Darkthrone: “The Underground Resistance” – Intervista a Fenriz

Prosegue imperterrito il percorso dei Darkthrone nei lidi del metal classico. Dopo “Circle The Wagons”, tocca a “The Underground Resistance” rispolverare tutta la passione che Fenriz e Nocturno Culto provano per gli eighties. Eppure, a questi due emblematici rappresentanti del black metal (che oggi non sembra più essere così nero) non manca certo la coerenza e nemmeno – chi l’avrebbe detto – una dose di ironia e autocompiacimento che traspare dalle parole di Fenriz.

Per prima cosa benvenuto e grazie dell’intervista. Mi piacerebbe conoscere il significato del titolo del nuovo album “The Underground Resistance”. Parlate forse del metal underground? Vi riferite a una musica incorrotta e contraria alle logiche del music business?

“No, parlo di quelli che celebrano il vero metal contro quelli che preferiscono il metal senza che si senta il basso, con le copertine dei Cd photoshoppate e veloce giusto perché fa figo essere veloci.

Parlo della mentalità underground avversa a coloro che vogliono diventare famosi e subito copiando gli Slipknot e i System Of A Down. Forse.

E mi chiedo chi abbia ragione dopo tutti questi anni, tra chi ha reso ancora grandi delle band dimenticate (Cirith Ungol, Brocas Helm, ecc.) e chi ride di queste grandi band. Ecco, questa è la “Underground Resistance”.”

Come presenteresti “The Underground Resistance”? Dal mio punto di vista è l’album più classic metal mai composto dai Darkthrone. C’è un forte feeling à la NWOBHM ma anche di vecchio speed/thrash americano, molto più che in “Circle The Wagons”. Sei d’accordo?

“Il “mio” speed metal è molto ispirato al magnifico speed metal scandinavo, alla velocità della NWOBHM e anche alle band dell’Est Europa (che fanno spesso pezzi veloci). Oltre a questo, sì, sono molto influenzato dai primi Agent Steel, mi piacciono da sempre e sono diventati una specie di ossessione, tanto che ho avvertito il bisogno di manifestarla, suonando e cantando alla loro maniera. Penso che la titletrack di “Circle The Wagons” avesse in qualche modo anticipato questa tendenza, oggi mi sono spinto anche più in là, però ho guardato anche al mio stile passato, infilando un paio di riff à la Celtic Frost del 1984/85 in “Leave No Cross Unturned”.”

Sembra anche che non siate più interessati al punk, uno stile che invece si avvertiva parecchio in “F.O.A.D.” e “Dark Thrones And Black Flags”. Un cambiamento necessario alla vostra evoluzione?

“La nostra musica rispecchia sempre gli stili in cui ci sentiamo più coinvolti, ma ci sono voluti anni per cambiare, non è stato come girare un disco sul piatto. Sì, non faccio più roba alla Motorhead, black’n’roll o punk alla Puke/Death Side/Assassinators, soltanto puro speed ed heavy metal e anche NWOBHM, proprio ciò che avevo trascurato in tutto questo tempo.”

Alcune canzoni, “Valkyrie” per esempio, sembrano offrire un tributo a Quorthon e al periodo viking dei Bathory. La sua musica è stata un’influenza importante per voi?

“Assolutamente no. La parte lenta a cui stai pensando risale a Settembre del 2011. Una mattina mi sono svegliato con in testa “The Ides Of March” degli Iron Maiden e ho cominciato a pensare a come avrei potuto cambiare le parti di batteria e aggiungere un riff che ricordasse “Gypsy” degli Uriah Heep. Così ho fatto e adesso non sembra nemmeno più qualcosa partito dagli Iron Maiden.”

Di cosa parlate nelle liriche? Guerra e morte, si direbbe…

“No, soltanto di fedeltà e battaglie. Tranne “Valkyrie” che è dedicata alla mia compagna.”

“Leaves No Cross Unturned” è forse il vostro brano più lungo e complesso. Anche il titolo sembra avere un significato simbolico. Vuoi dirci qualcosa in più?

“Il titolo è un gioco di parole da “Leave No Stone Unturned”, un’espressione inglese che significa “guardare dappertutto”. Principalmente però è ispirata ai grandi Oz, dalla Finlandia e alla loro canzone degli anni ’80 “Turn The Cross”. Non so se sia complessa, sto pensando a tutte le modifiche che le ho fatto ma alla fine è venuta fuori così. Hmmmm, forse è lunga per il riff alla Celtic Frost nel mezzo, avevo detto a Ted (Nocturno Culto, nda) che il pezzo avrebbe dovuto protrarsi per più di nove minuti, lui mi ha chiesto di riconsiderare la cosa e alla fine l’ho lasciata com’era.

Il riff finale tende ad allungarla ma avevo quel magnifico riff conclusivo nel cassetto da anni, faceva parte di una canzone scartata e ho pensato subito di usarlo qui. Lo avevo solo in mente e questa volta l’ho dovuto mettere su carta, poi siccome la canzone non finiva in maniera logica, ho composto un altro riff di circa venti secondi per concluderla. E’ una canzone fatta così, da prendere o lasciare, insomma. Naturalmente le parti speed metal sono ottime, ricordano molto l’album “Master Of Disguise” dei Savage Grace e lo stile degli Agent Steel del 1985. “

Ho davvero apprezzato la produzione dell’album, credo che “The Underground Resistance” suonerà molto bene su vinile. Sei anche tu un maniaco del vinile se ricordo bene…

“Sì, è una vera malattia ma arriva dal fatto che ai tempi era l’unico formato. Ho album in vinile del ’72, del ’73…li compravo prima ancora di acquistare gli album in cassetta. E’ un’abitudine. Nel 1988 ho cercato di diventare fighetto e provare l’altro formato, i Cd e l’ho mantenuto per circa vent’anni (continuavo anche a collezionare vinili). In questi vent’anni avrò acquistato circa 500 Lp, non sono molti, mi spiace, ma in quei tempi il metal faceva piuttosto schifo e poche cose uscivano in vinile.

Sì, “The Underground Resistance” suona proprio come un vinile del 1985, wo ho!!!”

Fenriz, come siete soliti dividervi I compiti durante la composizione di un album? Quali contributi e quali influenze arrivano da te e quali da Nocturno Culto?

“Abbiamo composto quasi sempre separati, a partire dall’estate del 1991 (dopo la registrazione di “A Blaze In The Northern Sky”) e le cose non sono mai cambiate. A volte sono io che compongo quasi tutto l’album, altre invece è Ted a farlo. Ma a partire da “Hate Them”, ci siamo divisi i compiti al 50% e sul libretto degli album siamo sempre stati molto chiari su chi ha scritto cosa. Negli ultimi album, ci siamo democraticamente divisi la canzone iniziale e questa volta è stato il turno di Ted. La novità è che Ted ha scritto anche tutti i testi, il che è magnifico per me, ho sempre sostenuto che un vocalist debba cantare su dei testi che gli appartengano. La voce di Ted su questo disco è potente, ostile, davvero spaventosa.”

“The Underground Resistance” è a tutti gli effetti un old-school album. Cosa ne pensi della scena metal contemporanea e di strumenti come il web?

“La scena non è mai stata positiva come oggi, il 2012 è stato un anno straordinario, sono uscite molte cose che mi hanno ricordato gli anni ’70. E tutto questo grazie alla scena underground che ha riportato in auge questo suono, fin dai tempi in cui era stato ripreso dai Norrsken nel ’99 (se escludi anche molto altre stoner band degli anni’90).

Ci sono le basi per la migliore scena metal di sempre, nemmeno nei primi anni ’80 c’era così tanta diversità, c’erano molte più band clone di oggi e come prova, io sono convinto che molti gruppi di oggi se ne stiano ben lontani dai riff abusati e riciclati dai primi anni ’80 e siano in cerca di suoni nuovi. “

Ti faccio una domanda provocatoria. Come pensi che i tuoi fan della prima ora accoglieranno il nuovo album? Sono in molti a pensare che “Transilvanian Hunger”, uno dei dischi più simbolici e significativi del black metal, sia il punto più alto della vostra carriera. Cosa ne pensi?

“ “Transilvanian Hunger” ha assorbito completamente la mia vita per due settimane verso la fine del 1993, quando ho composto, suonato e registrato l’album completamente da solo. La sala prove e i Necrohell Studios non erano altro che il salotto di casa mia. Ted ha aggiunto le parti vocali nel ’94. Credo che soprattutto le chitarre suonino bene, con qui riff “totalitari” ispirati al periodo 1987/88 dei Bathory. Nessuna variazione di ritmo fino alle sesta traccia! E’ come puoi lavorare quando lo fai da solo, nessun compromesso. Ma in fondo sono state solo due settimane della mia vita, in seguito Ted e io abbiamo iniziato a suonare insieme e a imparare qualcosa l’uno dall’altro, a quanto pare lo facciamo ancora, lo facciamo da sempre e questa è la parte più significativa della nostra vita. Ma forse è meno “leggendaria”. Sai, sono proprio gli italiani che in genere impazziscono per Transilvanian Hunger”, secondo me quel disco è anche un po’ gotico… comunque, abbiamo tantissimi fan che apprezzano anche tutti gli altri dischi dei Darkthrone.”

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

“Ascoltate gli Hour Of 13”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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