Dare: “Belief” – Intervista a Darren Wharton

Una persona onesta ed a tratti disarmante, Darren Wharton. Inutili giri di parole non fanno per lui, tantomeno per la sua musica. Un artista consapevole di sé stesso e del mondo che lo circonda, talmente ai confini del business da esserne oggi parte integrante senza alcun pregiudizio o velleità particolari che non siano il proprio talento e la propria musica, la dimensione unica per Darren come stimolo per comporre, per suonare, per creare una collezione di canzoni altrettanto spiazzanti come quelle contenute in ‘Belief’, ultima fatica discografica. La nostra chiacchierata parte proprio da qui per poi spostarsi fra Thin Lizzy e concezione della musica:

“Penso che alla fine, ‘Belief’ sia il ritratto di quello che sono io, come compositore, come persona e come essere umano in generale. Parla anche delle relazioni personali che ho avuto negli ultimi anni. Ho cercato di essere vero, di lasciarmi andare con questo disco, di esternare quello che sentivo dentro senza troppe mediazioni. Non era assolutamente mia intenzione creare una facciata dietro la quale nascondermi con la musica, piuttosto di lasciare che le canzoni fossero una esatta rappresentazione delle mie speranze, dei miei sogni e delle mie paure. E’ un disco da questo punto di vista tremendamente romantico, è vero, ma è una conseguenza logica del mio carattere che spesso è romantico. Amo la natura, amo la vita, credo che ci sia molta passione in queste cose e questo è un aspetto che da sempre mi ha colpito. Ho semplicemente lasciato che tutto confluisse nella musica che stavo scrivendo, nei testi che stavo mettendo su quelle note… Quanto meno ci ho provato. Ho provato a fare un disco che mi rispecchiasse esattamente per quello che sono. Vedi, io mi siedo e scrivo canzoni. L’importante di questo fatto è che mi emoziona, mi fa star bene, mi dà sensazioni positive in generale. Cerco di catturare queste positività, quelle che mi fanno sentire vivo, che mi dicono qualcosa a livello di coscienza. Questo è quanto successe mentre scrivevo i pezzi che poi sono finiti su ‘Belief’, intenzionalmente voglio dire, in quanto non è che anch’io abbia sempre momenti positivi o non abbia mai scritto cose più dure ed arrabbiate. Ho scritto cose per me oneste, e spero che arrivino allo stesso modo anche alla gente che le ascolterà.”

Delle canzoni del disco, quella più emozionale in questo senso, a mio avviso, è ‘When We Were Friends’, possiamo entrare nel dettaglio?

“A proposito di ‘When We Were Firends’ c’è da dire una cosa: credo che nella vita di ciascuno gli amici veri e le amicizie profonde non siano poi numerosissime. Spesso ci si sente traditi, messi da parte, è una situazione universale credo. Un’interrelazione che appartiene a tutti. Un paio di anni fa uno di questi amici mi ha deluso tantissimo, era una di quelle persone che reputavo amici veri, immortali ed indivisibili dalla mia vita. Fui shockato da alcuni suoi comportamenti e quell’esperienza è tornata violenta  e prepotente in occasione di questa canzone. Lui ha una qualche relazione con il mondo musicale, ma il voltafaccia del quale sono stato vittima davvero mi ha lasciato dei segni di sfiducia nei suoi confronti e le cose fra lui e me non saranno mai come prima. Sono stato molto ferito da questa cosa. Ovviamente l’ho perdonato, ma non ho assolutamente dimenticato. E’ terribile tradire queste amicizie. Un altro aspetto della canzone è quello basato sul fatto che Phil Lynott mi manca molto come persona, eravamo umanamente in sintonia, e questa amicizia è stata troncata da cause che non sono dipese direttamente da noi. Si, Phil mi manca come artista e come persona. Molto. In defintiiva, è una canzone a più livelli sull’amicizia, fra l’altro una di quelle che amo di più fra le tante che ho scritto.”

Hai toccato l’argomento Thin Lizzy, quanto ti coinvolge ancora come band?

“Ho un grande rispetto per tutto quello che signiica per me il periodo Thin Lizzy. E’ stato gratificante, divertente ed edificante. Ho fatto lo scorso anno un tour europeo, ma qualcosa non ha funzionato come io mi aspettavo. A parte il fatto che volevo finire il lavoro iniziato come Dare, alla fine in quel tour e nei successivi ai nuovi Thin Lizzy serve semplicemente un tastierista, non è necessario che quel musicista sia Darren Wharton. In questa situazione ho molto più a cuore i Dare, anche perché, francamente, le tastiere le suono comunque e non in una cover band dei Thin Lizzy. I Thin Lizzy per me sono finiti con la morte di Phil. Nessuna scusa. Quelli che ci sono adesso sono una tribute-band. Nulla di personale.”

Il precedente disco, ‘Calm Before The Storm’, è stato realizzato in due versioni differenti a breve distanza una dall’altra, ci puoi spiegare come sono andate le cose?

“Sul discorso della doppia edizione di ‘Calm Before The Storm’ ci sono da sfatare le leggende. Il tutto è stato molto semplice: è stata la primissima cosa uscita per la Legend, la mia casa discografica (ride, per il gioco di parole fra “leggenda” ed il nome della sua casa discografica, la Legend appunto, nda). E’ un disco che mi piace da impazzire e volevo che fosse il primo ad uscire per la mia etichetta. Ovviamente non potevo prenderlo e ripubblicarlo così com’era. Ne ho approfittato: alcune cose che non mi avevano convinto nel missaggio finale le abbiamo corrette, abbiamo cambiato l’ordine delle canzoni che a me non andava moltissimo e ne abbiamo rifatto un’edizione proprio quando la prima stampa non aveva avuto la possibilità di essere distribuita nel Regno Unito per ragioni contrattuali. E’ stata anche un’ottima palestra questa uscita, per avermi permesso di conoscere da vicino tutto quello che di solito appartiene al lavoro di un’etichetta: le distribuzioni, la promozione e tutte le attività ad essa correlate. Sono molto soddisfatto di poter avere una mia etichetta, è una cosa che ti premette di non avere nessuno fra i piedi se non vuoi per realizzare le tue cose, ti conferisce indipendenza da questo punto di vista, che per me artisticamente è importante come componente per andare avanti credendo in ciò che fai a livello di musicista.”

I Dare sono stati in Italia dal vivo parecchi anni fa, è possiible aspettare un vostro nuovo tour? Ci sono novità o cose che bollono in pentola?

“Ne stavo parlando con Sandro (Buti) di Metal Hammer. Io amo il vostro Paese, sin da quando con i Dare fummo in tour con gli Europe per diversi concerti. Ti dicevo prima del mio carattere romantico, non ti dico come starei a Venezia o a Roma ad esempio (ride). Mi rendo conto anche che questo mio desiderio di venire a suonare in Italia sia contrario a qualsiasi legge di mercato. Sono perfettamente consapevole del fatto che la musica di Dare non è mainstream, che probabilmente i nostri dischi non venderanno grandissime quantità di copie, che sarebbe un probabile suicidio quello di organizzare un tour esteso per l’Europa con i costi che ha. Non c’è abbastanza gente che ama questo tipo di musica per garantirci almeno un rientro dalle spese. Lo so, è una cosa molto triste quella che dico, ma purtroppo è la pura verità. Alla fine dei conti hai delle spese da sostenere e devi rintrare da quelle cifre con i biglietti che vendi. Non credo che sia al momento una cosa attualbile in tutta onestà. Adesso la gente è occupata da altre atmosfere e da altri concerti.”

Da tanti anni ormai scrivi canzoni. Credi che ci siano regole da seguire per scrivere una buona canzone melodica?

“Non credo ci sia un manuale da regola d’oro per comporre delle buone canzoni melodiche. Alla fine sono convinto che conti il tuo atteggiamento quando le scrivi. Se sei fedele a quello che provi, allora la canzone è buona, se tenti di scrivere qualcosa che non ti arriva da dentro potrai scrivere delle cose eccelse dal punto di vista formale ma che saranno comunque finte e non arriveranno all’obiettivo prefissato: quello di riuscire a comunicare qualcosa. Io ad esempio non riesco a scrivere cose in stile primi Metallica o Cradle Of Filth, non è quella la mia attitudine, non ne sarei nemmeno capace, credo. Io dovrei mettermi una maschera, ascoltare le regole di mercato e non è escluso che quella gente le assecondi, ma è una cosa che non fa per me. Io devo credere in quello che faccio…”

In effetti sarebbe difficile vederti con del face painting…

“(risate generali) Caspita! Prova ad immaginare il prossimo disco dei Dare con me in copertina con un bicchiere di sangue in mano, completamente truccato da vampiro (ride) si si la devo raccontare questa! Farebbe molto rumore comunque (ride)”  

Pensa che ieri ero in un negozio di dischi e stavano suonando ‘Belief’. Ad un certo punto entrano mamma e figlio. Il figlio chiede un disco dei Cradle Of Filth e la madre si compra il disco dei Dare… alla fine il tuo sogno di stare vicino a del trucco si è realizzato, no?

“(ride) Si, in un certo senso si, sempre che il cerone non coli da una copertina all’altra (ride). Vedi, questo è un esempio che calza a pennello a proposito di un altro concetto che mi sta a cuore. Scrivo musica da diversi anni e non sono più proprio un ragazzino. Mi piacerebbe riuscire ad arrivare a tutti, ma la mia sensibilità credo ormai sia differente da quella che serve per piacere ai ragazzi più giovani. Non sono nel mercato per provare ad entrare nel mondo di coloro che “sono sempre arrabbiato, odio il mondo e tutto quello che mi sta intorno, voglio uccidere, ho voglia di morire” e cose del genere. Non ho intenzione e non sarei credibile in quei panni. Sono in ‘Belief’ come nei precedenti dischi dei Dare, così come sarò nei prossimi dischi che farò.”

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