Freedom Call: “Crystal Empire” – Intervista a Chris Bay

Felicità, divertimento, gioia, positività: se la musica dei Freedom Call non fosse sufficiente per comprendere cosa la band vuole creare e regalare ai fan, le parole di Chris Bay non lasciano spazio a dubbi! Filosofie di vita a parte, il cantante tedesco si è rivelato un professionista serio e dalle idee chiare, consapevole che la presenza in formazione di Dan Zimmermann (batterista dei Gamma Ray) non è garanzia di successo duraturo, in assenza di determinazione e duro lavoro sui palchi di mezzo mondo.

Happy Metal, d’accordo, ma con i piedi ben piantati a terra… Con la pubblicazione di ‘Crystal Empire’ i Freedom Call dimostrano di essere qualcosa di più di un progetto estemporaneo: l’idea è stata quella di formare una band vera e propria fin dall’inizio?

“Mi rendo conto che a qualche giornalista ed ai fan i Freedom Call all’inizio possono essere sembrati solo un progetto collaterale (in fondo Dan suona nei Gamma Ray e io ho un passato nei MoonDoc), ma la nostra idea di partenza è stata quella di costruire una vera e propria band, affrontando tutti i passi necessari. Dan ed io siamo amici da tantissimo tempo, abbiamo suonato insieme in diversi gruppi locali e quello di avere un gruppo ‘nostro’ è sempre stato un sogno. Quando nel 1998 si è presentata la possibilità di lavorare insieme, non ci siamo certo illusi che sarebbe bastato un solo album per diventare ricchi e famosi (ride), siamo dei professionisti da troppo tempo per non conoscere la realtà dei fatti. Far crescere una band è una questione di piccoli passi successivi, di evoluzione che deve basarsi su solide fondamenta.”

Cosa pensi di tutte quelle giovanissime band che negli ultimi anni, grazie all’esplosione del power, sono riuscite a pubblicare in pompa magna album senza magari aver mai suonato dal vivo, neppure a livello di singoli elementi?

“Quello che hai descritto si riassume in una parola sola: trend. Io suono musica metal da troppi anni per interessarmi ai trend e penso che la cosa più importante sia rimanere onesti in quello che si fa. Molti dei gruppi che registrano un album pensando di diventare subito delle rockstar grazie alle mode, spesso rimangono delusi e cambiano stile in cerca di miglior fortuna. E’ un errore, perché bisogna essere onesti con se stessi e decidere se si vuole suonare metal o meno e quindi lavorare duramente per guadagnarsi la possibilità di registrare altri album e partire in tour.” Quali differenze pensi distinguano il nuovo album da ‘Stairway To Fairyland’?

“Questa volta abbiamo avuto più tempo per lavorare, quindi è stato possibile avere controllo sui dettagli e sui suoni di singoli strumenti e cori. Inoltre ascoltando ‘Crystal Empire’ si nota che il gruppo nel frattempo ha suonato molto dal vivo ed è quindi più compatto ed a suo agio.”

Riguardo ai vostri cori ‘esagerati’, dal vivo vi affidate a nastri o campionatori per riprodurli?

“Assolutamente no. Sono contrario al loro utilizzo, perché sono ‘finti’ e perché il pubblico che paga per assistere allo show ha il diritto di sentire la band che suona, non nastri pre-registrati. Noi siamo fortunati: tutti i membri dei Freedom Call sanno cantare piuttosto bene, anche Dan ed il tastierista che suona con noi in tour, quindi possiamo eseguire dal vivo, se non tutte, molte delle armonie ottenute in studio.”

Quasi tutte le vostre canzoni hanno ritornelli super-orecchiabili: è questo il vostro obbiettivo principale?

“Si! Quando componiamo, il punto di partenza è sempre la melodia, intorno alla quale costruiamo poi riff e arrangiamenti. In fondo l’attenzione di ogni ascoltatore è sempre rivolta alla melodia.”

Non avete ‘paura’ di essere accessibili o additati come gruppo commerciale, quindi…

“Non penso che in generale il metal possa essere considerato un tipo di musica commerciale. Per me il metal è di più, è uno stile di vita che si basa su onestà e lealtà. I fan non si interessano solo alla musica, ma anche al gruppo, alle storie che racconta nei testi, all’artwork e questo ricompensa ogni musicista che ami curare tutti i dettagli della propria arte. E poi, se si vogliono fare i soldi, il metal non è il settore più adatto per riuscirci… il mercato è troppo piccolo. Suonare metal ha più a che fare con il dare ispirazione e forza per vivere la vita di tutti i giorni.”

Il power come mezzo per dare gioia al pubblico…

“Esatto! Quando saliamo sul palco, lo facciamo con un grosso sorriso stampato in volto. Non ci interessa suonare partiture ipertecniche, vogliamo soprattutto che i ragazzi si divertano, perché magari hanno appena trascorso una giornata pesante e difficile sul lavoro o nelle loro relazioni personali.”

L’elemento sinfonico è un altro aspetto evidentissimo nella vostra musica, addirittura in ‘Farewell’ le armonie ricordano molto la Nona di Beethoven… si è trattato di un tributo esplicito a quell’autore immortale?

“Certo! La musica classica sta alla base dell’heavy metal ed è un’influenza primaria per chiunque abbia studiato uno strumento. Ho iniziato a suonare la chitarra a sette anni, il piano a dieci e le prime partiture che si imparano sono quelle classiche. In quanto ad influenza sul metal, penso che le melodie di Bach siano state fondamentali, così come l’approccio ‘sinfonico-bombastico’ di Wagner.”

Siete stati in tour con i Saxon, cosa puoi raccontarmi di quell’esperienza?

“Tutto è andato benissimo. Per una nuova band come i Freedom Call, andare in tour è vitale. Solo così possiamo farci conoscere dal pubblico, che deve avere la possibilità di ascoltarci, guardarci, toccarci. E’ l’unico modo per ottenere credibilità come musicisti e come gruppo vero. Con i Saxon abbiamo avuto la possibilità di fare esperienza, anche se il loro tipo di pubblico non è esattamente il nostro. Spero che il tour con Hammerfall e Virgin Steele sia ancora più riuscito.”

Cosa pensi degli ultimi lavori di quei due gruppi?

“Quello dei Virgin Steele non l’ho ancora ascoltato, mentre riguardo gli Hammerfall… penso che la produzione di Michael Wagener sia buona, ma che il gruppo si sia ammorbidito un po’ troppo. In ogni caso sta ad ogni fan decidere se il disco è buono o meno.”

Progetti per date da headliner?

“Ci piacerebbe, ma sappiamo di non essere ancora abbastanza conosciuti per affrontare un passo del genere. Dobbiamo prima dimostare il nostro valore aprendo per artisti più affermati.”

Visti gli impegni piuttosto pressanti di Dan con i Gamma Ray, ci sono mai stati problemi organizzativi fra i due gruppi?

“Fino a questo punto, nessun problema. C’è collaborazione con Kai Hansen, direi che si può parlare di amicizia tra i due gruppi… spesso suoniamo nella sala prove dei Gamma Ray, abbiamo mixato i nostri due album nello studio di Kai. Se c’è buona volontà da entrambe le parti, i problemi sono facilmente evitabili, visto che i gruppi metal pubblicano dischi con cadenza annuale o superiore, lasciando il tempo per coordinare le attività di tutti.”

Hai detto che i Freedom Call vogliono essere una vera band: ti dà fastidio quando stampa e fan si riferiscono a voi come ‘l’altro gruppo di Dan Zimmermann’?

“Non mi interessa quello che la gente può pensare. So che un musicista come Dan è in grado di dare il 100% di sé con entrambi i gruppi: ha abbastanza tempo ed energie per riuscirci.Inoltre, nei Gamma Ray il boss è Kai e quindi Dan non ha molto spazio per tutte le sue idee. Con i Freedom Call può vederle realizzate senza problemi.”

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