di nuovo insieme. Al solo pensiero divento euforica, non vedo l’ora, già sto pensando a come sarà, cosa ne verrà fuori e cose di questo tipo. A dicembre, inoltre, farò due date a Düsseldorf, stavo progettando di portare anche questa volta un’orchestra, chiedere la partecipazione di molti “ospiti”, fare qualcosa di veramente strabiliante!

Ormai sei sulle scene musicali da quasi 30 anni e nella tua carriera hai avuto modo di collaborare con i più grandi artisti della storia del metal e della scena rock. C’è mai stato un momento in cui ti sei sentita veramente fiera di quel che hai fatto? C’è qualcosa che cambieresti della tua vita?

Forse sì. Sono sempre stata un’amante del metal e per me incontrare i propri idoli, andare in tour con loro è stata una bellissima esperienza! La prima volta che sono andata in tour è stata nel 1986, all’epoca lavoravo ancora come grafica pubblicitaria, tutti i giorni facevo le prove con la mia band, e un giorno, all’improvviso, ho ricevuto una chiamata dal mio datore di lavoro che mi chiedeva se avessi intenzione di abbandonare il mio lavoro. Io, stupefatta, chiesi il perché di tale domanda e lui rispose dicendomi che avrei potuto avere l’occasione di andare in tour con le mie band preferite. Non sapevo cosa dire, perché non stavo realizzando e quando mi nominò i Judas Priest, rimasti sconvolta. I Warlock avrebbero aperto ai Judas Priest. Non potevo crederci, così lasciai il mio lavoro e partì all’avventura. All’epoca i miei miti erano i Judas Priest, Dio, mi licenziai e andai in tour, feci anche un festival all’epoca con i nomi più importanti nella storia del metal quali Ozzy Osbourne, Scorpions, Motörhead, Def Leppard. È stata un’esperienza unica. Successivamente, nel 1987, andai in tour con Ronnie James Dio, quello è stato un altro momento saliente della mia carriera! Siamo andati in America con i Megadeath, in Inghilterra con i W.A.S.P. e ancora ero incredula sul fatto che ero lì, in tour, con i miei miti! Era una cosa incredibile! Fondamentalmente son contenta della mia vita, anche se ci sono sempre degli alti e bassi come tutti. È dura riuscire a sopravvivere soprattutto in questo ambiente. Amo i miei fan, sento di avere una specie di legame con loro, che si rafforza di giorno in giorno. Io vivo per i miei fan, vivo per la musica, questa è la ragione per la quale non mi sono mai sposata, per la quale non ho mai voluto avere figli. Questo è il lavoro che vorrei fare per il resto della mia vita! Nella mia carriera ho firmato così tanti accordi discografici, è come se avessi “segnato” in qualche modo la mia vita, non è una cosa che accade a tutti quanti. Ci sono così tante persone che mi aiutano nel mio lavoro, anche se molte pensano solo al denaro, ma è così che funziona il mondo della musica!

Parliamo di “Hero”, brano dedicato a R.J.Dio. So che eri molto amica di Ronnie. Come è nata la canzone? Cosa ricordi con più affetto di lui?

Quando sono venuta a conoscenza della sua morte, mi son sentita male, ero veramente distrutta. Ero shockata, so che un sacco di persone si sono sentite come me, per un paio di settimane non ero in grado di parlare, non volevo crederci e una notte, forse dopo due o tre settimane, avevo in testa la melodia e il testo, avevo questa frase che mi tampinava: “You are my hero, you are a hero to everyone”,  non ho esitato un attimo e ho iniziato a scrivere la canzone per intero, poi ho chiamato un mio amico, Joey Balin, che ha prodotto l’album “Triumph and Agony”, gli ho detto “Hey Joey, ho questa canzone, è per Ronnie James Dio, si intitola “Hero”, potresti aggiungere gli ultimi ritocchi?”, lui ha risposto positivamente e insieme siamo riusciti a sistemare tutto il testo, abbiamo sistemato i versi, abbiamo registrato la canzone in New Jersey, successivamente mi son rivolta ad un amico che abita in Germania e lui ha messo gli ultimi ritocchi alle parti di chitarra e tastiera, si è anche offerto di mixare il brano, dato che sarei dovuta anche partire per la Danimarca per completare alcune parti dell’album. Quando Rudy ha completato il mix e l’ho ascoltato, ero senza parole, mi son ritrovata a piangere per quanto il brano fosse profondo, già la versione presente nel demo era molto toccante, mi son ritrovata a dover scegliere tra la versione demo del pezzo e la versione che sarebbe dovuta finire all’interno dell’album. Ovviamente la scelta è ricaduta sulla versione che è attualmente presente sul disco. Prima della nascita di questo pezzo, non avevo mai fatto nulla del genere, non ho mai avuto modo di ringraziare Ronnie e dirgli “Grazie”, per tutto quel che ha fatto e quando ho saputo della sua morte, ho voluto scrivere un pezzo per dargli rispetto, onorarlo e ringraziarlo. Ricordo un episodio particolare. Io e lui eravamo qua in Italia per uno show e abbiamo saputo mentre eravamo in un hotel a Milano che il concerto era stato annullato. Poco tempo dopo, dovevo fare tre shows in Spagna con i Dio Disciples (la tribute band di Dio, ndR) e ho cercato di fare del mio meglio per cantare le canzoni con “Ripper” Owens e Toby Jepson, l’altro cantante, ho tentato di dare il massimo… ma il mio pensiero cadeva sempre sullo show di Milano. È stato un vero peccato che l’abbiano cancellato… però è stato bello rivedere Craig Goldy, Simon Wright, ogni volta che ci vediamo facciamo sempre casino, ci divertiamo.

Ricollegandomi a uno dei tuoi primissimi tour, ho notato che nel disco c’è anche un duetto che vede la collaborazione dell’immortale Lemmy, con il quale hai buoni rapporti amichevoli e professionali. Due anni fa hai avuto modo di condividere il palcoscenico con i Motörhead e oggi ti vediamo in un duetto con lui.  Cosa ci puoi dire riguardo a questa traccia?

Con Lemmy c’è un’amicizia che dura da anni. A dire il vero, abbiamo già avuto modo di collaborare insieme, ha cantato in due dei miei brani, il primo è stato nel mio album pubblicato nel 2000, “Calling The Wild”. È stata un’esperienza fantastica lavorare con Lemmy in studio! Abbiamo anche condiviso il palcoscenico con i Motörhead due anni fa, è stato assurdo! Per quel che riguarda il brano in questione, posso dirti come è nato. Un giorno ho ricevuto una chiamata da un mio ex ragazzo, al momento sposato e con figli, e mi era stato chiesto di essere la madrina del battesimo di uno dei figli. Io ho risposto che, essendo perennemente in tour, per me risultava una cosa difficile e non potevo assumermi questa responsabilità. Terminata la conversazione, mi son sentita un po’ male, dato che questo rapporto ancora un po’ mi ferisce, seppur ora siamo rimasti amici. L’idea della melodia e del testo è venuta fuori improvvisamente e ho pensato che quei versi cantati da Lemmy avrebbero dato un senso più adeguato alla mia canzone: già immaginavo Lemmy cantare esattamente quei versi e l’idea mi è piaciuta da subito! L’abbiamo incisa negli studi di Los Angeles e da lì è nata la canzone.

E un’altra gradita sorpresa è la partecipazione di Gus G nella traccia ‘Grab The Bulls By The Horns’. Da cosa è nata l’idea di avere due grandi ospiti di tale portata in un album che potremmo quasi definire “celebrativo”?

Diciamo che volevo realizzare qualcosa di speciale, di “innovativo”. Non avevo mai lavorato con lui quindi ho pensato “Avere Gus G nel disco sarebbe qualcosa di veramente sensazionale”. Ho contattato il mio caro amico Alex Krull (Atrocity, Leaves’Eyes), a dire il vero lui aveva già accennato qualcosa a Gus G, in quanto Alex al momento stava lavorando sulla canzone “Last Man Standing”. A Gus è piaciuto molto il pezzo, tant’è che ha voluto registrare il suo assolo, anche per regalare qualcosa di inaspettato ai fans. A mio avviso, Gus è uno dei migliori chitarristi che ci siano su piazza, come sai ho sempre avuto dei “signori ospiti” in tutti i miei dischi: ho avuto così tanta bella gente che ha suonato nei miei album, addirittura Slash ha avuto modo di prenderne parte, così come Chris Caffery dei Savatage…

Come dicevo prima, Wacken sarà una tappa importante per la tua carriera il prossimo anno. Presumo che intraprenderai anche un tour Mondiale proprio per celebrare questo evento. Ti rivedremo anche in Italia? Se sì, hai già pensato a una sorta di “special show” per l’occasione? 

Assolutamente sì. Ci saranno delle grosse sorprese. Sicuramente i fan avranno modo di ascoltare le canzoni che preferiscono di più. Punterò molto a promuovere i nuovi brani di questo nuovo disco, indubbiamente suonerò “Rock ‘Til Death”, “Hero”, “Raise Your Fist In The Air” e ci saranno tante cose inaspettate, qualcosa che sbalordirà tutti i miei fan! Sarà un grande evento, con un sacco di energia positiva, darò sempre il meglio di me e questo di certo non cambierà mai, anche perché temo che ogni concerto, ogni show possa sempre essere l’ultimo che faccio, quindi cerco di godermi al massimo ogni singolo momento!

Il tempo a nostra disposizione è terminato. C’è qualcosa che vorresti dire ai tuoi fan?

Vorrei ringraziarli per tutto il loro supporto,per la loro devozione, per il loro amore in tutti questi anni. Non lo dimenticherò mai. Ricordo con affetto il mio primo tour qui, è stato negli anni ’80, è stato grandioso! Sono davvero emozionata al pensiero di poter affrontare un nuovo tour, di suonare ancora una volta. Mi piacerebbe tornare ad esibirmi al Gods Of Metal. Se non ricordo male, una volta ho suonato nella stessa giornata dei Manowar (Doro parla dell’edizione del 2002, svoltasi allo Stadio Brianteo di Monza, ndR), mi piacerebbe tornare a calcare quel palcoscenico. È un gran bel festival! Ad ogni modo, mi sento di ringraziare i fan con tutto il mio cuore. Li amo più di ogni altra cosa al mondo! Farò sempre tutto il possibile per renderli felici e non deluderli mai! Vi auguro di star bene, di essere felici, di rimanere “metal” e spero di vedervi prestissimo!

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