Benvenuti all’inferno – Intervista a Flavio Adducci

Sono molti gli autori che si sono inoltrati nei vasti territori del black metal moderno, ma forse nessuno ha osato sviscerare in lungo e in largo le sue origini individuabili nei mitici anni ’80. Flavio Adducci (Roma, 24 marzo 1989) si è innamorato del metal all’età di 15 anni e non l’ha più lasciato. Sempre occupato in mille attività, gestisce dal 2008 la webzine Timpani allo Spiedo, sbriciola le orecchie dei malcapitati ascoltatori con il suo progetto noisegrind xSenselessxPositivityx e il 15 luglio 2020 ha pubblicato “Se beccamo ner pit!”, una compilation interamente dedicata alla scena hardcore punk del Lazio.

Benvenuti all’Inferno!”, il cui nucleo era originariamente uscito come ebook autoprodotto con il titolo di “Nel Segno del Marchio Nero”, è il suo primo libro; chiediamo una sorta di introduzione al diretto interessato.

La genesi di “Benvenuti all’Inferno!” è stata così lunga che ci potrei fare un libro! In sintesi: tutto è partito, se non erro, nell’ottobre 2015, cioè quando ho avuto l’idea di scrivere un articolo storico sulla first wave of black metal da pubblicare su HeavyMetalWebzine, il sito per il quale collaboravo. Solo che il suddetto articolo stava diventando così lungo che Alessio Torluccio, il caporedattore di allora, mi consigliò addirittura di scriverci un libro. In pratica, devo dare ad Alessio l’idea di questo saggio musicale!

Dopo circa un anno, mandai il manoscritto a qualche editore, compresa la Chinaski Edizioni, che mi rispose. La sua proposta mi sembrò interessante, e quindi firmai il contratto. Scelto il titolo definitivo di “Benvenuti all’Inferno!”, l’entusiasmo iniziale scemò in fretta e finì che, in un anno e mezzo, non si fece praticamente nulla. Fui profondamente frustrato da questa situazione, perciò i nostri rapporti cessarono nel marzo 2018. Perlomeno, nel frattempo avevo allungato di parecchio il saggio, aggiungendo anche interviste agli Schizo e agli Holocausto, che si sommarono a quella, già fatta tempo prima, ai Necrodeath, di cui intervistai proprio Peso facendoci una bella chiacchierata telefonica.

Così, curai ancora di più il libro fino a pubblicarlo come ebook col titolo di “Nel Segno del Marchio Nero” attraverso la piattaforma digitale StreetLib. Lo feci uscire il 24 marzo 2019, giorno del mio 30esimo compleanno. Poi, all’improvviso, il 14 luglio 2020 accadde il miracolo: la Chinaski Edizioni, ora chiamata Officina di Hank, mi propose di riprovarci di nuovo! Ovviamente, ne fui ben contento. In questo devo ringraziare anche il mio amico Fabio Rossi, noto saggista musicale che scrive da anni proprio per questo editore. Fra l’altro, a febbraio deve uscire la sua nuova opera, l’unica biografia italiana finora esistente sui Bathory (“Bathory – La band che cambiò l’heavy metal”). Così, ci siamo dati una seconda possibilità e stavolta ha funzionato alla grande. Per farlo, abbiamo ridato al libro il suo vecchio titolo, rispolverato la copertina originale e aggiunto altri contenuti, fra cui due capitoli nuovi di zecca. Il resto è storia.

L’opera è veramente esaustiva, scritta bene e di “facile” comprensione, in modo che proprio tutti possano comprendere l’evoluzione che ha caratterizzato un genere così amato e chiaccherato come il black metal; la quantità di demo e album presa in esame da Flavio è veramente immensa e vi riportiamo le sue parole al riguardo.

Generalmente i gruppi presi in esame già li conoscevo o li scoprivo da solo a furia di fare delle ricerche anche su siti come il monumentale Metal Archives, grazie al quale sono venuto a conoscenza di formazioni esotiche come gli israeliani Salem. Vi svelo però una cosa: una buona parte di ciò che ho scritto per “Benvenuti all’Inferno!” proviene in realtà da vecchi appunti concepiti in origine per vari progetti che, per una ragione o per un’altra, non ho mai terminato. E’ per questo che lo amo definire come il lavoro di una vita, e non solo perché è il frutto di un amore infinito per una musica, quale il (black) metal, che mi accompagna ormai da tantissimo tempo. 

Proseguendo con la lettura, si può notare l’amore totale che Flavio prova per il metal nelle sue varie forme; ci teniamo a consigliare questo a libro a tutti gli amanti della musica, perchè vi ritroverete ben presto ad utilizzare internet per verificare e approfondire le chicche raccolte. Lo stesso Antucci ci tiene a descrivere la “sua” genesi con il black metal.

Qua devo menzionare Star Music. Si tratta del negozio di dischi della mia zona, da cui ho comprato negli anni una vagonata di album, spesso acquistandoli a scatola chiusa semplicemente basandomi sulle copertine perché, non potendo inizialmente usare Internet, non potevo farmi un ascolto preventivo degli stessi. Eppure, pur prendendo a volte qualche bella “fregatura”, con questo metodo ci ho trovato certe perle underground che non ti aspetteresti mai. Fra di esse, per me ricoprono un posto speciale “Son of a Dayless Night” degli Obscure Devotion e “Hierarchy 1999” degli Handful of Hate, cioè i primi album di black metal, fra l’altro italiano, che ho comprato in vita mia (nel 2005, se la memoria mi assiste) ed entrambi mi hanno fatto appassionare al genere. Il primo è black metal melodico alla Emperor, mentre il secondo è black brutale alla Marduk, di quello che in seguito mi sarebbe piaciuto da matti. Qualche anno dopo, acquistai un album il cui stile musicale mi avrebbe segnato per sempre diventando quindi il mio preferito fra tutti: “Vengeance War ‘Till Death” dei Bestial Warlust. A dir la verità, lo comprai insieme a “Drawing Down The Moon” dei Beherit, il quale però non mi piacque perché troppo lento secondo i miei gusti, e così mi ricordo che lo vendetti a un mio amico dopo nemmeno due settimane! Parlando di “Vengeance…”, mi ci volle un po’ di tempo per apprezzarlo appieno visti, per esempio, la sua furia cieca e i riff indistinguibili a causa di chitarre ultra-ribassate. Ma poi, compreso questo sound feroce e barbaro dopo numerosi ascolti, fu amore incondizionato sia per i Bestial Warlust che per il loro genere di riferimento, il bestial black/death metal, che dopo avrei approfondito ascoltando e adorando formazioni simili come Conqueror, Black Witchery, Diocletian, Necroholocaust e, soprattutto, i maestri del genere, i Blasphemy. Fra l’altro, questi ultimi li ho visti live 2 anni fa, impressionandomi parecchio, in quello che è passato alla storia personale come “il concerto underground dei 35€”: infatti il prezzo del biglietto, decisamente anomalo per una serata underground, costava proprio così, e per questo mi ricordo che un po’ di persone, pur desiderandolo, non presenziarono alla serata, perdendosi però un bel delirio! Potete capire così che io il black metal, come molto del metal estremo, lo preferisco non solo suonato alla vecchia scuola ma anche veloce e brutale, anche se certamente so apprezzare differenti stili, magari più melodici, sperimentali e via discorrendo. Ma nel metal estremo cerco preferibilmente, appunto, velocità e brutalità, cerco qualcosa che mi sappia smuovere sia emotivamente che fisicamente, qualcosa che potenzialmente mi faccia scatenare e pogare ai concerti. Sicuramente, questo dipende anche dall’altra mia grande passione musicale, l’hardcore punk, dove l’attività del pogo è fondamentale. Così penso che sia naturale che mi piacciano dischi della first wave of black metal come “Welcome to Hell” dei Venom, che praticamente suonano hardcore punk ma con la mentalità spaccona dell’heavy metal. Ironicamente però, i concerti di black metal vero e proprio mi annoiano perché non si poga mai!

Come abbiamo già avuto modo di evidenziare in precedenza, leggendo i vari capitoli ci si imbatte in nomi/titoli che provocano irrimediabilmente curiosità le quali, anche grazie a Spotify/YouTube si possono colmare; ciò che molti lettori si chiederanno, visto il rinomato feticismo nei supporti fisici dei metallari, è se l’autore possiede fisicamente una buona parte degli album che cita. Parola quindi all’autore. 

Certo, possiedo alcuni album come, uno fra tutti, “Show No Mercy” degli Slayer, sia in cd che in vinile. Lo cito in modo particolare anche perché è stato uno dei primi dischi che ho comprato. Nonostante ciò, non mi ritengo un grande collezionista. La mia collezione personale di album è composta per la maggior parte da cd ma posseggo anche un po’ di cassette, rigorosamente di gruppi ultra-underground magari durati un solo demo e basta, come la one-man band olandese Bestial Mutilation, altra realtà adorante il culto dei Blasphemy (tanto per cambiare…). Quello della cassetta è un formato che mi affascina molto di più del vinile perché è stato un fondamentale mezzo di diffusione del metal estremo a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, quindi collezionarle, per me, ha anche un grande valore simbolico. Esulando ora dai supporti discografici, un’importanza simile l’hanno avuta per il metal estremo anche le fanzine, per le quali nutro un certo culto. Per fortuna non sono scomparse, e le ammiro perché trasudano una passione incredibile in un’epoca, come la nostra, ormai digitalizzata all’inverosimile. Fra le fanzine in mio possesso che vengono prodotte oggigiorno, straconsiglio la storica Tutti Pazzi, perfetta sia per gli amanti dell’hardcore punk che del metal estremo.

A volte ci si immette in una dimensione ai più sconosciuta, ma la curiosità provocata dalla lettura spingerà i più curiosi a ricercare notizie che la riguardano; a tal proposito, ci teniamo a ridare la parola a Flavio, in questo caso per una domanda riguardante i Beherit, una sorta di istituzione nel black metal tutto. Le sue parole riguardanti il progetto parallelo dei Goat Vulva desteranno l’attenzione dei lettori e molti di loro andranno sicuramente ad ascoltare alcuni demo della band (qua https://www.youtube.com/watch?v=UfOVfApiouc&t=157s potete ascoltare “Baphometal” del 1991); vista la “qualità” imbarazzante delle registrazioni, chiediamo all’autore quale sia il segreto per poter valutare l’apparato strumentale di questi demo, oggettivamente impresentabili. 

Diciamo che devi essere un pazzo masochista dedito allo sbriciolamento costante dei propri timpani! 

Rinnovando il consiglio a tutti di acquistare questa bellissima opera così ben scritta ed esaustiva, chiediamo infine a Falvio se ha in cantiere altri progetti del genere, magari proseguendo il discorso iniziato con “Benvenuti all’Inferno” e descrivere gli anni probabilmente migliori del black metal, ovviamente gli anni ’90.

Ammetto che non mi dispiacerebbe affatto scrivere della seconda ondata del black metal ma penso che questo tema sia ultimamente diventato abusatissimo. Quindi, preferisco lavorare su qualcosa di diverso. Quindi sì, ho un altro progetto in cantiere che, iniziato a novembre, riguarda tutto un altro argomento. Per ora non mi sbottono più di tanto, anche perché non so se e quando lo finirò. Insomma, chi vivrà, vedrà. Con quest’ultima domanda, vi ringrazio tantissimo per questa intervista. Mi avete dato la possibilità di rispolverare tanti bei ricordi! E ringrazio anche tutti i lettori di Metallus che sono arrivati fino a qui! Ciao e SEE YOU IN HELL, MY FRIENDS! (cit.)”.

Concludiamo questa recensione/intervista a Flavio Adducci, lasciandovi i link ai suoi profili personali.

Facebook: https://www.facebook.com/flavio.adducci/

Instagram: https://www.instagram.com/xpositivityxeaterx/

Timpani allo Spiedo (la sua webzine): http://www.timpaniallospiedo.blogspot.it/

xSenselessxPositivityx (il suo progetto noisegrind): https://xsenselessxpositivityx.bandcamp.com/

Qua invece potete ordinare il libro: https://officinadihank.com/prodotto/benvenuti-allinferno/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login