Deadly Carnage: “Manthe” – Intervista a Adres e Marcello

Il sottobosco italiano è pieno di realtà interessanti, spesso ignorate vuoi per il maggiore richiamo offerto dai grandi nomi, vuoi per la semplice pigrizia di chi ascolta. Oggi vi presentiamo i riminesi Deadly Carnage, una solida realtà doom/black metal che arriva con “Manthe”(la recensione) al terzo album in studio, presto disponibile nei negozi. Nell’attesa, scambiamo alcune parole con Adres e Marcello, rispettivamente bassista e vocalist del gruppo.

Benvenuti sul nostro portale e grazie per l’intervista. Per prima cosa vorrei chiedervi cosa significa esattamente il titolo della nuova opera, “Manthe”.

Adres: “Manthe” è un titolo enigmatico, è nostra precisa volontà non rivelarne il significato, è come un mistero da risolvere. Scoprendo il significato del titolo si trova la chiave per meglio comprendere l’album. Preferiamo che il significato della parola rimanga un mistero. Non troverai la parola “Manthe” sul vocabolario, per scoprirne l’enigma bisogna scavare più a fondo, guardare oltre il visibile.

 I vostri contenuti lirici sono stati spesso definiti di carattere “esistenzialista”. Esattamente quale corrente filosofica o letteraria seguite in particolare?

Marcello: Non penso di seguire una corrente precisa quando scrivo i testi: potrei dire le letture di Schopenauer hanno influenzato maggiormente la mia sensibilità, ma rispetto alla totale assenza di speranza la mia “visione” prevede la ricerca di qualcosa di nuovo e grande per continuare a vivere senza passare il resto della vita adagiandosi nella misantropia e nel nichilismo. I testi sono mie impressioni molto personali, riguardanti il ruolo dell’uomo come singolo e della società come insieme di singoli. Potrebbe essere una via tra esistenzialismo e consapevolezza sociale.

Più nello specifico, “Manthe” segue un concept? Di cosa parlate nei testi delle varie canzoni?

Marcello: Manthe non è un concept album, ma i testi provengono da uno stesso immaginario: attraverso un linguaggio simbolista e non “sloganistico”, cerco di parlare di speranza pur delineando cose, per lo più negative, che accendono la mia voglia di parlare. Il linguaggio è libero ad interpretazioni soggettive in quanto noi stessi membri spesso possiamo non condividere determinate posizioni etiche, sociali, e anche politiche.

Più in generale quali sviluppi ed evoluzioni pensate che abbia portato “Manthe” in seno alla band? In particolare quali differenze riscontrate rispetto al precedente “Sentiero II – Ceneri”?

Adres: Quando iniziammo a comporre i brani per “Manthe” sentivamo il bisogno di evolvere ulteriormente il nostro sound, infatti esso presenta delle differenze sostanziali rispetto al suo predecessore, la prima delle quali riguarda l’approccio compositivo vero e proprio: se in “Ceneri” i brani sono stati strutturati in massima parte intorno alle linee di chitarra e la sezione ritmica era in funzione delle stesse, in “Manthe” è stato ragionato in primis sulla ritmica, vista come componente fondamentale del brano. Questo approccio ha portato ad abbandonare le strutture più progressive di “Ceneri” in favore di brani più lineari e granitici. Un altro cambiamento fondamentale riguarda l’approccio sonoro in fase di produzione; per “Ceneri” come anche per “Decadenza” avevamo optato per un suono moderno, tipicamente Metal, facendo largo uso del digitale, ad esempio per triggerare la batteria. Tutto questo in “Manthe” non è accaduto, abbiamo scelto un suono totalmente naturale, senza usare alcun tipo di campionamento, tutto ciò che puoi ascoltare su “Manthe” è reale. Le nostre idee in quanto a produzione sono mutate molto negli ultimi tempi, attualmente riteniamo che solo un suono reale possa creare qualcosa di personale, a differenza di molte produzioni che sembrano fatte in serie. Abbiamo preferito favorire il dinamismo sonoro all’impatto. Secondo noi è stata la miglior scelta che potevamo prendere per “Manthe”, infatti a livello di produzione è decisamente superiore rispetto ai suoi predecessori.

Ancora una volta non manca un brano in italiano, “Il Ciclo Della Forgia”. Di cosa parla il pezzo? E’ complicato “modellare” il nostro idioma sulle esigenze del doom metal? Avete mai pensato alla possibilità di comporre un album interamente in lingua italiana?

Adres: Il testo de “Il Ciclo della Forgia” vuole sottolineare come le ideologie totalitarie e massificate sono create per riempire contenitori (persone) vuote. Attualmente non abbiamo ancora preso in considerazione di cantare un intero album in lingua madre, non è una scelta ragionata a tavolino; di brano in brano valutiamo la maniera nella quale può esprimere meglio il concetto.

Marcello: Non è particolarmente difficile adattare la lingua italiana al genere, più che alla musicalità bisogna cercare di non scivolare nel banale. Con una base musicale così semplice, e dalle strutture ritmiche non complicate, quale quella de “Il Ciclo Della Forgia” l’importante è avere bene in mente quello che si vuole comunicare; se nella lingua inglese la musicalità dei suoni può tappare delle falle a livello lirico, con la lingua italiana non puoi decidere di limitarti a blaterare quattro parole d’effetto.

In generale quali musicisti, autori, pensatori hanno influenzato il percorso della band?

Adres: Il percorso della band, negli anni, è stato influenzato da molteplici artisti, in campo musicale e non, se dovessi riferirmi al periodo di concepimento di “Manthe”, dal punto di vista strettamente musicale, ritengo di essere stato influenzato da band come gli Esoteric, i Wolves in the Throne Room o gli italiani Lento. Se invece volessi fare un discorso più generale o semplicemente più emozionale ritengo che sono stato influenzato dalle foto visionarie di Alison Scarpulla (giovane ed apprezzata fotografa newyorchese, nda).

Come mai la scelta del pezzo “Dome Of The Warders” per girare un video? Volete parlarci di questa esperienza?

Adres: Scegliere “Dome of the Warders” è stato piuttosto semplice, quando abbiamo parlato per la prima volta della possibilità di fare un video musicale nessuno di noi ha avuto dubbi, quello era il brano più indicato, possedeva la capacità di far visualizzare nella nostra mente immagini precise ogni volta che lo suonavamo. Accostare “Dome of the Warders” ad un opera visiva è stata una scelta spontanea. La realizzazione del video è stato un lavoro estremamente prolisso, ma anche molto gratificante, da quando abbiamo iniziato ad abbozzare il soggetto a quando il video è stato effettivamente pubblicato è trascorso quasi un anno. Ci siamo avvalsi ancora una volta di Danilo Montagna alla regia, il quale aveva già lavorato con noi per la realizzazione dei video di “Antica Europa” e “Growth and New Gods”. Differentemente al passato, questa volta abbiamo deciso di lavorare attivamente al fianco di Danilo per la realizzazione del video, attuando una vera e propria collaborazione. Le riprese sono state effettuate in due sessioni in dei luoghi realmente spettacolari; la parte autunnale è stata girata nei pressi della cima dal Monte Grappa, sulle Alpi Venete, mentre tutte le riprese invernali sono state girate nella Valle del Mis, sulle Dolomiti Bellunesi nel bel mezzo di un’incredibile nevicata. Noi abbiamo sempre voluto dare alla nostra musica una dimensione visiva, continueremo a farlo anche in futuro, inoltre il fatto di aver potuto partecipare in maniera attiva ci ha indubbiamente dato nuovi spunti sotto questo aspetto.

Ho notato come la tiltetrack contenga piacevoli intermezzi “jazzati”. Pensate possa essere un’ipotesi evolutiva magari da considerare per il futuro?

Adres: In effetti su “Manthe” è presente più di una divagazione “Jazzata”, una sorta di sperimentazione che abbiamo voluto inserire, trovavamo questo approccio adatto alle sonorità dei brani. Devo ammettere che i risultati ci hanno soddisfatto non poco, quindi non escludo che nel prossimo futuro influenze del genere potrebbero divenire anche più marcate. Non amiamo star dentro gli schemi, se ci va di sperimentare qualcosa lo facciamo, non vogliamo lasciarci influenzare dall’opinione di chi poi andrà ad ascoltare il disco, precediamo come meglio riteniamo giusto per noi stessi.

Rimini è di fatto considerata la Mecca delle discoteche e del divertimento notturno. Vogliamo sfatare questo mito e parlare del vostro percorso artistico e di quali altre valide band esistono in Romagna?

Adres: Non nego quello che hai detto, tuttavia questo non significa che qui a Rimini non esista una scena musicale attiva seppur in declino. Quando abbiamo iniziato, orami otto anni fa era tutto estremamente diverso, era diverso in rapporto tra le band, erano diversi i locali dove si andava a vedere concerti, ma soprattutto era diverso il pubblico, ora, piano, piano il tutto si sta disgregando, come immagino succeda un po’ ovunque. Nonostante la situazione, non proprio rosea, band valide esistono, e resistono! Tra di esse potrei citarti i Sedna, i Crawlig Chaos o i Dementia Senex.

L’album è stato registrato presso gli Studio De Opera. Come siete soliti dividervi i compiti in fase di composizione e registrazione dei pezzi?

Adres: Si, esatto, il disco è stato interamente registrato, mixato e masterizzato al De Opera Studio. Come per “Sentiero II – Ceneri” ci siamo affidati al tecnico del suono Mirco Bronzetti il quale ha seguito ogni nostro passo in studio per la durata di quasi quattro mesi. Ritengo che Mirco abbia fatto un lavoro esemplare, è riuscito a realizzare esattamente il suono che avevamo in mente. Sia in fase compositiva, che in quella di registrazione noi preferiamo lavorare insieme, preferiamo essere tutti presenti ad ogni sessione, c’è sempre qualcosa da variare o da migliorare sino all’ultimo momento, fino a quando l’album non è concluso noi ci riteniamo in fase compositiva.

Progetti per l’immediato futuro? Promozione dell’album, apparizioni dal vivo…

Adres: Nei prossimi mesi abbiamo intenzione di portare dal vivo i brani di “Manthe”, inizieremo con il nostro release party,  l’8 Marzo al Cylce di Calenzano in compagnia degli Absentia Lunae. Nonostante siamo ancora in piena fase di promozione di “Manthe” noi guardiamo avanti, stiamo già iniziando la stesura di nuovo materiale, è tutto ancora in fase più che preliminare, non sappiamo ancora dire se il materiale che stiamo abbozzando ora andrà su di un album o qualcosa di differente, non sappiamo nemmeno dire se effettivamente vedrà mai la luce, ma c’è sempre qualcosa che bolle in pentola.

Non ultimo, vi chiediamo di lasciare un messaggio ai nostri lettori.

Adres: Prima di tutto grazie per l’intervista, infine sarei curioso di sapere se qualche lettore riesce a decifrare l’enigma che si cela dietro la parola “Manthe”, sarei curioso da sapere se qualcuno riesce a trovare la giusta chiave di lettura di questo titolo.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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