Be The Wolf: “Imago” – Intervista a Marco Verdone e Paul Canetti

Con il loro hard rock dai toni 70s, i Be The Wolf, giovane band torinese al debutto discografico con Scarlet Records, rappresentano un tocco di novità nel panorama musicale italiano. Li abbiamo incontrati nella storica location del Wizard Pub di Milano e abbiamo parlato con Marco Verdone e Paul Canetti, rispettivamente bassista e batterista della band, della loro prima release, dal titolo “Imago“.

Ciao ragazzi, innanzitutto grazie del vostro tempo. Partiamo con le domande: chi sono i Be The Wolf? Quando e come è nato questo progetto?

M: I be the wolf sono nati dall’unione di due gruppi: A Line Before The Ocean e MSWHITE. Facevamo tutti parte del genere metalcore screamo – post hardcore. Io e Federico abbiamo incontrato Paolo perché doveva sostiruire il batterista degli A Line per alcune date. Tutto ciò succedeva a Torino nel 2011. Ne è nato un progetto del tutto nuovo all’inizio del 2012: da allora abbiamo all’attivo vari live e poi l’incontro con Scarlet Records e la pubblicazione del nostro primo album.

Perché la scelta del nome “Be The Wolf”? Che cosa sta a significare?

P: Il nome del nostro gruppo indica un modo di essere: non seguire la massa, “sii il lupo e non essere pecora”. Nei gruppi in cui eravamo prima dovevamo seguire una scena musicale ben precisa, mentre con questa nuova formazione volevamo uscire da quello che si doveva fare, anche rischiando di non piacere. I Be The Wolf uniscono tre teste molto diverse, tre generi e gusti diversi che hanno portato alla nascita di questo progetto. Siamo tre solitari che formano un branco.

Passerei ora al vostro primo album, “Imago”, a partire dal titolo e dall’artwork, che trovo molto particolari. “Imago”, in particolare, è lo stadio finale della metamorfosi di un insetto.

P: “Imago” rappresenta una rinascita, ma che per noi avviene già ad uno stato adulto e non larvale. Il nostro “Imago” è un aprire le ali, ma già con una coscienza di chi siamo e cosa potremmo essere. L’artwork è un arcimboldo di immagini che rappresenta una farfalla e fonde soggetti che corrispondono a vita e morte: una nuova fase del nostro viaggio sta iniziando, ma qualcosa è rimasto alle spalle.

L’album è qualcosa di inedito per una band italiana, con un sound alternative hard rock con influenze 70s rilette però in chiave molto moderna. Quali sono le vostre fonti di ispirazione dal punto di vista sonoro?

M: Le nostre fonti di ispirazione sono varie e molto diverse per ognuno di noi. Io sono l’anima più commerciale, mi piace ascoltare pezzi radiofonici. La composizione dei nostri brani inizia da Federico che arriva con una parte vocale in acustico e poi noi la arrangiamo insieme, mettendo insieme le nostre idee e le nostre influenze, hardcore e post hardcore (Paolo) e commerciale dei giorni nostri (Marco), con gli influssi più 70s-80s di Federico.

Ascoltando l’album se ne colgono diverse sfumature. “24” per esempio si apre con un’intro quasi rock 50s rivisitato in chiave moderna e poi esplode in un ritornello più incalzante. Però il disco non conosce momenti di sosta: non c’è una vera e propria ballad. E’ stata una scelta vostra?

M: Più che una scelta, è stata una casualità. Queste canzoni erano quelle che ci rappresentavano di più, non volevamo forzarci per fare qualcosa che non ci viene spontaneamente. Anche se ora stiamo già lavorando a dei pezzi più soft.

P: Noi abbiamo molte cose da dire e una ballad sarebbe stato un momento troppo riposato per questo disco. Questi pezzi ci rappresentano: “24” e “The Fall” racchiudono al meglio quello che sono le nostre tre teste e descrivono perfettamente quello che accade durante la scrittura di un nostro pezzo.

A proposito delle lyrics, come si sviluppa il processo di songwriting e da dove nascono i vostri testi?

P: I testi, per quanto condivisi da tutti e tre, sono molto legati a Federico, il nostro cantante, a cui noi diamo libertà massima. Non abbiamo mai chiesto dettagli specifici legati ai testi o ai titoli, ma possono essere liberamente interpretati. Il suo intento è suscitare empatia, può parlare di se stesso, di noi tre, ma anche di qualunque altra persona. Ci fidiamo molto di Federico e di ciò che esprime, la scrittura dei testi è per lui una cosa molto introspettiva.

Avete anche girato alcuni video che possono essere visti su YouTube, per lo più amatoriali, a parte quello di “One Man Wolfpack”. Ce lo volete raccontare?

P: Gli aspetti tecnici e i dettagli dei Be The Wolf non sono curati e pensati razionalmente, vengono naturali e spontanei. One Man Wolfpack invece è nato dalla collaborazione con un regista di Torino, Rocco Riccio, a cui abbiamo esposto la nostra idea per il video, che volevamo si svolgesse in un ambiente tetro e isolato, in cui persone comuni potessero sfogare i loro vizi più segreti. Il video è stato scritto da tutti e tre e interpretato visivamente dal regista. Però siamo molto soddisfatti del risultato finale.

Come è andato il progetto di registrazione dell’album con Andrea Fusini?

M: io conosco da Andrea da almeno 10 anni. L’album è stato registrato in analogico, per cui il processo di registrazione è stato più macchinoso, ma ha dato risultati al di sopra delle aspettative. I pezzi rendono di più il lato live, ed è quello che volevamo far percepire alle persone in questa prima release.

P: per noi torinesi e in Italia in generale Andrea Fusini è una realtà a livello di produzione. Certo, ha le sue idee e avere a che fare con lui non è sempre facile. Ma è stato determinante nel definire il nostro suono, che prima era più emozionale, ma che grazie a lui è sbocciato in qualcosa di più concreto e definibile.

Avete suonato in molte città italiane e anche all’estero, in Inghilterra. Com’è stata quest’esperienza e cosa prevedete per il tour di promozione dell’album?

M: Abbiamo suonato due volte in Inghilterra, a Londra al 100 Club e quest’estate nel Kent: sono state due esperienze molto positive, perché lì la gente non deve necessariamente conoscerti, vede la locandina e viene ad ascoltarti. Quindi l’esperienza è stata molto positiva, una bellissima serata con tantissime persone.

L’esperienza estera è il nostro obiettivo, senza per questo sottovalutare il nostro paese d’origine. Per il futuro il nostro obiettivo è suonare tantissimo, sia in Italia che all’estero. Avremo il release del disco a Torino, poi andremo a Parigi a Novembre e saremo a Verona a Dicembre.

Ilaria Marra

view all posts

Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login