Deathless Legacy: “The Wacken Experience” – Intervista alla band

Ciao ragazzi, qui Tommaso di Metallus.it. Innanzitutto benvenuti. E’ la nostra prima intervista con voi, quindi inizierei con una breve presentazione della band per i lettori di Metallus.

Ciao Tommaso e un saluto a tutti i lettori di Metallus.it, grazie mille per questa opportunità. Noi siamo i Deathless Legacy, una band toscana nata nel 2006, inizialmente come omaggio ai Death SS, cercando però subito la propria strada. Abbiamo voluto sempre proporre pezzi nostri ma non solo, anche la nostra visione dell’horror music, incentrata sul garantire ai nostri spettatori uno spettacolo completo, dove musica e teatro possano avere i giusti spazi per convivere in modo armonioso. Le paure da esaltare ed esorcizzare sono sempre state le nostre più care e odiate amiche. Dopo numerosi cambi di line up, siamo riusciti ad avere la stabilità necessaria per lanciare il nostro primo album di debutto, “Rise From The Grave” a gennaio 2014 via Danse Macabre Records. Abbiamo sostenuto una bella attività live molto intensa che ci ha fatto crescere moltissimo e attualmente abbiamo terminato le registrazioni per il nostro secondo album, che ci auguriamo possa uscire per il prossimo anno.

Siamo qui per parlare soprattutto di Wacken. Tra pochi giorni uscirà “Wacken 3D” al cinema, tratto dall’edizione 2013. Voi due anni dopo, siete riusciti a calcare uno dei palchi proprio del festival. Intanto ci dite qual è stato il percorso per arrivare lì?

Abbiamo avuto accesso a quello che definiamo il paradiso del metal grazie alla Wacken Metal Battle, un concorso al quale ci siamo iscritti quasi per gioco ma che alla fine siamo riusciti a vincere, nonostante l’altissima qualità di tutte le altre band in gara. Abbiamo fatto la semifinale a Udine, la finale a Roma e senza ben rendercene conto ci siamo trovati, qualche mese dopo, in un paesino sperduto nel nord della Germania tra fango, birra e musica continua.

Arriviamo quindi ad agosto 2015, un’edizione funestata dal mal tempo e dalle condizioni proibitive dell’area. Come avete vissuto questa esperienza?

In un primo momento la situazione era comica: tanto fango non lo avevamo mai visto e neanche immaginavamo potesse esistere o potesse essere superato. Il primo acquisto che abbiamo fatto è stato un paio di stivali da pioggia a testa e subito dopo una birra. Il problema più grande era il gelo, nonostante fosse agosto era veramente molto freddo e il riscaldamento pre-live ha richiesto molto più tempo del solito.

Che tipo di reazione avete avuto sul palco del Wacken e com’è andato il concerto?

Il giorno prima del nostro turno siamo andati a vedere le altre band provenienti da tutto il mondo che gareggiavano per la Battle: era pieno di gente entusiasta e urlante, con le corna sempre sparate in alto per supportare i ragazzi e le ragazze che suonavano. Già stare nel pubblico era un’esperienza unica, figuriamoci trovarsi dall’altra parte. Vedere una colonna di persone piene di energie e intente a fare headbanging selvaggio è qualcosa di unico, che avrebbe potuto farci paura, ma che in realtà ci ha esaltati e ci ha spronati a dare il massimo, al di là della Battle e del premio finale in sé. Quelle persone erano lì a guardare il nostro spettacolo, nonostante i grandi nomi che suonavano sui main stages nello stesso momento, e noi abbiamo fatto del nostro meglio per farli divertire.

A qualche mese di distanza da questo traguardo, cos’è cambiato per voi come band e quali porte vi si sono aperte?

Siamo cambiati, prima di tutto, noi: abbiamo avuto modo di trovarci in una realtà che, per quanto caotica e folle possa sembrare (in effetti, lo è), è costellata di una serietà e di un rispetto reciproco unico. Abbiamo guadagnato la consapevolezza di poter reggere la tensione tenendo sempre la carica a mille. Ci siamo anche resi conto di poter sopravvivere a intemperie, gelo e fango meglio di quanto ci aspettavamo!

So che siete al lavoro sul vostro secondo album. Potete anticiparci qualcosa a riguardo?

Possiamo dire che sarà molto diverso rispetto al primo. Migliore? Peggiore? Non sta a noi dirlo, quel che possiamo certamente dire è che si tratterà di un lavoro più maturo. Abbiamo cercato di esplorare l’horror in ogni suo anfratto e di evocarlo in tutto il suo nero splendore.

Tornando a Wacken, cosa ne pensate di questo film e del fatto che arrivi al cinema magari raggiungendo un pubblico che probabilmente proprio non conosce il metal e il festival?

Wacken ci manca, l’aria che si respira in quel posto è magica. Il film è un modo per permettere a chi ci è stato di rivivere, anche a distanza, quell’esperienza, di ricordare aneddoti divertenti o drammi fantozziani, come le scarpe incastrate nel fango che hai dovuto abbandonare direttamente. È soprattutto un modo per permettere a tutti di avvicinarsi a quell’esperienza, di invogliare a viverla, di scoprire tutto ciò che lo rende, a tutti gli effetti, il paradiso del metal.

Potete chiudere l’intervista con un saluto ai vostri fan e vi ringraziamo per il vostro tempo!

Grazie a te e allo staff di Metallus per questa intervista che ci ha permesso di ricordare una delle esperienze più belle che abbiamo avuto l’onore di vivere. Stay horror!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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