Creeper: “The Lost Boys” – Intervista a Will Gould

E’ da poco uscito il primo album dei The Creeper, “Eternity, In Your Arms”, un concentrato di genuino punk rock che sta portando una ventata di freschezza nella scena e sollevando tanto scalpore nel Regno Unito. Incuriositi da tutto questo abbiamo contattato il disponibilissimo leader del gruppo, Will Gould per saperne di più.

Ciao Will prima di tutto grazie per l’intervista e per dedicarci del tempo, questa è la seconda volta che abbiamo modo di parlare con te. Iniziamo subito dal nuovo album, il primo vero e proprio full-length dopo l’uscita di 3 Ep, volevamo sapere come mai questo cambiamento di rotta.

Beh innanzitutto siamo stati messi sotto contratto da un’importante casa discografica e poi tutto quello che volevamo fare era proprio realizzare un album, un disco che fosse davvero interessante da comporre. Abbiamo fatto uscire gli ep praticamente da quando ci siamo formati ed eravamo dei ragazzini, ma è sempre stato in cantiere l’uscita di un disco intero anche quando stavamo lavorando agli ep, ma appunto ci voleva tempo, dovevamo capire bene il sound da adottare e nel frattempo è dovuta passare dell’acqua sotto i ponti.

Ritornando alla musica contenuta nel disco si nota una maggiore maturità compositiva perfino di più rispetto a quanto avevamo sentito su “The Stranger”. Cosa ci puoi dire del concept e dei testi, come sono collegati?

Abbiamo iniziato a parlare di certi temi già da “Callous Heart” il primo ep su Roadrunner, The Stranger, The Crocrodile l’argomento è riferito a quello e ormai fa parte della band già da tre anni a questa parte. In tre anni molte cose sono cambiate e ho capito che quando ho rivisitato il materiale ho iniziato a simpatizzare con lo sviluppo del personaggio di Capitano Unicino e il personaggio di The Lost Boys quindi penso che i testi dell’album siano incentrati sul fatto che Capitano Uncino cambia bandiera e sparisce per cercare di inseguire il personaggio di The Lost Boys, mentre The Stranger e il Coccodrillo rappresentano una vivida e importante immagine di come sia ora la mia vita, dove costantemente si prova nostalgia dei tempi passati e ci si preoccupa in egual modo del passare del tempo. E’ una cosa universale e pure tipica di una certa età. E’ un posto davvero interessante dove trovarsi e questo mi ha dato fondamentalmente una storia da raccontare, un modo di comporre per sopravvivere, sembra un po’ da folli ed è difficile da spiegare.

Parliamo ora dell’artwork dell’album che è diverso rispetto a quanto abbiamo visto sui precedenti Ep che avete realizzato. E’ più colorato, forse dal retaggio più anni ottanta. Che cosa ci puoi dire al riguardo?

Penso che tu abbia perfettamente ragione. Abbiamo guardato un sacco di film, anche b movies, io sono sempre stato un amante del cinema ed è da tanto tempo che avevamo in mente di ri immaginare la nostra band in un posto di mare molto grigio, con molte banchine e credici oppure no l’idea era quella di  rappresentare qualche cosa di diverso che narrasse la storia. Io ho apprezzato un sacco film come Blade Runner e cose di questo tipo, quindi eravamo alla ricerca di grandi edifici, palazzoni e qualsiasi cosa che potesse essere interessante con il nostro tema. La torre dell’orologio rappresenta una grande parte di tutto questo, quando scendi dal treno a Southampton la puoi vedere, sovrasta tutto ed è visibile con chiarezza in qualsiasi parte della città ti trovi. Nell’immagine c’è anche la chiesa che si trova nella periferia e che ha una grande croce al neon. Ricorda l’iconografia religiosa tipica di posti come New Orleans e abbiamo cercato di incorporare molto di quell’immaginario. Una specie di film sci-fi al neon.

La vostra musica di solito parla di perdite, di cuori infranti di transizione, tutti elementi che solitamente sono considerati in egual misura drammatici e negativi nella vita delle persone , ma possiamo affermare invece che la vostra musica ha molta energia, forza ed è molto potente.  Secondo te come qualche cosa di negativo può far reagire qualcuno in modo positivo?

Io credo che un ragazzino che va ai concerti punk e poi a quelli hard core mostra di essere un po’ influenzato dalla musica sin dalla giovane età e questo è il lavoro che la musica deve fare, portarti via dai pensieri quotidiani, darti emozioni e forse anche aiutare allo stesso tempo. Quella sensazione di fare parte di qualche cosa, di condividere un’esperienza, una forte emozione con qualche altro essere umano è un qualche cosa di inestimabile, qualche cosa di molto importante come avere un pezzo che parla dell’avere il cuore spezzato. Magari è il brano più triste del mondo, ma ti fa sentire meglio è lo stesso principio, devi essere da solo e non mollare per poi rialzarti, quindi noi non facciamo finta che il mondo sia un posto felice, non vogliamo ingannare nessuno, cerchiamo sempre di essere preparati e di non perdere il messaggio, infatti tutto questo rappresenta una parte importante di questo disco.

Avete rilasciato una esclusiva e limitatissima cassetta viola del vostro nuovo album che si può trovare solo nei negozi di Hmv, volevamo sapere quindi quanto importanti sono questi vecchi formati come le cassette e vinili per un gruppo come il vostro?

Credo sia estremamente importante non solo per noi, ma per la musica in generale. In questo disco c’è la mia vita, il lavoro di anni di ricerca, quindi l’idea di realizzarlo anche in cassetta e soprattutto in vinile mi è piaciuta molto. Mi ricordo di quando si era ragazzini e si scopriva per la prima volta il vinile, l’artwork era molto più grande, tangibile, potevi tenere qualche cosa di reale in mano e potevi ascoltare le canzoni solo in questo modo non attraverso internet. Credo sia una cosa molto speciale, l’artwork è fondamentale, per quanto riguarda l’edizione in cassetta non ho il player per ascoltarla, ma l’idea che puoi sentire qualche cosa che è fisicamente con te e che porti a casa tua che si muove con te, mi ha fatto capire il valore di questo e anche ricordare di quando ero un ragazzino e i giorni di attesa per l’uscita di un album. Ora quella magia è andata persa e noi con questi formati cerchiamo di mostrare alla gente che c’è del lavoro dietro ed è tangibile e c’è un legame, un qualche cosa che penso sia molto salutare e penso anche che internet talvolta possa essere deleterio.

Ritornando ai brani del nuovo disco, come avete lavorato ai pezzi, sono tutti nuovi o del materiale proviene dalle sessioni dei  precedenti Ep come nel caso di “Misery”?

Tutti gli altri brani sono nuovi  e originariamente ho eseguito “Misery”  solo una volta in questo disco. Credo di essere un tipo all’antica per molti aspetti e non mi piace l’idea che la gente mi dica che dovrei includere i pezzi degli Ep anche su questo album perché sono di successo e questo potrebbe accadere anche quì. Non è quello che mi interessa fare e non fa proprio al caso mio. Questo è un viaggio unico che ti coinvolge è quello in cui investi e puoi anche perderti in esso. E’ il modo in cui noi lo progettiamo e aver messo un brano come “Misery” in mezzo al disco ha senso e ci piace dove sta. Stavolta abbiamo adottato un diverso processo compositivo, unico nel suo genere e abbiamo provato a farlo nel modo più difficile ignorando tutte le persone al di fuori della band.

Abbiamo smesso di preoccuparci di come la casa discografica lo avrebbe percepito, di quali sarebbero state le recensioni, anche se mi interesso dello show business volevo proteggere la mia musica, quindi non è stato incluso nulla di vecchio dei precedenti ep, ma abbiamo iniziato a comporre materiale nuovo e ritornando alla tua domanda sul nostro modo di lavorare abbiamo fatto così. Avevamo una tabella bianca nel mio salotto e abbiamo lavorato duramente sul tipo di disco che avevamo in mente, componendo nuovi pezzi e io volevo esprimere un po’ d’arte anche con l’utilizzo degli intro & outro. Volevamo dar voce al viaggio che l’ascoltatore intraprende durante l’ascolto e abbiamo cercato di collezionare tutti i pezzi, tutte queste canzoni, forse un metodo poco ortodosso, ma lo volevamo in questo modo specifico.

Un’ultima domanda riguarda ovviamente i vostri live show, so che avete suonato qui con i Neck Deep un po’ di tempo fa, avete in programma un tour da headliner e magari qualche data in Italia?

Spero di suonare in Europa più intensamente a fine anno. Ci è sempre piaciuto un sacco suonare in Europa ed è sempre uno dei nostri posti preferiti dove andare E’ sempre facile venire dalle vostre parti il problema è che abbiamo sempre ricevuto tante buone offerte e cerchiamo sempre di prendere la prima che ci arriva, ma stranamente abbiamo sempre suonato di più in America rispetto all’Europa ed è una cosa sciocca. Ad ogni modo verremo sicuramente quest’anno.

Questa era l’ultima domanda se vuoi puoi concludere l’intervista con un messaggio per i tuoi fan italiani.

Oh grazie, il mio messaggio è quello di ringraziare tantissimo tutte le persone che ci sostengono, è un momento molto emozionante non solo nella band ma anche nelle nostre vite. Questo disco è davvero un personale manufatto che abbiamo consegnato al mondo. Voglio ringraziare tutti e non vedo l’ora di ritornare dalle vostre parti e suonare i nuovi pezzi dal vivo.

 

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